I bacini ceramici delle chiese pisane sono dei recipienti in ceramica, variamente rivestiti, inglobati nelle superfici murarie esterne di edifici prevalentemente religiosi cristiani, anche se non mancano esempi di questo impiego in edifici civili, pubblici e privati. Il termine si riferisce a sole forme aperte originariamente create per scopi diversi dalla decorazione architettonicaPer una sintesi aggiornata sui bacini ceramici di Pisa vedi .. Tra le località dove i bacini furono utilizzati per decorare le murature esterne delle chiese, quella che presenta l’attestazione più precoce e prolungata è senz'altro la città di Pisa, dove le ceramiche vennero importate da diverse località del Bacino Mediterraneo a partire dalla fine del X secolo fino al XIV secolo circa..Tra le principali città dove i “bacini” vennero usati come decorazione architettonica figurano: Roma, Pavia, Ascoli Piceno, Ferrara..
A Pisa fino a tutto il XII secolo erano fabbricati soltanto recipienti privi di rivestimenti vetrosi e di decorazioni colorate (per questo detti “acromi”). Questi, venivano usati principalmente per la cottura delle vivande e per la loro conservazione nelle dispense, oltre che per alcuni usi legati alla mensa (ad esempio per la mescita delle bevande liquide). Dalla fine del X secolo comparvero però in città ceramiche che avevano ben altro pregio rispetto a quelle di produzione locale, tecnologicamente più avanzate, perché provviste di rivestimenti impermeabili (vetrine a base di piombo o smalti a base di stagno e piombo), ed esteticamente più gradevoli, perché arricchite di decori colorati. Queste ceramiche giunsero a Pisa grazie agli importanti commerci che la Repubblica Marinara riuscì ad instaurare e mantenere per diverso tempo in molti porti del Mediterraneo.; ; ..
Le ceramiche giunte in città tra il Mille e il Trecento hanno trovato due impieghi distinti. Alcune, sono state usate in casa sulla tavola, sia in forme aperte (prevalenti) sia in forme chiuse (boccali, alberelli, etc.) Altre invece, tutte forme aperte quali scodelle, catini, piatti, ciotole, ect., erano usate per ornare le murature esterne degli edifici religiosi cittadiniGli esemplari originali sono stati distaccati dai monumenti di Pisa tra gli anni ‘70 e ‘80 del XX secolo e sono stati conservati, restaurati e poi esposti presso il Museo nazionale di San Matteo.; per la catalogazione di "bacini ceramici" presenti nella provincia di Pisa e in altre località Toscane: , e ..
Fino al XII secolo sui perimetrali esterni e i campanili delle chiese pisane troviamo murati soltanto prodotti ceramici importati da varie località del Mediterraneo, che arrivarono prevalentemente dalle zone occidentali poste sotto l’influenza islamica e, soprattutto, dall’al-Andalus. Non mancano tuttavia “bacini” dalla Tunisia, dalla Sicilia islamica, dall’Egitto, dal Vicino Oriente e dall’area bizantina. Dalla fine del XII secolo inoltre vennero importate e usate come "bacini ceramici" ceramiche di produzione savonese e fabbricate in diversi centri dell’Italia meridionale peninsulare. A partire dalla prima metà del XIII secolo, infine, si usarono come bacini le “maioliche arcaiche” di fabbricazione locale. Tra la fine del XIII e i primi decenni del XIV le ceramiche utilizzate come “bacini” erano quasi esclusivamente di produzione pisana.
A Pisa gli edifici più rappresentativi sui quali sono attestati "bacini ceramici" che coprono le diverse fasi cronologiche sono: San Sisto, Santa Cecilia e il campanile di San Francesco, situati a nord dell’Arno; San Martino collocato a sud; e San Piero a Grado posto fuori città, in prossimità della costa..
Ipotesi su motivazioni e finalità della loro adozione nelle architetture
Nel tempo sono state avanzate diverse ipotesi, tre in particolare, sui motivi di adozione di questo sistema di decorazione delle architetture per mezzo dei "bacini ceramici", senza che sia stata ancora raggiunta una posizione condivisa da tutti gli studiosi, anche se l’ipotesi 3 è quella attualmente maggiormente invalsa.
