Il parlamento (chiamato anche dieta, congresso, assemblea nazionale, assemblea federale) è l'organo deputato alla rappresentanza politica di uno Stato. La sua funzione principale, sebbene non l'unica, è l'esercizio del potere legislativo, ovvero l'emanazione delle leggi secondo i dettami fissati dalla relativa Costituzione. Il parlamento è quindi un'assemblea legislativa statale, solitamente costituito da uno o più organi collegiali detti camere, che riveste un ruolo fondamentale nelle democrazie rappresentative.
Origine del termine Parlamento deriva dal sostantivo francese parlement, che indica l'azione di parlare: un parlamento è quindi un luogo dove si promuove, si discute e si dibatte per giungere a decisioni politiche. Il concetto espresso è quello di un'istituzione collegiale intermedia tra il popolo costitutivo di una comunità e coloro che governano la comunità: si tratta, in via generale, di un dato di antropologia culturale che attraversa i secoli, come testimoniano le assemblee, variamente denominate, delle poleis greche e il Senato Romano.
La parola parlamento venne impiegata, per la prima volta, nella Chanson de Roland, ma nel senso, comune tra i monarchi dell'epoca, di luogo e occasione di negoziato tra delegazioni straniereH. G. Richardson, The Origins of Parliament, Transactions of the Royal Historical Society, Vol. 11 (1928), pp. 137-139.. Nel senso moderno, invece, era usato nel 1115, un secolo esatto prima della Magna Carta, da parte dei Cistercensi: essi si erano dotati di una Charta caritatis con la quale conferivano al Parliamentum degli abati la summa potestas del loro ordine.
Nel corso del medioevo e dell'età moderna il termine parlamento ha assunto anche altri significati. Così in epoca comunale il parlamento o arengo era l'assemblea che riuniva tutti i cittadini del comune che godevano dei diritti politiciPertile, Storia del Diritto Italiano, II, i, 50 f. 2, 168 ff. e VI, 53., ovvero un organo giudicante a composizione assembleareSul caso della Repubblica di Ragusa nel 1272, v. R. Dareste, DU DROIT DE REPRÉSAILLES, PRINCIPALEMENT CHEZ LES ANCIENS GRECS, Revue des Études Grecques, Vol. 2, No. 8 (1889), p. 315.. Secondo Niccolò Machiavelli, far parlamento si diceva a Firenze "ogni volta che la Signoria, o forzata o di sua volontà, con animo che si dovesse mutare lo Stato, chiamava al suono della campana grossa il popolo armato in piazza, e lo faceva d'in su la ringhiera dimandare".
Storia
Nonostante assemblee di varie tipologie e forme siano esistite in epoche diverse, i parlamenti nacquero nell'Europa medievale. Tuttavia, anche queste istituzioni differivano notevolmente dai loro omologhi contemporanei; solo dal XVIII secolo i parlamenti hanno assunto il ruolo di assemblea principale degli Stati moderni in quanto organi di rappresentanza politica del popolo, a partire dalla Rivoluzione inglese e poi dalla Rivoluzione francese.
Antichità Nonostante non si possa tracciare una qualche continuità con le assemblee dell'antichità classica con quelle medievali e moderne, va ricordato che già nelle polis dell'antica Grecia si svilupparono organi assembleari con varia denominazione – Ecclesia, Bulè, Areopago – che svolsero un ruolo importante nelle prime esperienze politiche democratiche, tra tutte la democrazia ateniese. Altre istituzioni simili invece si possono rintracciare nel mondo romano, come i comitia popolari o il Senato.
Anche nelle culture germaniche erano presenti delle assemblee generali, come il Witenagemot di tradizione anglosassone dal quale spesso si fa ricondurre l'origine del parlamento inglese, senza però un reale fondamento storico.
Medioevo Tra il X e l'XI secolo si trovano resoconti di assemblee popolari simili agli attuali parlamenti in alcuni paesi dell'Europa settentrionale, come in Islanda, il cui Althing, menzionato sin dal 930, è considerato il più antico parlamento al mondo; ma anche nelle isole Fær Øer (Løgting) e nell'isola di Man (il Tynwald).
