La storia del cinema in Abruzzo inizia dai primi anni del Novecento con la produzione di brevi pellicole, quasi tutte a carattere documentario, per poi dagli anni Trenta svilupparsi con la realizzazione di veri e propri lungometraggi cinematografici, diretti da artisti di fama nazionale e internazionale.
Storia Uno dei primi documenti visivi girati in Abruzzo è il film in bianco e nero muto di Gaumont, inserito integralmente nel documentario La notte di Avezzano di Raffaello Di Domenico, presentato in occasione del centenario del terremoto della Marsica del 1915, che distrusse la città e molti altri centri limitrofi. Più tardi, a Chieti si costituì la Teatina Film (1922), fondata dal Cavalier Vincenzo Melocchi di Pizzoferrato, che a Chieti inaugurò anche il Caffè Vittoria, che in collaborazione con l'Istituto Nazionale Luce, realizzò nei primi anni venti dei piccoli documentari sulle realtà dell'Abruzzo: città, panorami, montagne e borghi. Questi documenti visivi sono molto interessanti, perché riescono a mostrare un volto delle tradizioni abruzzesi e delle diverse località oggi molto cambiate, se non addirittura scomparse, per via degli spopolamenti dei borghi, o delle distruzioni arrecate dalla guerra. Tra le opere più importanti realizzate dalla Teatina Film, si ricordano i servizi: Chieti, l'antica Teate, che mostra Chieti, Pescara (con la casa di D'Annunzio), Scanno, Popoli, poi Aquila, la città di Federico II, con visioni della città e del circondario amiternino, Visioni di terra d'Abruzzo con uno sguardo sulle tradizioni locali dei borghi della Majella, incluso al lungo filmato sui borghi di Gamberale, Casoli, Pizzoferrato, e Sulmona, la città di Ovidio, con uno sguardo che si sposta dalla città peligna, sino alle realtà costiere di Lanciano, Casalbordino e Vasto.
Questi tipi di filmati furono realizzati anche in forma privata, come dimostrano i casi dei filmati su Cocullo, Vasto nel 1926 e nel 1943, Lanciano nel 1939. Il cinema vero e proprio in Abruzzo entrò nella metà degli anni Trenta, e la prima pellicola memorabile che si ricordi è Torna caro ideal di Guido Brignone del 1939, incentrato sulla vita del compositore ortonese Francesco Paolo Tosti, e girato a Ortona, Francavilla al Mare e Poggiofiorito. Il film appartiene a quel filone di filmati storici d'Abruzzo, poiché offre una visione della cittadina adriatica com'era prima delle distruzioni del 1943-44. L'Abruzzo con la produzione dei film del secondo dopoguerra, entrò immancabilmente nell'orbita delle case produttrici di Roma e Cinecittà, ricoprendo però un ruolo all'inizio marginale e di decorazione, oppure mostrato come un paesaggio bucolico e idilliaco, dove i protagonisti delle grandi città possono trovare ristoro, come il caso di Desiderio di Rossellini (1946) girato a Tagliacozzo (si riconoscono il palazzo Orsini e la chiesa della Madonna del Soccorso), o de La roccia incantata di Giulio Morelli (1949) con Dina Sassoli.
Quest'ultimo costituisce un punto importante di conquista di prestigio del territorio abruzzese riguardo alle ambientazioni delle pellicole, poiché fu prodotto da una società indipendente chiamata "Roio Film" (L'Aquila), e girato e ambientato quasi interamente nel capoluogo abruzzese, di cui si riconoscono chiaramente la basilica di Santa Maria di Collemaggio, la basilica di San Bernardino con la scalinata monumentale, il corso, la Piazza Duomo, altre chiese, la fontana delle 99 cannelle, e poi le località ai piedi del Gran Sasso, come il paese di Assergi, dove vive la protagonista, e il santuario di Appàri a Paganica. Morelli girò sempre nello stesso anno circa un breve documentario per il cinema, chiamato Abruzzo dannunziano, incentrato sulle tradizioni del paese di Scanno e Anversa degli Abruzzi.
