La Repubblica di Massa fu uno Stato indipendente esistito dal 1225 al 1336. Venne fondata nell'odierna città di Massa Marittima e si espanse fino a coprire un'area corrispondente all'attuale alta Maremma Grossetana.

Rappresentò un'importante piazza commerciale, attraverso il suo fiorente distretto minerario, grazie ai giacimenti di rame, allume ed argento di cui era ricco il proprio territorio.

Storia

Nascita della Repubblica di Massa di Maremma

La crescita dell'abitato di Massa di Maremma è dovuto allo spostamento della sede vescovile populoniese nella città. L'antica città di Populonia legava principalmente la sua economia alla lavorazione del ferro grezzo, trasportato per nave dalle miniere dell'Isola d'Eba, fin dal periodo etrusco e romano. Tuttavia a causa dell'aumento delle incursioni piratesche ed al concomitante sviluppo delle attività minerarie nell'entroterra, Populonia entrò in un periodo di forte decadenza che portò ad un mutamento degli equilibri territoriali nella zona. Di questo processo secolare beneficiò molto la città di Massa che, dall'XI secolo assistette allo spostamento della sede vescovile dentro le sue mura.

Grazie alla sua posizione strategica era infatti possibile controllare una vasta area delle Colline Metallifere ricca di metalli preziosi. Questa fortunata caratteristica permise lo sviluppo del borgo ai piedi del castello di Monteregio, dominio signorile del vescovo, e nella zona della piazza in cui oggi sorgono i maggiori palazzi cittadini ed il Duomo, dedicato a San Cerbone, antico vescovo di Populonia.

In seguito ad una serie di donazioni di castelli e terre vicine alla città il potere temporale della sede vescovile crebbe e dal 1196 i vescovi cominciarono a chiamarsi "Principi di Massa".

L'avvento del XIII secolo aprì un periodo florido per Massa, che vide la sua popolazione crescere rapidamente, grazie ad un miglioramento delle condizioni di vita, ad una maggiore sicurezza delle miniere e alle aumentate ricchezze degli abitanti.

Il 21 aprile 1216, per volontà del vescovo-principe Alberto II, Massa Marittima giura fedeltà a Pisa per godere della sua protezione militare..

Questa grande ascesa economica, sospinta in modo particolare dalla ripresa delle attività minerarie, in concomitanza invece con un progressivo indebitamento dei vescovi, rese possibile la nascita del Comune di Massa, sotto la forma di Repubblica cittadina. Con previo accordo tra il vescovo Alberto II e i Massetani del 31 luglio 1225, rogato dal notaio imperiale Rolando, il principe vescovo rinunciò pubblicamente al suo governo sulla città in cambio del pagamento del debito di seimila libbre di denari pisani che egli aveva contratto con prestatori senesi.. Il 1° di novembre dello stesso anno, giorno di Ognissanti, mentre i Massetani a Montieri pagavano mille marche d'argento di Massa a Ranieri di Raullo e compagni di Siena per saldare il debito del vescovo, il vicedomino Sigerio di Orlandino Galleana fu nominato primo podestà della Repubblica.

Ascesa economica di Massa e la lega con la Repubblica di Siena

Dal 1241 gli equilibri politici cittadini portarono la Repubblica Massetana ad un progressivo avvicinamento alla Repubblica di Siena, sancito da una alleanza ufficiale tra le due. Massa Marittima fece fede agli accordi e nel 1260 sostenne l'amica Siena alla battaglia di Monteaperti, con un contingente di 100 soldati.. L'alleanza massetano-senese divenne poi una vera e propria lega, offensiva e difensiva, a partire dal 16 marzo 1264..

Lo stesso anno gli eserciti, senese e massetano, marciarono insieme su Campiglia Marittima, che si era ribellata a Siena.

Lo scontro politico tra i ghibellini e i guelfi massetani portò la Repubblica di Siena ad erigersi come garante della pace interna della città, scossa da forti conflitti tra la nobile famiglia dei Pannocchieschi ed il comune. Nel 1276 si pervenne così a un ampio trattato di alleanza, nel quale si stabiliva, tra l'altro, che Massa dovesse essere retta, per vent'anni, da podestà senesi.

