La chiesa di Santa Maria Assunta è la parrocchiale di Ghedi, in provincia e diocesi di Brescia; fa parte della zona pastorale della Bassa Orientale.

La prima pietra della struttura fu posta nel 1606, ma le dense stratificazioni di edifici su cui è sorta lasciano intuire le antiche origini della prima pieve, eretta forse già nel corso del V secolo.

Storia e descrizione Gli scavi archeologici

L'area della parrocchiale seicentesca è stata, sin dall'inizio del processo di cristianizzazione delle campagne bresciane, un importante luogo di culto e un sito di rilevanza storica e culturale non indifferente: lo testimoniano, infatti, gli scavi archeologici tenutisi tra il 1999 e il 2001 nella zona absidale della chiesa, nella grande navata centrale e nel perimetro adiacente al municipio di epoca tardomedioevale. Supervisionati dall'architetto Andrea Breda, hanno appunto permesso di aumentare sensibilmente le conoscenze del primitivo nucleo di età tardoantica, tanto da essere state definite dallo stesso come:.

L'evoluzione nei primi secoli

A seguito di una sempre più ampia diffusione del Cristianesimo, si rendeva necessaria la possibilità di battezzare i neofiti anche al di fuori dei grandi centri urbani: proprio in questo contesto (V-VI secolo) va circoscritta la nascita delle prime ecclesiae baptesimales in centri rurali del bresciano come Bagnolo Mella, Gussago, Manerbio o Rovato; analogamente, lo stesso avvenne anche a Ghedi. Nella fattispecie, l'edificio in questione era solitamente un monumentale battistero, nel caso del ghedese a pianta rettangolare con abside rotondo, in cui sia si celebravano sia le cerimonie liturgiche sia la catechesi. In virtù di questa duplice funzione, avveniva non di rado che molti primitivi luoghi di culto presentassero appunto un unico ambiente e non la tipica suddivisione Chiesa e Battistero, eretti peraltro su precedenti luoghi di culto d'età romana. Si potrebbe affermare lo stesso anche per Ghedi, se solo si fossero rinvenuti durante gli scavi reperti di età tardoantica nella zona della chiesa battesimale: "In questi resti sono plausibilmente riconoscibili la chiesa primitiva e, per ubicazione e caratteristiche strutturali, un battistero a pianta centrale. La fondazione di entrambi gli edifici, nella totale assenza di reperti, oscilla tra dopo il V secolo dopo cristo ed i primi secoli dell'Alto Medioevo. In ogni caso l'esistenza di una chiesa battesimale in epoca certo assai alta rivela l'importanza del 'vicus' di Ghedi nel quadro della cristianizzazione della campagna bresciana fra tarda antichità e prima età longobarda e lascia inoltre supporre che la nascita dell'organismo plebano - documentato dalle fonti scritte solo nell'ultimo trentennio del XIII secolo - risalga, come nella vicina Leno, all'altomedioevo"..

