Pieve Vergonte (La Pieu in dialetto ossolano, anticamente detta Virgonto, Vergunto, Vergonto, Vergunti, Vergonte, Pietra Santa) è un comune italiano di abitanti della provincia del Verbano-Cusio-Ossola, in Piemonte.
Geografia fisica Pieve Vergonte si trova in bassa Ossola, lungo il corso del Toce, ai piedi della Valle Anzasca.
Sono presenti sul territorio comunale vari corsi d'acqua: torrente Marmazza (il più importante corso d'acqua di Pieve Vergonte), rio San Rocco, rio Santa Maria, rio Toietti, rio della Fontana, rio Valletta, rio della Vallaccia, rio detto Lanca, rio detto Rialetto, rio Arsa, rio del Castello, rio della Chiesa, rio detto Inferno, rio Togni e rio Mot Branchis. Il rio della Taverna e il rio Fornate sboccano invece nella Valle Anzasca.
Il lago Sant'Anna, in frazione Loro, è legato alla Società Pescatori Sant'Anna, fondata nel 1964 per la pesca alla trota.
I corsi d'acqua iscritti al registro delle acque pubbliche sono: rivo Valle dell'Inferno, rivo di Megolo, torrente Arsa, rivo Vallaccia, torrente Marmazza, torrente Anza.
Storia Dalle tribù celtiche all'Impero romano La zona del Nord Italia dove sorge l'odierna Pieve Vergonte era nota ai Romani come Gallia Traspadana, a indicare quel territorio della Gallia Cisalpina compreso tra le Alpi e il fiume Po, i cui antichi abitanti erano considerati Galli. La popolazione più rilevante della zona erano gli Insubri, da cui la denominazione di Insubria, mentre nelle terre dell'odierno comune di Pieve Vergonte sembra fossero stanziati gli Agoni, di cui rimane traccia nel nome del fiume Agogna e della città di Vogogna.
Circa un secolo dopo, i Romani furono minacciati di perdere le loro conquiste nelle Gallie da un'invasione dei Cimbri, che calarono in Italia insieme agli alleati Teutoni. I consoli Gaio Mario e Quinto Lutazio Catulo furono inviati alla guida di un grosso esercito per fermarli allo sbocco delle Alpi: Mario si diresse verso la Provenza, mentre Catulo si portò in Ossola, risalendo l'Atisone (oggi Toce) e fortificandosi in due castelli che, come racconta Plutarco nella Vita di Mario, non dovrebbero essere stati molto distanti dall'antica Vergunto — villaggio posto dove sorge l'odierna Pieve Vergonte — e da Vogogna, posti uno al di qua e l'altro al di là dell'Atisone.
Il numero elevato degli invasori Cimbri costrinse i Romani a ritirarsi, lasciando solo un piccolo presidio nelle fortificazioni, che fu però sconfitto con facilità. I Cimbri, percorrendo le valli fino alla pianura tra la Sesia e il Ticino e attraversando il territorio di Borgomanero, si scontrarono con i Romani nelle campagne del Vercellese, al di qua della Sesia. La Battaglia dei Campi Raudii del 101 a.C. (653 a.U.c.), avvenuta presso l'attuale Peltrengo, nel comune di Casalino, fu particolarmente sanguinosa e segnò la fine dell'invasione dei Cimbri.
L'antica via del Sempione fu tracciata nel contiguo territorio di Vogogna ed edificata a est del fiume Atisone, diretta verso Cardezza, Beura, Masera, Montecrestese, fino al Ponte Maglio con cui passa sulla riva opposta, proseguendo verso Crevola, entrando nella valle Deveria e proseguendo per Iselle ad Algabio e Sempione. Una lapide romana, posta a Vogogna, indica il restauro della strada nel 196, sotto l'imperatore Settimio Severo, con un testo gravemente danneggiato in cui si legge:
Nella seconda linea dell'iscrizione sono citati Gaio Domizio Destro e Publio Fusco, consoli nell'anno 196 (948 a.U.c.).
