Governatore nel 1014 di Dénia per conto del suo signore Almanzor (reggente per il califfo omayyade di Cordova, Hishām II al-Muʾayyad), al momento del crollo del Califfato di al-Andalus, Mujāhid seguitò a governare in piena autonomia la città di Denia e le annesse isole Baleari fino al 1044.
La sua fama si lega al suo tentativo di conquista dell'isola della Sardegna, fallita a causa del congiunto intervento delle forze navali di Pisa e Genova e dei Giudicati.
Biografia Un guerriero di mare Mujāhid, un liberto di origine slava che aveva fatto parte della cerchia di Almanzor (il laqab al-ʿĀmirī significa infatti l'Amiride e ricordava il suo antico legame di clientela con Muhammad Ibn Abī ʿĀmir, soprannominato al-Manṣūr, "il reso vittorioso da Dio", mutato dai cristiani iberici in Almanzor), si era fatto onore da giovane nelle marinerie del califfato di Cordova e, da governatore, manteneva in efficienza la sua flotta battendo le coste mediterranee spagnole e delle Baleari.
Aveva conquistato e si era insediato a Dénia, nei pressi di Alicante: dopo Denia prese il controllo anche di Algeciras, costituendo una ṭāʾifa della quale fu emiro.
Praticò il mecenatismo, favorendo ad esempio le arti di Ibn Garcia.
Grazie al suo operato la città portuale divenne presto nota come un vivace centro culturale, specialmente per l'attività di esperti esegeti coranici e di filologi. A Maiorca i due filosofi al-Bājī e Ibn Ḥazm erano rinomati in tutto il mondo islamico.
La cancelleria di Mujāhid mantenne viva la tradizione di scrittura epistolare in prosa rimata, secondo quanto a suo tempo era stato elaborato e perfezionato dalle varie corti arabo-islamiche. Dal 1017 al 1019 fu reggente della taifa di Valencia insieme a Labib al-Saqlabi, signore di Tortosa ma nei due anni successivi Mujāhid tenne da solo la reggenza.
Da Maiorca organizzò intorno all'Anno Mille (forse 1015, anche se alcune fonti indicano il 1004) una spedizione allo scopo di conquistare la Sardegna. La sua flotta era imponente per l'epoca, e contava 110 navi su cui erano stati imbarcati uomini e cavalli, anche se sulla consistenza della flotta vi sono versioni lievemente differenti.
In Sardegna
Verso Pisa
Quando le navi pisane tornarono dalla loro incursione a Reggio Calabria,
La rappresaglia pisana
Gli scontri a Torres
Il consolidamento del dominio
La controffensiva
Dopo la sconfitta
La disfatta e la morte
L'influenza della figura di Mujāhid
Bibliografia Pietro Martini, Storia delle invasioni degli Arabi e delle piraterie dei barbereschi in Sardegna, Cagliari 1861. Clelia Cerqua, Muǧāhid al-ʿĀmirī, qaʾid al-ustūl al-ʿarabī fī gharbī al-Baḥr al-mutawassiṭ fī l-qarn al-khāmis al-hijrī (Mujāhid al-ʿĀmirī, comandante della flotta araba nel bacino occidentale del Mediterraneo nel V secolo dell'Egira), Il Cairo, 1961 Clelia Cerqua, La vita intellettuale a Denia alla corte di Muǧāhid al-ʿĀmirī, in: “Scritti in onore di Laura Veccia Vaglieri”, AIUON, N.S., XIV, parte II, Napoli 1964, pp. 597–622. Richard Fletcher, Moorish Spain, 1993, pp. 84–85. (ISBN 0-520-08496-9) «Mudjāhid al-ʿĀmirī», in: Encyclopédie de l'Islam, Leida-Parigi 1993. Angela Daiana Langone, Giuliano Mion, Gli arabi e la Sardegna. Un'introduzione, Cagliari, 2025 (ISBN 978-88-3312-173-4). Maria Giovanna Stasolla, "Arabi e Sardegna nella storiografia araba del Medioevo", in Studi Magrebini, XIV (1982), pp. 1–40.
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