Lassedio di Sebastopoli del 1941-1942 si svolse durante la seconda guerra mondiale nella penisola di Crimea, nel corso dei combattimenti sul fronte orientale, tra le truppe tedesche della Wehrmacht, supportate da reparti dell'Esercito rumeno, e la forte guarnigione dell'Armata Rossa asserragliata nelle poderose posizioni fortificate che difendevano l'importante base navale di Sebastopoli.
L'11. Armee tedesca, guidata dal generale Erich von Manstein sferrò un primo attacco in forze contro la piazzaforte nell'autunno 1941 che tuttavia dovette essere interrotto a causa dell'accanita resistenza sovietica e per l'intervento di riserve dell'Armata Rossa attraverso la penisola di Kerč.
Dopo l'inverno, i tedeschi ripresero l'iniziativa a maggio 1942 e infine al termine di un mese di violenti e sanguinosi combattimenti ravvicinati, le esperte divisioni della 11. Armee riuscirono, con l'aiuto di intensi attacchi aerei e del fuoco dell'artiglieria pesante, a conquistare la fortezza di Sebastopoli nonostante la tenace difesa della guarnigione sovietica che oppose forte resistenza fino all'ultimo. La Wehrmacht ottenne quindi una importante vittoria strategica e propagandistica ma molte divisioni della 11. Armee uscirono fortemente indebolite a causa delle perdite subite nei logoranti combattimenti. Il generale von Manstein ricevette la promozione a feldmaresciallo per la conquista di Sebastopoli.
Nonostante la sconfitta finale, in Unione Sovietica l'assedio di Sebastopoli venne esaltato dalla propaganda come esempio della tenace volontà di resistenza dei soldati e dei popoli sovietici di fronte all'invasore tedesco; la città di Sebastopoli nel 1945 avrebbe ricevuto il titolo onorifico di città eroina.
Storia
Nella pianificazione originaria dell'operazione Barbarossa, la penisola di Crimea aveva costituito uno degli obiettivi prioritari per la Wehrmacht sia per motivazioni di tipo offensivo come punto di partenza per l'invasione del Caucaso attraverso lo stretto di Kerč' in connessione con un'avanzata principale per la via di Rostov, sia di tipo difensivo; si temeva infatti che la Crimea avrebbe potuto costituire una specie di portaerei per l'aviazione sovietica da cui sferrare attacchi strategici contro la Romania e in particolare contro i preziosi pozzi di petrolio di PloieștiS. Fritz, Hitler. Il primo soldato, p. 338..
Nei piani dell'OKW (il comando supremo della Wehrmacht), l'offensiva d'estate si sarebbe dovuta concludere con la conquista del Caucaso. C'era però una possibile minaccia al fianco destro della Wehrmacht: il porto-fortezza di Sebastopoli, in Crimea, base della flotta del Mar Nero. Dopo una serie di falliti contrattacchi russi, alla fine di maggio del 1942 la città era completamente circondata dell'11ª Armata tedesca (gruppo d'armate sud). La città era difesa da tre linee di fortificazioni: la prima formata da campi minati e fossati anticarro, la seconda, che si estendeva dal golfo di Severnaja alla valle del Belbek, formata da una serie di enormi forti (ribattezzati dai tedeschi con nomi come: Stalin, Siberia, Maksim Gorkij I e Maksim Gorkij II) con cannoni fino ai 305 mm e infine la terza linea con trincee e nidi di mitragliatrici.
La difesa della città era affidata a sette divisioni di fucilieri, una di cavalleria appiedata, due brigate di fanteria, tre brigate di fucilieri di marina, dieci reggimenti d'artiglieria, un reggimento di artiglieria controcarri, 45 gruppi d'artiglieria di marina e varie formazioni minori per un totale complessivo di uomini.
Sul versante opposto l'Asse schierava sette divisioni tedesche (XI Armata), e due rumene, comandate dal generale Erich von Manstein, per un totale di circa uomini appoggiati da ingenti forze aeree, corazzate e d'artiglieria, che comprendeva alcuni fra i più grandi pezzi della storia militare.