Dopo il licenziamento di Belisario, generale dell'Impero romano, in guerra per i Bizantini contro i Goti, Narsete comandò la spedizione dell'anno 551 contro i Goti, con l'aiuto di molti mercenari germanici, tra cui 2 500 guerrieri Longobardi, i futuri invasori d'Italia. Il dominio degli Ostrogoti in Italia, incluso il territorio di Pieve Vergonte, terminò con la sconfitta militare del re Totila, che si scontrò con Narsete a Busta Gallorum, presso Tagina (Gualdo Tadino), nel luglio del 552, venendo sconfitto e morendo nella fuga. Prova dell'Ossola gotica, che includeva Pieve Vergonte, sono i ripostigli di monete greco-gotiche di Finero (Verbania, Repertorio 4980), un tesoro di monete d'oro e gioielli, mentre i ripostigli di Masera (Domodossola, Repertorio 5010) sono di solo argento e già di origine longobarda. I Longobardi, guidati dal re Alboino, passarono in Italia nel 569. Racconta Paolo Diacono nella Historia Langobardorum:
Nell'autunno del 569 Alboino conquistò Milano, dove venne proclamato re d'Italia dal suo popolo (dominus Italiae), mentre Pavia resistette fino al 571, quando cadde sotto il dominio longobardo insieme a Vergunto (Pieve Vergonte). Nel 584, di fronte alla concreta minaccia di un'invasione dei Franchi, i Longobardi promossero il re Autari e il suo successore Agilulfo (590-616).
Medioevo Liutprando, re dei Longobardi, successore del padre Ansprando (salì al trono nel 712), era di fede cattolica e si dimostrò costruttore e restauratore di chiese a Pavia e altrove: fondò il Monastero di San Pietro in Ciel d'Oro intorno all'anno 728, cui donò un podere, detto Coro Vergonto, con il diritto di pescare nel fiume Atosa (Toce), diritto poi riconfermato da Corrado il Salico nel 1033. Il dominio longobardo d'Italia e di Pieve Vergonte terminò con re Desiderio, proclamato successore alla morte del re Astolfo, senza eredi, nel 756, per intervento di papa Stefano II.
Nell'anno 918 Vergunto e le terre vicine, inclusi i diritti di pesca e caccia, risultano proprietà del Monastero di San Pietro in Ciel d'Oro di Pavia, come si evince da diplomi imperiali che confermano precedenti donazioni fatte dal re longobardo Liutprando nell'VIII secolo e da successivi imperatori. Il diploma che ne dà certezza è di re Berengario, in cui si legge:
Nell'anno 1004 Enrico II, re di Germania dal 1002, scese in Italia, dove Arduino d'Ivrea si era fatto incoronare re, e lo costrinse alla fuga cingendosi egli stesso della corona reale d'Italia a Pavia. A seguito di scontri tra italiani e tedeschi, Enrico II dovette abbandonare Roma e, passando per la Toscana e la Lombardia, ritornare in Germania. Durante questo viaggio dispensò ampi favori e privilegi alle chiese e specialmente ai vescovi di Novara e Vercelli. L'imperatore ricompensò il vescovo Pietro di Novara per la costante fedeltà dimostratagli e per i danni subiti durante il dominio di Arduino, accordandogli un piccolo contado nella Valle dell'Ossola. Pieve Vergonte venne così trasferita sotto la giurisdizione della Chiesa:
Questo il testo del documento, conservato nell'Archivio Capitolare di Santa Maria in Novara (Novara, Archivio Storico Diocesano, A.C. N, 27).
A questi fatti d'Italia si aggiunge la storia di Pieve Vergonte: il 12 luglio 1006, nel castello dell'Isola di San Giulio, Pietro III, vescovo di Novara, concesse a tale Grimaldo, per ventinove anni, la metà di quattro masserie poste nel territorio di Anzola, appartenenti ai beni della chiesa pievana di San Vincenzo di Vergonte, per il canone d'affitto annuo di cento libbre di formaggio. Nel 1006 le quattro masserie e i sei coloni erano dunque di pertinenza della chiesa pievana di Vergonte, sebbene amministrate dal vescovo, che secondo una formula in uso a quel tempo ne godeva i beni ma provvedeva ai bisogni della chiesa in proporzione ai frutti: un legame già forte nel 1006, ma che risaliva a un'epoca precedente e univa Anzola all'antichissima pieve di San Vincenzo di Vergonte. I sei fattori della chiesa di Vergonte (Domenico, Lupo, Martino, Domenico, Giovanni Battista e Albino), che nel 1006 lavoravano le quattro masserie di cui si componeva la terra di Anzola, discendevano probabilmente dai primi coloni insediati dalla pieve di Vergonte o dal Monastero di San Pietro in Ciel d'Oro di Pavia, che risulta aver posseduto in quei tempi terre e peschiere in altri luoghi della valle. I coloni vivevano dei prodotti dell'agricoltura e dell'allevamento, come rivela il canone stabilito in formaggio — cento libbre — da versare ogni anno nei giorni precedenti o successivi alla festa di Sant'Andrea (30 novembre), scadenza posticipata rispetto a quella di San Martino (11 novembre), tradizionalmente fissata come termine dell'annata agraria.
