La musica italiana è uno degli indicatori culturali dell'identità nazionale ed etnica italiana e occupa una posizione importante nella società e nella politica. L'innovazione musicale italiana, nella scala musicale, nell'armonia, nella notazione e nel teatro musicale, ha permesso lo sviluppo dell'opera, nel tardo XVI secolo, e gran parte della musica classica europea moderna, come la sinfonia, il concerto e la sonata, spaziando tra un ampio spettro di opere e musica strumentale classica e di musica popolare tratta sia da fonti locali che importate. L'influenza dell'Italia nella storia della musica è anche evidente nel glossario musicale internazionale, largamente composto da vocaboli italiani.

La musica popolare italiana è una parte importante del patrimonio musicale del paese e comprende una vasta gamma di stili regionali, strumenti e danze. La musica classica strumentale e vocale è una parte iconica dell'identità italiana, che spazia dalla musica colta sperimentale e dalle fusioni internazionali alla musica sinfonica e all'opera. L'opera è parte integrante della cultura musicale italiana ed è diventata un importante segmento della musica popolare. Dalla canzone veneta, toscana, romana o napoletana e la tradizione dei cantautori sono popolari gli stili nazionali che costituiscono una parte importante dell'industria musicale italiana, accanto a generi importati come il jazz, il rock e l'hip hop degli Stati Uniti.

Caratteristiche La musica italiana è stata tenuta in grande considerazione nella storia e molte sue composizioni e derivati sono internazionalmente considerati di alta arte. Più che altri elementi della cultura italiana, la musica è generalmente eclettica, ma unica rispetto alla musica di altre nazioni. In quanto espressione artistica riguardante le masse, essa è ed è sempre stata scevra da fenomeni di protezionismo relazionati al mantenerla libera da influenze straniere, con l'unica eccezione del breve periodo relativo al regime fascista degli anni '20 e '30.Niccolodi, Musica e musicisti nel ventennio fascista I contributi storici alla musica del Paese sono una parte importante dell'orgoglio nazionale. La storia dell'Italia, specie quella che va dal Rinascimento in poi, comprende lo sviluppo di una tradizione operistica che si è gradualmente diffusa in tutto il mondo; sin da ben prima che sorgesse l'attuale Stato italiano unificato, gli italiani hanno contribuito a importanti innovazioni nella musica, tra le quali lo sviluppo della notazione musicale e del canto gregoriano, nonché la creazione dell'opera lirica.

Identità sociale L'Italia ha una forte identità nazionale espressa attraverso una cultura propria e peculiare, marcata da uno spiccato apprezzamento per la bellezza e l'emotività, e ciò è fortemente evidenziato nella sua musica. Le questioni culturali, politiche e sociali, in Italia, sono spesso espresse anche attraverso la musica. L'arte musicale è integralmente intessuta nell'identità sociale degli italiani, ma nessuno stile musicale viene considerato da essi come "tipico stile nazionale". Ad esempio, per ciò che concerne il folclore musicale, esso è vario, e presenta caratteristiche uniche e specifiche di una determinata regione o città, a seconda del luogo.New Grove Encyclopedia of Music, p. 664Garland Encyclopedia of World Music, pp 613-614 Il lascito classico dell'Italia, tuttavia, è un punto significativo dell'identità del Paese, in particolare l'opera: i pezzi operistici tradizionali rimangono una parte popolare della musica e una componente integrale dell'identità nazionale. La produzione musicale dell'Italia rimane caratterizzata da "grande diversità e indipendenza creativa, con una ricca varietà di tipologie di espressione".

Con la crescente industrializzazione che accelerò nel corso del XX e XXI secolo, la società italiana si è gradualmente spostata da una base agricola a un centro urbano e industriale. Questo cambiamento ha indebolito la cultura tradizionale in molte parti della società; un processo simile si è verificato in altri paesi europei, ma a differenza di loro, l'Italia non ha avuto grandi iniziative per preservare le musiche tradizionali. L'immigrazione dal Nord Africa, dall'Asia e da altri paesi europei ha portato a un'ulteriore diversificazione della musica italiana. La musica tradizionale esisteva solo in piccole sacche, specialmente come parte di campagne dedicate a conservare le identità musicali locali.

