Le elezioni europee del 2019 in Romania si sono tenute domenica 26 maggio per eleggere i 32 membri del Parlamento europeo spettanti alla Romania. Tale numero di seggi è stato aumentato a 33 nel febbraio 2020, in seguito all'uscita del Regno Unito dall'Unione europea.
Nello stesso giorno sono stati celebrati anche due referendum consultivi in tema di giustizia.
Sistema elettorale Gli europarlamentari rumeni sono eletti tramite suffragio universale diretto da parte di tutti i cittadini dell'Unione europea iscritti alle liste elettorali del paese con età superiore ai 18 anni. Lo scrutinio è effettuato su una singola circoscrizione elettorale su base proporzionale. La Romania utilizza un sistema a liste bloccate. I seggi al parlamento europeo sono assegnati tramite metodo D'Hondt ai partiti che ottengono almeno il 5% dei voti validi. Quadro politico Le elezioni europee del 2014 videro il successo dei partiti facenti parte dell'alleanza costruita intorno al Partito Social Democratico, che ottenne 16 dei 32 seggi assegnati alla Romania e partecipò al gruppo parlamentare europeo dell'Alleanza Progressista dei Socialisti e dei Democratici. Gli altri due concorrenti principali, il Partito Nazionale Liberale (ad inizio legislatura legato al Gruppo dell'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'Europa e poi al Gruppo del Partito Popolare Europeo) e il Partito Democratico Liberale (membro del Gruppo del Partito Popolare Europeo) ottennero, rispettivamente, 6 e 5 seggi.
Subito dopo le elezioni europee del 2014 il presidente del Partito Nazionale Liberale Crin Antonescu annunciò che il suo partito avrebbe abbandonato l'affiliazione all'Alleanza dei Democratici e Liberali per l'Europa e che si sarebbe unito al Partito Popolare Europeo avviando, altresì, le procedure per la fusione con il Partito Democratico Liberale di Vasile Blaga per la creazione di un grande fronte di centro-destra. Nel novembre 2014 il candidato del PNL Klaus Iohannis sconfisse quello del PSD Victor Ponta alle elezioni presidenziali, mentre il governo guidato dallo stesso Ponta cadde l'anno successivo dopo le manifestazioni esplose in seguito all'incendio del Colectiv di Bucarest.
Dopo un anno di governo tecnico presieduto da Dacian Cioloș, sotto la guida di Liviu Dragnea i socialdemocratici tornarono al potere in conseguenza del successo alle elezioni parlamentari del 2016. Dal 2017 al 2019 si susseguirono tre governi guidati da premier in area PSD, sostenuti anche dai partner minori dell'Alleanza dei Liberali e dei Democratici di Călin Popescu Tăriceanu e dai regionalisti dell'Unione Democratica Magiara di Romania, che aveva siglato un accordo di appoggio parlamentare esterno.
A causa delle manovre sulla giustizia portate avanti dalla maggioranza, la fase di governo del PSD fu caratterizzata da ampie proteste dell'opinione pubblica e dell'opposizione, rappresentata principalmente dal PNL e dal neonato gruppo Unione Salvate la Romania (USR), divenuto nel 2016 terza forza del paese e portavoce della lotta alla corruzione politica. Il 1º gennaio 2019 la Romania assunse la presidenza di turno del Consiglio dell'Unione Europea.
Nel corso del 2017 Victor Ponta, espulso dal partito dopo aver apertamente contestato Dragnea, fondò PRO Romania, che si proponeva di diventare un'alternativa socialdemocratica al PSD, mentre nel gennaio 2019 Dacian Cioloș assunse la guida del Partito della Libertà, dell'Unità e della Solidarietà (PLUS), di ispirazione liberale ed europeista. Nel febbraio 2019 PLUS e USR annunciarono che avrebbero concorso alle elezioni europee all'interno di una coalizione chiamata Alleanza 2020 USR PLUS.
A pochi giorni da voto i sondaggi indicavano un testa a testa tra i due maggiori partiti di centro-sinistra, il PSD, e centro-destra, il PNL, seguiti dalla coalizione composta da USR e PLUS.
