Biografia Primi anni Figlio del filosofo Nunzio Incardona e di Raffaela Potenza, fratello maggiore del pittore Marco Incardona, frequenta per un breve periodo la classe di composizione di Eliodoro Sollima presso il Conservatorio di Palermo, poi l'Istituto di Storia della MusicaConfluito nel Dipartimento di Scienze Umanistiche dell'Università di Palermo, continuando la sua formazione da autodidatta. Fondamentale l'eredità della rassegna musicale Settimane Internazionali Nuova Musica (1960-1968), di cui conosce gli orientamenti attraverso lo studio e il contatto con gli organizzatori del festival Paolo Emilio CarapezzaSi rimanda agli scritti di P.E. Carapezza, Del far musica esoterica oggi e qui: di Federico Incardona, «Phasis», 1977; Undici compositori siciliani trentenni, in AA.VV., Archivio. Musiche del XX Secolo: Autori siciliani del nostro tempo, Palermo, CIMS, 1995, pp. 5-7; Sviluppi della dodecafonia nel meridione d’Italia, «Musica/Realtà» XVIII/53, 1997, 65-76; Voce Incardona, Federico, in S. Sadie (a c. di), The New Grove Dictionary of Music and Musicians, 2ª ed., vol. XII, London, Macmillan, 2001, pp. 137; Incardona e Damiani: alle fonti terrestri del Suono, SEGNO, 319, 2010, pp. 53-67. e Antonino TitoneAntonino Titone scrive di Incardona in Musicisti nuovissimi a Palermo, in «Acquario», I/1, dicembre 1982 - marzo 1983, pp. 57-63., docenti dell'Istituto. Gli anni Settanta Un delicato stile aforistico connota la prima fase dell'attività compositiva (1975-1977). Nel 1977 l'associazione Ars Nova di Palermo gli commissiona un'opera, Mit höchster Gewalt (che a Franco Evangelisti «tutto deve e ad un tempo nulla»F. Incardona, Una postfazione provvisoria, in Franco Evangelisti, programma di sala del seminario e del concerto commemorativi, Ars Nova, Palermo 1993, in Marco Spagnolo, Federico Incardona: Analisi dello stile, tesi di dottorato, 2011, p. 291.). Incardona dichiara qualche anno più tardi che con la composizione di quell’opera e «seguendo una linea in cui l'avanguardia aveva un grosso peso, si è ritrovato vicino all'impossibilità di scrivere altra musica».F. Incardona, dal programma della prima esecuzione assoluta di Avec un morne embrassement (1980) citato in Tarnaku, Federico Incardona, «Catalogo», 3, Palermo, CIMS, 1999, p. 20. Seguono quattro anni di studio e di contatti con maestri affermati come Franco Donatoni, Camillo Togni, Sylvano Bussotti, Franco Evangelisti, Luigi Nono, e il musicologo Heinz-Klaus Metzger.
Gli anni Ottanta Nel 1980 vede la luce Avec un morne embrassement, eseguito poi nel 1981 alla Biennale di Venezia, in una variante più estesa per durata e organico; in entrambi i casi l'opera viene eseguita dal Gruppo da Camera dell'Orchestra Sinfonica Siciliana diretto da Angelo Faja. La critica è concorde nel ritenere che Incardona raggiunge la maturità stilistica con quest’opera. Dopo un iniziale dichiarato rifiuto della dodecafonia verso la metà degli anni Ottanta c'è un ripensamento: Incardona sente la necessità di organizzare le forze espressive offerte dagli intervalli musicali, dall'impulso alla melodia, dalla accurata definizione del timbro. Il dispositivo dodecafonico appare ora, dopo l'esperienza con Camillo Togni, lo strumento che permette tale organizzazione, ma adottando un approccio critico rispetto ai metodi e ai risultati del serialismo e di una interpretazione “dogmatica” o “numerologica” di tale mezzo. È stata definita dodecafonia postserialeLombardi Vallauri, Dodecafonia postseriale. Gilberto Cappelli e Federico Incardona, Mimesis Edizioni, Milano-Udine, 2013. la corrente musicale in cui Federico Incardona è stato posto insieme al compositore Gilberto Cappelli (1952): i due hanno operato indipendentemente l’uno dall’altro e i loro