Per diplomatica pontificia si intende quella branca della diplomatica speciale che ha come oggetto lo studio dei documenti pubblici prodotti dalla cancelleria papale e la loro analisi secondo determinati caratteri intrinseci ed estrinseci.
Storia
Gli albori: Jaffé e Potthast La diplomatica pontificia nasce, come oggetto di studio da parte della diplomatica, a partire dalla seconda metà dell'800. Philipp Jaffé (1819-1870), autore dei monumentali Regesta pontificum romanorum ab condita ecclesia ad annum post Christum natum MCXCVIII (pubblicati nel 1851) è considerato l'iniziatore della diplomatica pontificia: dopo aver iniziato a raccogliere tutto quello che era stato prodotto in seno alla cancelleria pontificia dai primi documenti papali attestati fino al 1198 (in totale circa 11.000 documenti), cercò di individuare a chi il singolo pontefice avesse scritto e passò successivamente alla cura dell'edizione critica di ogni singolo documento ritrovato. L'opera di Jaffé fu continuata da un altro studioso tedesco, August Potthast (1824-1898), il quale analizzò i documenti pontifici dal 1198 fino al 1304.
Paulus Fridolin Kehr Paul Fridolin Kehr (1860-1944) presentò all’Accademia delle Scienze di Berlino, il 7 novembre 1896, il Repertorio generale di tutti i documenti, editi e inediti, attraverso l’esplorazione sistematica di tutti gli archivi del continente europeo, un progetto immenso che prevedeva, attraverso un gruppo nutrito di storici e diplomatisti, la raccolta e la successiva edizione critica dei documenti ripartiti in base agli Stati che venivano poi elencati in ordine cronologico e in base ai vari destinatari.
Quest'opera di ricerca non poteva esimersi dal continuare la recensione e lo studio dei documenti pontifici: sempre nel 1896, infatti, Kehr espose all'Università di Gottinga l'idea di continuare quanto già ricercato da Jaffé e Potthast, ma di adoperare una metodologia nuova: oltre a rivedere le opere dei due studiosi (aggiungendo, oltre all'edizione critica, anche la traditio dei singoli documenti), Kehr continuò la ricerca dei documenti pontifici addentrandosi anche nell'Età moderna. Aiutato in questo progetto da vari diplomatisti e paleografi italiani, quali Luigi Schiaparelli e Vincenzo Federici, frutto di quest'opera fu la pubblicazione dell'immensa opera Italia Pontificia in 10 volumi corrispondenti alle provincie italiane ed edita tra il 1906 e il 1935, cui seguirono le collane della Gallia Pontificia e della Germania Pontificia..
L'attenzione verso l'opera di Kehr non rimase legata soltanto all'interno di questa cerchia di intellettuali, ma interessò anche l'erudito papa Pio XI (1922-1939) il quale, nel 1931, volle far proseguire l'opera iniziata da Kehr con la fondazione a Zurigo della Fondazione Pia per lo studio dei documenti pontifici e della storia medievale (ossia la Pius-Stiftung für Papsturkunden- und mittelalterliche Geschichtsforschung), attiva ancora oggi..
Il XX secolo Sulla scia di Kehr si cominciarono a pubblicare vari manuali di diplomatica: il primo fu quello di Ludwig Schmitz-Kallenberg del 1913 e alcuni capitoli del manuale di Harry Bresslau del 1931, seguito poi dal Diplomatica Pontificia, in lingua latina, di Paulius Rabikauskas del 1964. Nel frattempo la diplomatica pontificia, oltre ad essere continuata dalla Pius-Stiftung in area tedesca, divenne ben presto oggetto di studio da parte della Scuola Vaticana di Archivistica, Paleografia e Diplomatica ove, per lungo tempo, insegnarono Thomas Frenz, autore del Papsturkunden des Mittelalters und der Neuzeit (1986), pubblicato poi in italiano da Sergio Pagano (attuale direttore della Scuola) col titolo I documenti pontifici nel Medioevo e nell'Età Moderna; e Giulio Battelli, paleografo e direttore della Scuola dal 1932 al 1978..
