La demografia sull'orientamento sessuale è lo studio demografico quantitativo dell'orientamento sessuale in una data popolazione; può variare anche in una maniera significativa - a seconda della metodologia assunta nella raccolta dei dati relativi.

Riuscire a ottenere un numero più o meno preciso e con un certo grado di sicurezza risulta essere difficoltoso per tutta una serie di motivi; una delle ragioni principali della differenza nei risultati statistici concernenti l'omosessualità e la bisessualità riguarda la natura stessa delle domande che vengono proposte durante le ricerche. Non mancano tuttavia importanti studi condotti sull'orientamento sessuale.

La maggior parte di quelli che vengono elencati e discussi di seguito si fondano su dati "self-report", il che pone delle sfide ai ricercatori che indagano su argomenti considerati sensibili. Ancora più importante essi tendono a porre due serie di domande; un primo insieme esamina i dati self-report inerenti alle esperienze e alle attrazioni provate nei confronti di persone dello stesso sesso, mentre un secondo esamina quelli inerenti all'auto-identificazione personale come gay, lesbiche o bisessuali.

Nella generalità dei casi si constata esservi sempre un numero minore di soggetti sottoposti alle ricerche i quali si auto-identificano rispetto a quelli che hanno ammesso di aver avuto delle esperienze omosessuali nel corso della loro vita o in un certo momento particolare di essa o di aver provato attrazione riferentesi all'omoerotismo o all'omosocialità. I diversi studi condotti in vari paesi offrono poi delle possibilità comparative.

Vengono quindi incluse anche le tabelle che confrontano i diversi numeri di popolazione cittadina; tuttavia, poiché molti individui potrebbero non riferire episodi verificatisi al di fuori della norma eterosessuale o definire la propria sessualità nei termini specifici, rimane ostico comprendere appieno la dimensione effettiva della popolazione LGBT presente.

La tipologia statistica di sondaggio e la stessa impostazione utilizzate nei riguardi di un soggetto durante il rilevamento può anche influire sulla risposta fornita individualmente.

Incidenza versus prevalenza

Un'altra distinzione significativa può essere fatta tra ciò che gli statistici chiamano prevalenza e incidenza. Infatti, date due indagini che utilizzano uno stesso criterio per definire l'orientamento sessuale di una persona, in una indagine si potrebbero includere in un dato orientamento le persone affermano di essere rientrate in tale criterio anche solo una sola volta nella vita; nell'altra, si potrebbero assegnare a una data categoria di orientamento sessuale le persone che rientrano nel criterio scelto solo al momento dell'intervista o che vi sono rientrate stabilmente nel corso dell'ultimo anno prima dell'intervista.

Secondo l'American Psychological Association l'orientamento si riferisce a un "duraturo modello di attrazioni emotive, romantiche e/o sessuali riferite a uomini, donne o verso entrambi i sessi", nonché al "senso di identità di una persona basati su quelle attrazioni, comportamenti correlati e l'appartenenza a una comunità composta da altri individui i quali condividono quelle stesse attrazioni".

Pertanto una persona può praticare il celibato e purtuttavia ancora continuare ad auto-identificarsi come gay o bisessuale sulla base delle proprie inclinazioni di amore romantico.

Percezione occidentale dell'omosessualità rispetto al resto del mondo

Quel segmento di popolazione che è stata definita gay nel mondo della civiltà occidentale non è un termine descrittivo che verrebbe riconosciuto per sé da parte di tutti gli uomini che hanno rapporti sessuali con altri uomini (MSM), così come sono noti nel resto del mondo. Mentre la cultura LGBT e la comunità gay è sempre più aperta e discussa, la realtà effettiva contestuale degli MSM è costituita da una popolazione diversificata la quale molto spesso può rispondere in modo diverso a seconda di come vengono strutturate le comunicazioni nei contesti - ad esempio - clinici.

