L'amnesia infantile è l'incapacità, in età adulta, di recuperare ricordi dalla memoria episodica riguardo a situazioni o eventi che si collocano nella prima infanzia (all'incirca prima dei due o quattro anni), ma anche dal periodo di vita dei primi dieci anni, età della quale gli adulti conservano meno ricordi di quanto ci si potrebbe aspettare considerando il tempo trascorso.
Alcune ricerche hanno dimostrato che da bambini si possono ricordare eventi risalenti all'età di un anno, ma che questi ricordi diminuiscono o svaniscono col procedere della crescita. La maggior parte degli psicologi non è concorde nel definire i limiti temporali dell'amnesia infantile: alcuni la definiscono come l'età da cui è possibile recuperare la prima memoria; questa si colloca, di solito, tra i tre e i quattro anni, ma può variare da due a otto anni.
I cambiamenti nella codifica, memorizzazione e recupero dei ricordi durante la prima infanzia sono tutti fattori importanti quando si considera l'amnesia infantile. Questa è particolarmente importante riguardo alle false memorie e allo sviluppo del cervello nei primi anni di vita. Anche lo sviluppo di un Sé cognitivo è un fattore importante, che potrebbe avere un effetto sulla codifica e memorizzazione dei primi ricordi.
Sono state proposte diverse spiegazioni sul fenomeno, alcune di tipo psicodinamico (la teoria psicianalitica del trauma psicologico di Sigmund Freud), altre di tipo neurologico o cognitivo.
Storia L'amnesia infantile fu formalmente descritta per la prima volta dalla psicologa Caroline Miles nell'articolo A study of individual psychology, pubblicato nel 1893 sul Journal of Psychology. Cinque anni dopo, Catherine Henri e Victor Henri pubblicarono un sondaggio che come i primi ricordi di molti intervistati risalissero all'età dai due ai quattro anni. Nel 1904, G. Stanley Hall notò il fenomeno nel libro Adolescence: Its Psychology and Its Relations to Physiology, Anthropology, Sociology, Sex, Crime, Religion and Education. Nel 1910, Sigmund Freud offrì una delle descrizioni e delle spiegazioni più famose e controverse. Usando la teoria psicoanalitica, postulò che i primi eventi della vita vengono repressi a causa della loro natura sessuale inappropriata. Asserì che l'amnesia infantile era un precursore della cosiddetta amnesia isterica, vale a dire la rimozione dei ricordi presentata dai suoi pazienti adulti. Freud chiese ai pazienti di rievocare i ricordi più antichi e scoprì che essi avevano difficoltà a richiamare alla memoria eventi precedenti all'età tra i sei e gli otto anni. Freud coniò il termine "amnesia infantile" e discusse questo fenomeno nei suoi Tre saggi sulla teoria sessuale. Nel 1972, Campbell e Spear pubblicarono una recensione sull'amnesia infantile in Psychological Sciences, ricapitolando la ricerca condotta per comprendere questo argomento da prospettive neurologiche e comportamentali in modelli sia umani che animali.
Metodi di rievocazione Il metodo di rievocazione dalla memoria può influenzare ciò che può essere ricordato In particolare, il metodo può generare risultati diversi se a un individuo viene richiesto di ricordare un evento specifico, se vengono fornite linee guida più generali, o se gli viene richiesto di richiamare alla memoria il più alto numero di ricordi possibile.