Il 20 settembre 1301, Francesco Scaciga della Silva scrive nella sua Storia di Val d'Ossola:
Il 9 febbraio 1348 il villaggio di Pietrasanta, nato in seguito alla distruzione dell'antica Vergunto e antecedente alla creazione di Pieve Vergonte, venne distrutto da una piena del torrente Anza. In quel tempo Pietrasanta era capitale della Bassa Ossola e sede ordinaria del tribunale per tutto il distretto. Scrive ancora Francesco Scaciga della Silva:
Pieve Vergonte era ancora il resto dell'antichissimo borgo di Vergonte, subissato da una terribile irruzione del torrente Marmazza verso il V secolo. Ancora Scaciga della Silva riporta:
Al di sopra della frazione di Megolo vi era un piccolo castello, che servì come luogo di segnalazione sul contegno del nemico al tempo delle fazioni Ferraris, dell'Ossola Inferiore, e Spilorcia, dell'Ossola Superiore.
Rumianca venne compresa nella Signoria di Vogogna e divenne feudo di un ramo della famiglia Borromeo, proprietaria del porto di barche tramite il quale si attraversava il Toce.
Età moderna Nel 1421 Filippo Maria Visconti (Milano, 1392 - ivi, 1447), duca di Milano, figlio di Gian Galeazzo e di Caterina Visconti, volle assicurare gli sbocchi occupando, con l'aiuto di Carmagnola, Genova, le valli di Domodossola — inclusa Pieve Vergonte — e Bellinzona, minacciate dagli Svizzeri tedeschi. Nel 1422 al piano di Arbedo venne combattuta una battaglia che vide la vittoria delle milizie di Filippo Maria Visconti, comandate da Carmagnola, sugli Svizzeri; di conseguenza il confine svizzero ritornò allo spartiacque alpino.
Il 20 gennaio 1490 avvenne la separazione della Chiesa di San Gottardo di Castiglione, in Valle Anzasca, dalla chiesa pievana di San Vincenzo di Vergonte e la sua erezione in parrocchia:
Nel 1525, a seguito della battaglia di Pavia tra l'esercito di Francia guidato da re Francesco I e l'esercito del Sacro Romano Impero guidato da Carlo V, le regioni del Nord Italia, incluso il Ducato di Milano, l'Ossola e Pieve Vergonte, vennero trasferite alla Casa d'Asburgo. Nel 1555, successivamente all'abdicazione di Carlo V, l'Impero venne diviso tra il figlio Filippo II e il fratello Ferdinando I: l'Ossola, e con essa Pieve Vergonte, passò sotto l'amministrazione del re di Spagna Filippo II, e spagnola rimase per i successivi 159 anni.
La Pace di Augusta venne conclusa il 25 settembre 1555 tra l'imperatore Carlo V e i principi tedeschi, ponendo fine alle trentennali guerre di religione in Germania: sancì il diritto dei principi di scegliere secondo coscienza la confessione religiosa, con l'obbligo per i loro sudditi di adottare la stessa religione (cuius regio, eius religio, «di chi [è] la regione, di lui [sia] la religione»). Pieve Vergonte, sotto il dominio di un re cattolico, rimase per diritto terra di fede cattolica.
A seguito della Guerra di successione spagnola (1701-1714), conclusasi con il trattato di pace di Utrecht (1713) e in specifico con il trattato di Rastatt (1714), il re di Spagna Filippo V si vide costretto a cedere il Regno di Napoli, il Regno di Sardegna, lo Stato dei Presidi e gran parte del Ducato di Milano all'imperatore Carlo VI: l'Ossola, e con essa Pieve Vergonte, seguì il destino politico del Ducato di Milano, passando sotto amministrazione austriaca.