Politica Musica e politica si intrecciano da secoli in Italia. Proprio come molte opere d'arte del Rinascimento italiano furono commissionate dai reali e dalla Chiesa Cattolica romana, molta musica fu parimenti composta sulla base di tali commissioni - musica di corte di sottofondo, musica per le incoronazioni, per la nascita di un erede reale, marce reali e altre occasioni. I compositori che si allontanavano correvano certi rischi. Tra i più noti di questi casi fu il compositore napoletano Domenico Cimarosa che compose l'inno repubblicano per la Repubblica napoletana del 1799 di breve durata. Quando cadde la repubblica, fu processato per tradimento insieme ad altri rivoluzionari. Cimarosa non fu giustiziato dalla monarchia restaurata, ma fu esiliato.Il Mondo della musica, p. 583

Anche la musica ha avuto un ruolo nell'unificazione della penisola. Durante questo periodo alcuni capi politici tentarono di usare la musica per forgiare un'identità culturale unificante. Un esempio è il coro "Va, pensiero" dall'opera di Giuseppe Verdi Nabucco. L'opera parla dell'antica Babilonia, ma il coro contiene la frase "O mia Patria", apparentemente sulla lotta degli israeliti, ma anche un riferimento sottilmente velato al destino di un'Italia non ancora unita; l'intero coro divenne l'inno non ufficiale del Risorgimento, la spinta a unificare l'Italia nel XIX secolo. Anche il nome di Verdi era sinonimo di unità italiana perché "Verdi" poteva essere letto come acronimo di Vittorio Emanuele Re d'Italia, il monarca sabaudo che alla fine divenne Vittorio Emanuele II, il primo re dell'Italia unita. Così "Viva Verdi" era un grido di battaglia per i patrioti e spesso appariva nelle scritte sui muri a Milano e in altre città in quello che allora faceva parte del territorio austro-ungarico. Verdi ebbe problemi con la censura prima dell'unificazione dell'Italia. La sua opera Un ballo in maschera era originariamente intitolata Gustavo III e fu presentata all'opera di San Carlo a Napoli, la capitale del Regno delle Due Sicilie, alla fine degli anni '50. I censori napoletani si opposero alla trama realistica sull'assassinio di Gustavo III, re di Svezia, nel 1790. Anche dopo che la trama fu cambiata, i censori napoletani la rifiutarono ancora.Il Mondo della musica, p. 163

