Il Sei Nazioni femminile (; ; ) è un torneo internazionale di rugby a 15 femminile, omologo del più antico torneo maschile del Sei Nazioni.

Nato nel 1996 come Women’s Home Nations’ Championship (traducibile come campionato femminile delle Nazioni costitutive [del Regno Unito]) tra le quattro neonate federazioni rugbistiche delle isole britanniche, è passato attraverso varie configurazioni di numero e di partecipanti, pur mantenendo fissa la formula del girone unico all’italiana con gara di sola andata: dal 2007 si disputa tra le selezioni nazionali femminili di , , , , e ed è organizzato da Six Nations Rugby Limited, che già gestisce le edizioni maschili seniores e Under-20 del torneo. Dall’ingresso dell’ ogni edizione di campionato femminile ha lo stesso calendario di quello maschile, anche se a differenza di quest’ultimo non esistono in genere stadi fissi per tutto il torneo. Ciononostante può accadere che la federazione decida di ospitare l’incontro femminile nello stesso stadio dov’è in programma quello maschile: in particolare le federazioni inglese e gallese hanno talora fatto giocare le proprie rappresentative femminili rispettivamente a Twickenham e al Millennium Stadium, normalmente teatro degli incontri del Sei Nazioni maschile.

Al 2026 solo , e hanno preso parte a tutte le 31 edizioni disputate.

La nazionale che vanta il maggior numero di successi è l’, che ha vinto 22 volte il torneo, 20 delle quali con il Grande Slam; a seguire la , 6 volte con 5 Grandi Slam; 2 volte l’ con un Grande Slam e una volta la , anch’essa con lo Slam. Per quanto riguarda le tre squadre fuori dal palmarès, la vanta come miglior risultato tre terzi posti, il tre secondi posti e l’ un secondo posto.

Nonostante gli accordi di naming della società proprietaria del torneo con vari soggetti (Royal Bank of Scotland, NatWest e, più recentemente, Guinness), il nome commerciale fu adottato solo per la competizione maschile; nel 2022, invece, anche il Sei Nazioni femminile adottò un title partner, la piattaforma social cinese TikTok, a seguito della quale fino a tutto il 2023 assume il nome di TikTok Women’s Six Nations o TikTok W6N. Dall'edizione , altresì, Guinness è lo sponsor unico di entrambi i tornei, sia quello maschile che quello femminile; per effetto di ciò, da tale data il torneo ha il nome commerciale di Guinness Women's Six Nations Championship.

Il Sei Nazioni è stato talora utilizzato da World Rugby come parte del gruppo di tornei di qualificazione alla Coppa del Mondo femminile; nell'edizione è inoltre uno dei tornei di assegnazione delle fasce di merito del WXV, nuova competizione internazionale organizzata dal citato World Rugby.

Storia Il rugby femminile nelle isole britanniche era strutturato già dal 1983 con la nascita in tale anno della Women’s Rugby Football Union (WRFU), che aveva giurisdizione su tutta la Gran Bretagna e aveva istituito anche una propria nazionale unificata che partecipò alla prima coppa d’Europa femminile nel 1988.

Nel 1987 nacquero le nazionali d’ e che esordirono disputando un incontro tra di loro a Cardiff. Dopo la disputa della prima edizione della Coppa del Mondo nel 1991, la WRFU si trasformò in Rugby Football Union for Women (RFUW) e rappresentò solo il rugby femminile d’Inghilterra. Sempre nel 1991 sorse la Irish Women’s Rugby Football Union, che rappresentava l’isola d'Irlanda, e nel 1992 nacque anche la federazione femminile gallese, la Welsh Women’s Rugby Football Union (WWRFU), quasi da subito affiliata alla preesistente Welsh Rugby Union.

Il 14 febbraio 1993 a Edimburgo debuttarono le nazionali di Irlanda e . Nel 1994 infine anche la Scozia ebbe la sua federazione femminile, la Scottish Women’s Rugby Union.

