Ortigia è il toponimo dell'isola che costituisce la parte più antica della città di Siracusa.

La sua estensione è di circa e la sua popolazione ammonta a abitanti (2024). È affiancata a est da alcuni scogli, tra cui uno più largo ma quasi interamente sommerso storicamente conosciuto come l'isola dei cani.

Geografia fisica L'isola di Ortigia è geologicamente parte dei monti IbleiLuigi Mauceri, 1939, cap. 3, pp. 17-26, in . Sotto la sua roccia calcarea scorre l'acqua dolce, alimentata da una profonda falda freatica iblea. La costa ortigiana di ponente forma l'entrata naturale di un grande golfo o baia, che costituisce il porto Grande di Siracusa, la cui altra estremità è data dalla costa della penisola della Maddalena.

Ortigia, in tempi antichi, doveva avere una costa più prolungata, infatti dai vari studi archeologici effettuati presso il Lakkios (detto anche porto Piccolo di Siracusa), risulta visibile sott'acqua parte della banchina marmorea che contraddistingueva l'approdo siracusano.Sulla possibile estensione antica di Ortigia vd. anche Francesco Saverio Cavallari 1883, cap. 2

La tipologia di costa è rocciosa e frastagliata, nella sua maggior parte, eccetto qualche golfetto di sabbia.

La sua vegetazione non è estesa, poiché l'isola nel corso dei millenni è stata densamente popolata ed edificata. La flora ortigiana è composta dalle piante tipiche del clima mediterraneo, quindi soprattutto palme e ficus. Inoltre attira curiosità la presenza della pianta del Cyperus papyrus (la medesima pianta dalla quale è possibile ricavare i fogli di papiro), che cresce all'interno della fonte Aretusa.

La sua fauna, composta essenzialmente da numerose specie marine, annovera anche delle anatre e dei pesci d'acqua dolce, entrambi abitanti esclusivi della fonte Aretusa e per questo parte della cultura paesaggistica.

Etimologia

Il toponimo Ortigia trae origine dalla lingua greca antica, Ὀρτυγία, e significa quaglia (ὄρτυξ, ortyx). Nell'antichità vi erano diverse località del bacino del Mediterraneo che si chiamavano Ortigia.

Dato all'isola di Siracusa dai primi coloni greci, questo termine recava con sé un significato religioso: esso appare difatti legato alla divinità olimpica Artemide (corrispondente alla dea romana Diana), dea della Luna e gemella del dio del Sole Apollo, poiché, secondo lInno ad Apollo (14-16), in Ortigia la titanide Leto partorì la dea. Ortigia divenne allora il suo luogo sacro.

Omero, che rappresenta la più antica fonte che parla del legame tra Ortigia e Artemide, nel poema epico lOdissea, colloca in un'imprecisata Ortigia l'aureo trono della dea della Luna.Omero, Odissea, 5.116-124.

Alcuni autori classici specificano che l'isola siracusana fu così chiamata proprio in onore di Artemide: Diodoro Siculo afferma che furono gli uomini e gli oracoli a darle il nome di Ortigia dopo che seppero della sua consacrazione alla divinità lunare;Diodoro Siculo, Bib. Hist. V 3,3-4. Cfr. Anna Maria Corradini, Enna: storia e mitologia attraverso le fonti classiche, 1991, p. 20. Vd. anche Vito Teti, Storia dell'acqua, 2013, p. 48. mentre Ovidio, nel trattare il mito di Alfeo e Aretusa, fa dire alla ninfa nereide che l'isola di Siracusa si era chiamata Ortigia per via della sua dea, Artemide.Ovidio, Le metamorfosi, libro V, vv. 495-499. Cfr. Vittorio Sermonti, Le Metamorfosi di Ovidio, 2014; Letteratura, lingua e società in Sicilia: studi offerti a Carmelo Musumarra, 1989, pp. 16-19.

Pindaro definisce l'Ortigia siciliana «culla di Artemide» e sede dell'Alfeioa o Alpheiaia,Pindaro, Pitica, II, 7. Karl Otfried Müller, Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia., 1991, p. 97. ovvero l'Artemide Potamia, fluviale, connessa al fiume Alfeo: il poeta tebano si sofferma sulla relazione che correva tra l'Alfeo e l'Ortigia siciliana; egli nella Nemea I chiama l'isola «sacro respiro di Alfeo» (Ἄμπνευμα σεμνὸν Ἀλφεοῦ), che secondo l'antico mito giungeva in maniera carsica dal Peloponneso all'isola di Ortigia.