Rievocazione guidata Molti studi usano la rievocazione guidata per richiamare i ricordi. Nella sua forma base, lo sperimentatore dice al partecipante una parola, e il partecipante risponde con la prima memoria che gli viene in mente in associazione a quella parola. Questo metodo ha generalmente stimato l'età finale dell'amnesia infantile a circa 3-5 anni, ma il risultato può variare. Tuttavia, anche il metodo guidato incontra varie obiezioni. Viene registrata una memoria per ogni parola suggerita ai partecipanti, quindi può essere difficile sapere se questa memoria è la loro prima memoria o è solo la prima memoria a essere venuta loro in mente. Potrebbe essere un problema se ai partecipanti non viene chiesto di registrare la memoria più antica che possono ricordare che si riferisce allo stimolo. Se lo sperimentatore chiede al partecipante di utilizzare in modo specifico i ricordi dell'infanzia o i primi ricordi associati alla parola usata come stimolo, la stima dell'età può essere tra i due e gli otto anni. Anche con questa misurazione, la rievocazione guidata è utile solo per richiamare alla memoria i ricordi formati diversi mesi dopo l'introduzione di quella parola nel vocabolario del partecipante. Uno studio condotto da Bauer e Larkina (2013) ha usato la rievocazione guidata per chiedere a bambini e adulti di indicare una memoria personale relativa alla parola e quindi di dichiarare la prima volta che si è verificata. I ricercatori hanno scoperto che i bambini più piccoli hanno bisogno di più suggerimenti. Tuttavia, sia per i bambini sia per gli adulti, il primo recupero di memoria risaliva a circa tre anni.
Rievocazione libera La rievocazione libera si riferisce allo specifico paradigma nello studio psicologico della memoria in cui i partecipanti studiano una lista di elementi, e viene quindi chiesto loro di richiamare gli elementi in qualsiasi ordine.
Per quanto riguarda l'amnesia infantile, la rievocazione libera è il processo mediante il quale gli sperimentatori chiedono agli individui la loro prima memoria e permettono al partecipante di rispondere liberamente. Non vi è alcuna differenza significativa quando alle persone viene di chiesto di ricordare i primi ricordi con la rievocazione guidata rispetto alla rievocazione libera; tuttavia, si ritiene che un importante vantaggio del richiamo libero sia che ogni domanda riceve una risposta che può a sua volta suscitare ricordi di un'età precedente.
Rievocazione esaustiva Nel metodo esaustivo, i partecipanti sono invitati a registrare tutti i ricordi a cui possono accedere prima di un'età specifica. Questo metodo, come il richiamo libero, si vasa sulla capacità dei partecipanti per creare ricordi senza ricevere spunti. Il richiamo esaustivo offre una comprensione migliore, rispetto ad altre metodologie, sulla quantità di ricordi che sopravvivono fin dalla prima infanzia, ma può essere impegnativo per i soggetti che spesso devono passare molte ore a cercare di richiamare eventi dell'infanzia. Qualunque sia il metodo di indagine utilizzato, non sono state comunque trovate importanti differenze rispetto all'età dei primi ricordi.
Accessibilità e disponibilità La quantità di ricordi che una persona può richiamare dalla prima infanzia dipende da molti fattori, tra cui l'emozione associata all'evento, l'età al momento dell'evento ricordato, e l'età nel momento in cui viene chiesto di attingere a ricordi da una memoria precoce. Sebbene le persone suppongano che non riuscire a rievocare un accaduto dell'infanzia significhi averlo dimenticato, c'è una differenza sostanziale tra disponibilità e accessibilità. La disponibilità è l'idea che il ricordo sia intatto e che si trovi immagazzinato nella memoria. L'accessibilità di una ricordo è dettata dal momento nel tempo in cui una persona tenta di richiamarlo alla mente. Pertanto, il giusto stimolo può influenzare quali ricordi sono accessibili in qualsiasi momento, e potrebbero esserci molte ricordi disponibili a cui non si riesce ad accedere. Le ricerche suggeriscono che le prime memorie delle persone risalgono all'età di 3 o 4 anni. JoNell Usher e Ulric Neisser hanno riferito che alcuni eventi, come la nascita di un fratello o un ricovero in ospedale, possono essere facilmente ricordati anche se verificatisi all'età di 2 anni. Tuttavia, i frammenti di quei ricordi che ottenuti nella loro ricerca potrebbero non essere indicativi di autentica memoria episodica. Un'ipotesi alternativa è che questi ricordi apparenti siano il risultato di ipotesi plausibili, di una conoscenza generale di ciò che deve essere stato, o di informazioni esterne acquisite dopo i 2 anni.