Nel 1949 venne girato e ambientato nel paese peligno di Introdacqua il film Signorinella di Mario Mattoli, con Aroldo Tieri, mettendo in risalto un primo abbozzo italiano del filone "musicarello-commedia", essendo il tema incentrato sulla stoica "banda Introdacquese".
'Abruzzo continuò ad essere usato dalle produzioni romane come set speciale, soprattutto per le suggestive ambientazioni, come nel caso de Il ritorno di don Camillo (1953) per il paesello di montagna dove il parroco viene cacciato da Peppone, ambientato a Rocca di Cambio, nell'altopiano delle Rocche (AQ).
Per la serie di Don Camillo, l'Abruzzo contribuì con la realizzazione delle musiche scritte dal compositore Alessandro Cicognini, nato a Pescara ma vissuto per tanti anni a Francavilla al Mare, autore di oltre trecento colonne sonore tra cui i film Sciuscià e Ladri di biciclette entrambi diretti da Vittorio De Sica.
Prestigiosa per il "cinema girato in Abruzzo", la realizzazione del film Uomini e lupi (1958) per la regia di Giuseppe De Sanctis, con Silvana Mangano. Il film fa parte del filone del neorealismo, con la sceneggiatura di Cesare Zavattini, che firmò anche i soggetti per La roccia incantata e La strada di Fellini, in cui l'Abruzzo figura per qualche scena nel paese di Rocca di Mezzo; questo terzo film è ambientato completamente a Scanno, e nel paese di Frattura Vecchia, anche se il nome della storia di fantasia è "Vischio", e la storia narra le vicende, ispirate alle realtà regionali, dei cosiddetti "lupari" (cacciatori di lupi), chiamati dagli abitanti dei villaggi di montagna per difendere la popolazione e le greggi dei tratturi dagli attacchi dei branchi.
Dopo questo film, l'Abruzzo continuò ad essere scelta come location ideale per le ambientazioni di montagna, si ricorda ad esempio la prima produzione internazionale de La Bibbia (1966), co-prodotta da Dino De Laurentiis e diretta da John Huston, con scene girate, soprattutto per la parte di Noè e dell'arca, sul Monte Velino nel cuore della Marsica e ad Alba Fucens. Da questo momento però l'Abruzzo, per mancanza di politiche competitive e in grado di sfruttare l'enorme potenziale del territorio, iniziò ad avere un ruolo sempre più ritagliato e marginale nell'universo cinematografico italiano, venendo sostanzialmente scelto per ambientazioni di film di serie B. Principalmente si trattò di generi horror-erotici, di cui il capostipite è La cripta e l'incubo (1964) di Camillo Mastrocinque, con Christopher Lee protagonista. In sostanza questo film si rivelò molto fortunato per il paese dove venne girato, ossia Balsorano vecchio, il borgo distrutto dal terremoto marsicano del 1915, di cui era rimasto in piedi soltanto il castello Piccolomini e qualche casa a brandelli, luogo naturali ideale, senza la necessità di ricostruzioni di set a Cinecittà, per ambientazioni di gusto horror; sicché il film venne girato in parte anche tra le rovine di Morino Vecchia (anch'essa colpita dal sisma del 1915), sopra cui spicca ancora oggi la torre campanaria della chiesa di Santa Maria. Se da un lato il comune di Balsorano ottenne un'enorme fortuna per le location di questi film a basso costo e di scarsa qualità, seguendo il filone di moda della metà degli anni sessanta, e di tutti gli anni settanta (si ricordano Il boia scarlatto - La sanguisuga conduce la danza - Metti lo diavolo tuo ne lo mio inferno - A come assassino), l'Abruzzo riottenne un posto di riguardo nel panorama nazionale soltanto nel 1980, con il film di Carlo Lizzani Fontamara con Michele Placido (nomination al “David di Donatello” e al “Nastro d’Argento” come miglior attore) e Ida Di Benedetto, (vincitrice del “Nastro d’Argento” come miglior attrice protagonista): tratto dal romanzo di Ignazio Silone.