La Repubblica Massetana partecipò alla coalizione guelfa formata da Firenze e Siena per attaccare la città di Arezzo, colpevole di aver cacciato dal suo territorio gli esponenti guelfi. Dopo aver attaccato vari castelli minori ed aver assediato Arezzo, l'esercito senese e massetano, forte di 3000 fanti e 400 cavalieri, venne sconfitto da quello aretino alle Giostre del Toppo il 26 giugno 1288.. Massa però riuscì a vendicare questa sconfitta con la vittoria di Campaldino dell'anno successivo, dove la coalizione guelfa sconfisse l'esercito ghibellino guidato da Arezzo.

Nel 1313 la Repubblica Massetana sostenne la Repubblica di Siena in un'azione militare nel territorio pisano fino a Piombino per liberare l'alleata Lucca, che allora faceva parte della lega guelfa, dall'assedio guidato da Uguccione della Faggiola..

Ostilità con Siena per Gerfalco e Montieri Nel 1317 nacquero delle controversie tra Siena e Massa per il possesso del castello di Gerfalco. Dopo varie trattative e contrasti con i Pannocchieschi per il possesso di quella, la nobile famiglia decise di donare il paese rinunciando ai loro diritti su di esso e la Repubblica Massetana approfittò della situazione ed occupò immediatamente il borgo. Tuttavia questo atto, contrario agli interessi senesi, che si facevano forti di un diritto di proprietà, mosse Siena ad inviare in Maremma i suoi ambasciatori. Visto il rifiuto di Massa, venne rotta la lega tra le due città e la Repubblica di Siena dichiarò di voler prendere Gerfalco con la forza.. L'esercito senese giunse quindi a Gerfalco, guidato dal capitano Paolo di Guido Baglioni ed assediò il castello, finché il 30 giugno 1318 il Consiglio della Repubblica Massetana deliberò di rendere il borgo, in modo da appacificare i due stati e stringere nuovamente una lega..

Tuttavia il dissidio nei cittadini massetani non era sopito, tanto che in città scoppiò una rivolta, guidata da Niccoluccio Todini, che defenestrò il podestà senese Niccoluccio Mignanelli. Per non far scoppiare una guerra il senato decise di esiliare il capo della rivolta.

Nel 1326 sorse una disputa per il controllo di Montieri tra Volterra, Siena e Massa. Quest'ultima, attirata dalle ricche miniere d'argento e dai loro profitti, occupò militarmente il distretto di Montieri in forza di un diploma imperiale del 1160 con il quale Federico Barbarossa riconosceva alla città della Maremma i diritti su quella terra. Massa però non poté giovarsi a lungo di questa conquista perché già l'anno successivo si trovò costretta a riconoscere alla Repubblica di Siena la metà del castello e delle miniere, dopo il ricevimento di un ultimatum da parte degli ambasciatori senesi..

La fine della Repubblica di Massa

La Guerra di Massa

Nel 1330 Firenze fomentò Massa a rivoltarsi contro Siena, venne cacciato il podestà senese ed al suo posto fu nominato il fiorentino Lanzante Foraboschi. L'esercito senese attaccò i territori della Repubblica Massetana prendendo Perolla, Gavorrano, Colonna e Monterotondo (probabilmente corrompendone i soldati).. Visto l'andamento del conflitto, in Massa fu nominato il senese Niccolò Cerretani, per raggiungere una tregua. La proposta venne però rifiutata da Siena, decisa ormai a sottomettere la città di Massa.

Il 12 dicembre 1330 le truppe della Repubblica di Siena assaltarono la città corrompendo alcuni componenti delle famiglie Ghiozzi e Galluti, per far penetrare in città l'esercito tramite le porte dei loro palazzi. Ma scoperto il tradimento, l'attacco fu sventato, le truppe senesi furono affrontate nell'attuale via Valle Aspra e respinte.

Vedendosi circondati dai senesi divenuti ormai ostili, Massa decise di chiedere soccorso alla Repubblica di Pisa, ponendosi sotto la sua protezione. Il 3 giugno 1331 venne quindi sancita una lega tra le due città, in funzione anti-senese, accogliendo nelle mura di Massa il capitano pisano Dino della Rocca..