stili sono molto diversi, ma hanno importanti affinità, soprattutto nell’adozione del metodo dodecafonico, in un’epoca in cui questa tecnica era pressoché caduta in disuso, e nel modo di concepire e utilizzare tale tecnica. La dodecafonia postseriale «si ricollega – piuttosto che al serialismo integrale (di cui comunque recepisce un capitale insegnamento, che consiste nel trattamento potenzialmente indipendente di ogni singola dimensione del suono) – a quella fase che può definirsi “dodecafonia postclassica preseriale” esemplificata nell’opera di compositori come Bruno Maderna e Luigi Nono fino ai primi anni Cinquanta, che spesso è considerata come un momento di passaggio orientato necessariamente verso il serialismo multidimensionale, ma che invece a posteriori si rivela foriero di sviluppi pure differenti»Lombardi Vallauri, L’opzione dodecafonica postseriale, in Lombardi Vallauri – Spagnolo 2012, p. 160. Dello stesso Vallauri: Tratti tecnici dell’ascesi e della seduzione in Franco Evangelisti e loro derivazioni nei palermitani Salvatore Sciarrino e Federico Incardona, in E. Ludovici, D. M. Tortora (a c. di), Franco Evangelisti. Verso un nuovo mondo sonoro – Atti del Convegno Internazionale, I-2 marzo 2007, Cosenza, Orizzonti Meridionali, 2011, 27-46; Vere risonanze elusive: la poetica del compositore Federico Incardona nello specchio di Maldoror riflesso da Bachelard, in «Altre modernità», Università degli Studi di Milano, https://riviste.unimi.it/index.php/Amonline/article/view/2415, 2012, pp. 118-131; Fedeli tradimenti: la ricezione cageana di tre compositori italiani nel Duemila, in V. Cuomo – L. V. Distaso (a c. di), La ricerca di John Cage. Il caso, il silenzio, la natura, Mimesis, Milano-Udine, 2013.. Insieme alla necessità del dispositivo dodecafonico, Incardona si rende conto, sempre in questi anni, che gli intervalli e le relazioni tra i suoni da lui preferite presentavano «fortissime quanto inconsce similitudini»F. Incardona, presentazione s.t., nel programma di sala di Quattro momenti musicali in Sicilia 1988, Gibellina – Palermo – Trapani, in E. Capizzi La musica vocale di Federico Incardona, Catania, cuecm, 2011, p. 112. con gli elementi melodici della musica popolare siciliana. Nel suo Autoritratto in forma di curriculum scrive di aver ritrovato
«[…] nella raccolta Favara-Tiby dei canti popolari siciliani, l'etica mahleriana del dolore non sublimato ma cosale. Il ritrovamento in corpore di questa condizione mentale in quello che resta della cultura popolare, e la riconsiderazione della polifonia rinascimentale siciliana che di quella si nutriva, gli fa pensare in concreto, la possibilità di un linguaggio “novissimo” che procedendo da Mahler e Webern, affondi le sue radici nelle profondità dell'Etnia. Palermo e i suoi quartieri diventano così “centro esperimentale del mondo”, laboratorio permanente e privilegiato di una tentazione alla sintesi degli estremi, nella ricerca di un procedere compositivo ed umano che sia realmente, secondo Kolish, decifrato da Metzger, “rivoluzione permanente come e in quanto tradizione perpetua”».F. Incardona, Autoritratto in forma di curriculum, in Tarnaku 1999, p. 32
Così fin da Bocca (1984), frammenti per flauti e pianoforte preparato, Incardona riorganizza parte del materiale proveniente da una precedente omonima composizione per voce e pianoforte «secondo moduli melodici direttamente influenzati dai canti popolari siciliani che hanno un preciso riferimento al carcere: Le Vicariote»Incardona, programma di sala, in Tarnaku 1999, p. 16.. Da Soave sia il vento per sei strumenti (1982) Incardona comincia a usare nella sua scrittura i quarti di tono, e più avanti ad organizzare anche questi in serie, come in Sulla lontananza per flauto