L'età altomedioevale e la prima pieve In età longobarda, durante l'ascesa di tale civiltà nell'Italia settentrionale, vennero a formarsi numeri monasteri ed abbazie, che contribuirono in maniera sostanziale alla diffusione della religione cristiana anche in centri rurali (basti pensare, per il bresciano, al caso dell'abbazia di Leno), venendo a formare, in seguito, quel tessuto connettivo di centri religiosi e di luoghi di culto così fondamentali per l'amministrazione territoriale del tempo. Al definitivo declino del regno longobardo, nel 774, i Carolingi trovarono infatti terra fertile per completare quell'opera di conversione religiosa e di controllo territoriale e politico, proprio in virtù dell'esistenza di tali centri religiosi. Dal IX secolo, le chiese battesimali non furono più indipendenti, bensì soggette all'autorità della diocesi vescovile di competenza (nel nostro caso, quella di Brescia): proprio in seguito a tale rinnovamento di potere, il titolo di pieve venne conferito solamente alle chiese battesimali che erano parte integrante, ed attiva, di questa fitta "rete organizzativa amministrativo-religiosa". Ghedi figurava proprio tra questi centri nevralgici, tant'è che godeva di importanti prerogative sul vicino paese di Montirone e sul sito campestre di Formignano. Questa antica pieve era dunque importante nella sua locazione e punto di snodo, a tal punto che fu soggetta a rinnovamenti architettonici continui: sorta su fondamenta altomedievali, si sviluppò su queste ultime nel corso del XIII secolo, per poi essere ampliata in stile tardo gotico durante il XIV secolo. Nell'area dei giardini di Piazza Roma andò sviluppandosi, sempre in epoca altomedievale, un cimitero per la comunità con numerose sepolture alla cappuccina, scoperte in diversi momenti di vari scavi archeologici e di lavori di manutenzione; una piccola porzione di quest'antica area è stata riportata alla luce ed è esposta in una delle sale del palazzo comunale, così come un'antica tomba alla cappuccina esposta nella sala consiliare del municipio. Quest'antica area, costituita dalla primitiva pieve e dal cimitero, con anche gli abitati più antichi, venne inclusa nella cinta muraria che andò a formarsi presumibilmente in tale epoca, circondata da ampi fossati ed accessibile attraverso due ponti levatoi. Venne a formarsi quindi il primitivo nucleo del castello di Ghedi. Così viene descritta dallo storico Angelo Bonini la pieve altomedievale:.

La parrocchiale seicentesca La chiesa di inizio XVII secolo, che funge da parrocchiale, fu fortemente voluta dai ghedesi: costruita per rispondere a una sempre maggiore esigenza di spazi più grandi, per accogliere il crescente numero degli abitanti del borgo, nel 1606 si completarono le pratiche burocratiche del caso e fu emanata la delibera comunale, con la conseguente disposizione dei materiali per la sua costruzione. Il nuovo tempio fu spostato, rispetto alla precedente pieve, in direzione nord: ciò permetteva ai fedeli e funzionari religiosi di celebrare la Messa nella vecchia pieve senza interruzioni dovute a lavori, demolizioni o cantieri nel bel mezzo del sito.. Della sua edificazione se ne occuparono i membri della famiglia Avanzo: lo stesso Giovanni Avanzo aveva stipulato un accordo con lo zio Bartolomeo Avanzo per coadiuvarlo nell'impresa certamente degna di nota, indicando peraltro una eventuale percentuale di guadagno; una volta designati i due capomastri, furono scelti come garzoni proprio i due figli minorenni di Bartolomeo, ossia Giovanni Battista Avanzo e Teodoro Avanzo.

La fabbrica del cantiere incontrò inizialmente diversi ostacoli, sia riguardo al reperimento di nuovi materiali per la costruzione, sia per quanto riguarda l'aspetto economico di un'opera sì impegnativa: tasse comunali, donazioni testamentarie, così come lasciti spontanei degli abitanti furono determinanti per l'apertura dei cantieri; i materiali per edificare il nuovo tempio furono ricavati dalla demolizione di case e baracche, così come dalla stessa antica pieve, fatta eccezione per le antiche cappelle laterali, su cui si erge il campanile e conservate sotto di esso.

Già dopo poco tempo dall'apertura dei cantieri, dell'antica pieve restava ben poco: appunto solo le tre cappelle e la stessa torre campanaria. Persino il fonte battesimale, che Carlo Borromeo, dopo la sua visita a Ghedi, fece spostare nell'angolo sinistro della vecchia pieve, fu demolito ed utilizzato come elemento di spoglio.

Tra lavori che procedevano a rilento, frequenti litigi tra il costruttore ed i membri del Comune, la Chiesa fu costruita assai lentamente: l'aspetto economico, più di tutti, vincolò il procedere dei lavori, che spesse volte sembrarono sul punto di cessare anche a cantiere aperto: una disputa tra Bartolomeo Avanzo ed il Comune vide infatti reclamare, da parte dell'architetto, un credito di lire 14.188 che sarebbe senz'altro cresciuto col tempo, visti gli interessi coi quali avrebbero dovuto essere restituiti e le continue materie prime che l'architetto pagava di tasca propria. Il Comune, d'altro canto, dovette vendere molti appezzamenti di terra per sostenere l'ingente somma della costruzione, arrivando ad indebitarsi. La conseguente inaugurazione della chiesa avvenne il 30 maggio 1629, come testimoniato dal registro dei matrimoni della Parrocchiale, in cui viene specificato come, in concomitanza ad un matrimonio avvenne: "la seconda alli 30 [maggio] festa della consacrazione della nostra chiesa Parochiale".