Il termine "Gay" viene generalmente usato per descrivere un orientamento sessuale stabile e duraturo, quindi la relativa identità; mentre di contro "MSM" descrive soprattutto e per prima cosa un "comportamento" che può essere sia temporaneamente sia ripetitivamente omosessuale.

Alcuni uomini che intrattengono più o meno sporadicamente un rapporto sessuale con altri uomini non si riferiscono a se stessi né come gay né come omosessuali, non venendo a considerare neppure il sesso con altri uomini come una vera e propria un'attività sessuale, un termine quest'ultimo che viene riservato esclusivamente ai rapporti con le donne: questo risulta essere particolarmente vero tra individui provenienti da culture non occidentali, rimanendo purtuttavia comune anche negli stessi Stati Uniti d'America.

Termini come MSM o "l'amore per lo stesso genere" continuano a essere assai spesso usati al posto della parola "Gay"; gli uomini in Africa e nell'America Latina che s'impegnano in relazioni sessuali con altri uomini si riferiscono ancora a se stessi come "eterosessuali" e possono essere alfine noti come "down-low" (al ribasso); questo nello slang Inglese afro-americano vernacolare.

Lo stesso discorso può rimanere valido anche per gli uomini adulti che intrattengono attività sessuali in ambiti quali quello scolastico e universitario o all'interno delle prigioni militari, separate rigidamente per genere; la maggior parte di loro non si considera affatto gay bensì "s'impegna sessualmente con appartenenti allo stesso sesso per soddisfare i propri desideri, esercitare una forma di potere, ottenere favori o per altri motivi.

Vi è una quasi totale mancanza d'informazioni sul comportamento sessuale abituale nella stragrande maggioranza dei paesi in via di sviluppo del Sud del mondo. Le fonti disponibili assai limitate indicano che sebbene l'auto-identificazione omosessuale possa verificarsi - seppur in modo relativamente infrequente - la prevalenza del comportamento omosessuale rimane sempre a livelli molto maggiori.

Questi uomini pertanto non vengono presi in considerazione in alcuna delle indagini condotte sull'identità sessuale, il che può quindi portare a gravi sottostime e/o inesattezze.

Importanza di avere dati demografici affidabili

Dati attendibili sulle dimensioni della popolazione gay e lesbica sarebbero quantomai preziosi per informare e indirizzare le eventuali politiche pubbliche. I dati demografici potrebbero ad esempio aiutare a calcolare i costi e i correlati benefici della convivenza (unione civile e matrimonio tra persone dello stesso sesso) a livello nazionale, oltre che la previsione dell'impatto che potrebbe avere la legalizzazione dell'adozione da parte di coppie dello stesso sesso.

Inoltre la conoscenza della dimensione della popolazione gay e lesbica sarebbe promettente per aiutare gli scienziati sociali nella comprensione di una vasta gamma di importanti richieste sulla natura generale delle scelte di mercato del lavoro, sull'accumulazione di capitale umano e della stessa forza lavoro, sulla specializzazione all'interno dei nuclei familiari, sulla discriminazione e le conclusioni circa la posizione geografica preferenziale.

Rapporto Kinsey

Due dei più celebri studi condotti sulla demografia dell'orientamento sessuale umano furono Sexual Behavior in the Human Male (1948) e Sexual Behavior in the Human Female (1953) del dottor Alfred Kinsey; essi hanno fatto uso per la prima volta di uno spettro di 7 punti - scala Kinsey - per definire il comportamento sessuale, da 0-completamente eterosessuale a 6-completamente omosessuale. Kinsey giunse alla conclusione che una certa percentuale di popolazione si trovava a definirsi in un grado intermedio di bisessualità (con prevalenza etero o omo), ricadendo nella scala da 1 a 5.

Riferì anche che almeno il 37% degli uomini statunitensi del tempo avevano raggiunto l'orgasmo assieme a un altro maschio nel corso dell'adolescenza, a fronte del 13% delle donneThe Kinsey Institute Data from Alfred Kinsey's Studies . Published online..

