Il teatro italiano della guerra di successione austriaca (1741-1748) fu un fronte del conflitto di importanza secondaria rispetto a quelli delle Fiandre e della Slesia. Tuttavia, alcuni episodi di questa guerra lasciarono un'impronta notevole nel sentire storico degli italiani, come la battaglia di Velletri del 1744, che consolidò la monarchia borbonica delle Due Sicilie impedendo agli austriaci di reimpossessarsi dei due regni, e la rivolta antiaustriaca di Genova del 1746, fomentata da Balilla.

Le monarchie borboniche di Francia e Spagna miravano a contrastare l'egemonia austriaca nell'Italia settentrionale, conquistando per il secondo figlio dei sovrani spagnoli Filippo V ed Elisabetta Farnese, l'infante Filippo, le corone ducali di Milano e Parma a danno di Maria Teresa d'Austria. Quest'ultima mirava a riconquistare i regni di Napoli e Sicilia, scacciandone il primogenito della regina di Spagna, Carlo di Borbone. In ciò, Maria Teresa poteva contare su un potente alleato dominatore dei mari, la Gran Bretagna.

Diversamente da quanto aveva fatto durante la precedente guerra di successione polacca, nel corso del conflitto il Regno di Sardegna di Carlo Emanuele III di Savoia si schierò dalla parte dell'Austria contro le monarchie borboniche, in cambio di alcuni dei territori lombardi controllati dagli austriaci.

Al termine del conflitto Carlo di Borbone conservò le Due Sicilie, mentre suo fratello Filippo ottenne il Ducato di Parma e Piacenza, a cui fu annessa Guastalla. Maria Teresa mantenne il controllo del Ducato di Milano e dunque della maggior parte della Lombardia, cedendo a Carlo Emanuele III il Vigevanese e l'Oltrepò Pavese.

Cause

Una delle cause dell'allargamento della guerra di successione austriaca in Italia fu la volontà della regina di Spagna, Elisabetta Farnese, di conquistare per il suo secondogenito Filippo un trono nell'Italia settentrionale a spese dell'Austria, la quale controllava il Ducato di Milano e il Ducato di Parma e Piacenza. Elisabetta mirava a ripetere quanto le era riuscito anni prima allorché, durante la guerra di successione polacca, era riuscita a ottenere le Due Sicilie (1734-1735) per il primogenito Carlo, sempre a danno dell'Austria. Dal canto suo, quest'ultima intendeva approfittare del conflitto per reimpossessarsi delle Due Sicilie, in cui non mancavano nostalgici della monarchia asburgica. L'avvento dei Borbone sul trono di Napoli aveva infatti suscitato il malcontento di una parte della popolazione: nobili che avevano perduto dei feudi, ecclesiastici delusi dai provvedimenti anticuriali di Bernardo Tanucci e dal nuovo Concordato del 1741, ed altri ancora che temevano che la presenza del figlio del re di Spagna sul trono potesse ricondurre il regno sotto la dominazione spagnola. Tutti costoro si riunirono in un partito che caldeggiava la restituzione dell'Italia meridionale alla sovranità di Vienna.

La posizione di Carlo Emanuele III In cerca d'alleati, Filippo V di Spagna intavolò trattative con il re di Sardegna Carlo Emanuele III: si propose la formazione di una alleanza militare anti-asburgica per strappare all'Austria i ducati di Milano, di Piacenza e Parma, e di Mantova, che sarebbero stati spartiti tra Carlo Emanuele e l'infante di Spagna Filippo. Carlo Emanuele rispose pretendendo che nella lega entrasse anche la Francia. A quest'ultima, a sua volta chiese che gli fosse assegnato il Milanese mentre a don Filippo sarebbero andati gli altri ducati. In segreto entrò in trattative anche con Maria Teresa. I rapporti tra il Piemonte e l'Austria al tempo non erano dei più floridi, infatti inizialmente Carlo Emanuele si era rifiutato di riconoscere la Prammatica sanzione, e aveva appoggiato le posizioni per la successione al trono avanzate da Francia e Prussia.

Carlo Emanuele voleva infatti con ciò rivendicare a sé dei presunti diritti sul Milanese, in virtù della sua discendenza da Caterina, figlia di Filippo II, e quindi seguendo l'ordine di successione stabilito da Carlo V.

