Gli edifici delle piantagioni degli Stati Uniti sono quel complesso o insieme di edifici tipici nelle piantagioni degli Stati Uniti tra il XVII e il XX secolo, in particolare in quelle degli Stati Uniti del Sud. Una piantagione includeva ogni genere di edificio o spazio funzionale alla piantagione stessa, dal recinto per il bestiame sino alle case di residenza degli schiavi e quella padronale. Col termine di piantagione, almeno originariamente, si denotava un insediamento dove un gruppo di coloni "piantava" delle piante e stabiliva una propria base coloniale. A differenza del Nord America, dove le piantagioni erano sensibilmente meno diffuse, gli Stati del Sud furono particolarmente prolifici in questo senso e qui le piantagioni erano generalmente insediamenti autosufficienti che sfruttavano il lavoro forzoso degli schiavi, un sistema simile al sistema delle corti rurali medievali che sfruttavano la servitù della gleba.
Ancora oggi gli storici del settore sono dibattuti su quali siano le differenze che contraddistinguono una piantagione da una fattoria, ma in generale si tende a definire una fattoria un centro agricolo che produce agricoltura di sussistenza. Per contrasto, invece, l'obbiettivo primario di una piantagione è quello di produrre colture da reddito, che comprenda anche gli alimenti base per sostenere chi vi lavora all'interno e il bestiame in essa allevato. Secondo una definizione comune, una piantagione deve superare i 2 km² di terreno per poter essere definita tale e produrre almeno il doppio di quanto consumato dalla piantagione stessa per la sua sussistenza. Altri studiosi hanno tentato di definirla in base al numero di schiavi impiegati in essa.
Il complesso della piantagione
La maggior parte delle piantagioni non aveva grandi estensioni territoriali, per quanto (soprattutto negli Stati Uniti meridionali) esistessero occasionalmente dei grandi proprietari terrieri con vasti appezzamenti di terreno da coltivare per la medesima piantagione. Non tutti i proprietari di piantagioni erano esclusivamente proprietari: molti di questi erano contadini che lavoravano la terra al fianco dei loro stessi schiavi, col vantaggio però di avere una notevole forza lavoro gratuita ad aiutarli. Delle 46 200 piantagioni che si stima esistessero nel 1860, 20 700 avevano dai 20 ai 30 schiavi impiegati e solo 2 300 avevano una forza lavoro di più di 100 schiavi; le altre piantagioni avevano forze sotto i 20 schiavi.
Molte piantagioni funzionavano indipendentemente dalla presenza del proprietario terriero in loco e quindi molte non avevano nemmeno una casa padronale inclusa nel proprio complesso. L'elemento invece che non poteva mai mancare nei complessi delle piantagioni erano gli edifici necessari per la raccolta e lo stoccaggio del raccolto, per la preparazione e la lavorazione dei prodotti e del cibo, per la conservazione dell'equipaggiamento necessario e per gli animali, oltre che a varie strutture utili per propositi domestici e agricoli. Il valore di una piantagione si basava essenzialmente sulla quantità della terra da essa dipendente e dal numero di schiavi impiegati per trarne profitto, dal momento che per accogliere questa popolazione di lavoratori era comunque necessario avere delle capanne o dei caseggiati appositi.
I materiali per la costruzione delle strutture all'interno di una piantagione, in gran parte, provenivano dalle terre della magione stessa. Il legno, utilizzato nella maggior parte delle strutture, proveniva dalle aree boschive della proprietà. A seconda dell'uso, le tavole di legno venivano lavorate e trattate di conseguenza per poter essere resistenti anche agli agenti atmosferici. I mattoni utilizzati venivano prodotti in loco e ricavati da una mistura di sabbia e argilla e poi modellati, seccati e cotti in una fornace. Se era disponibile della pietra, questa poteva essere utilizzata. Il cemento TabbyIl calcestruzzo tabby è un tipo di cemento ottenuto bruciando gusci di ostriche per creare calce, e mescolandolo poi con acqua, sabbia, cenere e gusci di ostriche rotti. veniva utilizzato in particolare nell'area delle Sea Islands a sud.
Alcune strutture di alcune piantagioni sono giunte fino a noi, ma la maggior parte di esse venne distrutta a causa di disastri naturali, per l'abbandono (in particolare dopo la guerra civile americana) o a causa di incendi (essendo come si è detto perlopiù le strutture realizzate in legno). Col crollo dell'economia di piantagione e la successiva transizione delle piantagioni a sud da una società agraria a una industriale, le piantagioni e i loro complessi di edifici divennero obsolete. Anche se molte sono andate distrutte, le principali strutture giunte sino a noi sono le residenze padronali. Solitamente esse erano realizzate coi materiali migliori ed erano più resistenti rispetto alle altre strutture, oltre a presentare tratti architettonici di pregio in molti casi. Molte piantagioni importanti come Mount Vernon, Monticello e The Hermitage si sono conservate perfettamente anche perché appartennero a personaggi di rilievo. Meno comuni da trovare sono invece esempi di strutture per schiavi intatte. I rari esempi giunti fino ai nostri giorni risalgono all'epoca precedente la guerra civile americana.
La residenza padronale
Le ricerche storiche sulle strutture che componevano le piantagioni si sono concentrate prevalentemente sulle residenze padronali, innanzitutto perché esse sono spesso le uniche strutture (o perlomeno le migliori) conservatesi e in secondo luogo perché tramite esse è stato possibile comprendere anche come si vivesse in una piantagione, come fosse organizzata in essa la vita dei proprietari e quella dei loro schiavi, quali erano le coltivazioni principali. Di là da quanto la si potesse ravvicinare al concetto di villa europea, in realtà la casa padronale di una piantagione era innanzitutto l'ala padronale di una fattoria. Anche se alcune residenze padronali nelle piantagioni vennero concepite come grandi magioni, alcune vennero implementate nei secoli, spesso con l'aumentare della fortuna dei proprietari. Soprattutto nell'area a sud degli Stati Uniti, le abitazioni padronali venivano costruite con materiali adatti al clima, non tanto per poterci vivere in maniera permanente né per dimostrare il potere o la ricchezza della famiglia che la possedeva.
