Le Mura leonine sono la cinta muraria di circa 5 km con 44 torri alte 14 m che venne eretta a Roma tra l'848 e l'852 da papa Leone IV a protezione del Colle Vaticano e della basilica di San Pietro.

Storia Il saccheggio di San Pietro e la costruzione Nell'agosto dell'846 i saraceni musulmani, fronteggiati dal popolo romano, riuscirono comunque a profanare e saccheggiare la Basilica Vaticana costantiniana che, come la Basilica di San Paolo fuori le mura, non era compresa nella cinta antica delle mura aureliane. Era la prima volta che un esercito non cristiano violava il tempio centro della cristianità: infatti né i visigoti di Alarico né i vandali di Genserico avevano profanato quel luogo sacro nei rispettivi sacchi del V secolo, pur avendo viceversa pesantemente infierito sul resto della città.

Papa Leone IV decise quindi che l'opera di difesa era indispensabile alla sopravvivenza della comunità pietrina, anche perché i musulmani, seppure cacciati dal caposaldo di Civitavecchia, continuavano a costituire un serio pericolo proveniente dalla Sicilia e dall'insediamento di Traetto sul Garigliano. Va ricordato che all'epoca la residenza papale era nel complesso del Laterano, e quindi l'esigenza di difendere l'area vaticana era dettata dalla sola necessità di proteggere il luogo di culto.

Già papa Leone III, all'inizio del secolo, aveva incominciato ad ammassare i materiali necessari per l'edificazione di una difesa di tutta l'area, ma la sua morte e i disordini cittadini avevano fatto tramontare il progetto e gli stessi materiali edilizi radunati vennero dispersi o rubati. Ora, scampato non senza danni il pericolo (a cui, nello stesso 846, seguì un terremoto con conseguente incendio di gran parte del quartiere), l'opera non era più procrastinabile. Si ripeteva quello che, 600 anni prima, era avvenuto con l'imperatore Aureliano quando, spronato dal pericolo di possibili invasioni e attacchi da parte di eserciti barbari, realizzò in breve tempo una cerchia muraria (le mura aureliane, appunto) che, in quel caso, racchiudesse l'intera città. Lo stesso imperatore Lotario I, nell'ottobre dell'846, decretò la costruzione delle mura e si impegnò nel suo finanziamento.Gianfranco Spagnesi, Roma: la Basilica di San Pietro, il borgo e la città, 2003, pag. 13.

Il progetto riprendeva quello originario di Leone III, sfruttando (anche in questo caso come per le mura aureliane) strutture murarie preesistenti, come un muro risalente all'epoca della guerra gotica contro Totila il quale, impossessatosi della città nel 546, costruì una difesa intorno all’ager Vaticanus.Resti di questo muro primitivo sono ancora esistenti, per un tratto di circa 150 metri, nel “Passetto di Borgo”, nei pressi dell'attuale Porta Castello. Poiché però il pericolo investiva l'intera città, si provvide a effettuare anche altri interventi dove fosse risultato maggiormente necessario: in tutta fretta vennero rialzate 15 torri e rinforzate quasi tutte le porte delle mura aureliane. Il Tevere fu sbarrato, all'altezza della Porta Portuensis, con una catena comandata da due torri ai lati del fiume.

Utilizzando come manodopera cittadini romani, contadini delle domuscultaeNell'Alto Medioevo, le domus cultae erano fattorie-fortezze tramite le quali si tentava di ripopolare le campagne e migliorare le condizioni dell'agricoltura. Due lapidi visibili su una delle aperture dell'odierno “Passetto di Borgo” riferiscono come le comunità di Capracorum (tra gli attuali comuni di Formello e Sacrofano) e Calisianum furono le maggiori fornitrici di manodopera contadina. e in seguito anche saraceni presi prigionieri nella battaglia di Ostia (849), e servendosi come materiali edili di spogli degli edifici romani della zona, nell'848 venne incominciata la costruzione dell'opera, che si concluse nell'852. A futura memoria il papa volle che l'intera area racchiusa nella nuova cerchia muraria portasse il suo nome, e la chiamò “Città leonina”, il cui ricordo è tuttora presente nell'odierna toponomastica.

