Il genocidio circasso (; in cabardino Адыгэ лъэпкъгъэкIуэд, Adıgə tləpqğək'wəd; ) indica la pulizia etnicaCoverage of The tragedy public Thought (later half of the 19th century), Niko Javakhishvili, Tbilisi State University, 20 December 2012, retrieved 1 June 2015, uccisione, migrazione forzata ed espulsione attuata dall'Impero russo, tra il 1830 e il 1870, nei confronti della maggioranza dei Circassi dalla loro terra storica, la Circassia, che corrisponde alla grande parte del Caucaso settentrionale e alla costa nord-est del Mar Nero. Alcune stime contano tra gli 800.000 e i 1.500.000 circassi uccisi o deportati durante l'invasione russa. A causa della fede musulmana della maggior parte dei popoli che hanno sofferto il genocidio circasso, molte volte l'evento di migrazione scaturito si conosce con il termine "muhayir", parola derivante dall'arabo "Mujayir" e che significa letteralmente "colui che è partito".
Il genocidio avvenne dopo la conclusione della guerra caucasica nell'ultimo quarto del XIX secoloYemelianova, Galina, Islam nationalism and state in the Muslim Caucasus. April 2014, p. 3.. Gli sfollati si trasferirono principalmente nell'Impero ottomano, specialmente nei territori dell'odierno Kosovo, nella valle del Danubio e in Anatolia. La deportazione per la precisione partì nel 1864 e fu completata nel 1867. Tra i popoli cacciati vi furono oltre ai Circassi (adighè) anche gli ubykh e gli abazi, ma anche ingusci, arshtin, ceceni, ossezi e abcazi ne furono colpiti. Lo storico e ricercatore finlandese Antero Leitzinger lo ha definito come il più grande genocidio del XIX secolo.
La deportazione coinvolse un numero sconosciuto di persone, nell'ordine delle centinaia di migliaia: la maggior parte di queste fu deportata dai loro villaggi natali verso i porti del Mar Nero in attesa di navi dirette verso l'Impero ottomano con l'obiettivo esplicito di cacciarle dalla loro terraKazemzadeh 1974. Solamente una piccola percentuale si ristabilì all'interno dell'Impero. Le popolazioni furono così disperse, deportate e in alcuni casi uccise in massa. Un numero non definito di deportati morì durante questa operazione: alcuni per epidemie generatesi in attesa di partire, altre nei porti ottomani di arrivo del Mar Nero, mentre altre ancora per l'affondamento delle navi a causa di tempesteKing, 2007.. I calcoli, inclusi quelli che tengono conto delle cifre di archivio del governo russo, hanno stimato una perdita del 90%-94%Sarah A.S. Isla Rosser-Owen, MA Near and Middle Eastern Studies (thesis). The First 'Circassian Exodus' to the Ottoman Empire (1858–1867), and the Ottoman Response, Based on the Accounts of Contemporary British Observers, page 16: «… with one estimate showing that the indigenous population of the entire north-western Caucasus was reduced by a massive 94 per cent». Text of citation: "The estimates of Russian historian Narochnitskii, in Richmond, ch. 4, p. 5. Stephen Shenfield notes a similar rate of reduction with less than 10 per cent of the Circassians (including the Abkhazians) remaining. (Stephen Shenfield, "The Circassians: A Forgotten Genocide?", in The Massacre in History, p. 154.)" o 95%–97%Richmond, Walter. The Circassian Genocide. Page 132: ". If we assume that Berzhe’s middle figure of 50,000 was close to the number who survived to settle in the lowlands, then between 95 percent and 97 percent of all Circassians were killed outright, died during Evdokimov’s campaign, or were deported." del popolo circasso durante le operazioni.
Durante lo stesso periodo altre persone di fede musulmana del Caucaso furono trasferite nell'Impero ottomano e in Persia.
Nel 2021 la Georgia era l'unico stato al mondo ad aver riconosciuto il genocidio del popolo circasso, mentre la Russia nega tale evento e lo considera come un semplice evento di migrazione. I nazionalisti russi della zona continuano a celebrare il giorno della deportazione circassa, il 21 maggio, come il giorno della "Sacra Conquista".
Nel gennaio del 2025 l'Ucraina diviene il secondo stato riconoscere il genocidio circasso.
Contesto storico
Verso la fine del XVIII secolo e l'inizio del XIX secolo, l'Impero russo cominciò una politica d'espansione territoriale attiva verso i territori del sud, cercando di strappare dall'influenza ottomana i territori del Caucaso: alcune aree si rivelarono più semplici di altre da incorporare all'interno dei domini russi presentando queste una struttura sociale molto più simile a quella già conosciuta da essi. Un esempio furono i territori armeni e azeri che, già sotto l'influenza iraniana prima ed ottomana poi, avevano sviluppato una struttura sociale molto simile a quella conosciuta dall'impero zarista e furono facilmente integrate all'interno dei domini russi attraverso il trattato di Golestan del 1813. D'altro lato l'impero sperimentò una forte resistenza contro l'incorporazione dei territori del Dagestan e della Georgia: la maggior parte dei territori circassi e imeriti non aveva una struttura sociale basata nella presenza di un potere unico, ma si basava su un modello le cui fondamenta erano i clan familiari. Dovuto a ciò, la resistenza che i russi sperimentarono per incorporare questi territori dentro il loro impero fu molto più dura e tenace.
I circassi infatti combatterono i russi più a lungo di qualsiasi altro popolo del Caucaso, in una guerra che durò a fasi alterne dal 1763 al 1864.