Le truppe pisano-massetane, forti di 200 cavalieri e 2000 fanti, uscirono da Massa per riconquistare i castelli occupati. Il 14 dicembre 1332, nella piana di Giuncarico si scontrarono con le truppe nemiche, forti di 400 cavalieri e 2000 fanti, guidate dal Capitano di Guerra della Repubblica di Siena Guidoriccio da Fogliano e da Moscata Piccolomini. I massetani riuscirono a cogliere di sorpresa le truppe di Moscata Piccolomini, che dovettero inizialmente indietreggiare. Il retrocedere delle truppe senesi, male interpretato da Dino della Rocca provocò la decisione di inseguire il nemico, creduto in rotta. I massesi si lanciarono disordinatamente addosso ai senesi, perdendo compattezza, in specie al contrattacco senese che ormai aveva ripreso posizione. I massetani uscirono sconfitti dallo scontro, perdendo 200 soldati, 6 vessilli militari ed il capitano Dino della Rocca, che fu fatto prigioniero insieme ad altri 200 soldati.

La sconfitta di Giuncarico costrinse la Repubblica Massetana a chiedere una tregua di due mesi al nemico per la grande carestia e penuria di beni che ne seguì. Nonostante la posizione di superiorità in cui l'esercito senese si trovava dopo la vittoria campale per tentare un attacco diretto a Massa, venne deciso di accettare la proposta. Il prolungamento dello stato di guerra avrebbe indebolito ulteriormente l'avversario..

In seguito a nuove richieste di aiuto inviate a Pisa, giunse in Maremma un esercito di 800 cavalieri guidato dal fuoriuscito fiorentino Ciupo Scolari, con i capitani Roberto dalla Rocca, Piero delle Statere, Cellino dal Colle e Benedetto Maccaione dei Gualandi. Dopo aver inizialmente tentato di assediare Paganico il capitano diresse le sue truppe dentro il territorio senese, bruciando e saccheggiando la campagna. Ciupo Scolari condusse altre devastazioni nei pressi della rocca di Gonfienti, a Pieve a Cappiano, a Montepescini e a Bagno a Macereto. Nel febbraio del 1333 prese poi la via di Orgia, Stigliano e Torri; giunse a Rosia e si avvicinò a Siena mettendo a ferro e fuoco tutti i castelli, i villaggi e le case incontrate nel suo cammino per poi tornare a Massa.

Il capitano di guerra di Siena, Guidoriccio da Fogliano, sebbene fosse superiore di forze, disponendo di un esercito formato da 800 cavalieri e 7000 fanti (dopo gli aiuti giunti da Arezzo e Perugia), decise di evitare lo scontro campale, limitandosi a tallonare il nemico. Questa sua prudenza fu vista come eccessiva e per questo suo comportamento si sospettò successivamente di intelligenza con Pisa.

Il protrarsi della guerra tra la Repubblica di Massa, Pisa e Siena, preoccupava la parte guelfa della Toscana. Firenze volle quindi intervenire per promuovere la pace e fece pressione sul Papa Giovanni XXII affinché nominasse il proprio vescovo come paciere al di sopra delle parti. Il 4 settembre 1333 fu firmato a Firenze un trattato di pace, frutto del compromesso tra le parti: le truppe di Pisa avrebbero lasciato libero il territorio massetano, Siena avrebbe dovuto restituire le terre occupate durante la guerra e la Repubblica di Firenze veniva nominata signoria a guardia della Repubblica Massetana per tre anni..

Con la firma dei trattati di pace, tramite il lodo vescovile di Firenze, venne data la possibilità a tutti i cittadini, fuggiti o cacciati durante il periodo bellico, di rientrare nelle proprie città. Questo dette la possibilità di ritornare nelle proprie abitazioni anche ai fuoriusciti massetani filo-senesi, che per questo fatto erano stati esiliati. Fu così che i membri delle famiglie Ghiozzi e Galluti rientrarono in possesso dei propri beni, confiscati per tradimento, dopo il fallito assalto del 12 dicembre 1330.