La schiavitù era una pratica molto comune nell'antica Grecia. Si stima che la maggioranza dei cittadini ateniesi possedesse almeno uno schiavo. La maggior parte degli antichi scrittori ritiene infatti che solo con un così massiccio numero di schiavi si potesse garantire il funzionamento economico di ogni città. Questo modello di società, messo in discussione già nei dialoghi socratici, fu condannato per la prima volta dagli stoici.

La moderna storiografia tende a distinguere due tipi di schiavitù: la schiavitù personale, in cui lo schiavo è un individuo privato della propria libertà e sottomesso al volere di un padrone, che in qualsiasi momento può deciderne la vendita o la cessione; la schiavitù legata alle terre, tipica dei penesti della Tessaglia e degli iloti di Sparta.

Gli studi accademici riguardanti la schiavitù nell'antica Grecia sono spesso circondati da alcuni problemi metodologici. La documentazione è molto disunita e frammentaria, anche quella riguardante Atene. Nessun trattato fu destinato alla schiavitù, se non per esaltarne i grandi potenziali economici. Commedie e tragedie rappresentano fonti quasi del tutto inattendibili perché scritte sulla base di stereotipi, mentre l'iconografia non fa alcuna distinzione tra schiavi e artigiani, dato che per i Greci «entrambi lavorano per soddisfare i bisogni altrui e non i propri; dipendono da altri per la loro sussistenza; pertanto non sono più liberi».

Terminologia

Nell'antica Grecia erano presenti più termini per indicare gli schiavi, che possono portare ad ambiguità testuali se studiati al di fuori del proprio contesto.

In Omero, Esiodo e Teognide lo schiavo era chiamato (dmōs).. Il termine greco ha un significato generale, anche se spesso indica i prigionieri presi come bottino di guerra: nell', ad esempio, Telemaco menziona «gli schiavi | che a me solo acquistò l'invitto Ulisse» (trad. Ippolito Pindemonte).

Durante il periodo classico i Greci usarono frequentemente il termine (andrápodon, "uno coi piedi da uomo"),come opposto di (tetrápodon, "quadrupede" e per estensione "bestiame").. Il termine è utilizzato una sola volta da Omero () in riferimento ai prigionieri di guerra, ma il passo fu considerato spurio da Aristarco di Samotracia, che seguì Zenodoto e Aristofane di Bisanzio..

Il termine più comune resta (doûlos), in opposizione a ἐλεύθερος (eléutheros, "uomo libero"); ricalca un'antica forma apparsa nelle iscrizioni micenee in lineare B do-e-ro ("schiavo maschio", o anche "schiavo/a", "bracciante di condizione servile") o do-e-ra ("schiava").. Il verbo (douléuō, "essere schiavo", che sopravvive nel greco moderno col significato di "lavorare") può anche avere un significato metaforico:. come il padrone domina uno schiavo, così una città domina un'altra o un genitore i propri figli..

Infine, è anche presente il termine οἰκέτης (oikétēs, "colui che vive in casa"), con riferimento alla servitù..

Sono presenti anche altri termini, che hanno un significato meno preciso e quindi richiedono una contestualizzazione: θεράπων (therápōn) – al tempo di Omero significava "scudiero" (Patroclo era il therápōn di Achille. e Merione quello di Idomeneo.); durante l'epoca classica passò a significare "servitore".. ἀκόλουθος (akólouthos) – letteralmente significa "colui che accompagna". Il termine possiede anche un diminutivo, ἀκολουθίσκος (akolouthískos), usato per indicare i paggi.. παῖς (paîs) – letteralmente "fanciullo", per estensione il significato si allargò fino a comprendere quello di "servo",. utilizzato come spregiativo a indicare gli schiavi adulti.. σῶμα (sôma) – letteralmente "corpo", talvolta assume il significato di schiavo..

