Biografia
La documentazione storica ci informa che Mazulo fu attivo nella abbazia di Pomposa nell'XI secolo. Questo complesso monumentale che ospitò un monastero benedettino risale al VI secolo ed è situato a Codigoro.
Nel corso del tempo fu rimaneggiato nella parte frontale e forse anche nei colonnati interni e riconsacrato nel 1026, ampliato e ristrutturato.
In quegli stessi anni, o più tardi secondo lo storico dell'arte Venturi, la chiesa venne allungata con l'aggiunta di due campate e la costruzione di un nuovo atrio, decorato con fregi in cotto, oculi, scodelle maiolicate, vari animali dal valore simbolico-religioso, che un'iscrizione collocata sulla facciata ci ricorda essere opera di Mazulo.
Secondo lo storico dell'arte Pietro Toesca è probabile che anche il campanile (1063) sia da attribuire a Mazulo, mentre l'opera dell'architetto Deusdedit, ricordato in una lastra iscritta si limiterebbe all'apparato decorativo.
Il portico, di larghezza uguale alla facciata della chiesa, è costituito da una parte centrale aperta e caratterizzata da tre arcate su colonne poligonali, e con a lati due ambienti distinti.
L'impostazione volumetrica e la decorazione ceramoplastica che contraddistinguono la fronte esterna, sono derivati dal mondo artistico orientale-bizantino, in particolare dalla Macedonia meridionale e dall'Epiro (Santo Stefano di Kastoria (Καστοριά), XI secolo, Arta).
I motivi ornamentali in cotto e ceramica a forma di dischi e stelle e le caratteristiche fasce policrome a quadrati disposti in diagonale, che sono presenti anche nella parte più antica della basilica di Santo Stefano di Bologna, sono probabilmente un'indicazione di influenze artistiche dell'area alto adriatica (Sergio Bettini).
Note
Bibliografia
Voci correlate Architettura italiana Storia dell'architettura