L'aggressività degli spagnoli in Italia e le sconfitte subite sul fronte slesiano costrinsero l'imperatrice Maria Teresa ad avviare trattative all'inizio del 1742 con Carlo EmanueleReed Browning, The War of the Austrian Succession, p. 96., il quale non voleva vedere invaso un territorio su cui riteneva di avere dei diritti. Inoltre sulla scorta delle precedenti esperienze negative che lo avevano legato alla Francia e alla Spagna, nel corso della guerra di successione polacca, si impegnò a sostenere le posizioni austriache in cambio dell'acquisizione della Lombardia.

Le trattative si svolsero a Torino: Maria Teresa mandò il suo inviato, il conte Schulenburg e il re Carlo Emanuele mandò Carlo Vincenzo Ferrero, il marchese d'Ormea. Il 1º febbraio 1742, Schulenburg e d'Ormea firmarono una convenzione militare tra l'Austria e il Regno di Sardegna.

In questa convezione, mentre l'Austria avrebbe fornito l'esercito "di campagna", il Regno di Sardegna avrebbe presidiato le fortezze di Pavia, Piacenza, Parma e Guastalla. L'accordo si tradusse poi in una vera e propria alleanza tra Austria, Gran Bretagna e Regno di Sardegna con il trattato di Worms del 13 settembre 1743.

Le fasi iniziali delle campagne Fin dall'invasione della Slesia da parte di Federico II di Prussia, il re di Napoli Carlo di Borbone rinforzò la guarnigione dello Stato dei Presidi (2 aprile 1741) portando a Orbetello uomini.. Intanto in Spagna il duca di Montemar (capitano generale dell'esercito spagnolo) aveva raccolto un esercito di quasi uomini su 50 battaglioni di fanteria, 41 squadroni di cavalleria e un battaglione di artiglieria., contando di marciare su Milano (dalla Provenza, con l'appoggio dei sabaudi) e su Parma (dalla Lunigiana, con l'appoggio dei napoletani). Essendosi risolte in un nulla di fatto le consultazioni diplomatiche col Re di Sardegna, la via per trasferire truppe in Italia era unicamente per mare, usando lo Stato dei Presidi come punto d'approdo per portare successivamente le truppe nella Lunigiana, e quindi minacciare Parma. L'11 ottobre 1741 la squadra francese (neutrale) uscì da Tolone per arrivare il 15 dello stesso mese a Barcellona (dove era radunata l'armata spagnola) e successivamente (il 4 novembre) il primo scaglione mosse da Barcellona verso lo Stato dei Presidi, questa mossa non sfuggì agli austriaci, ed immediatamente il governatore austriaco della Lombardia (conte Traun) chiese rinforzi. L'11 dicembre le truppe napoletane furono concentrate fra l'Aquila e Rieti, sotto il comando del duca di Castropignano, per muovere poi verso Spoleto, dove sostò per aspettare Montemar, nello stesso giorno Montemar arrivava a Porto Santo Stefano. Tuttavia il Re di Sardegna ribadì i diritti che aveva (o riteneva di avere) sul Ducato di Milano, quindi Montemar non poteva passare l'Appennino senza che egli stesso intervenisse per farli valere.

Nel frattempo il marchese di Castelar (secondo al comando di Montemar), al comando del secondo scaglione, era dovuto sbarcare a Spezia (31 gennaio 1742), dove sperava di ricongiungersi con la cavalleria del primo scaglione che era sbarcata in precedenza a Portovenere, il piano di Castelar era di ricongiungersi a Montemar sul Panaro attraversando la Garfagnana ed il Modenese.. Montemar giunse a Spoleto il 16 gennaio 1742, dopo aver attraversato i territori pontifici, il 17, ricongiuntosi con l'esercito napoletano, si spostò fino a Tolentino, dove giunse il 1º febbraio. Nello stesso giorno veniva firmata una convenzione fra Austria e Regno di Sardegna che, affidando a Carlo Emanuele III il comando del fronte di Parma e Milano, permetteva a Traun di portarsi su Modena per bloccare l'avanzata di Montemar.. Quindi il Re di Sardegna occupò Pavia, Piacenza e Parma, mentre Traun si schierava sul Po, spagnoli e napoletani non poterono fare altro che levare vibrate proteste diplomatiche e ritirare gli ambasciatori da Torino.