Delegazioni presenti al Parlamento Europeo al momento del voto
Fino alle elezioni del 26 maggio erano presenti al Parlamento Europeo le seguenti delegazioni rumene:
Gruppo politico al Parlamento europeoSeggiDelegazioniSeggiNoteAlleanza Progressista dei Socialisti e dei DemocraticiPartito Social Democratico10Victor Boștinaru, Andi Cristea, Doru Frunzulică, Dan Nica, Ioan Mircea Pașcu, Emilian Pavel, Răzvan Popa, Claudia Țapardel, Gabriela Zoană, Maria GrapiniPRO Romania1Daciana SârbuUnione Nazionale per il Progresso della Romania1Claudiu Ciprian TănăsescuIndipendenti1Damian DrăghiciGruppo del Partito Popolare EuropeoPartito Nazionale Liberale8Daniel Buda, Cristian Bușoi, Marian-Jean Marinescu, Siegfried Mureșan, Theodor Stolojan, Mihai Țurcanu, Traian Ungureanu, Adina-Ioana VăleanUnione Democratica Magiara di Romania2Csaba Sógor, Iuliu WinklerPartito della Libertà, dell'Unità e della Solidarietà1Cristian PredaIndipendenti2Sorin Moisă, Ramona MănescuGruppo dei Conservatori e dei Riformisti EuropeiPRO Romania1Laurențiu Rebega Indipendenti1Monica MacoveiGruppo dell'Alleanza dei Democratici e dei Liberali per l'EuropaAlleanza dei Liberali e dei Democratici2Norica Nicolai, Renate WeberIndipendenti1Mircea DiaconuNon iscrittiProdemo1Cătălin-Sorin IvanFonti:
Campagna elettorale La campagna elettorale è iniziata il 27 aprile e si è chiusa il 25 maggio.
Partito Social Democratico Il presidente del partito Liviu Dragnea puntò su una retorica dagli accenti nazionalisti ed euroscettici. La sua opinione riguardo ai futuri europarlamentari PSD era che questi avrebbero dovuto essere «patrioti in ogni cellula del corpo» e che avrebbero dovuto avere il «coraggio di parlare in difesa dell'interesse nazionale del paese».
Il 28 marzo siglò un protocollo di alleanza con il Partito Nazionale Contadino Cristiano Democratico (PNȚCD) e il Partito Ecologista Romeno (PER), che si impegnavano a sostenere il PSD. La campagna elettorale del partito, tuttavia, fu segnata dalla mancanza del sostegno dei partner europei del partito. Il Partito del Socialismo Europeo, inoltre, in aprile decise di congelare temporaneamente i rapporti con il PSD, fino a quando questo non avrebbe chiarito le proprie politiche sulla giustizia.
Già comunicati a fine marzo, i candidati del PSD furono ufficialmente presentati nel corso di un evento organizzato il 12 aprile a Craiova, cui presero parte tra i 20.000 e i 40.000 sostenitori del partito. Nel corso del suo discorso Dragnea lanciò una serie di attacchi all'indirizzo del presidente della repubblica Iohannis, delle multinazionali straniere presenti nel paese, ritenute colpevoli di sfruttare la Romania, e ai quadri gerarchici dell'Unione europea, considerati poco attenti alla specificità rumena. Il presidente della sezione del PNL del distretto di Dolj, Ștefan Stoica, sosteneva che i dipendenti degli enti pubblici controllati dal PSD sarebbero stati obbligati a presenziare alla manifestazione.
Fra le altre azioni, durante la campagna il partito strinse un accordo commerciale con Poșta Română per la distribuzione di volantini elettorali presso i domicili di tutti i pensionati del paese.
Il 9 maggio, parallelamente allo svolgimento del vertice dei capi di Stato dell'UE a Sibiu, il PSD organizzò un comizio a Iași nel corso del quale Dragnea rimproverò Iohannis di mancare di patriottismo e di essere la causa dei problemi del paese, mentre l'11 maggio a Galați lo accusò di essere il servo dei leader europei e di lavorare contro gli interessi della Romania.
Un ulteriore comizio cui partecipò il leader del PSD fu quello di Târgoviște, il 19 maggio, nel corso del quale reiterò gli attacchi ai suoi avversari politici e l'ipotesi di introdurre misure protezioniste in favore del consumo di frutta e verdura di origine romena, considerate di qualità superiore in contrapposizione a quelle di importazione, altro grande tema elettorale del partito già utilizzato nel corso della campagna.