Origini della schiavitù

Il modello di schiavo in Grecia è tratto da quello della società micenea, come testimoniato da numerose tavolette rinvenute a Pilo. Tra i Micenei si possono distinguere due principali categorie: gli εοιο ("schiavi") e i θεοιο ("schiavi del dio"), questi ultimi, con una buona probabilità, schiavi di Poseidone.. Gli schiavi del dio sono di solito menzionati per nome e come proprietari di terreni propri; il loro status è molto simile a quello di un uomo libero. La natura e l'origine del loro legame con la divinità resta però poco chiaro.. Alcuni nomi comuni tra questi schiavi mostrano che alcuni di loro potrebbero essere stati originari di Cerigo, Chio, Lemno o Alicarnasso, e resi schiavi a seguito di una cattura da parte di pirati. Le iscrizioni di Pilo mostrano che le unioni tra schiavi e non schiavi erano permesse e che essi potevano lavorare e possedere terre; sembra quindi che la principale divisione sociale tra i Micenei non fosse tanto quella tra uno schiavo e un uomo libero, ma piuttosto quella tra i suddetti e gli individui che abitavano nei palazzi...

Non c'è una continuità tra la fine dell'età micenea (TE IIIA, XIII-XI secolo a.C.) e il tempo di Omero (IX secolo a.C.), segno di un improvviso cambiamento dovuto alla conquista della Grecia da parte dei Dori, di cui si sa alquanto poco: questo periodo turbolento e oscuro viene definito medioevo ellenico. In Grecia si avverte anche un cambiamento linguistico, lo schiavo infatti non viene più definito do-e-ro ma δμώς.. NellIliade gli schiavi sono principalmente donne, prese come bottino di guerra,Cfr. Criseide (), Briseide (), Diomede (), Ifide () ed Ecamede (). mentre gli uomini venivano o riscattatiCfr. le suppliche di Adrasto il troiano (), dei figli di Antimaco () e di Licaonte (): tutti implorano pietà in cambio di un riscatto. o uccisi in battaglia. NellOdissea, parimenti, la maggior parte degli schiavi sono donne:Cfr. le 50 schiave nella casa di Odisseo () e le 50 schiave in quella di Alcinoo (). esse erano serveCfr. Ettore che, prima della battaglia, predice per la propria moglie Andromaca una vita di servitù e menziona come sue attività la tessitura e la raccolta dell'acqua (). NellOdissea i servi sorvegliano il fuoco (), preparano le feste dei pretendenti (), macinano il grano (), fanno il letto () e si prendono cura degli ospiti. o, qualche volta, concubine.Cfr. Criseide che, nellIliade, dorme con Agamennone, Briseide e Diomede con Achille, Ifide con Patroclo. NellOdissea dodici schiave dormono coi pretendenti () contro gli ordini di Euriclea (). Sono comunque presenti anche schiavi maschi, in particolare nellOdissea, e un esempio su tutti è il porcaro Eumeo; lo schiavo maschio, però, si distingueva dalla femmina, essendo questo un membro centrale nel meccanismo dell'οἶκος ("unità familiare"): Laerte mangia e beve coi suoi servi. e in inverno dorme in loro compagnia.. Il termine δμώς non è quindi di natura spregiativa: Eumeo, il "divino" porcaro,. ha addirittura lo stesso epiteto riservato agli eroi.. Ma anche in ambito omerico la schiavitù rimane una disgrazia, come confermato da Eumeo stesso, che dice:

È difficile stabilire quando il commercio di schiavi ebbe inizio nel periodo arcaico. Ne Le opere e i giorni (VIII secolo a.C.) Esiodo dice di possedere numerosi δμῶες.Le opere e i giorni, vv. 470 e 573. La presenza di δοῦλοι è testimoniata dai poeti lirici quali Archiloco (VII secolo a.C.) e Teognide (VI secolo a.C.). Un'altra prova è data dalla legge sugli omicidi di Dracone (circa 620 a.C.), in cui si menzionano schiavi."κατὰ ταὐτὰ φόνοθ δίκας εἷναι δοῦλον κτείναντι ἢ ἐλεὐτερον". . Secondo PlutarcoVita di Solone, I, 6. Solone (594-593 a.C.) proibì agli schiavi di praticare la ginnastica e la pederastia. Alla fine del periodo arcaico aumentano gli accenni alla schiavitù: essa comincia a diventare una questione comune coll'emanazione della σεισάχθεια (seisáchtheia, inizio VI secolo a.C.), una riforma della costituzione ateniese che fu alla base della democrazia nel secolo seguente. Lo studioso americano Moses Israel Finley nota come l'isola di Chio, che secondo Teopompo fu la prima città ad organizzare un mercato degli schiavi,Apud = FGrHist 115 F 122. fu coinvolta in un precoce processo democratico (VI secolo a.C.) e conclude affermando che «un aspetto della storia greca, in poche parole, è l'avanzare passo dopo passo della libertà e della schiavitù»..