I risultati a cui giunse non mancarono tuttavia di venire sottoposti a contestazione, in special modo nel 1954 da una squadra di ricerca composta da John Wilder Tukey, Frederick Mosteller e William Gemmell Cochran i quali dichiararono che gran parte del lavoro intrapreso da Kinsey era basato su "campioni di convenienza" piuttosto che su un campionamento casuale e che pertanto sarebbe stato vulnerabile di parzialità e distorsioneCochran, W. G., Mosteller, F. and Tukey, J. W. (1954). Statistical Problems of the Kinsey Report on Sexual Behavior in the Human Male. Amer. Statist. Assoc., Washington..

Paul Gebhard, uno degli ex colleghi di Kinsey nonché suo successore in qualità di direttore del "Kinsey Institute for Sex Research" (Istituto Kinsey), dedicò gli anni successivi alla revisione dei dati mettendosi alla ricerca di ciò che affermò essere i presunti contaminanti; nel 1979 (avvalendosi della collaborazione di Alan B. Johnson) arrivò alla conclusione che nessuna delle stime originali era stata significativamente influenzata da una diretta percezione di pregiudizio: infine trovò che il 36,4% dei maschi adulti si era almeno una volta nella vita impegnato in attività sia eterosessuali che omosessuali.

Risultati dei sondaggi contemporanei Le più recenti critiche a questi studi hanno suggerito che, a causa della loro essenziale dipendenza dal concetto di auto-identificazione, potrebbero facilmente aver sottovalutato anche gravemente l'autentica prevalenza delle persone con una storia di comportamento e/o di desiderio riferito all'orientamento omosessuale.

Australia 2001-02 L'indagine australiana più ampia e completa è stata condotta tramite un'intervista telefonica con 19.307 intervistati di età compresa tra i 16 e i 59 anni nel corso del biennio 2001/2002.

Lo studio ha rilevato che il 97,4% degli uomini si sono auto-identificati come eterosessuali, l'1,6% come omosessuali e lo 0,9% come bisessuali. Per le donne i valori sono stati rispettivamente il 97,7%, lo 0,8% e l'1,4%. Tuttavia l'8,6% degli uomini e il 15,1% delle donne hanno riferito o sentimenti di attrazione per lo stesso sesso o alcune esperienze sessuali relative.

Complessivamente l'8,6% delle donne e il 5,9% degli uomini hanno riportato alcune esperienze omosessuali durante le loro vite; queste cifre sono scese rispettivamente al 5,7% e al 5,0% quando è stata esclusa l'esperienza sessuale non genitale. La metà degli uomini e i 2/3 delle donne che hanno avuto esperienze omosessuali continuano però a considerarsi degli eterosessuali.

2012-13 Un aggiornamento sullo studio di cui sopra; impiega la stessa metodologia, ha un campione più ampio (20.055 intervistati) e un intervallo di età più rispondente (tra i 16 e i 69 anni). Esso ha dunque rilevato che il 96,5% dell'intero campione (il 96,8% degli uomini e il 96,3% delle donne) si è auto-identificato come eterosessuale, in calo rispetto ai risultati del 2003 (il 97,5%).

Gli omosessuali rappresentavano l'1,9% della popolazione maschile e l'1,2% di quella femminile, una differenza non significativa tra i due sessi biologici; i bisessuali rappresentavano l'1,3% della popolazione maschile e il 2,2% di quella femminile. Le donne erano significativamente più propense degli uomini a identificarsi come bisessuali e meno inclini a segnalare come esclusiva l'attrazione e l'esperienza sia etero che omo. Allo stesso modo un maggior numero di donne hanno riferito di esperienze omosessuali e omoerotismo.

Il 9% degli uomini e il 19% delle donne hanno avuto una storia di attrazione o esperienza con appartenenti del proprio stesso sesso; inoltre più donne si sono auto-identificate come lesbiche o bisessuali rispetto a 2001-02. L'identità omosessuale/gay era più comune tra gli uomini con istruzione universitaria e residenti nelle città e molto meno invece tra quelli con un lavoro da operaio.