basso, violino, pianoforte e celesta (1986). Se da un lato le oscillazioni microtonali e l'introduzione dei quarti di tono nelle composizioni sono tecniche recepite dalla tradizione colta (pur se filtrata dall’avanguardia musicale di poco precedente, di cui un rappresentante è Giacinto Scelsi), dall'altro sono elementi di quelle tradizioni arabo-siciliane e mediterranee con cui Incardona riconosce un legameAffronta bene il rapporto tra Incardona e la musica popolare Davide Gambino in Riscritture di un mito. L'inspirazione folklorica in Federico Incardona e Giovanni Damiani, tesi di laurea triennale, Università degli studi di Palermo, 2008. Una rielaborazione di questo lavoro si trova in Lombardi Vallauri – Spagnolo Federico Incardona. Bagliori del melos estremo. Contesti, opera, sviluppi, Palermo, :duepunti, 2012, pp. 177-202.. A questo periodo appartengono inoltre, solo per citare alcune opere, la prima versione di Ritratto di giovine per ensemble (1981), Des Freundes Umnachtung per grande orchestra (1985), Postludio alle notti per soprano e grande orchestra (1988); e ancora Mehr Licht! per violino e pianoforte (1986) e Mehr Licht! II per soprano e ensemble (1989). Sul finire degli anni Ottanta si affianca all'attività compositiva quella dell'organizzazione di concerti, eventi, rassegne e laboratori musicali.All'attività di organizzazione musicale di Incardona (e non solo) è dedicato il saggio di P. Misuraca, Federico Incardona, lo Zephir Ensemble e i concerti di Nuova Musica (1988-2003), in Lombardi Vallauri-Spagnolo 2012: pp. 99-143.
Gli anni Novanta La produttività di Incardona si riduce negli anni Novanta: quasi del tutto assenti opere per orchestra o per grandi organici (se non alcune idee rimaste in stato di progetto), a parte il caso di Levante per orchestra di fiati, percussioni e due contrabbassi, che peraltro è del '99 quando riprende con più forza l'attività compositiva. Dei primi anni Novanta Douce III (notturno)- Paesaggio dal fondo per flauto contrabbasso in sol (1990), Malor me bat “Graffito da Ockeghem: per Luigi Nono” per trio d'archi, bottiglie e crotali (1993), e Obélisque – Deposizione per Čajkovskij per ensemble e immagini (1993). Segue un periodo di silenzio compositivo in cui tuttavia Incardona è impegnato nell'attività di organizzatore musicale già citata, e in quella didattica iniziata nel 1990 presso la scuola superiore di studi musicali "Ars nova" a Palermo. Dal "silenzio" Incardona esce nel 1997, ma è tra il '98 e il '99 che l'attività compositiva riprende in modo più deciso e vengono composte quattro opere per strumento solo: Secretum Douce per violino; La stanzaPer un approfondimento su La stanza e Secretum Douce si rimanda a Michele Valenti, Le Stanze di Federico Incardona, Tesi di laurea magistrale, Università degli studi di Palermo, 2017. Di Valenti anche Federico Incardona. Una bibliografia ragionata, Tesi di laurea triennale, Università degli studi di Palermo, 2013. per violino, respiro, voce, campane intonate; Varianti del silenzio – Dormi Vola Riposa per viola; Tre frammenti (dal Corpus di musiche popolari siciliane di Alberto Favara) per violino. E oltre Levante precedentemente citata, pure nel '99 scrive Fortuna di mare – variazione su un canto antifonale dal Corpus di musiche popolari siciliane di Favara-Tiby per trio d'archi (titolo alternativo: Brindisi di marinai), eseguita pure quell'anno a Palermo.Inoltre nel 1999 il Centro per le Iniziative Musicali in Sicilia (CIMS) pubblica il catalogo di Incardona a cura di Tonin Tarnaku in collaborazione con Guido Peri e Rosi Pollara. Aprono il catalogo due scritti: uno di Amalia Collisani Incardona o delle trasmutazioni, uno di Heinz-Klaus Metzeger Compositio ex negativo. Gli anni Duemila