Ruolo economico

Erano aperte agli schiavi tutte le attività, ad eccezione della politica:. nell'antica Grecia, infatti, essa era considerata l'unica attività degna di un cittadino, mentre il resto veniva affidato, quando possibile, a un non-cittadino..

I principali compiti che svolgevano gli schiavi erano legati all'agricoltura, che costituiva uno dei fondamenti dell'economia greca. Alcuni piccoli proprietari terrieri potevano permettersi uno schiavo, in certi casi addirittura due.. Riguardo ai grossi proprietari terrieri sono presenti molti manuali (come lEconomico di Senofonte) che danno la conferma della presenza, nelle grandi tenute, di dozzine di schiavi, distinti in lavoratori e sorveglianti. Tuttavia, la vera misura di utilizzo degli schiavi in agricoltura come forza lavoro è ancora oggetto di discussione.Cfr. , che ipotizza un ampio utilizzo degli schiavi, e Wood ( e ), che lo contesta. Resta comunque certo il fatto che ad Atene in particolare la schiavitù fosse assai comune, anche se, probabilmente, i Greci erano ben lontani dal massiccio utilizzo degli schiavi tipico dei latifondi romani..

Il lavoro degli schiavi era massivamente utilizzato anche nelle miniere e nelle cave, dove molti di essi erano proprietà di ricchi cittadini. Lo stratego Nicia (V secolo a.C.) affittò un migliaio di schiavi presso le sue miniere d'argento del Laurio, in Attica; Ipponico 600 e Filonide 300. Senofonte scrive che questi schiavi, il cui numero è stato stimato a unità,. ricevevano ciascuno un obolo al giorno (circa 60 dracme l'anno).Senofonte, Poroi, IV. Sempre Senofonte, nel suo opuscolo Poroi, suggerisce di dare ai cittadini fino a tre schiavi ciascuno, cosicché la rendita assicurata dal loro affitto assicurasse il mantenimento dell'intera cittadinanza.

Gli schiavi erano impiegati anche come artigiani e commercianti; come nel caso dell'agricoltura, erano impiegati per svolgere le mansioni che andavano oltre le capacità della famiglia che li possedeva. Alcuni esempi si ritrovano nella fabbrica di scudi di Lisia, che impiegava 120 schiavi,Demostene, Lettera di Filippo, 8-19. e nel padre di Demostene che possedeva 32 armaioli e 20 rifacitori di letti.Demostene, Contro Afobo, XI, 9.

Gli schiavi erano infine impiegati anche nelle case: il loro ruolo andava da quello di sostituire il padrone nei lavori domestici a quello di accompagnarlo nei viaggi, fino alla possibilità per lo schiavo di essere l'attendente di un oplita. Le schiave erano addette ai compiti domestici, in particolare preparare il pane o tessere. Solo i cittadini più poveri non possedevano uno schiavo domestico..

Demografia Popolazione

È difficile stimare il numero di schiavi presenti nell'antica Grecia, data la mancanza di un preciso censimento. È comunque certo che ad Atene la maggior parte della popolazione era formata da schiavi, con circa unità nel VI e nel V secolo a.C. (in media tre o quattro schiavi per famiglia). La stima più bassa () degli schiavi in Grecia, riguardante il periodo di Demostene (IV secolo a.C.), corrisponde a uno schiavo per famiglia.. Se ad Atene era presente il maggior numero di schiavi, nell'isola di Chio, in proporzione ai cittadini, era presente una grande popolazione di schiavi.Tucidide, VIII, 40, 2. Nel V secolo a.C., Tucidide commentò "a favore", come scrive lo studioso Peter Hunt, della diserzione di schiavi del Laurio durante la guerra deceleica. Nel IV secolo a.C., tra il 317 e il 307 a.C., Demetrio Falereo ordinò un censimento generale dell'Attica, che rivelò abitata da cittadini, meteci e schiavi.Ctesicle apud . L'oratore Iperide, nella suo Contro Atenogene, ricorda però che lo sforzo di arruolare schiavi non portò alcun vantaggio nella sconfitta di Cheronea del 338 a.C.; questo numero corrisponde al dato fornito da Ctesicle.