Lizzani fu particolarmente accurato nella ricostruzione del periodo storico, vissuto in un certo senso in prima persona dallo stesso Silone che, come il protagonista Berardo Viola, si era gettato anima e corpo nella lotta di classe comunista dei "cafoni" contro i podestà e gli oppressori per il controllo della terra: i borghi scelti per la ricostruzione del set naturale del villaggio Fontamara furono Pescina vecchia, la parte dell'abitato sotto il torrione dei Piccolomini semi-distrutta dal terremoto del 1915, il campanile della chiesa della Trinità di Popoli (PE), il villaggio di Gioia Vecchio nel comune di Gioia dei Marsi, e per le inquadrature dal basso della piana fucense venne scelto il paese peligno di Roccacasale, con i resti del castello triangolare che lo sovrastano.
Un film che immortala luoghi dell'Abruzzo, almeno nel suo valore naturale dei parchi, fu uno dei film che lanciarono nel cinema la coppia Bud Spencer-Terence Hill: ...continuavano a chiamarlo Trinità (1971), diretto da E.B.Clucher, e girato in parte nella piana vasta di Campo Imperatore, dalla parte aquilana attorno Assergi e Calascio, di cui si ricorda la visuale del corno grande del Gran Sasso. Nel 1971 il direttore di fotografia e regista teramano Tonino Valerii realizzò un breve lungometraggio di circa 50 min per l'Istituto Luce, con la collaborazione della regione, per promuovere le bellezze turistiche d'Abruzzo, dal titolo: Abruzzo? Prendilo, è tuo!. Il documentario mostra le principali 4 città regionali, insieme ad alcuni monumenti, ai borghi, alle bellezze dei parchi e della costa, ed è considerato il miglior documentario storico realizzato sino ad ora sulla regione, dopo quello degli anni sessanta di Folco Quilici, della collezione Viaggio in Italia.
La mancanza di ulteriori case di produzione abruzzesi abbastanza forti da permettere di ambientare e girare film di ampio respiro, o di coinvolgere produzioni internazionali, fece sì che anche per gli anni '80 la regione visse un periodo stagnante, tra alti e bassi.
Degno di nota è l'opera del regista teatino Luciano Odorisio, che a Chieti girò e ambientò i due film Sciopèn (1982), vincitore del Leone d'Oro come "Miglior opera prima o seconda" a Venezia, e Via Paradiso (1988), con protagonisti Michele Placido, Guido Celano e Fabio Traversa.
Accanto a Placido, Odorisio coinvolse una figura storica del cinema abruzzese, l'attore e regista francavillese Guido Celano, attore che lavorò con i maggiori registi del suo tempo come Alessandro Blasetti, Mario Camerini, Carlo Lizzani, Camillo Mastrocinque e a fine carriera anche con Carlo Verdone. L'idea di Odorisio infatti era di rappresentare la città teatina come il tipico locus amenus di provincia, dove nulla cambiava, e dove ogni minimo progetto di rivalsa, come nel caso di Sciopèn, alla fine si risolve in un fallimento totale. Tale clima di lentezza e quiescenza provinciale sarà presente anche nel secondo film, in cui il protagonista, insieme al nonno anziano, devoe combattere contro una multinazionale americana affinché l'ultimo cinema vecchio stile di Chieti, la sala Eden, non chiuda. La seconda metà degli anni ottanta rappresentano ancora oggi il salto di qualità dell'Abruzzo, poiché fu la stagione delle grandi produzioni come Amici Miei atto II di Monicelli (1982), dove le rovine del castello di Calascio comparvero per la seconda volta (la prima volta apparvero in un'inchiesta di Romano Scavolini del 1968), precisamente nella scena rievocativa della via Crucis di Roberto Melandri (Gastone Moschin) che porta la croce travestito da Cristo. Rocca Calascio però ebbe modo di farsi conoscere, e di diventare il biglietto da visita dell'Abruzzo grazie al film Ladyhawke (1986) con Michelle Pfeiffer, Rutger Hauer e Matthew Broderick.