L’Home Nations’ Championship e il Cinque Nazioni Dopo la Coppa del Mondo 1994, organizzata proprio dalla Scozia, le quattro federazioni delle isole britanniche si accordarono per dare vita a una competizione internazionale sulla falsariga del Sei Nazioni maschile delle origini o del Torneo Interbritannico di calcio, che vide per un secolo contrapposte le quattro federazioni del Regno Unito (benché, in quest’ultimo caso, dopo il 1947 il posto dell’Éire fu preso dall’Irlanda del Nord non esistendo nel calcio una nazionale unica che rappresenti l’isola). La prima edizione del neonato Women’s Home Nations’ Championship si tenne nel e fu un Grande Slam dell' che concesse solo 19 punti in tutto il torneo.

Dopo un bis inglese nel giunse nel una vittoria scozzese, per giunta con lo Slam, nella terza edizione di torneo. Le rugbiste del Cardo vinsero il torneo al loro ultimo impegno di calendario, battendo le rivali inglesi a Edimburgo per 8-5 dopo aver sconfitto in sequenza e a casa loro.

L’ingresso della nel 1999 comportò anche il cambiamento di nome del torneo in Cinque Nazioni, con la stessa composizione nazionale dell’omologo maschile dell’epoca. Il torneo vide il ritorno alla vittoria dell’ ma la nuova arrivata d’Oltremanica si classificò immediatamente seconda.

Il triennio 1999-2001 fu di fatto un monologo inglese, con la Francia unica contendente; nel l’ uscì dal torneo, venendo rimpiazzata dall’emergente : le iberiche esordirono con due vittorie e il terzo posto, bissato nel .

Il Sei Nazioni Nel 2002 l’ rientrò nel torneo, esordendo contro il a Limerick con una sconfitta 9-13; per vincere la sua prima partita del torneo dal tempo della sua unica vittoria nell’edizione dovette attendere l’incontro con la a Madrid nel , vinto per 16-0. L’edizione 2002 vide il Grande Slam della , anche se l’ mantenne il primato britannico vincendo la Triple Crown, e nei successivi 3 anni la formazione transalpina si aggiudicò altri due tornei.

Il fu l’ultima edizione in cui la , quell’anno ultima a zero punti, partecipò al torneo. Il detentore del marchio Sei Nazioni, Six Nations Rugby Limited, da poco organizzatore globale di tutta la competizione — su input di Royal Bank of Scotland, all’epoca sponsor principale del torneo, che per ragioni commerciali aveva chiesto la specularità delle squadre partecipanti — allineò la composizione dei tornei a quello maggiore maschile che vedeva ai nastri di partenza , , , , e e istituì un calendario unico che vedesse, nello stesso fine settimana, incontrarsi tra di esse le rappresentative seniores maschili e femminili e la giovanile delle stesse federazioni. L’esclusione della squadra spagnola a vantaggio dell’Italia causò le proteste della F.E.R. che argomentò, invano, che i risultati della propria squadra nel torneo e il saldo positivo contro la stessa Italia non giustificassero una tale repentina rimozione.

L’Italdonne esordì nel torneo il a Biella contro la , una sconfitta 17-37. Quell’edizione si concluse con l’ottava vittoria (e relativo Slam) per l’ e il whitewash per le nuove arrivate italiane, ma già nel , nell’ultima giornata di torneo a Mira, le Azzurre cancellarono lo zero dal tabellino battendo la 31-10, condannandola al suo primo torneo senza vittorie.

Nel iniziò la consuetudine di utilizzare il Sei Nazioni come torneo della zona europea di qualificazione alla Coppa del Mondo: tolte e , qualificate automaticamente, infatti, le altre quattro si contesero due posti diretti alla Coppa del 2010 in base alla classifica ottenuta, mentre le due non qualificate furono dirottate a un torneo di ripescaggio in Svezia organizzato dalla FIRA-AER. Il torneo fu vinto dall’ che tuttavia non celebrò il suo decimo titolo con il Grande Slam perché nella seconda giornata fu battuta dal . Lo stesso Galles chiuse il torneo appaiato in classifica alle inglesi ma dietro di loro per la differenza punti fatti/subiti, tuttavia realizzando il suo miglior Sei Nazioni prima e dopo di allora.