Secondo uno studio di West e Bauer, i ricordi più antichi hanno meno contenuto emotivo rispetto ai ricordi successivi, sono meno significativi, unici e intensi, e non sembrano differire per prospettiva. Tuttavia, alcuni eventi della vita possono causare ricordi precedenti e più vividi rispetto ad altri. Gli adulti trovano più facile ricordare eventi personali accaduti nella prima infanzia, rispetto a quelli pubblici. Ciò significa che una persona potrebbe ricordare di avere avuto un cane, ma non il passaggio della cometa di Halley. A oggi, le stime sui primi ricordi variano tra 2 e 6-8 anni, e alcune ricerche mostrano che la fine dell'amnesia infantile è di 2 anni per un'ospedalizzazione o per la nascita di un fratello, e di 3 anni per un decesso o un trasloco. Pertanto, alcuni ricordi potrebbero essere disponibili anche prima di quanto suggerito da precedenti ricerche.
Alcuni studi suggeriscono che, fino all'età di quattro anni, i bambini non siano in grado di creare ricordi ricchi di contesto. Sebbene siano necessarie ulteriori prove, la relativa mancanza di ricordi episodici della prima infanzia può essere legata alla maturazione della corteccia prefrontale. La ricerca suggerisce anche che gli adulti possano accedere a memorie di frammenti (momenti isolati senza contesto, spesso ricordati come immagini, comportamenti o emozioni) da circa 3 anni, mentre i ricordi di eventi vengono solitamente richiamati poco dopo. I ricordi generali passano a ricordi più personali a circa 4,7 anni.
Memorie che sbiadiscono I bambini possono creare ricordi in età più giovane di quanto possano ricordare gli adulti. Mentre l'efficienza dei processi di codifica e memorizzazione consente ai bambini più grandi di ricordare di più, anche i bambini più piccoli hanno una grande capacità di memoria. I bambini possono ricordare le sequenze delle azioni, gli oggetti usati per produrle e l'ordine in cui le azioni si svolgono, oò che suggerisce che essi possiedono i precursori necessari per la memoria autobiografica. Il richiamo dei bambini è accurato al 50% per eventi accaduti prima dei due anni, mentre gli adulti non ricordano quasi nulla prima di quell'età. All'età di due anni, i bambini possono recuperare i ricordi dopo diverse settimane, il che indica che questi ricordi potrebbero diventare relativamente duraturi e riuscirebbero a spiegare perché alcune persone hanno ricordi da così giovani. I bambini mostrano anche una capacità di richiamare non verbalmente eventi accaduti prima di possedere il vocabolario per descriverli, mentre gli adulti no. Risultati come questi hanno spinto la ricerca su quando e perché le persone perdono questi ricordi in precedenza accessibili.
Alcuni suggeriscono che, quando i bambini crescono, perdono la capacità di ricordare i ricordi preverbali. Una spiegazione di questo sostiene che dopo lo sviluppo delle abilità linguistiche, i si perdono ricordi che non sono stati codificati verbalmente. Questa teoria spiega anche perché i primi ricordi di molte persone sono frammentari: i componenti non verbali sono andati perduti. Tuttavia, risultati contrari indicano che i bambini in età da scuola elementare ricordano una quantità maggiore di dettagli accurati sugli eventi rispetto a quanto riportato in età più giovane e che i bambini di 6-9 anni tendono ad avere ricordi verbalmente accessibili fin dalla prima infanzia. Tuttavia, la ricerca su modelli animali sembra indicare che l'amnesia infantile non è dovuta solo allo sviluppo del linguaggio o di qualche altra facoltà esclusivamente umana.
Questa maggiore capacità per i bambini di ricordare i loro primi anni non inizia a svanire se non quando i bambini raggiungono la pubertà. All'età di undici anni, i bambini mostrano livelli di amnesia infantile confrontabile a quella dei giovani adulti. Questi risultati potrebbero indicare che esiste qualche aspetto del cervello dell'adolescente, o dei processi neurobiologici dell'adolescenza, che induce lo sviluppo dell'amnesia infantile.
Modelli animali