Fanta-Ghirò, persona bella è una fiaba popolare italiana.
Origini e diffusione La fiaba è probabilmente originaria della Toscana. Il topos di una giovane donna in armi origina da personaggi leggendari o parastorici come Atena, Hua Mulan, Budicca e soprattutto la Dama de Arintero, la cui storia è probabilmente stata importata in Italia dagli spagnoli. Il tema dell'inversione tra attività maschili e femminili è presente in racconti come La prima spada e l'ultima scopa, I dodici cacciatori dei fratelli Grimm e in alcune fiabe del Cunto de li cunti di Giambattista Basile.Nota a Fanta-Ghirò, persona bella, in
Lo studioso di folclore Gherardo Nerucci la trascrisse nelle sue Sessanta novelle popolari montalesi, edite nel 1880, dalla voce di Luisa vedova Ginanni di Montale Pistoiese.Sessanta novelle popolari montalesi raccolte da Gherardo Nerucci, Firenze, Successori Le Monnier, 1880, p. 238 Una versione molto simile, sempre in dialetto toscano, fu pubblicata da Vittorio Imbriani nella sua raccolta La novellaja fiorentina. Riscritta in un italiano scevro da influenze vernacolari, è stata inclusa da Italo Calvino tra le Fiabe italiane, dove occupa la posizione numero 69.
Trama Un anziano re ha solo tre figlie femmine: Carolina, Assuntina e Fanta-Ghirò, detta persona bella perché era la più bella di tutte. Un giorno riceve una dichiarazione di guerra dal sovrano di un paese confinante, e si dispera perché, vecchio com'è, non si sente in grado di comandare l'esercito. Sua figlia Carolina si offre allora di farlo al posto suo, vestendo abiti maschili e presentandosi come il figlio del re: il padre accetta, ma ordina allo scudiero Tonino di ricondurla indietro qualora la figlia esprimesse un pensiero donnesco, cosa che puntualmente avviene. Ciò si ripete con Assuntina; è quindi il turno di Fanta-Ghirò, che invece arriva fino al confine travestita da Dragone. Prima della battaglia vuole però conoscere il re nemico, che è un bel giovanotto. Questi ha il sospetto che il suo nemico sia una femmina e su consiglio della madre la mette alla prova, prima spingendola a cogliere un fiore e poi osservando il modo in cui taglia il pane, ma lei riesce a ingannarlo assumendo atteggiamenti maschili. Allora la madre gli propone di invitare il sospetto dragone a dormire insieme a lui, offrendogli del vino drogato e poi spogliandolo mentre dorme: anche in questo caso Fanta-Ghirò lo elude scambiando i bicchieri di vino e facendo sì che sia il re a dormire tutta la notte. Infine il re la invita a fare un bagno insieme: anche stavolta Fanta-Ghirò trova il modo di evitare la prova fingendo di ricevere una lettera che la richiama in patria perché suo padre sarebbe in punto di morte; gli lascia però un biglietto nel quale gli rivela l'inganno.
Il giovane re, ormai innamoratosi di Fanta-Ghirò, giunge alla reggia di lei chiedendone la mano: si celebrano così le nozze e la pace tra i due regni, che alla morte del padre di Fanta-Ghirò vengono unificati.
Adattamenti Alla fiaba è liberamente ispirata la miniserie televisiva Fantaghirò, diretta da Lamberto Bava e trasmessa su Canale 5 nel 1991, che ha dato vita all'omonimo franchise.Per un'analisi approfondita dell'evoluzione di Fantaghirò dalla fiaba di tradizione orale alla serie televisiva di Lamberto Bava, con particolare attenzione alle dinamiche di genere e alle reinterpretazioni contemporanee, si veda:
Note
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