Alla metà di aprile il generale von Manstein si recò al quartier generale di Hitler a Rastenburg; il comandante dell'armata descrisse i suoi piani per l'assalto alla fortezza e il Fuhrer apparve interessato ai dettagli operativi e tattici senza interferire direttamente sulla pianificazioneE. von Manstein, Vittorie perdute, p. 179.. Hitler soprattutto, ricordando le sue esperienze dirette nella prima guerra mondiale, evidenziò con il generale von Manstein l'importanza decisiva della potenza di fuoco e quindi la necessità di concentrare contro la fortezza di Sebastopoli il massimo possibile di artiglieria e forze aeree; il comandante tedesco sostanzialmente avrebbe applicato questi consigli concreti del Fuhrer.
A partire dal 20 maggio 1942 l'artiglieria tedesca intensificò i bombardamenti sulla città, negli ultimi 25 giorni dell'assedio vennero riversate sulla città trentamila tonnellate di proiettili, mentre la Luftwaffe effettuò sortite, sganciando bombe.
Secondo attacco
Il 2 giugno iniziò il bombardamento preliminare, con l'ausilio di 208 batterie. Il 7 giugno la fanteria andò all'assalto, massicciamente sostenuta dall'aviazione, che in alcuni settori del fronte, compì incursione di 200-250 aerei alla volta. L'attacco principale venne sferrato dal LIV Corpo d'armata nel settore settentrionale con quattro divisioni di fanteria, un reggimento di riserva e due brigate di cannoni d'assalto; contemporaneamente il XXX Corpo d'armata, schierato a est e a sud di Sebastopoli, iniziò i movimenti per raggiungere le posizioni di partenza con altre tre divisioni tedesche e alcuni reparti rumeniP. Carell, Operazione Barbarossa, p. 564.. Nonostante il fuoco distruttivo dell'artiglieria, la fanteria tedesca dovette subito combattere aspramente per snidare i soldati sovietici superstiti che difesero coraggiosamente le loro posizioni.
Il 12 giugno la marina russa fece sbarcare 3000 fucilieri che vennero subito impegnati nei combattimenti. Tuttavia la disparità di forze era tale da rendere vani questi successi, e gradualmente le piazzeforti russe vennero espugnate.
Il forte Stalin venne attaccato dall'esperta 22ª Divisione fanteria del generale Wolff, che già era stata impegnata in quel settore nel 1941, ma il primo assalto il 9 giugno non ebbe successo; il 13 giugno il secondo attacco venne sferrato dal 16º reggimento della divisione, reclutato in Bassa Sassonia, e guidato dal capace colonnello Dietrich von Choltitz. I due battaglioni del reggimento subirono perdite elevatissime nei combattimenti per la conquista del forte, i difensori sovietici si batterono fino all'ultimo con particolare accanimento in mezzo alle macerie e solo pochi superstiti, feriti e esausti, si arreseroP. Carell, Operazione Barbarossa, pp. 564-565.. Fu necessario l'intervento dei pionieri d'assalto con cariche esplosive e lanciafiamme. Nel tardo pomeriggio del 13 giugno, i tedeschi conquistarono definitivamente il forte Stalin ridotto in rovina.
Nei giorni seguenti continuarono gli attacchi tedeschi alle postazioni fortificate del fronte settentrionale della piazzaforte, ma senza ottenere risultati mentre le perdite diventavano sempre più elevate; i comandi subordinati richiesero rinforzi, ma il generale von Manstein sapeva di non poter fare conto sull'arrivo di rinforzi; decise quindi di insistere, riorganizzare il suo schieramento e sferrare un nuovo assalto il 17 giugno. La 132ª Divisione fanteria bavarese, particolarmente indebolita dalle perdite, venne ritirata dalla prima linea e sostituita dalla 24ª Divisione fanteria sassone, che si schierò sulla destra della 22ª Divisione fanteriaP. Carell, Operazione Barbarossa, p. 565..