Partito Nazionale Liberale
Il 4 marzo 2019 il presidente del PNL Ludovic Orban annunciò che lo slogan per la campagna elettorale sarebbe stato «La Romania al primo posto» (România în primul rând). Malgrado alcune tensioni interne relative alla formazione delle liste, presentandosi come il principale oppositore al PSD, criticato aspramente per le sue leggi in tema di giustizia, il partito puntava apertamente a vincere le elezioni e legava tali argomenti alla campagna per il "Sì" al referendum sulla giustizia del 26 maggio. Anche il PNL ricorse ad un certo richiamo nazionalista e filo-ortodosso, sostenendo che il partito rappresentava i veri romeni. Il discorso del PNL oscillò tra soggetti riguardanti l'agenda politica europea e critiche alla coalizione di governo.
La lista dei candidati fu convalidata dal voto dell'ufficio nazionale del PNL del 14 marzo 2019 e fu ufficializzata nel corso del summit del Partito Popolare Europeo organizzato dal PNL a Bucarest il 16 marzo, cui presero anche il leader del PPE Manfred Weber e il presidente della repubblica Klaus Iohannis, intenzionato a sostenere apertamente e attivamente la campagna elettorale del partito.
Il 20 aprile fu organizzato il primo convegno pubblico ad Alexandria, zona di provenienza del presidente del PSD Dragnea. L'11 maggio il presidente Klaus Iohannis prese parola nel corso del comizio organizzato dal partito a Iași, criticando le azioni del PSD e invitando l'elettorato a prendere posizione in favore del PNL e del referendum.
Il 13 maggio fu presentato il programma per le europee. Secondo Ludovic Orban tra gli obiettivi del partito vi erano l'eliminazione del Meccanismo di cooperazione e verifica (MCV) imposto dall'Unione europea alla Romania, l'ingresso del paese nell'area Schengen e l'adesione alla zona euro. Nello stesso tempo il partito proponeva l'instaurazione di un sistema di monitoraggio sullo stato di diritto e sulla difesa dei diritti fondamentali in tutti i paesi d'Europa. Prometteva, inoltre, di attrarre fondi europei per la realizzazione di tre poli ospedalieri regionali, la ristrutturazione di 500.000 abitazioni e il finanziamento di 20.000 borse Erasmus annuali per gli studenti romeni. In politica estera il PNL sosteneva il Partenariato orientale e l'integrazione della Moldavia nell'Unione europea.
Il 18 maggio in Piața Victoriei a Bucarest, davanti a 40.000 persone, il partito presentò al pubblico i propri candidati. In tale occasione Iohannis rinnovò l'appello al voto per il PNL e per il "Sì" al referendum del 26 maggio.
Alleanza 2020 USR PLUS
L'iscrizione della coalizione alla tornata elettorale fu in un primo momento respinta dall'Ufficio elettorale centrale (BEC), poiché questo ritenne non valida la firma delle liste da parte del presidente dell'USR Dan Barna e di quello del PLUS Dacian Cioloș, visto che questi non risultavano come presidenti ufficiali delle due formazioni presso il registro dei partiti politici del tribunale di Bucarest. L'8 marzo, tuttavia, una sentenza dell'Alta corte di cassazione e giustizia ammise il ricorso del gruppo politico, permettendone l'iscrizione.
Il 4 aprile 2019, nel quadro di una conferenza stampa, l'alleanza presentò il proprio programma elettorale, basato sui temi della difesa della giustizia, della lotta alla corruzione, della protezione dei diritti dei romeni nell'Unione europea, della sanità, dell'istruzione e di misure di lotta alla povertà. Tra le proposte principali del partito vi furono quelle del rafforzamento del Meccanismo di Cooperazione e Verifica (MCV) e dell'adesione della Romania allo spazio Schengen. A livello di politica estera l'alleanza avrebbe supportato l'ingresso della Repubblica di Moldavia nell'Unione europea. L'Alleanza 2020 USR PLUS si presentava deliberatamente come una forza antitetica al PSD, che era considerato un partito corrotto asservito agli interessi personali del suo leader. Lo slogan scelto del gruppo, a tal riguardo, fu «Senza ladri arriviamo lontano» («Fără hoție ajungem departe»).