Per Pindaro, inoltre, Ortigia è sorella di Delo (Nemea I), l'isola sacra delle Cicladi, dove la tradizione greca finì per collocare sia la nascita di Apollo che quella di Artemide: in origine, narra il mito, anche Delo si chiamava Ortigia.

Storia Epoca antica L'epoca greca La colonizzazione greca di Siracusa, avvenuta nell'VIII secolo a.C., è partita da Ortigia: è Tucidide che informa come l'isola fosse a quel tempo già abitata dal popolo dei Siculi e che questi infine dovettero cederne il controllo alla spedizione corinzia comandata dall'eraclide e bacchiade Archia.Tucidide, Guerra del Peloponneso, VI 3, 2. Cfr. Francesca Mattaliano 2012 (pp. 119-134)

Il mito fondativo, reso noto da Pausania, parla di un responso di Apollo, il quale rivelò all'ecista Archia, recatosi presso l'oracolo di Delfi, l'esatto luogo dove doveva avvenire la sua ktisis, ovvero la fondazione di una polis:

Con l'arrivo dei Dori Ortigia viene unita tramite un terrapieno litico all'Acradina, sorta all'interno dell'antico insediamento siculo di Syraka (secondo lo scolio a Callimaco: Συρακώ e ΣυρακούςScholia in Callimaco, Scholia in Aitia (P. Berol. 11629 + P. Oxy. 18.2169; 19.2208, 2212; 20.2258 addenda, fragmenta inedita). Cfr. L'onomastica dell'Italia antica aspetti linguistici, storici, culturali, tipologici e classificatori, École française de Rome, 2009, p. 584.).

Del terrapieno litico, divenuto in seguito un vero e proprio ponte, ne danno notizia uno scoliasta di Pindaro sulla prima NemeaSch. Pi., N., 1, 1, 3, ll. 7-8 Drachmann. e un canto - del quale parla anche StraboneStr., 1, 3, 18 in Francesca Mattaliano 2012 (pp. 119-134) - del poeta lirico di VI secolo a.C. Ibico di Reggio.Fr. 321 Davies 1991.

L'isola diviene presto il centro religioso e politico dei nuovi coloni: nella sesta Olimpica Pindaro narra che alla fondazione della polis avevano partecipato anche dei sacerdoti giunti da Olimpia; stirpe di indovini che si diceva discendente di Iamo (il figlio di Apollo nato sulle sponde dell'Alfeo o sul monte Cillene, culla del dio Hermes); alcuni autori odierni sostengono che furono gli Iamidi di Olimpia, che presero dimora in Ortigia, a introdurvi il culto di Alfeo e Aretusa.Vd. anche Karl Otfried Müller, Prolegomeni allo studio scientifico della mitologia., 1991, p. 97. Secondo il filologo classico Luigi Lehnus, invece, Pindaro avrebbe potuto voler fare riferimento a una collaborazione tra gli Iamidi e Gelone, nel momento in cui la casata rodio-cretese dei Dinomenidi, giunta da Gela, instaura a Siracusa il suo duraturo governo.Cfr. Lehnus 2004, p. 84 in Francesca Mattaliano 2012, p. 125, n. 29.

I coloni greci edificano in Ortigia alcuni dei loro templi più importanti, ma l'identificazione della divinità alla quale essi scelgono di consacrarli è rimasta per gli studiosi per diverso tempo incerta. Il tempio greco più arcaico sorge sulla parte più alta dell'isola, nell'attuale piazza del Duomo, individuato all'inizio del XX secolo dall'archeologo Paolo Orsi; costui, sceso nelle fondamenta del palazzo del Vermexio, osservando i resti del tempio che vi trovò, lo definì come «decorato secondo il gusto ionico».Marcella Pisani, La terracotta di Dionisio: Breve storia delle ricerche nell'area del tempio ionico in Per Françoise Fouilland: scritti di archeologia (a cura di), 2021, pp. 84-101.

La presenza di un tempio ionico (uno dei rari esempi nell'Occidente greco) in una colonia di Dori ha destato curiosità, ponendo diversi interrogativi (si è supposto l'arrivo di maestranze dall'Asia Minore). Odiernamente lo si considera un Artemísion e lo si data al VI secolo a.C. In passato anche il tempio sorto nei pressi dell'entrata di terra dell'isola, stavolta eretto in stile dorico, è stato attribuito alla dea della Luna, ma il ritrovamento successivo di un'epigrafe arcaica, scolpita nei suoi gradini, ha fatto propendere per un'attribuzione al suo gemello, il dio Apollo (la parte leggibile della scritta parla di Kleomenes, che ha lavorato per Apollo).Biagio Pace, Arte e civiltà della Sicilia antica: arte ingegneria e artigianato, 1935, p. 206.</ref> LApollonion è datato anch'esso al VI secolo a.C. ed è il più antico tempio periptero innalzato dai Dori in Sicilia: una particolarità che ne denota l'arcaicità sono le sue colonne monolitiche.Alfonso Acocella, L'architettura di pietra: antichi e nuovi magisteri costruttivi, 2004, p. 202.

