La Giostra dell'orso è una riedizione moderna dell'antico palio dei berberi che si tiene nella città di Pistoia fin dal XIII secolo ogni 25 luglio, giorno dedicato al patrono della città san Jacopo.

Storia della giostra La venerazione dei pistoiesi per san Jacopo vien fatta risalire ai tempi delle scorrerie saracene e sembra che proprio per essere stata salvata da una scorreria per sua intercessione, Pistoia lo eleggesse a protettore nell'866. Nel 1174 fu fondata l'opera di san Jacopo, incaricata della conservazione della cappella di San Jacopo e di organizzare le manifestazioni civili e religiose in onore del santo. L'antico palio era così importante e sentito nella città che solo per gravi motivi (guerre, epidemie, ecc.) veniva talvolta soppresso. Generalmente le violenze venivano sospese e Boccaccio descrive la festa del 1348, l'anno della peste. Addirittura nel 1464 l'opera di San Jacopo stabilì che per nessuna ragione, anche in tempo di peste, si dovesse omettere di far correre il palio. La popolazione partecipava anche in maniera massiccia ma era esclusa dalla organizzazione e gestione dei festeggiamenti, riservate alle famiglie nobili e patrizie.

Una deliberazione comunale del 1514, presa per contestazioni sulle "mosse e le riprese dei barberi", ci attesta che la corsa si correva da una pietra miliare sulla via Lucchese alla chiesa di Santa Maria Cavaliera, situata a fianco del palazzo comunale. Si trattava dunque di un percorso rettilineo e misurava probabilmente circa tre chilometri. Dopo la costruzione del bastione mediceo di porta Lucchese il palio fu disputato lungo la via dello Spianato, l'attuale Corso. Nel 1788 un palio fu corso, in tondo, sul prato di san Francesco. Durante gli anni le regole e il percorso nel quale veniva fatto hanno subito molti cambiamenti ma la formula della corsa rimase fino allo scoppio della prima guerra mondiale.

Nel 1947 la tradizione del palio fu ripresa e cambiò denominazione nell'attuale giostra dell'orso, in onore all'animale araldico rappresentato nello stemma cittadino (a Pistoia chiamato "il micco"), e si ripeté ogni anno nella suggestiva cornice di piazza del Duomo fino al 1957, anno in cui venne nuovamente interrotta. La tradizione della giostra ritorni ad affacciarsi a Pistoia nel 1975 quando il comitato cittadino e i 4 rioni della città decidono di far ricominciare a correre i cavalli in piazza del Duomo. La giostra dell'orso, da quella data, è sempre stata disputata (tranne in due occasioni) e non ha subito grandi cambiamenti salvo spostare la gara dal pomeriggio alla sera per rendere più suggestiva la competizione cavalleresca. Nel 2014 per ordine del sindaco Samuele Bertinelli a seguito della morte di due cavalli è stato deciso di sospendere per almeno un anno la manifestazione che è stata ripresa, dopo un referendum cittadino sul suo mantenimento, nell'anno 2016. Il regolamento ha subito pesanti modifiche consistenti, perlopiù, nell'inserimento di stringenti limitazioni della velocità e nell'introduzione di un tempo minimo per tornata.

Festeggiamenti in onore di San Jacopo La gara equestre vera e propria viene preceduta da alcune manifestazioni che nei giorni immediatamente precedenti e nella giornata medesima animano la città e danno il via ai festeggiamenti per il santo patrono.

Vestizione della statua di San Jacopo I festeggiamenti in onore del santo abbracciano aspetti della tradizione civica e culturale della città stessa, oltre che la dimensione più prettamente religiosa di cui la Vestizione rimane, dagli inizi del 1900, una delle cerimonie di maggior rilievo.

Il 16 luglio, nella piazza di fronte alla cattedrale di Pistoia, si compie la cerimonia della vestizione della statua di San Jacopo; tale evento consiste nel mettere un grosso mantello di lana rossa sulla statua che troneggia sulla cattedrale del duomo. Il "mantellino" rosso assume un'accezione tutta simbolica ed è legato ad una vicenda che la tradizione orale non ha smesso di tramandare nel corso dei secoli di cui è protagonista il santo.