La cancelleria pontificia
Struttura generale della cancelleria medievale La struttura delle cancellerie medievali si presenta diversamente in base ad una serie di fattori, ossia al rango dell’autorità da cui essa dipende e alla mole di documenti che è chiamata a redigere, spedire, ricevere e conservare. La struttura ricalca il modello piramidale, per cui:
Arcicancellarius. È il capo della cancelleria, anche se l'arcicancelliere è un incarico nominale con una funzione prettamente onorifica. Cancellarius, protoscriniarius. È il responsabile effettivo dell’autenticazione degli atti (incarichi concreti). Tutti i suoi sottoposti gli riportano il lavoro svolto, egli ne deve valutare tutte le parti e, se corretto, conforma (cum forma) l’atto giuridico. Vicecancellarius. Immediatamente sottomesso al cancelliere nella struttura gerarchica, il vicecancellarius divenne l'effettivo capo della cancelleria pontificia durante il periodo della Cattività avignonese e durante il XV secolo. Dictatores, abbreviatores, notarii. Sono i responsabili della minutazione degli atti. Si precisa che il notaio della cancelleria (e in particolar modo il notaio pontificio) è colui che annota e non ha alcun elemento in comune con il notaio privato.. Scriptores, scribae. Sono i responsabili della scritturazione materiale degli atti, ossia coloro che prendono la minuta e la predispongono in forma giuridicamente corretta. Registratores, bullatores. Sono altri funzionari responsabili con mansioni specifiche.
L'evoluzione della cancelleria pontificia
L'Alto Medioevo I primi dati che si hanno riguardo ad un'organizzazione burocratica all'interno della Chiesa di Roma si hanno a partire dal VII/VIII secolo, quando cominciano ad apparire i nomi di primicerius e secondicerius, ossia le due principali cariche della cosiddetta schola pontificia organizzata sul modello di quella dell'Impero Romano del IV/V secolo d.C. La schola era costituita da altri funzionari, come lo iudices de clero (che affiancava il Bibliotecario di Santa Romana Chiesa, il più famoso dei quali fu l'antipapa Anastasio nel IX secolo), termine generale in cui rientravano anche il primicerius e il secondicerius..
Il Basso Medioevo Maggiori notizie si hanno dal pontificato di Leone IX con l'arrivo di papi provenienti dalla corte imperiale di Enrico III i quali importano novità proprie del mondo germanico. Nell'XI secolo, benché a capo della cancelleria vi sia un arcicancelliere, comincia a farsi strada quale capo effettivo di quest'ultima il cancelliere (o bibliothecarius) il quale, a partire dal pontificato di Alessandro II (1061-1073), diventa l'unico responsabile della cancelleria pontificia (1067) e la carica è associata al galero cardinalizio. Con l'inizio del XIII secolo, il titolo di cancelliere rimane pressoché perennemente vacante e, dall'elezione di Onorio III (1216) il responsabile effettivo sarà il vicecancelliere che, dal 1320, otterrà annesso al suo ruolo anche il titolo cardinalizio.. La situazione rimarrà tale fino all'epoca moderna.
I documenti pontifici Categorizzazione storica: evoluzione degli elementi estrinseci ed intrinseci
La diplomatica pontificia studia, secondo l'impostazione delineata da Thomas Frenz, due periodi ben distinti nella storia dell'ufficio papale e della relativa cancelleria.:
il periodo precedente al 1054 (anno di morte di papa Leone IX), in cui la Chiesa di Roma, non avendo assunto ancora una struttura complessa e capillare e relegata principalmente ad una funzione di tipo spirituale con una produzione di documenti (litterae e privilegi) non diplomatisticamente intesi. Il periodo che va dalla morte di Leone IX fino alla morte di Pio IX (1878), durante la quale il Papato, divenuto una potenza politica oltreché spirituale, operò una profonda riforma della cancelleria romana, che cominciò a produrre documenti anche diplomatisticamente intesi.