Sempre negli ultimi secoli dell'Alto Medioevo si rintracciano le prime menzioni a dei parlamenta nelle città pre-comunali. Queste assemblee cittadine in origine erano semplicemente riunioni di persone che trattavano di affari pubblici e potevano avere diversi nomi come concio, arengo o commune; proprio quest'ultimo termine passerà successivamente ad indicare la nuova forma politica istituzionale che assunsero le città dal XII secolo in poi. In età comunale i parlamenti (o arenghi), assemblee popolari aperte a tutti i cittadini, mantennero una notevole importanza politica almeno fino a quando nel XIII secolo smisero di essere convocati in favore di organi più stabili come i consigli maggiori.
Nello stesso periodo, nelle monarchie feudali iniziarono a comparire dei parlamentum, ovvero assemblee in cui presenziavano grandi dignitari del regno o feudatari del sovrano. Nei primi tempi dunque era sinonimo di curia regis, ovvero assisi di nobili ed ecclesiastici che assistevano il monarca nell'amministrazione e nell'esercizio delle funzioni giudiziarie. Solo successivamente i parlamenti assunsero una funzione rappresentativa: al loro interno iniziarono infatti ad essere convocati membri del clero e della nobiltà del regno, ma lungi ancora dal diventare istituzioni stabili, non erano altro che occasioni di incontro dei rappresentanti di questi ceti e ordini; ad essi poi si aggiunsero rappresentanti delle città e della borghesia. Da questa composizione ne derivò la suddivisione in "bracci", "stamenti" o "stati" che pure con variazioni da paese a paese contraddistinse queste assemblee per tutto il medioevo e l'età moderna.
Anche le competenze dei parlamenti variarono a seconda dei tempi e dei luoghi: solo raramente queste assemblee detenevano il potere di deliberare le leggi, come invece accade in età contemporanea. Spesso invece si ritrova la capacità di approvare le decisioni del monarca, specie se riguardante l'imposizione di nuovi tributi, ma a volte la capacità dei parlamenti (è il caso di quelli dello Stato della Chiesa ad esempio) si limitava soltanto a prendere atto delle norme, rese pubbliche proprio in occasione di queste assemblee.
Italia Generalmente viene attribuito alle assisi del Regno di Sicilia il primato di "primo parlamento d'Europa", testimoniate già in epoca normanna; tuttavia queste Curiae generales non sono assimilabili ai parlamenti moderni, e anzi si trattava di assemblee convocate solo occasionalmente dai sovrani. Questa tradizione continuò sotto gli Svevi, e con Federico II – il quale convocò per la prima volta anche le città oltre al clero e ai nobili – assunsero una propria forma istituzionale. Nel Duecento il Parlamento del Regno di Sicilia fu uno dei primi a ricevere un ordinamento stabile, come emerge ad esempio dalla costituzione De curia semel in anno facienda, emanata nel 1296. Solo dalla fine del XIV secolo si configurò la suddivisione in tre "bracci": militare (che raccoglieva i feudatari), ecclesiastico e demaniale (ovvero delle città libere).
Tra i secoli XIII e XIV presero forma assemblee parlamentari anche in altri territori italiani: è il caso del Principato patriarcale di Aquileia, con il Parlamento del Friuli attivo dal 1231; i Parlamenti generali dello Stato sabaudo, istituiti nel XIV secolo; oppure ancora, il Parlamento del Regno di Sardegna (Stamento), convocato nel 1355 in sostituzione delle più antiche assemblee giudicali.
Francia Nella monarchia francese la prima attestazione di un parlamentum è del 1146, indicante una riunione di nobili e prelati preliminare ad una Crociata.Peter N. Miller, Peiresc's "History of Provence": Antiquarianism and the Discovery of a Medievel Mediterranean, Transactions of the American Philosophical Society, New Series, Vol. 101, No. 3 (2011), pp. 80-81. Tuttavia, in Francia i parlamenti divennero delle corti giudiziarie, dotate di speciali prerogative nei confronti del potere regio; la più importante a livello nazionale fu il Parlamento di Parigi. Le assemblee generali del regno presero invece il nome di Stati generali, convocati per la prima volta da Filippo il Bello nel 1302. Gli Stati generali rappresentavano i tre ordini ("Stati", appunto) in cui era suddivisa la società di Ancien Régime: Clero (Primo Stato), Nobiltà (Secondo Stato) e Terzo Stato.