Interventi successivi È a partire dal 1893 che vennero avviati quei processi di restauro che resero la chiesa come appare: il suo stato di incuria, dovuto ai dipinti quasi del tutto oscurati dal fumo delle candele, e dalle infiltrazioni piovane che avevano rovinato gli affreschi, era evidente a tutta la cittadinanza. Già a partire dal 1874, comunque, venne elevato il campanile fino alla sua altezza (33 m), poiché sino a quel momento era apparso sproporzionato e sin troppo tozzo, risultando motivo di imbarazzo per i ghedesi stessi; la facciata della chiesa fu restaurata due volte, una nel 1848 ed infine nel 1888, sotto la guida dell'architetto Luigi Arcioni. Sempre coadiuvati da quest'ultimo, i membri della fabbriceria ghedese cominciarono già nel 1895 il restauro degli interni, della navata centrale e del presbiterio. Conclusi tutti i lavori ottocenteschi, è stata collocata sulla bussola d'ingresso la seguente iscrizione:

Gli altari

Il presbiterio Nella parete principale del presbiterio troneggiano due ancone dedicate alla Vergine Maria, titolare della chiesa parrocchiale. Risalta subito all'occhio la più grande, ossia la tela realizzata da Pietro Marone, pittore bresciano attivo durante il tardo Cinquecento, raffigurante lAssunzione di Maria e datata al 1589: armonica nel suo complesso, essa richiama, nei drappeggi delle vesti, nello sbigottimento della schiera degli apostoli, allAssunzione delle Vergine del Moretto nel Duomo vecchio di Brescia; ciò è segno tangibile dell'influenza esercitata dalla pittura manierista del Moretto sul Marone, che si ispirava anche al Veronese di cui fu allievo a Venezia.. La Vergine è raffigurata troneggiante su un banco di nubi, accompagnata da una schiera di putti alati, con il gruppo degli apostoli che, in una moltitudine di diversi moti dell'animo, reagisce ora con stupore ora con disperazione alla scomparsa della Vergine stessa. La grande tela firmata "Petrus de Maronibus fecit", prima posta nell'altare maggiore della vecchia pieve ghedese, fu reimpiegata quindi anche in quello maggiore della nuova parrocchiale. Sopra di essa è posta, appunto in un'ancona molto più piccola, la minuta tela sempre attribuita al Marone, forse del 1589, e raffigurante lIncoronazione della Vergine Maria: Gesù e Dio Padre sono appunto ritratti nell'atto di porle sul capo una corona, e, in un'atmosfera complessiva di estrema intimità e compostezza, Maria viene eletta Regina dei Cieli e della Terra stessa. Inoltre, le due tele sono state soggette a un restauro nel 1998 da parte dello studio Franco Lonardini di Brescia.

L'altare maggiore della metà del XVIII secolo in marmi policromi, severo e armonioso, è posto nel centro del presbiterio: monumentale eppure sobrio, rispecchia quel gusto surrogato di una fastosità tardo barocca e di un rigore e una razionalità tipicamente illuminista dell'epoca; il paliotto della mensa è realizzato con marmi policromi. La presenza nei listelli di fondo di un "verde Alpi". risalta con le lastre rosso violacee in diaspro di Sicilia, ad essi sovrapposti, e con le sottili cornici che ne costituiscono i profili in marmo di Carrara. La zoccolatura alla base è costituita da un giallo di Verona, così come le lastre poste in sommità della mensa e dell'alzata che regge i candelieri. Idealmente al centro dell'altare vi è un tabernacolo a tempietto in marmo nuvolato di Siena, con colonnine in marmo verde che culminano in elaborati capitelli corinzi, sempre in marmo bianco di Carrara; il tutto termina in una copertura a cupoletta in nuvolato ed impreziosita da dei modiglioni.