Nel periodo coloniale il Delaware, la Georgia, il Maryland, la Carolina del Nord, la Carolina del Sud e la Virginia furono le colonie a ospitare per prime delle piantagioni sul modello delle hall and parlor house o delle central-passage house.
Le strutture più grandi del periodo coloniale tardo, spesso si presentavano in stile neoclassico, influenzato da contaminazioni di stile georgiano e palladiano, oltre a rari esempi di architettura giacobiana in Virginia. Dopo la rivoluzione americana, si diffusero lo stile federale e lo stile Jeffersoniano nell'architettura delle case padronali delle piantagioni.
Gran parte degli Stati Uniti meridionali che non erano originariamente parte delle colonie inglesi, come il Kentucky e il Tennessee, conobbero i primi insediamenti di piantagioni solo all'inizio dell'Ottocento. Anche vaste porzioni dell'Alabama e del Mississippi a ogni modo vennero popolate nel medesimo periodo come pure parti della Georgia e del Tennessee. In queste aree a ogni modo non si sono conservate delle architetture formali particolari, in quanto molte di esse seguivano lo schema della dogtrot house in legno.
Architetture nelle piantagioni si sono trovate anche in Arkansas e nel Missouri e nella parte meridionale di quella che divenne lo Stato della Louisiana, aree che però riflettevano lo stile architettonico tipico delle colonie francesi, spesso anche con influenze spagnole, anche dopo l'acquisto della Louisiana da parte degli Stati Uniti nel 1803. Le strutture rilevate in Florida e nel Texas avevano invece generalmente dei forti caratteri tipici dell'architettura coloniale spagnola.
Spesso molti ricchi proprietari terrieri non costruivano grandi residenze per loro o per la loro famiglia. Un esempio è stato indicato da Albert J. Pickett, uno dei primi e principali storici dell'Alabama. Nel 1850 questi fece visita a Nicholas Davis, proprietario della ricca Walnut Grove Plantation. Pur possedendo 100 schiavi, egli continuava a vivere in una grande casa di legno che aveva costruito dopo la sua migrazione dalla Virginia nel 1817 e disse a Pickett che mai e poi mai l'avrebbe scambiata per un palazzo. Persino Gaineswood, oggi parte del National Historic Landmark in quanto considerata un esempio iconico dell'architettura di piantagione, era una dogtrot house con due soli locali che successivamente si sviluppò in una casa di mattoni vera e propria.
Dopo un primo periodo di insediamento, i proprietari delle piantagioni iniziarono a costruire case più elaborate, in particolare sul modello dello schema a "I". Le central-passage houses continuarono a essere popolari nel contempo. If it had a porch, it was under a separate roof attached to the main house.
Le case a "I" erano meno dispendiose, spesso con tetto in legno e camini in mattoni posti lateralmente. Organizzate su due piani, disponevano di poche stanze ma funzionali, spesso con un salone centrale che divideva le varie stanze. A sud degli Stati Uniti, in particolare, si diffuse l'uso di un portico sul fronte e sul retro della casa, anch'esso in legno, aree che poi potevano essere convertite in verande molto luminose. Lo schema della struttura a "I" impiegato nelle piantagioni è definito sovente "Plantation Plain".
Jenrette, Richard Hampton (2005). Adventures with Old Houses, p. 179. Wyrick & Company. Un altro tipo di casa era il cottage creolo, diffusosi nelle aree della Costa del Golfo e nell'area della Nuova Francia. Solitamente queste abitazioni presentavano stanze ampie al piano inferiore, circondate esternamente da un portico in legno, mentre il secondo piano era completamente sottotetto, con finestre ad abbaino che si aprivano sopra i portici. Tale stile si diffuse in particolare in Alabama, Louisiana e nell'area del Mississippi.
Con il boom della coltivazione del cotone dagli anni trenta dell'Ottocento, gli Stati Uniti entrarono nella seconda fase neoclassica, con lo stile neogreco come stile dominante. Lo stile federale e jeffersoniano si appesantì notevolmente, con minor rifiniture e maggiore solidità delle strutture.
In realtà anche il primo neoclassicismo aveva utilizzato elementi dell'architettura greca, romana e tuscanica insieme, mescolando gli ordini dorico, ionico e corinzio in particolare nelle colonne. Per la sua popolarità durante questo periodo, lo stile neogreco venne indissolubilmente associato all'architettura delle piantagioni americane. Anche se molte case vennero disegnate da architetti appositi, molte, ma non tutte, vennero disegnate dagli stessi proprietari o dai loro carpentieri servendosi di alcuni modelli pubblicati nelle opere di Asher Benjamin, Minard Lafever, John Haviland e altri. Lo stile neogreco diede prova di essere particolarmente utile nei climi caldi come in quelli umidi.
Lo stile neogreco rimase lo stile preferito a metà Ottocento per le residenze padronali delle piantagioni e continuò a essere ampiamente utilizzato anche dopo la guerra civile, anche se si fecero strada altri stili, primo tra tutti lo stile italianeggiante e il neogotico. Pur presentandosi nelle abitazioni con minore diffusione e con maggiore lentezza rispetto al neogreco, alcuni dei nuovi caratteri stilistici presero piede con forza come ad esempio torrette, gronde arcuate o caratteristiche asimmetriche.