Più tardi, nell'era fascista degli anni '20 e '30, si verificarono la censura governativa e l'interferenza con la musica, sebbene non su base sistematica. Esempi di spicco comprendono il noto manifesto anti-modernista del 1932Sachs, Music in Fascist Italy, pp.23-27 e la messa al bando dell'opera La favola del figlio cambiato di Gian Francesco Malipiero da parte di Mussolini, dopo un'esecuzione nel 1934.L'episodio è citato in "Underscoring Fascism", una recensione di Sachs (1987) di John C. G. Waterhouse in The Musical Times, vol. 129, No. 1744. (Giugno 1988), pp. 298-299 I mezzi di comunicazione musicali spesso criticavano la musica che veniva percepita come politicamente radicale o insufficientemente italiana. Gli organi di stampa generali, come lEnciclopedia Moderna Italiana, tendevano a trattare compositori tradizionalmente favoriti come Giacomo Puccini e Pietro Mascagni con la stessa brevità di compositori e musicisti che non erano così favoriti: modernisti come Alfredo Casella e Ferruccio Busoni; cioè le voci dell'enciclopedia dell'epoca erano semplici elenchi di pietre miliari della carriera come composizioni e posizioni nell'insegnamento. Persino il direttore d'orchestra Arturo Toscanini, un dichiarato oppositore del fascismo,Time, "Maestro v. Fascism". L'articolo racconta il rifiuto di Toscanini di dirigere al Festival di Salisburgo in segno di protesta contro l'annessione nazista dell'Austria ottenne lo stesso trattamento neutro e distante senza menzionare affatto la sua posizione "anti-regime".Baldi, Enciclopedia Moderna Italiana Forse l'episodio di musica più conosciuto che si scontra con la politica coinvolge proprio Toscanini. Era stato costretto a lasciare la direzione musicale alla Scala di Milano nel 1929, perché rifiutò di iniziare ogni rappresentazione con la canzone fascista, "Giovinezza". Per questo insulto al regime fu attaccato e picchiato per strada fuori dall'opera di Bologna dopo un'esibizione nel 1931. Durante l'era fascista, la pressione politica ostacolò lo sviluppo della musica classica, sebbene la censura non fosse così sistematica come nella Germania nazista. Una serie di "leggi razziali" fu approvata nel 1938, negando così ai compositori e ai musicisti ebrei l'appartenenza ad associazioni professionali e artistiche.Le "leggi razziali" cominciarono ad essere emesse in Italia nel marzo 1938; in particolare, quello che negava l'appartenenza degli ebrei alle organizzazioni professionali era il regio decreto del 5 settembre 1938, XVI, n. 1390, art. 4 Sebbene in quel periodo non ci fosse stata una massiccia fuga di ebrei italiani dall'Italia (rispetto alla situazione in Germania),Adams (1939) afferma che, alla vigilia della seconda guerra mondiale, la maggior parte degli italiani che erano fuggiti dall'Italia per ragioni politiche, cioè "... appartenenza ad organizzazioni antifasciste...", erano in Francia e stimano il loro numero in circa 9.000. L'autore non fa distinzione sulla base della razza o del credo dei rifugiati. il compositore Mario Castelnuovo-Tedesco, un ebreo italiano, fu uno di quelli che emigrarono. Anche alcuni nemici non ebrei del regime emigrarono: Toscanini, per esempio.

Più recentemente, nella seconda metà del XX secolo, in particolare negli anni '70 e oltre, la musica è stata ulteriormente irretita dalla politica italiana. Una rinascita delle radici ha stimolato l'interesse per le tradizioni popolari, guidate da scrittori, collezionisti e artisti tradizionali. La destra politica in Italia ha visto questo radicarsi del revival con disprezzo, come prodotto delle "classi svantaggiate".Garland fa riferimento alle "classi svantaggiate" come classi subalterne, termine creato da Antonio Gramsci, filosofo sociale e fondatore del Partito Comunista Italiano. La scena revivalista divenne così associata all'opposizione e divenne un veicolo per "protestare contro il capitalismo del libero mercato". Allo stesso modo, la scena della musica classica d'avanguardia fu associata e promossa dal Partito Comunista Italiano fin dagli anni '70, un cambiamento che può essere fatto risalire alle rivolte e alle proteste studentesche del 1968.

Musica classica

L'Italia è stata a lungo un centro per la musica classica europea e all'inizio del XX secolo la musica classica italiana forgiò un suono nazionale peculiare decisamente romantico e melodico. Come è tipico delle opere di Giuseppe Verdi, era una musica in cui "...Le linee vocali dominano sempre il complesso tonale e non sono mai messe in secondo piano dagli accompagnamenti strumentali..."Ulrich e Pisk, p. 531 La musica classica italiana resistette allo "Juggernaut armonico tedesco"Crocker, p. 487 - cioè le dense armonie di Richard Wagner, Gustav Mahler e Richard Strauss. La musica italiana aveva anche poco in comune con la reazione francese a quella musica tedesca - l'impressionismo di Claude Debussy, ad esempio, in cui lo sviluppo melodico è in gran parte abbandonato per la creazione di uno stato d'animo e un'atmosfera attraverso i suoni dei singoli accordi.Ulrich e Pisk, pp. 581-582