Infine si sa molto poco dell'altro tempio arcaico dorico, che sorgeva di fianco a quello ionico e che nel V secolo a.C. è stato sostituito dal tempio di Atena: Gelone avrebbe fatto erigere quest'ultimo tempio nel 480 a.C. per celebrare la vittoria della battaglia di Himera: ciò segna anche il principio del plurisecolare conflitto - guerre greco-puniche - tra Cartagine (capitale fenicia che da tempo controllava la parte occidentale della Sicilia) e Syrakousai (la cui egemonia cominciava a crescere nella parte orientale dell'isola).

I due approdi danno a Ortigia un ruolo molto importante nella difesa della polis, difatti è nei pressi del suo porto Grande che nel 413 a.C., durante la spedizione ateniese in Sicilia (nel contesto della guerra del Peloponneso), avviene la battaglia navale tra i soldati di Atene e quelli di Siracusa: una prima battaglia vinta dagli Ateniesi e una seconda battaglia, decisiva, vinta dai Siracusani.

Ed è sempre dal porto Grande di Ortigia che il 15 agosto del 310 a.C. (la data esatta la si apprende da un'eclissi solare descritta dalle cronache) Agatocle, futuro basileus di Sicilia, forza il blocco imposto dalle navi di Cartagine - la quale assedia Siracusa dal 311 a.C. al 309 a.C. - e come diversivo strategico conduce una spedizione siracusana in Africa, che diventa la prima ad aver attaccato sul suolo natio i domini cartaginesi, facendo vacillare la potenza imperiale della capitale fenicia.

Ortigia diventa la dimora dei tiranni di Siracusa, incominciando da Dionisio I, che ne fa evacuare la popolazione, permettendo di dimorarvi solo alla sua corte e alla sua guardia del corpo, composta da numerosi mercenari dell'esercito siracusano.Diodoro Siculo XIV 7, 5. Particolarmente imponente doveva essere la rocca dello stratēgos autokratōr che diede l'avvio all'età dionigiana. La costruzione (chiamata in diversi modi: Diodoro e Plutarco la definiscono tyranneia di OrtigiaCfr. Sergio Aiosa, Un palazzo dimenticato: I tyranneia di Dionisio I ad Ortigia (Quaderni di Archeologia dell’Università di Messina, 2), 2001, pp. 94-110.Dio. Sic. XVI 70, 4; Plutarco Dion. 13, 4; Tim. 13, 5., ma è nota anche come cittadella e acropoliMarta Sordi, Scritti di storia greca, 2002, p. 366; Athenaeum, vo. 55, 1977, p. 243.) sorgeva su di un luogo alto e ben protetto da mura e da torri, piena di giardini; in una di queste aree verdi, nel 361 a.C. vi era l'abitazione del filosofo ateniese Platone,Cfr. Enrico Berti, Sumphilosophein - La vita nell'Accademia di Platone, 2012. il quale, nei suoi viaggi in Sicilia, frequentava assiduamente la corte dionisiana, avendo per discepolo il regnante Dionisio II.

Nella rocca, al cui interno era stata trasferita anche la zecca di Siracusa, c'era un portico adorno di statue; tra queste - in tal caso a narrare è Diogene Laerzio, che riporta un frammento di Timeo di Tauromenio - si trovava quella di Hermes (Mercurio per i Romani): sul capo che rappresentava il dio del logos, il discepolo di Platone Senocrate (futuro scolarca dell'Accademia di Atene), pose una corona d'oro che gli era stata donata da Dionisio II, avendola vinta in un gioco di corte.Timae. FGrHist 566 F 158a = Athen. 10, 437b; F 158b = Philodem. Ind. Ac. Herc.

L'intera rocca, assaltata da Dione - zio di Dionisio II e anch'egli discepolo di Platone - nel corso della guerra civile di Siracusa del 357 a.C., viene infine rasa al suolo durante il governo del corinzio Timoleonte. Sulle ceneri della reggia dionisiana, il dinomenide Gerone II costruisce il suo palazzo.

L'epoca romana