Nel 1929, lo storico dell’arte Gaetano Ballardini avanzò l’ipotesi secondo la quale l’impiego architettonico di tali ceramiche proveniva da usi radicati in età più antica.. La seconda ipotesi vede l’apposizione di tali manufatti nelle chiese pisane come esaltazione della potenza militare della Repubblica, reduce da alcune vittorie nei confronti di popoli islamici. Dunque i bacini sarebbero stati importati in un primo momento a Pisa come bottino di guerra e come tale ostentati sulle facciate degli edifici religiosi.. Viene anche avanzata un'ipotesi legata a fattori estetici ed economici. Secondo alcuni infatti l’uso dei bacini come abbellimento architettonico è stato preferito alle tarsie in marmo o ad altre pietre in quanto meno costosi ma in grado comunque di dare colore alle facciate delle chiese. Tale supposizione appare plausibile dato che diverse fonti scritte e archeologiche testimoniano intensi scambi economici e culturali con il mondo islamico..
La classificazione dei bacini ceramici e la definizione delle provenienze
La cospicua presenza a Pisa di ceramiche d’importazione, provenienti da vari centri, è dovuta al grande ruolo ricoperto dal porto pisano nei commerci mediterranei. Esso era infatti, almeno in Toscana, una tappa obbligata per tutte le merci che provenivano da paesi esteri. Pare dunque ragionevole pensare che molte, se non tutte, le ceramiche di importazione trovate in altri contesti fuori città, siano dovute passare per forza dalla dogana pisana. Le ceramiche “esotiche” importate a Pisa tra la fine del X e la metà circa del XIV secolo coprono un repertorio molto vasto, che tocca quasi tutti i maggiori centri produttori di vasellame del Mediterraneo. Troviamo infatti in città testimonianze provenienti da; ; ; ; . Alcuni studiosi comunque sostengono che tali importazioni cominciaro alla fine dell'XI secolo.:
aree sotto l’influenza islamica come l’al-Andalus, le isole Baleari, la Sicilia islamica, la Tunisia e forse il Marocco; aree bizantine; aree costiere della penisola italiana come quella brindisina, salernitana, siciliana (normanna) e ligure; alcune zone del Vicino Oriente e l’Egitto, che per la sua particolare posizione geografica rappresentava un punto cardine che collegava le ceramiche di provenienza islamica con quelle del Vicino Oriente e quelle bizantine.
Dai primi anni del XIII secolo cominciarono ad essere usate come “bacini” numerose ceramiche di produzione pisana.
I rivestimenti vetrosi dei bacini ceramici di Pisa Tra gli anni ’70 e ‘80 del Novecento sono stati rimossi tutti i “bacini ceramici” dalle loro collocazioni originali per essere studiati, restaurati e conservati presso il Museo Nazionale di San Matteo a Pisa. Per poter stabilire con sicurezza la composizione dei rivestimenti dei “bacini” importati sono state condotte delle analisi con il metodo della Fluorescenza a Raggi X. Agli studiosi interessava capire se le miscele usate erano le stesse adottate dai Pisani, agli inizi del XIII secolo, per la propria produzione.
I risultati delle analisi hanno permesso di suddividere i rivestimenti vetrosi delle ceramiche importate in tre categorie, queste sono caratterizzate dalla presenza di solo piombo (vetrine piombifere), dalla compresenza di piombo e stagno (smalto stannifero), dalla presenza di alcali, quali il sodio e potassio (vetrine alcaline)Le vetrine alcaline mancano di piombo e stagno, vedi: ..
Nel caso delle vetrine piombifere per alcune aree di produzione, come quella bizantina, è stato notato l’uso anche di ingobbio (rivestimento terroso biancastro) tra il corpo ceramico e il rivestimento vetrificato.
Tecniche produttive dei bacini ceramici di Pisa Le ceramiche provenienti dalle varie aree del Mediterraneo sono state distinte per tecnica produttiva.