Il conflitto tra Russia e Circassia I territori circassi furono cristianizzati attraverso l'influenza bizantina tra il V ed il VI secolo e, da allora, erano soliti essere alleati con la Georgia e mantenere una buona relazione diplomatica con i vicini russiNatho, Kadir I, Circassian History, pp. 123–124.. A partire dal 1717, sotto il dominio del sultano Murad IV, cominciò un processo di islamizzazione dei territori del Caucaso da parte degli ottomani e, specialmente, dei tatari di Crimea: la nuova religione crebbe sempre più di popolarità, specialmente tra le caste aristocratiche dagestane e circasse abdzakh, diventando in futuro, uno dei pilastri delle difese circasse contro l'invasione russa. L'islam riscontrò particolare successo specialmente tra gli Abdzakh, all'epoca governati da Muhammad Amin e che adottarono rapidamente la Shari'aRichmond, Walter, The Circassian Genocide, page 59: «Shamil's third naib, Muhammad Amin, arrived during the Adagum Zafes and gained the allegiance of most Circassian tribes in less than a year. He frequently resorted to military force to ensure the loyalty of 'peaceful' tribes such as the Egerukay, Mahosh, and Temirgoy, and to coerce Shapsugs and Natuhays who had not adopted Islam into abandoning paganism and Christianity.»..
In Circassia, i russi affrontarono una resistenza disorganizzata ma continua. L'Impero russo considerava che i territori della Circassia fossero di loro autorità perché si basavano sul trattato di Adrianopoli del 1829 in cui gli ottomani cedevano il controllo della regione. D'altro canto, i Circassi consideravano questo trattato invalido: secondo loro il Caucaso circasso non era mai stato sotto il dominio ottomano e pertanto Istanbul e la Sublime porta non avevano nessun diritto di cedere l'autorità al governo russo.
Ad aggravare le tese relazioni tra circassi e russi, già a partire dal 1792, c'era la situazione dei cosacchi, popoli semi-nomadi con cui i Circassi anteriormente mantenevano buone relazioni commerciali ma che, in quegli anni, avevano cominciato ad invadere i territori storici d'allevamento circasso attorno al fiume Kuban. Ciò era dovuto a un processo di ricollocazione della popolazione cosacca per fare spazio a infrastrutture russeShcherbina, Fyodor and Felitsyn, Yevgeniy (2007). Kubanskoye Kazachestvo i ego Atamany. Moscow: Veche, 2007. p. 77Potto, Vasiliy (1993). Kavkazskaya Voina v 5i Tomax. Stavropol: Kavkazskiy Krai 1993–1994. Second Volume: p. 204. In contrapposizione a questa situazione, le popolazioni circasse e del Caucaso cominciarono ad attuare frequenti raid armati contro le basi militari russe della zona che, a loro volta, attaccavano sempre più frequentemente i villaggi circassi, creando in questo modo un circolo di violenza che si autoalimentava tra violenze. I russi cercarono di ristabilire la propria autorità attraverso la costruzioni di nuovi forti, ma questi furono immediatamente presi di mira delle incursioni circasse.
Nel 1816 lo scontro con i circassi fece pensare al generale Aleksey Yermolov che l'utilizzo delle tattiche di terrore potesse essere efficace contro i popoli del Caucaso: sotto la guida del generale, l'esercito russo cominciò una serie di risposte sproporzionate ai raid circassi, attaccando e distruggendo ogni villaggio dove si pensava potessero nascondersi guerriglieri circassi, dagestani o di qualsiasi altra etnia caucasica. Inoltre l'esercito cominciò a utilizzare tattiche d'assassinio, rapimento ed esecuzione su intere famiglie circasse per ridurre la presenza delle stesse nel territorio e, in questo modo, scoraggiare eventuali attacchi alle forze russeKing, Ghost of Freedom, pp. 47-49. Quote on p. 48: "This, in turn, demanded...above all the stomach to carry the war to the highlanders themselves, including putting aside any scruples about destroying, forests, and any other place where raiding parties might seek refuge... Targeted assassinations, kidnappings, the killing of entire families and the disproportionate use of force became central to Russian operations...". L'esercito russo inoltre cominciò anche a bruciare i campi coltivati e le riserve di cibo dei villaggi circassiKing, The Ghost of Freedom, 74.
La risposta dei circassi all'uso di queste tecniche di violenza spropositata da parte dei russi fu la creazione di una federazione tribale dei clan che vivevano nelle zone colpite.
La resistenza
Le tattiche usate dai russi per cercare di vincere i circassi ebbero il risultato di rafforzare ancor più la risposta circassa nei loro confronti: l'esercito russo si vide quindi obbligato a combattere contro una forza armata ad alta mobilità (molti circassi e dagestani erano montati a cavallo), esperta in tecniche di guerriglia e con una conoscenza del territorio di molto superiore a quella dell'invasore esercito russo.King, Ghost of Freedom, p93-94.
I russi risposero alla resistenza incontrata in Caucaso modificando il terreno circostante: cominciarono a costruire strade e a tagliare foreste, distruggendo i villaggi natii della zona e colonizzando con nuove comunità russe o filo-russe di agricoltori e allevatoriKing, The Ghost of Freedom, p73-76. p74:"The hills, forests and uptown villages where highland horsemen were most at home were cleared, rearranged or destroyed... to shift the advantage to the regular army of the empire."... p75:"Into these spaces, Russian settlers could be moved or "pacified" highlanders resettled.".