Il primo periodo: dagli inizi fino a Leone IX
La schola pontificia e la curiale romana Prima del papato di Gregorio Magno (590-604) si hanno ben scarse notizie relative alla realtà della cancelleria pontificia e della produzione di documenti. Si sa che esistevano dei notarii sacrosanctae Ecclesiae romanae riuniti in un collegio (schola) sotto la direzione di un primicerius e di un secundicerius., collegio che però non aveva la classica struttura delle mature e canoniche cancellerie medievali. I documenti del primo millennio di vita della Chiesa sono estremamente scarsi e quasi tutti sono delle copie degli originali: la fragilità del papiro, il principale materiale scrittorio di questa fase, ha permesso di avere soltanto 50 esemplari conservati in originale.. Inoltre, prima che si stabilisca il dominio temporale dei papi con la famosa Donazione di Sutri del 727 ad opera di Liutprando, l’attività scrittoria della cancelleria e dei pontefici era finalizzata esclusivamente a scopi pastorali e spirituali, quindi non dà esito a documenti diplomatisticamente intesi, ossia privi di valore giuridico. A tale scopo, la schola papale produceva documenti sotto forma di litterae e, dal papato di Adriano I (772-796), anche di privilegi, scritti nella cosiddetta curiale romana (una scrittura facente parte del particolarismo grafico alto-medievale)..
Il secondo periodo: da Leone IX a Pio IX
La produzione cancelleresca Con l'avvio della riforma gregoriana e il progetto dei papi dell'XI/XII e XIII secolo di avviare una teocrazia universale (Gregorio VII, Innocenzo III), la Chiesa di Roma si riorganizzò profondamente non soltanto dal punto di vista morale, liturgico e pastorale, ma anche dal punto di vista della sua organizzazione interna. Oltre alla formazione della cancelleria, i documenti prodotti da questa non sono soltanto rivolti a finalità spirituali, ma anche a finalità politiche e quindi dotati di valore giuridico. I documenti, dal punto di vista delle caratteristiche intrinseche, aumentano per varietà tipologica, sviluppando e mutando nelle forme le litterae e i privilegi dei secoli precedenti; o portando alla nascita delle litterae solemnes (o bolle), che vanno a sostituire i privilegi a partire dal XIII secolo; delle litterae concistoriales (XV secolo) e, a partire dall'età moderna, dei Brevi e dei Motu Propri, che vanno a sostituire del tutto le bolle e le litterae.
Materiali e scrittura Dal punto di vista estrinseco, invece, si assiste ad un mutamento dei materiali scrittori e del tipo di scrittura. Nel primo caso, la pergamena sostituisce definitivamente dal 1057 il papiro come materiale scrittorio, venendo usata fino a Leone XIII, il quale ordinò che i documenti papali fossero redatti su materiale cartaceo. Riguardo invece alla scrittura, per il lungo periodo esaminato essa subisce notevoli mutamenti: l'antica curiale romana si trasforma, nel IX secolo, nella curiale nuova., sostituita definitivamente dalla minuscola diplomatica sul finire dell'XI secolo con Pasquale II (1099-1118).. Redatti i documenti in scrittura gotica dal XIII secolo fino agli albori del XV secolo (quando si assistette all'imporsi della scrittura umanistica), nel corso dell'Epoca moderna si assiste alla nascita della bullatica, una particolare scrittura rotondeggiante di difficile lettura che verrà poi abolita definitivamente nel XIX secolo con Leone XIII.
Le tipologie documentarie
Il primo periodo
Le Litterae I documenti pontifici più antichi sono le lettere (litterae), nella forma tipica dellepistola latina. Dal punto di vista intrinseco, le litterae sono caratterizzate da:
Nel protocollo: Invocatio: è rara e può essere sia simbolica che verbale. Intitulatio: Nome del pontefice + attributo di papa o episcopus. Da Gregorio I (540-604) comincia ad essere utilizzata la formula servus servorum Dei, chiaro esempio di formula humilitatis. Inscriptio: al dativo con attributi (ovvero titolo, carica, in senso di apposizione) Salutatio: In Domino salutem, o In perpetuum. Tenor. Espresso in forma soggettiva, ove il pontefice usa il plurale maiestatis. Escatocollo: Datatio cronica e topica.