Insieme a Maximin Giraud, è stata una dei due veggenti mariani di La Salette.
Biografia Infanzia Mélanie Calvat nacque il 7 novembre 1831 a Corps, nel dipartimento di Isère, in Francia. Era la quarta di dieci figli di Pierre Calvat, uno scalpellino e segatore di mestiere che non esitava ad accettare qualsiasi lavoro riuscisse trovare per poter sostenere la sua numerosa famiglia, e di Julie Barnaud, sua moglie. La famiglia era così povera che i più giovani erano di tanto in tanto mandati per strada a chiedere l'elemosina.
Ancora molto piccola, Mélanie fu assunta a fare da guardiana alle mucche dei vicini; lì conobbe Maximin Giraud, che sarebbe stato presente con lei la sera dell'apparizione. Dalla primavera all'autunno del 1846 lavorò per Jean-Baptiste Pra a Les Ablandins, uno dei villaggetti di La Salette. Mélanie parlava solo un dialetto della lingua occitanaBert and Costa (2010: 18). e un po' di francese. Non ricevette nessuna istruzione scolastica, e pertanto non era in grado di leggere e scrivere.
Apparizioni Il 19 settembre 1846 è il giorno in cui Mélanie Calvat e Maximin Giraud - che all'epoca dei fatti erano dei ragazzi - asseriscono di aver avuto l'apparizione della Vergine Maria sui monti di La Salette. L'apparizione trasmise sia un messaggio pubblico sia uno privato per ciascuno dei due veggenti.
Il vescovo di Grenoble, Philibert de Bruillard, nominò molte commissioni al fine di esaminare i fatti: le prime commissioni furono formate nel dicembre dello stesso anno. La prima era composta da professori della scuola seminario di Grenoble e l'altra da ecclesiastici. La seconda commissione concluse che un'analisi più completa era necessaria prima di formulare giudizi. Una nuova inchiesta fu fatta da luglio a settembre del 1847 da due membri della commissione, il canonico Orcel, il superiore del seminario maggiore, e il canonico Rousselot.
Un incontro per discutere la questione si tenne nella dimora del vescovo a novembre-dicembre del 1847. Sedici membri - i vicari generali della diocesi, i preti parrocchiali di Grenoble e altri ecclesiastici - si riunirono alla presenza del vescovo. Dopo aver analizzato i resoconti di Russelot e Urcer, la maggior parte concluse che l'apparizione era autentica. Il vescovo di Sens aveva anche esaminato attentamente tre guarigioni attribuite a Nostra Signora di La Salette che erano avvenute nella città di Avallon. Il vescovo del luogo, monsignor Mellon Jolly, il 4 maggio 1849 riconobbe una delle tre guarigioni, avvenuta il 21 novembre 1847, come miracolosa.
Monsignor de Bruillard rimase convinto della genuinità delle apparizioni e autorizzò la pubblicazione del rapporto di Rousselot, che asseriva la genuinità delle apparizioni. Nella sua lettera di approvazione, aggiunta come prefazione, il vescovo di Grenoble dichiarò di condividere il parere della maggioranza della commissione che adottò le conclusioni del rapporto.
Ciononostante, Louis Jacques Maurice de Bonald, il cardinale arcivescovo di Lione, a cui Grenoble era sottoposta, sospettò che si trattasse di un sotterfugio. Il cardinale chiese ai ragazzi di raccontargli i messaggi segreti, dicendo di avere il mandato del papa. I ragazzi alla fine accettarono, ma Calvat insistette affinché il testo fosse inviato direttamente al Papa. Al fine di rispettare le condizioni imposte da Calvat, il vescovo di Grenoble inviò due rappresentanti a Roma. Il testo dei due messaggi segreti privati sarebbe stato consegnato a papa Pio IX il 18 luglio 1851, ma, a quanto pare, successivamente andò perso.