Il 17 giugno ebbe inizio il nuovo attacco nel settore settentrionale, dove vennero messi in azione due potenti mortai da 355 mm del 641º gruppo d'artiglieria motorizzata; con l'impiego di granate speciali, gli artiglieri tedeschi riuscirono, dopo il fallimento dei proiettili dirompenti, a fracassare la cupola corazzata del forte Maksim Gorkij I e ridussero al silenzio le batterie di cannoni sovietici da 305 mm. L'attacco venne sferrato subito dopo dal 213º reggimento fanteria del colonnello Otto Hitzfeld; i tedeschi guadagnarono terreno e occuparono le posizioni fortificate, ma la guarnigione dentro il forte si difese strenuamente fino all'ultimo. Intervennero anche i pionieri d'assalto del 24º battaglione del genio, che dovettero aprirsi una via d'acceso con gli esplosivi e poi furono costretti a combattere in ogni piano del forte sotterraneo per snidare i tenaci difensori. Dopo sanguinosi combattimenti che si prolungarono per ore, i tedeschi finalmente si avvicinarono alla centrale di comando del forte, che gli ultimi soldati sovietici fecero saltare in aria piuttosto che arrendersi; della guarnigione sovietica di 1000 uomini sopravvissero solo 40 feritiP. Carell, Operazione Barbarossa, pp. 565-567..
Contemporaneamente al drammatico combattimento nel forte Maksim Gorkij I erano in corso altri violenti scontri nel settore fortificato settentrionale e, a prezzo di forti perdite, i tedeschi riuscirono a guadagnare progressivamente terreno: i soldati del 31º Reggimento fanteria, appartenente alla 24ª Divisione fanteria sassone, conquistarono in successione i forti GPU, Molotov e Ceka, mentre sulla sinistra la 22ª Divisione fanteria occupò con il 65º Reggimento fanteria, rinforzato da una batteria di cannoni d'assalto, il forte Siberia, e con il 16º Reggimento fanteria, i forti Volga e Urali. Il 19 giugno 1942 furono i soldati della 22ª Divisione fanteria della Bassa Sassonia che raggiunsero per primi la baia di SevernajaP. Carell, Operazione Barbarossa, p. 568..
Mentre la 50ª Divisione fanteria del Meclemburgo e i reparti da montagna rumeni si aprivano faticosamente la strada da nord-est verso l'altura Gajtani e raggiungevano a loro volta la parte orientale della baia di Severnaja, la battaglia era in corso anche a sud, dove le divisioni del 30º Corpo d'armata erano in azione dall'11 giugno. Tre divisioni attaccavano attraverso la strada maestra che correva lungo la costa meridionale in un terreno brullo, accidentato e molto irregolare; l'obiettivo più importante erano le colline di Sapun che avrebbero aperto la strada per la parte meridionale della città. I difensori sovietici avevano organizzato estese posizioni fortificate e trincerate ed opposero forte resistenza in una serie di postazioni tattiche importanti costituite sul terreno roccioso che i reparti d'assalto tedeschi dovettero conquistare uno dopo l'altro. I reparti della 72ª Divisione fanteria riuscirono, dopo estenuanti combattimenti, a occupare le postazioni identificate come "proboscide nord", "monte della cappella", grotte di Kamari, mentre i reparti di fanteria leggera della 28ª Divisione furono impegnati per giorni nella conquista del forte di Balaklava che costò molte perdite. Le unità tedesche, guidate da esperti comandanti come il sottotenente Koslar e i marescialli Hindemith e Keding, alla fine occuparono anche le posizioni segnalate come "girino", "cinabro I-II-III" e "collina delle rose", ma subirono un costante logoramento nei continui e sfibranti combattimentiP. Carell, Operazione Barbarossa, pp. 568-569.E. von Mantein, Vittorie perdute, pp. 187-188..
I soldati della 11. Armee facevano lenti ma costanti progressi; tuttavia il generale von Manstein era preoccupato e comprendeva che l'esito della battaglia era ancora incerto, a causa della stanchezza delle sue truppe e dell'esaurimento della loro capacità offensiva. Segnalò quindi la situazione difficile all'alto comando tedesco e richiese che le potenti forze aeree dell'8º Corpo, di cui era prevista la partenza per essere impiegate nell'operazione Blu, fossero mantenute a disposizione della sua armata. L'OKH finì per accogliere la richiesta del generale e gli aerei d'attacco tedeschi rimasero in Crimea; l'11. Armee ricevette anche il rinforzo di tre nuovi reggimenti di fanteriaE. von Mantein, Vittorie perdute, p. 188..
Il 19 i tedesco-rumeni conquistarono il Monte dell'aquila. Il 20, conquistando il Lenin, la fanteria dell'Asse riuscì ad arrivare al male, presso il porto.