Su tutte le porte il papa fece affiggere distici latini che esaltavano sé stesso e l'imperatore Lotario (che aveva sostanziosamente contribuito alle spese e a cui il progetto era stato sottoposto per l'approvazione); il territorio così protetto venne consacrato da festeggiamenti e processioni memorabili, prima fra tutte l'inaugurazione, avvenuta con fasto solenne il 27 giugno 852, quando il Papa, con le più alte gerarchie cittadine ed ecclesiastiche al seguito, percorse a piedi nudi l'intera cerchia muraria, fermandosi a benedire ogni porta e ad implorare la protezione divina, mentre sette vescovi aspergevano di acqua santa le mura.

Da questo momento, il quartiere non venne più considerato una parte dell'Urbe, ma una città separata, la Civitas Leonina, appunto (o “Leoniana”), con magistrati e governatore propri, e tale rimase fino al 1586 quando, con papa Sisto V, divenne nuovamente una parte di Roma, come XIV rione, Borgo. La stessa autorità episcopale sul territorio fu affidata al vescovo di Selva Candida (poi di Santa Rufina) giacché i limiti della sua diocesi, che si estendeva fino a Porta San Pancrazio, giungevano a comprendere anche il Borgo appena edificato.G. Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica da S. Pietro sino ai nostri..., vol. LIV, p. 224

Interventi successivi

Nel XIV secolo, di ritorno dalla cattività avignonese con un consistente seguito, i papi cominciarono a pensare che il Vaticano fosse meglio difeso e difendibile rispetto al Laterano, anche grazie all'eccezionale fortezza costituita da Castel Sant'Angelo, e quindi si dedicarono a nuovi interventi sulla cinta leonina.

Le mura vennero così restaurate, ampliate e rinforzate a varie riprese (praticamente fino al XIX secolo), e si procedette anche ad aprire e chiudere altre porte e posterule, per rispondere a nuove esigenze logistiche, militari, edilizie e residenziali.

Il primo intervento di una certa rilevanza sembra risalire all'antipapa Giovanni XXIII (1410-1415), che incominciò la ricostruzione, in funzione difensiva, del “Passetto di Borgo” (all'epoca era chiamato “Lo Andare”) e demolì alcune torri e tratti di muro nel lato settentrionale del percorso leonino. Sebbene le cronache non ne facciano menzione, avrà probabilmente sostituito il muro demolito con un altro tratto maggiormente fortificato e, forse, un po' più ampio.

È comunque piuttosto controversa la paternità del Passetto inteso come passaggio dal Vaticano verso Castel Sant'Angelo. Secondo alcune fonti potrebbe essere stato già papa Niccolò III, intorno al 1280, ad attrezzarlo come passaggio privato. Altre fonti attribuiscono la predisposizione del passaggio al papa Bonifacio IX, verso il 1400, o anche all'antipapa Alessandro V, una decina d'anni più tardi. Quest'ultimo o, più verosimilmente, Giovanni XXIII, provvide comunque a rialzare il muro chiudendo la galleria con arcate. Intorno al 1500 papa Alessandro VI (1492-1503) restaurò (e disseminò di stemmi della sua casata, i Borgia) quel tratto di mura da porta San Pellegrino a Castel Sant'Angelo e il passaggio, che da allora prese il nome con cui è tuttora conosciuto.

Verso la metà del XV secolo papa Niccolò V (1447-1455) incominciò l'opera di ampliamento delle strutture edilizie di competenza del Vaticano in direzione nord, nella zona esterna sulla sinistra di porta San Pellegrino. Dovette quindi provvedere anche alla riedificazione di un tratto di cinta muraria in sostituzione di quella preesistente che, partendo dall'odierno “Portone di Bronzo” (l'accesso ufficiale ai Palazzi Vaticani), si congiungeva col muro del “Passetto” in corrispondenza del “Torrione di Niccolò V”, oltre ad altri due (o forse tre) torrioni nel muro precedente e a un generale rinforzo. L'esigenza di racchiudere nuovamente il Vaticano entro solide mura sembra comunque fosse dovuta anche ai timori che il papa nutriva nei confronti di Federico III, l'ultimo imperatore del Sacro Romano Impero incoronato a Roma da un papa.