Resto d'Europa Nelle monarchie della Penisola iberica sin dall'Alto Medioevo i sovrani convocarono assemblee che riunivano rappresentanti della nobiltà, del clero e dal XIII secolo anche delle città. Queste prendevano il nome di Cortes ed erano presenti nella Corona d'Aragona, in Catalogna e nel Regno di Castiglia. I cosiddetti "decreti di León", risalenti al 1188, sono considerati dall'UNESCO la prima testimonianza storica di un'assemblea parlamentare europea, e dal 2013 hanno il riconoscimento di Memoria del mondo. Essi documentano la convocazione di una cortes da parte di Alfonso IX di León, composta da membri ecclesiastici, nobili e delegati delle città del regno.
Nel corso del Basso Medioevo sorsero istituzioni parlamentari in molti paesi europei, come le diete o Stände nei principati tedeschi, ma stati provinciali o generali erano presenti anche nei Paesi Bassi e in Svezia (Riksdag degli Stati). Tuttavia va ribadito che questi istituti avevano grosse differenze coi moderni parlamenti, a partire dal concetto stesso di rappresentanza politica. Infatti, le assemblee di "stati" erano in primo luogo assisi dove venivano espressi i privilegi e gli interessi particolari di ciascun ceto, mentre spesso era del tutto assente la funzione fondamentale delle assemblee parlamentari contemporanee, ovvero la capacità legislativa.
Inghilterra
Caso parzialmente diverso è quello del parlamento inglese. Al pari degli altri paesi, nel Regno d'Inghilterra è attorno alla metà del Duecento che compare il termine "parlamento" per indicare un'assemblea di baroni e prelati: già nel 1255 un magnum Parliamentum composto da abati, conti e baroni fu convocato a Westminster da Enrico III. Col cosiddetto Parlamento di De Montfort, indetto nel 1265 da Simone V di Montfort nel contesto della Seconda guerra dei baroni vennero per la prima volta invitati rappresentanti delle città e dei borghi, ma bisognerà attendere il Model Parliament del 1295 perché si giungesse ad una forma stabile dell'assemblea.
Rifacendosi ai principi esposti nella Magna Carta, concessa nel 1215 da Giovanni Senzaterra, il parlamento incominciò ad esercitare un certo controllo politico nei confronti del sovrano, in particolare riguardo all'imposizione di nuovi tributi. Inoltre, a differenza degli altri istituti parlamentari diffusi nel resto d'Europa, il parlamento inglese si suddivise in due camere (camera dei lord e camera dei comuni) che non riflettevano un ordinamento cetuale: prelati e baroni partecipavano infatti come vassalli regi, mentre la piccola nobiltà delle contee e il basso clero prendevano posto nei Comuni assieme ai rappresentanti di borghi e città. Ciò fu determinante perché in Inghilterra si affermasse, prima che negli altri paesi, il principio della rappresentanza sovrana, espressa tramite il Parlamento.
Età moderna Nel corso dell'Età moderna i parlamenti, ad eccezione di quello inglese, andarono incontro ad una grave decadenza. L'avvento delle monarchie assolute infatti ridusse lo spazio politico delle assemblee parlamentari, che con diversi tempi smisero di essere convocate dai sovrani europei. In Francia gli Stati generali vennero convocati per l'ultima volta, fino alla Rivoluzione francese, nel 1614; In Spagna l'azione politica delle Cortes fu esautorata da Carlo V d'Asburgo nel 1522; similmente accadde in Italia, quando tra il Cinquecento e il Seicento sia in Piemonte che nel Regno di Napoli i parlamenti non furono più convocati.
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