Tecnica Tipo di decorazione Ceramiche Invetriate (vetrina piombifera) Policrome Bicrome Monocrome Ceramiche Smaltate (smalto stannifero) Policrome Bicrome Monocrome Ceramiche Ingobbiate e invetriate (vetrina piombifera) Policrome (“Glazed Reserved Slip-ware”) Bicrome (“Glazed Reserved Slip-ware”, “Glazed Slip-ware with Green Splashed Decoration”) Monocrome Monocrome graffite Policrome graffite (“Zeyxippus ware. Class II” e savonesi) Ceramiche eseguite con tecniche particolari Decorate a “Lustro metallico” Decorate a “Cuerda seca” totale Decorate a “Cuerda seca” parziale Decorate a “boli gialli e fondo verde” Decorate con “rotellatura” o “solcate”
Le ceramiche alle quali si avvicinano di più i manufatti prodotti a Pisa a partire dai primi anni del XIII secolo sono quelle provenienti dall’al-Andalus e dalle isole Baleari, che condividono la particolarità di avere un doppio rivestimento sulle superfici del recipiente. Infatti, in entrambe le aree geografiche si registra l’uso di coperture diverse sulle superfici interne ed esterne. Da una parte abbiamo lo smalto stannifero bianco che ricopriva la parte principale, mentre la superficie secondaria veniva nella maggior parte dei casi rivestita da una vetrina piombifera incolore, gialla o verde.
I bacini ceramici provenienti invece dalle aree bizantine, come le coste medio-orientali del Mediterraneo, l’area egeo-anatolica e dell’Attica, e quelli che provenivano dalle zone liguri, hanno la caratteristica di essere rivestiti di ingobbio sotto la vetrina piombifera. Possono essere monocromi, policromi o bicromi, arricchiti o meno da decorazioni graffite e rivestiti da vetrine piombifere incolori o colorate..
Le aree di provenienza dei bacini ceramici di Pisa Prodotti della Sicilia islamica
Questo gruppo comprende ceramiche databili tra l’ultimo quarto del X - primo quarto del XII secolo, che presentano coperture in vetrina piombifera (Pb) stesa su entrambe le superfici, incolore o colorata. Quasi tutti i reperti sono decorati pure sulla superficie esterna con barrette e segni arcuati disegnati con i soliti colori oppure, raramente, in solo bruno.
Tecnica di produzione Decorazione Invetriate policrome Decorate in verde e bruno. Decorate in verde e bruno con arricchimenti in giallo - bruno. Invetriate bicrome. Decorate in bruno e invetriate con vetrina piombifera verde. Invetriate monocrome “solcate” Decorate con “solchi” e coperte da vetrina piombifera verde sia all’interno che all’esterno.
Prodotti della Tunisia - Ifriqiya
I prodotti della Tunisia risalgono all’ultimo quarto/fine X-metà XIII secolo. La categoria vede manufatti coperti con vetrina piombifera o con smalto stannifero, incolori o colorati. La copertura risulta la stessa su entrambe le superfici; ; .. Tecnica di produzione Decorazione Invetriate Invetriate policrome (due o tre colori sono stesi sotto la vetrina piombifera incolore). Decorate in verde e bruno. Decorate in verde, bruno e giallo; .. Invetriate bicrome decorate in bruno e vetrina colorata verde o gialla. Decorate con vetrina piombifera gialla o verde.. Decorate in verde sotto vetrina incolore. Invetriate in verde con decorazioni “solcate”. Decorate monocrome con solcature. Invetriate e smaltate monocrome. Decorate monocrome e invetriate o smaltate. Policrome e bicrome con copertura a basso contenuto di stagno. Decorate con vetrina piombifera contenente piccole quantità di stagno.. Smaltate Smaltate policrome. In bruno, verde e giallo su smalto bianco. In bruno e verde su smalto bianco. A cobalto e manganese su smalto bianco; .. Smaltate bicrome. In blu cobalto su smalto bianco. In bruno su smalto verde. In verde su smalto bianco.. Invetriate e smaltate A boli gialli e fondo chiaro. I disegni sono eseguiti in verde, bruno e giallo ma la decorazioni in giallo è data a gocce entro contorni bruni. Tecniche particolari A boli gialli e fondo verde. La decorazione ricorda quella della "cuerda seca" spagnola..
Prodotti della Penisola Iberica - Al-Andalus e Baleari