La procedura di riconoscimento del miracolo da parte della Chiesa Cattolica ebbe esito positivo, dal momento che il mandato di monsignor de Bruillard, adattato secondo le osservazioni di Luigi Lambruschini, cardinale prefetto della Congregazione dei riti, a Roma, fu firmato il 18 settembre 1851 e fu pubblicato il seguente 10 novembre 1851. In esso, il vescovo di Grenoble promulgò il seguente giudizio:
La decisione, che si basava sull'opera di Rousselot e quella della commissione del 1847, era motivata dall'impossibilità di spiegare gli eventi, i miracoli e le guarigioni in modo umano, così come i frutti spirituali dell'apparizione, in particolare le conversioni e le giuste speranze e desideri di una gran quantità di sacerdoti e fedeli.
Più tardi, il 16 novembre 1851, il vescovo di Grenoble pubblicò una dichiarazione secondo cui la missione dei pastorelli era terminata e che la questione era ora nelle mani della Chiesa. Il vescovo chiarì inoltre che il riconoscimento della Chiesa era riferito solo alla rivelazione originale del 1846 e non alle eventuali rivendicazioni successive.
I fatti di La Salette hanno suscitato sin dall'inizio un gran fervore nella società francese, provocando anche accesi dibattiti. I piccoli veggenti erano alquanto turbati dai continui interrogatori, dalle minacce, a volte violente, da parte degli oppositori politici ed ecclesiastici, e anche dall'eccessivo fervore. Mélanie Calvat era venerata come una santa, non diversamente da quanto accadde a santa Bernadette Soubirous. Ciò avrebbe turbato la tranquillità dei due veggenti. Calvat aveva difficoltà a vivere una vita religiosa stabile. Anche Maximin, che entrò in seminario, ebbe difficoltà a vivere una vita normale.
Vita religiosa Dopo l'apparizione del 1846, Mélanie fu collocata nel Convento delle suore della Provvidenza a Corenc, vicino a Grenoble. Già nel novembre del 1847, la sua direttrice temeva "che la celebrità che era precipitata su di lei così all'improvviso potesse renderla presuntuosa". Nel 1850 divenne postulante con l'ordine di quel convento e nell'ottobre del 1851 ebbe luogo la sua vestizione religiosa. Mentre era a Corenc era nota perché era solita sedersi circondata da ascoltatori incantati, mentre raccontava storie della sua infanzia.
Nel maggio 1853 il vescovo di Bruillard morì. Nei primi mesi del 1854 il sostituto rifiutò di concedere il permesso per la sua professione religiosa, perché si accorse che non era spiritualmente abbastanza matura. Calvat sosteneva che il vero motivo del rifiuto era che il vescovo mirava a ottenere il favore dell'imperatore Napoleone III di Francia.
In seguito al rifiuto del vescovo di farle fare la professione religiosa, Calvat fu autorizzata a trasferirsi in un convento delle . Questo ordine era improntato a un duro lavoro pratico per aiutare i poveri e Mélanie vi trovò buonsenso e non adulazione. La donna continuò a parlare delle apparizioni e di un complotto massonico per distruggere la Francia cattolica. Ma dopo tre settimane ritornò a Corps per ricevere un'adeguata istruzione scolastica.
Napoleone III guidava la Francia repubblicana, ma i monarchici stavano lavorando per la restaurazione di un re cattolico. Questa polemica politica ha dominato la conversazione in tutta la Francia, con la Chiesa francese che cercava di mantenere la neutralità. Calvat rendeva questo difficile per la gerarchia ecclesiastica, continuando a ripetere le parole reputate della Vergine Maria e opponendosi alla massoneria. Il vescovo, consapevole delle accorate e sincere simpatie di Melanie per i monarchici, era preoccupato che lei ne sarebbe stata coinvolta e ciò avrebbe implicato un'intromissione in politica della vicenda di Nostra Signora di La Salette. Nel 1854, il vescovo di Grenoble, Jacques-Marie-Achille Ginoulhiac, scrisse che le predizioni attribuite a Melanie non avevano alcuna base di fatto e non avevano alcuna importanza nei confronti di La Salette poiché erano state fatte dopo i fatti di La Salette e non avevano nulla a che fare con ciò.
