La chiesa della Purificazione di Maria Vergine è un luogo di culto cattolico dalle forme neoclassiche e neoromaniche, situato in strada Neviano de' Rossi a Neviano de' Rossi, frazione di Fornovo di Taro, in provincia e diocesi di Parma; è sede di una parrocchia compresa nella zona pastorale della Montagna.

Storia Il luogo di culto originario fu costruito in epoca medievale; la più antica testimonianza della sua esistenza risale al 1230, quando la Capelle de Neviano dracorum fu citata nel Capitulum seu Rotulus Decimarum della diocesi di Parma tra le dipendenze della pieve di San Vitale Baganza...

In seguito lEcclesia de Niviano Rubeorum, collocata all'interno del castello del borgo, fu menzionata nellEstimo diocesano del 1354..

Nel Regesto antico del 1494 comparve per la prima volta la dedicazione del tempio a Maria..

Nel 1564 la chiesa fu elevata a sede parrocchiale autonoma.

Agli inizi del XVIII secolo il luogo di culto, ormai in rovina insieme al castello, fu abbattuto; fu successivamente riedificato e nel 1730 fu elevato al rango di arcipretura.

Nel 1827, su interessamento della duchessa Maria Luigia, il tempio settecentesco, ubicato in posizione scomoda, fu demolito e fu ricostruito in una collocazione diversa,. forse sui resti di una cappella medievale.

Tra il 1923 e il 1935 fu innalzata in prossimità del luogo di culto la canonica.

Intorno al 1960 la chiesa fu restaurata e modificata con la costruzione della nuova facciata neoromanica; le opere furono inaugurate il 3 ottobre 1965.

Descrizione

La chiesa si sviluppa su un impianto a navata unica affiancata da una cappella per lato, con ingresso a ovest e presbiterio a est.

La simmetrica facciata a salienti, interamente rivestita in laterizio, è scandita in tre parti da quattro massicce lesene. Nel mezzo del corpo centrale è collocato l'ampio portale d'ingresso, delimitato da una cornice e sormontato da una lunetta ad arco a tutto sesto; più in alto si apre all'interno di una specchiatura quadrata un rosone incorniciato, coronato da una croce latina; in sommità corre lungo gli spioventi del tetto un motivo in mattoni a denti di sega, coronato dal cornicione in calcestruzzo armato. Sulla destra il paramento murario nasconde un locale di servizio, mentre sul lato opposto dietro alla parete del prospetto, edificata per motivi di simmetria, non si trova nessun ambiente; al centro di ciascun corpo laterale si trova un'alta e stretta monofora ad arco a tutto sesto, con cornice in rilievo.

I fianchi e il retro, rivestiti in pietra a maglia irregolare, sono illuminati da piccole finestre in sommità; al termine del lato destro si erge su tre ordini, decorati con lesene binate in laterizio elevate sugli spigoli, il campanile in pietra; la cella campanaria si affaccia sulle quattro fronti attraverso ampie monofore ad arco a tutto sesto, aperte all'interno di specchiature delimitate da lesene e colonne angolari.

All'interno la navata, coperta da una volta a botte lunettata dipinta, è affiancata da una serie di lesene coronate da capitelli dorici, a sostegno del cornicione perimetrale modanato; le cappelle, chiuse superiormente da volte a botte, si affacciano sull'aula attraverso ampie arcate a tutto sesto.

Sulla destra la cappella ospita un altare tardo-settecentesco in stile Luigi XVI, sormontato da un'ancona contenente un dipinto coevo raffigurante Gesù Bambino coi santi Antonio da Padova e Antonio abate.

Il presbiterio, lievemente sopraelevato, è preceduto dall'arco trionfale a tutto sesto, retto da due paraste; l'ambiente, coperto da una volta a crociera, accoglie nel mezzo l'altare maggiore a mensa in terracotta invetriata, raffigurante la Resurrezione, il Sepolcro vuoto e la Pentecoste, realizzato nel 1973 dallo scultore Mario Orlandini; dello stesso autore sono anche i coevi ambone e tabernacolo in terracotta invetriata, rappresentanti rispettivamente i Quattro Evangelisti e un Angelo; sul fondo, sopra al coro ottocentesco, si staglia al centro la pala raffigurante la Purificazione, eseguita da Giovanni Tebaldi nella prima metà del XIX secolo su probabile commissione della duchessa Maria Luigia, ma per anni attribuita dagli studiosi a Francesco Scaramuzza.

La chiesa conserva alcune opere di pregio, tra cui una credenza del 1795, un baldacchino processionale ottocentesco su cui è collocata una statua della Madonna, un tronetto espositivo del primi anni del XVIII secolo, alcuni oggetti sacri seicenteschi, vari paramenti liturgici settecenteschi e due pianete del XVII secolo.

Note

Bibliografia

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