La Convenzione di Torino risolse (o rinviò la risoluzione) di molte controversie tra i due Paesi. Si decise che gli Austriaci avrebbero reso disponibile parte delle loro truppe per impedire agli Spagnoli di entrare nel Modenese e l'esercito sardo avrebbe difeso i territori di Pavia, Piacenza e Parma.

Le truppe dell'esercito sabaudo ammontavano in tutto a 56 battaglioni e 32 squadroni, e il numero sarebbe aumentato durante l'arco dell'intero conflitto. Nella campagna di Piacenza vennero schierati 26 battaglioni e 18 squadroni, mentre la restante restò in Piemonte o stesse sulle mosse. I generali sabaudi in carica, tutti con il grado di luogotenente, erano il Marchese di Susa, il Marchese d'Aspremont, e il Conte Schulenburg. Le truppe austriache erano nei dintorni di Correggio, temporaneamente agli ordini di Carlo Emanuele, nell'attesa di TraunCarutti pag. 206-207.

Il 22 febbraio don Felipe partì da Madrid per assumere il comando dell'amata spagnolaComposta da uomini, su 22 battaglioni e 29 squadroni ed un parco di artiglieria, vedi . che si stava formando ad Antibes con il comandante effettivo (conte di Glimes) e la guardia del corpo personale. Intanto il generale Novati aveva superato il Po e si erta attestato sul Secchia a 10 km da Modena. Intanto la marina britannica bloccava l'armata di don Felipe, impedendole di cooperare con quella di Montemar.. Il 12 febbraio Montemar giunse a Pesaro, avendo attraversato gli Appennini al passo del Furlo ed il 24 febbraio inviò un'avanguardia a Rimini, intanto Castelar aveva spostato una brigata da Spezia a Massa, ma, ricevuto l'ordine di raggiungere Pesaro, passando dal passo del Giogo, con cui avrebbe violata la neutralità del Granducato di Toscana, raggiunse Prato, dove seppe che la guarnigione austriaca del granducato si era schierata sul passo, quindi piegò verso la Val di Chiana ed il senese e si riportò sul territorio pontificio a Passignano sul Trasimeno, proseguì quindi per Perugia e Gubbio e successivamente per il Furlo e la costa adriatica, raggiungendo Rimini il 25 marzo.. Francesco Maria d'Este, duca di Modena, firmò con Campillo (segretario spagnolo per la guerra) un trattato ad Aranjuez con l'impegno della Spagna a fornirgli denari e truppe e con l'impegno suo di fornire alla Spagna appoggio logistico ed una piazza a scelta degli spagnoli. Il Re di Sardegna, venuto a conoscenza della trattativa, mise il duca di fronte alle conseguenze, ed il duca si trasferì con la famiglia da Modena a Sassuolo, ordinando alle proprie truppe di occupare Mirandola e la cittadella di Modena. Montemar, che aveva posto il quartier generale a Forlì si spostò a tappe successive prima su Bologna e successivamente verso Modena arrivando sotto la fortezza pontificia di Forte Urbano (oggi Castelfranco Emilia), contemporaneamente l'avanguardia dell'esercito sardo (19 battaglioni e 9 squadroni) si accampava a CollegaraAttualmente il quartiere di San Damaso di Modena (presso Modena) successivamente formarono una linea di capisaldi sulla sponda del Panaro.. A quel punto le forze contrapposte erano equivalenti., tuttavia il 6 giugno il duca di Modena, ottenuto un salvacondotto dal Re di Sardegna, si trasferì prima in territorio veneziano e il 9 maggio 1743. al campo spagnolo, il giorno successivo i ministri consegnarono Modena agli austro-sardi e la città fu occupata da 3 battaglioni austro-sardi. L'11 giugno il barone Schulenburg investì la cittadella di Modena, facendola capitolare il 28 giugno.. Il 16 giugno Montemar decampò per trasferirsi a San Giovanni in Persiceto, l'armata si accampò a cavallo del Panaro presso Bondeno..

Intanto il re di Sardegna e il generale Brown si consultarono, Carlo Emanuele propose all'alleato di dirigersi sopra Bologna per poi sloggiare gli Spagnoli dal Panaro, tuttavia Brown disse che questo avrebbe lasciato vulnerabile la Lombardia, e perciò si decise di attaccare Mirandola. Il 15 luglio iniziarono le operazioni, e il 22 luglio cadde la cittadella di Mirandola in quanto il generale conte Matignoni rese la piazza.Carutti pag. 211