Calvat accettò il suggerimento di un prete inglese in visita e le fu consentito di trasferirsi al Carmelo a Darlington in Inghilterra, St. John, Bernard, The Blessed Virgin the Nineteenth Century: Apparitions, Revelations, Graces, p. 188, Burns & Oates, London, 1903 dove arrivò nel 1855. Questo l'avrebbe allontanata dalle polemiche politiche francesi e pertanto il vescovo fu ben lieto di accettare questa mossa. Prese voti temporanei nel 1856. Nel 1858 Calvat scrisse di nuovo al Papa per trasmettere quella parte del segreto che era stata autorizzata a rivelare in quell'anno. Mentre era a Darlington parlò di una varietà di strani eventi e miracoli. Il vescovo locale le proibì di parlare pubblicamente di queste profezie. Nel 1860, fu sciolta dal suo voto di clausura al Carmelo dal Papa e tornò nell'Europa continentale.
Entrò nella Congregazione delle Suore della compassione a Marsiglia. Una suora, Marie, fu nominata sua compagna. Dopo una permanenza nel loro convento di Cefalonia, Grecia, dove lei e Suor Marie si recarono per aprire un orfanotrofio, e un breve soggiorno presso il convento carmelitano di Marsiglia, tornò alle Suore della compassione per un breve periodo. Nell'ottobre del 1864 fu ammessa come novizia a condizione di mantenere segreta la sua identità. Ma fu riconosciuta e la sua identità non fu più segreta. All'inizio del 1867 fu rilasciata dall'ordine e lei e la sua compagna andarono, dopo una breve permanenza a Corps e a La Salette, a vivere a Castellamare, vicino a Napoli, dove fu accolta dal vescovo locale. Vi visse ben diciassette anni, scrivendo il suo segreto, incluse le regole per una futura fondazione religiosa. Suor Mélanie visitò il Santuario di La Salette per l'ultima volta il 18-19 settembre 1902.
Morte
Il 14 dicembre 1904 Mélanie Calvat fu trovata morta nella sua casa di Altamura., in Puglia, città dove si era rifugiata non rivelando a nessuno la sua vera identità. Per gli altamurani lei era solo un'anziana signora francese che andava a messa tutte le mattine in cattedrale. La sua identità fu rivelata solo dopo la sua morte.
I suoi resti sono sepolti ad Altamura, nella chiesa di Sant'Antonio (già chiesa dell'Immacolata), adiacente all'Istituto delle Figlie del Divino Zelo e orfanotrofio antoniano, situato in via Annibale Maria di Francia 25. La tomba consiste in una colonna di marmo con un bassorilievo raffigurante la Vergine Maria che dà il benvenuto alla veggente di La Salette in cielo.
Controversie Nel 1873 Mélanie Calvat scrisse di nuovo il suo messaggio personale, con l'imprimatur di Sisto Riario Sforza, cardinale Arcivescovo di Napoli. Nel frattempo, si formavano ordini religiosi a La Salette, sotto gli auspici del vescovo locale di Grenoble. Questi dovevano provvedere ai pellegrini e diffondere il messaggio della visione. Calvat affermò di essere stata autorizzata dall'apparizione a fornire i nomi di questi ordini, le loro regole e le loro abitudini. Quello per gli uomini doveva avere il titolo "Ordine degli apostoli degli ultimi giorni", mentre quello per le donne dell'"Ordine della Madre di Dio". Quando il vescovo rifiutò le sue richieste, si appellò al Papa e le fu concesso un colloquio. Mélanie Calvat fu ricevuta da papa Leone XIII in udienza privata il 3 dicembre 1878.
Il messaggio fu pubblicato da Mélanie Calvat stessa il 15 novembre 1879 e ricevette l'imprimatur di monsignor Salvatore Luigi Zola, vescovo di Lecce (che aveva protetto e assistito Calvat nella sua diocesi) con il titolo di Apparizione della Beata Vergine sulla montagna di La Salette. A partire da questa pubblicazione, iniziò una disputa storica sul contenuto del suo segreto, che dura fino a oggi.opuscolo «L’apparizione della Santa Vergine sulla montagna di La Salette», Edizioni Pierre Téqui, Parigi. Come citato in