Secondo tale versione, che ha il sapore più di leggenda che non di fatto realmente esistito, San Jacopo prima di darsi alla vita spirituale faceva il sensale di cavalli ed acquistava i cavalli al mercato rimandando il pagamento al sopraggiungere della stagione calda. In occasione della festa del luglio, momento di incontro tra gli abitanti della città e quelli della campagna, un creditore gli si avvicinò sicuro di poter riscuotere ma il santo si fece trovare tutto imbacuccato di un pastrano rosso fingendosi intirizzito dal freddo, rimandando in questo modo nuovamente il pagamento "a tanta calura".

Di questa storia si è perso il contesto di riferimento ma il mantello rosso è diventato un emblema di riconciliazione tra la campagna e la città, il legame tra due mondi diversi ed in passato in conflitto tra loro, ma soprattutto, attraverso il colore rosso, il simbolo del martirio e della festa insieme, la fusione tra il mondo laico ed il mondo ecclesiastico.

La mantellina rossa posta sulle spalle del Santo indicavano il periodo di franchigia per ladri e lestofanti che potevano liberamente partecipare alla festa, come avviene a Caltagirone con l'esposizione della bandiera rossa della franchigia per i mafiosi.

La vestizione di San Jacopo, o semplicemente "la vestizione" come comunemente viene definita dai pistoiesi, è stata sempre curata dal comune di Pistoia in seguito al decreto di riforma della "Comunità Civica di Pistoia" emanato nel 1777 da Pietro Leopoldo, Granduca di Toscana, che sanciva la cooperazione diretta tra comune e ordine ecclesiastico riguardo al patrimonio dell'opera di San Jacopo di Pistoia. L'ultimo testimone della vestizione ad opera del comune è stato Rolando Margelli, oggi ottantenne ex dipendente del Cantiere Fabbricati, che per alcuni decenni, fino al 1978, ha vestito il santo salendo per la scala a chiocciola posta alla sinistra dell'altare che arriva direttamente alla statua.

Dal 1979 alla vestizione collabora il corpo dei vigili del fuoco. Due pompieri salgono sull'autoscala fino alla base della cuspide della facciata della cattedrale e posano il mantello sulla statua del santo. Tale cerimonia avviene in una cornice che si riallaccia a tradizioni passate come quella di decorare la facciata del duomo con fiori, frutta, verdura, tralci di vite, ramoscelli di melo, uva e mele. Tali decorazioni ricordano gli addobbi sacri usati dai Della Robbia durante il Rinascimento.

Corteggio storico-religioso in onore di San Jacopo Durante la mattina del 25 luglio, un corteo di tuma storico riproduce l'antica e solenne processione della vigilia di San Jacopo, alla quale partecipavano un tempo tutti i suoi cittadini validi di Pistoia, le associazioni delle arti e mestieri, le rappresentanze dei comuni del territorio, il clero regolare e secolare, il vescovo, le pubbliche magistrature cittadine e le autorità comunali pistoiesi. Essa è denominata Processione dei ceri.

L'attuale percorso del corteo storico si svolge lungo il perimetro della prima e più antica cerchia di mura urbane, delineando l'area tradizionale del centro amministrativo e religioso di Pistoia, rimasto tale dal Medioevo fino ad oggi, con tutti gli edifici pubblici più rappresentativi: la cattedrale e il suo campanile, che è anche torre civica di origine longobarda, l'antico Palazzo dei Vescovi, il battistero, il palazzo del tribunale ed il palazzo del comune.

La disposizione nel corteo storico dei personaggi in costume si ispira a quanto risulta da documenti coevi; alla sfilata attualmente non partecipano il clero ed il vescovo di Pistoia, che invece restano in cattedrale per la funzione religiosa successiva. Il corteo si forma in Castel Cellesi, l'attuale Piazzetta Romana, e si snoda attraverso Piazza della Sala, via di Stracceria, via Roma, via Cavour, via Buozzi, via Curtatone e Montanara, via Abbi Pazienza, via delle Pappe, via Filippo Pacini, via Palestro, via Cavour, via Roma, fino a giungere in Pazza Duomo, dinanzi alla cattedrale, in questo ordine:

Corteo Storico-Religioso della Processione dei ceriGonfalone del Comune di Pistoia (Tre Valletti del Comune in Abiti Civili) Gonfalone della Provincia di PistoiaGonfaloni delle Città Gemellate con la Città di Pistoia Alfiere con Gonfalone Comitato Cittadino Giostra dell'Orso (In Abito Storico) Tamburi e Chiarine Sbandieratori AlfiereAlfiere con Gonfalone Città di PistoiaAlfiere Gonfaloniere della Città di Pistoia e Dama Paggio con Chiavi della Città di Pistoia Podestà della Città di Pistoia e Dama Capitano del Popolo Due Notabili del Comune di Pistoia Quattro Priori delle Arti e Mestieri Paggio Porta Insegna Familiare Paggio Porta Insegna FamiliareFamiglia CANCELLIERI Famiglia PANCIATICHIPaggio Porta Insegna Familiare Paggio Porta Insegna FamiliareFamiglia CELLESI Famiglia TEBERTELLIPaggio Porta Insegna Familiare Paggio Porta Insegna FamiliareFamiglia FABRONI Famiglia FORTEGUERRI Paggio Porta Insegna Familiare Famiglia VERGIOLESI Personaggi Illustri Pistoiesi Messer Cino Da Pistoia Madonna Selvaggia de'Vergiolesi Madonna Dialta de'Tedici

Seguono poi il corteo i quattro corteggi storici Rionali, in ordine di classifica della Giostra dell'Orso dell'anno precedente. Ogni corteggio storico rionale è così composto:

Chiarina Chiarina Chiarina Rullante Rullante Due Tamburi Imperiali Due Tamburi Imperiali Alfiere con Insegna Compagnia Principale Rionale Capitano degli Alabardieri Rionale recante un Cero Due Paggi Magistrato Rionale e dama Due Ancelle al seguito

Seguono il corteo:

Alfiere con Madonna dell'Umiltà Alfiere con Madonna della SapienzaAlfiere con Opa di San Jacopo Quattro Operai di San Jacopo Alfiere del Palio (Senza Palio) Quattro Valletti con Ceri Votivi in Onore di San Jacopo

Cerimonia di ingresso in cattedrale Una volta arrivato davanti alla cattedrale, il corteo in formazione sosta dinanzi alle porte di accesso, che sono chiuse. Il corteo annuncia il suo arrivo con rulli di tamburo e chiede di entrare con tre squilli di tromba. Al segnale si aprono le porte della chiesa, il vescovo con in dosso paramenti solenni compare sul portone centrale ed esce sul sagrato per ricevere il corteo.

Questo si apre per lasciare passare il Gonfaloniere di Pistoia, preceduto dall'alfiere con il gonfalone del comune, il Podestà, i Priori delle Arti e Mestieri, i quattro Operai di San Jacopo preceduti dalle Insegne dell'OPA di San Jacopo ed accompagnati dai paggi con lo Speron d'Oro, dall'alfiere con il Palio di San Jacopo e dai valletti con i ceri. Essi avanzano e rendono omaggio al vescovo inginocchiandosi. Entrano poi all'interno, seguendo il vescovo per la navata centrale. Viene loro dietro il resto del corteo, ad eccezione dei soldati, che vengono congedati; per ultimi, da soli, entrano i quattro prigionieri liberati.

Mentre le attuali autorità prendono posto nel presbiterio sempre a destra, coloro che impersonano le antiche autorità comunali si siedono sotto il presbiterio, a destra; a sinistra, in posizione simmetrica, prendono posto in seconda fila, in piedi, i quattro prigionieri liberati, e in prima fila seduti, i quattro Operai di San Jacopo. L'araldo con il gonfalone del comune di Pistoia si va a porre a metà della scala di accesso al presbiterio, sulla destra, e simmetricamente sulla stessa scala, a sinistra, si colloca l'alfiere con il Palio di San Jacopo.

Solenne funzione liturgica in onore di San Jacopo Dinanzi all'altare maggiore, spostato sulla destra, è esposto su di una base il reliquiario di San Jacopo, in argento dorato (opera di oreficeria fiorentina della bottega di Lorenzo Ghiberti, inizi del XV secolo).

All'offertorio l'alfiere con il palio di San Jacopo si porta al centro della scalinata, di fronte all'altare maggiore; mentre l'alfiere inclina il gonfalone del comune di Pistoia verso il palio, in segno di onore. Si pongono dietro l'alfiere col palio i quattro operai di San Jacopo con l'offerta dei ceri.