Se in testa al torneo nel successivo triennio - vi fu una competizione a sé stante disputata dall’, capace di perdere una sola partita in sette edizioni consecutivamente vinte, nelle retrovie si assistette alla crescita dell’ che nel 2010 vinse per la prima volta un incontro esterno (19-15 in ) e ne pareggiò un altro (6-6 contro la in casa): le Azzurre chiusero al quinto posto per differenza punti con le scozzesi e relegarono il Galles all’ultima posizione. Analogo risultato per l’Italia nel 2011, giunta a pari punti con e , rispettivamente terza e quarta per avere chiuso rispettivamente a +4 e -8 tra punti fatti e subìti contro il -62 delle Azzurre, che pagarono pesantemente la sconfitta per 68-5 contro l’, praticamente tutto lo scarto negativo della squadra nel torneo. La invece subì il primo dei suoi 6 whitewash consecutivi.

L’edizione 2012, insieme a quella dell’anno successivo, fece anche funzioni di primo turno di qualificazione europea alla Coppa del Mondo 2014. Tale torneo è ricordato anche per essere stato il primo con diretta televisiva, prodotta da Sky Sport nel Regno Unito per le partite interne dell’, nonché da France Télévisions per — da Parigi.

Il , oltre a designare le compagini qualificate alla Coppa del Mondo e quelle inviate al torneo di ripescaggio in Spagna, vide anche per la prima volta la vittoria finale dell’ che conquistò il Grande Slam vincendo nell’ultima giornata del torneo a Parabiago 6-3 contro l’, unica squadra che non concesse mete alle vincitrici in tutto il torneo. Tra le giocatrici che portarono a casa il prestigioso titolo figura Joy Neville, che a Parabiago disputò la sua ultima partita internazionale per poi diventare arbitro e tornare nel torneo nella nuova funzione qualche anno più tardi, nel . Anonimo il Sei Nazioni delle inglesi, che contro l’ persero (per la prima volta nella loro storia) 0-25, primo incontro dopo 9 anni a terminare senza avere marcato un solo punto. La federazione inglese aveva girato alcuni tra i migliori elementi sulla selezione a sette e il XV che disputò il torneo si ritrovò rimaneggiato e inesperto. Da rilevare anche, a titolo statistico, la prima vittoria di sempre dell’ sulla per 13-12 nella prima giornata di torneo.

Il vide la di nuovo sugli scudi, autrice del suo quarto Grande Slam. L’, vincitrice in Galles e, in casa, sulla , si lasciò le due britanniche alle spalle e chiuse al quarto posto, fino ad allora il suo miglior risultato. La prestazione era destinata a migliorare nel torneo seguente, valido anche come torneo di qualificazione alla cui erano interessate , e la stessa Italia: ancora a zero punti dopo due partite perse contro e , le Azzurre batterono in sequenza , e negando alle transalpine sia il Grande Slam che, a posteriori, la vittoria finale che arrise alle irlandesi, appaiate in classifica alla Francia ma con miglior differenza punti fatti/subiti. La stessa Italia, piazzandosi terza immediatamente sotto la coppia di testa a due punti da essa, si produsse nel suo miglior torneo fino ad allora e mise una grossa ipoteca sulla qualificazione mondiale.

Il segnò il ritorno alla vittoria della anche se senza lo Slam per via della sconfitta in , e la qualificazione diretta alla Coppa del Mondo 2017 del citato e dell’, mentre la fu destinata al barrage contro la vincitrice del campionato europeo di quell’anno.

Nel fu introdotto, per stilare la classifica, il metodo di punteggio dell’Emisfero Sud e la prima squadra premiata col nuovo sistema fu l’, tornata alla vittoria dopo 5 anni, al suo undicesimo Grande Slam e quattordicesimo titolo assoluto. In tale edizione la interruppe la più lunga serie di sconfitte nel torneo, 36, vincendo 15-14 sul ed evitando per la prima volta dal il whitewash e l’ultimo posto, appannaggio altresì dell’, per la prima volta dal senza vittorie in una singola edizione di torneo.

Con l’edizione la tornò allo Slam, il quinto su sei affermazioni complessive a tale data), grazie alla vittoria ottenuta in un finale concitato a Grenoble nella penultima giornata contro le inglesi: fu Trémoulière con una meta a ribaltare il punteggio che vedeva l’ in vantaggio 17-13 e a portarlo a 18-17 a proprio favore; una settimana più tardi la batté il a Colwyn Bay e vinse titolo e Slam.