L'espansione e le edificazioni continuarono con papa Sisto IV (è del 1473 la Cappella Sistina), poi con Innocenzo VIII e con Alessandro VI. Quest'ultimo effettuò interventi di restauro anche sull'altro lato, come indicano altri due stemmi borgiani, entrambi sulla sommità dell'arco della porta Turrioni-Cavalleggeri, ristrutturò Castello e rifece quasi tutte le porte.

Con papa Giulio II (1503-1513) l'espansione edilizia vaticana raggiunse un tale sviluppo da rendere urgente un ulteriore intervento di contenimento murario dell'intero complesso. A lui si deve l'apertura della Porta Giulia, nel punto in cui il muro di Niccolò V, provenendo dall'omonimo torrione, incontra l'attuale via del Belvedere. Si trattava di un accesso al Vaticano che però fu spesso tenuto chiuso.

La rinnovata paura di incursioni da parte dei pirati barbareschi, nonché le nuove tecniche poliorcetiche che prevedevano ormai l'uso massiccio di artiglierie (come si era potuto constatare in occasione del Sacco di Roma del 6 maggio 1527, in cui solo la resistenza e il sacrificio della Guardia Svizzera avevano consentito a papa Clemente VII di riparare a Castel Sant'Angelo attraverso il “Passetto” e sfuggire ai Lanzichenecchi), indussero papa Paolo III (1534-1549) a interventi di ammodernamento delle mura che avessero anche nuove caratteristiche difensive: muri inclinati, più resistenti alle brecce, al posto di quelli verticali; impasti di laterizio e travertino al posto del tufo; bastioni con pezzi d'artiglieria fiancheggiati da torrioni triangolari, rettangolari e pentagonali; fossati, terrapieni, casematte. In quest'opera di fortificazione poté avvalersi della consulenza (peraltro in continuo disaccordo) di ingegneri come Michelangelo e Antonio da Sangallo il Giovane, il cui progetto prevedeva la fortificazione di tutta la città (e in parte fu realizzato, sull'Aventino e in corrispondenza della porta Ardeatina, prima che venisse definitivamente interrotto per gli eccessivi costi).

I lavori ebbero inizio il 18 aprile 1543 e si protrassero per sei anni, con il Sangallo occupato fino alla sua morte (29 settembre 1546) nella zona Santo Spirito-Castello-Porta San Pellegrino e Michelangelo inizialmente solo a nord della porta San Pellegrino e poi, dopo la scomparsa del collega e fino al 1548, anche sull'area di competenza del Sangallo. L'attuale confine della Città del Vaticano, dall'angolo con piazza Risorgimento verso ovest, è ancora quello limitato dalla muraglia michelangiolesca.

Sempre per motivi di sicurezza e a causa dell'ampliamento del nuovo quartiere di “Borgo”, che si andava estendendo tra Castel Sant'Angelo e le recenti mura, l'8 maggio 1561 papa Pio IV (1559-1565) diede inizio a nuovi lavori e all'erezione di un nuovo tratto di mura, all'incirca lungo la direttrice delle odierne piazza Risorgimento – via S. Porcari – via Alberico II fino a incontrare il bastione settentrionale del castello. Il “Passetto”, ormai non più muro di cinta ma inserito nell'agglomerato urbano, cambiò di nuovo nome e divenne il “Corridore di Borgo”, con l'apertura di ben nove fornici. Simile sorte toccò alla porta San Pellegrino e alla Giulia che, già fortemente limitate (se non di fatto private) del loro ruolo dai lavori michelangioleschi, venivano ora a trovarsi molto arretrate rispetto al nuovo limite; entrambe furono chiuse nel 1563 e rimpiazzate dalla nuova porta Angelica, alla fine dell'attuale omonima via, nei pressi di piazza Risorgimento. L'intervento di Pio IV realizzò anche il tratto di bastioni tuttora esistente sul lato occidentale e meridionale del Colle Vaticano e sistemò il tratto “gianicolense” tra le porte Cavalleggeri e Santo Spirito.

Pio IV non vide però il compimento della sua opera, che fu portata a termine dal successore Pio V (1566-1572), come è provato dai numerosi stemmi disseminati lungo tutta la cerchia muraria e alternati a quelli di Pio IV sugli stessi tratti di mura.