Il borgo medievale di Anversa degli Abruzzi (AQ) è la parte costituente del principale centro comunale, essendosi conservato quasi perfettamente nei secoli, nominato uno de I borghi più belli d'Italia, insieme alle vicine Villalago e Scanno.

Storia Origini e periodo romano

In età italico-romana, all'epoca dei Peligni (IX-IV secolo a.C.) sorgeva sopra il borgo medievale un villaggio fortificato con necropoli situata in contrada San Carlo-Fonte Curzio e a Coccitelle. Nel periodo romano vero e proprio nel III secolo, i due villaggi si unirono in un solo centro, e le zone precise della loro collocazione sono l'area di Santa Maria delle Fornaci sul Colle Arenale e a Fonte del Biancone con la necropoli di Cava Rena. Anche Castrovalva fu un centro italico, arroccato su Monte Sant'Angelo, nel II secolo a.C. sorse un villaggio romano a Valle Donica con area sacra a San Sio o Fonte Belsito, sopra cui venne fondata una chiesa nel Medioevo.

I Peligni erano popoli insediati nell'area della Conca Peligna, attorno Sulmona e Corfinio, fino a Superaequum (Castelvecchio Subequo), e dall'imperatore Augusto furono riuniti nella provincia della Regio IV SamniumStrabone, Geografia, V Data la presenza di montagne, e dunque l'impossibilità evidente di realizzare grandi città, gli antichi villaggi italici conquistati da Roma non furono altro che "vici" o "pagi", vale a dire piccoli insediamenti fortificati a guardia delle vallate e delle gole.Fest., f. 502 L. : (vici)... ex agris, qui ibi villas non habent, ut Marsi aut Paeligni; per il significato della definizione e le diverse interpretazioni vd. La Regina 1970, pp. 446-448; Tarpin 2002Gli scavi archeologici hanno restituito delle necropoli di grande interesse presso Coccitelle e Fonte Curzio, con tumuli a fossa, con perimetro in lastroni calcarei, tombe disposte a pendio. La tomba 30 di Coccitelle presenta una deposizione femminile con corredo in ceramiche e ornamenti vari, mentre nelle maschili il corredo è prettamente militare, e il servizio in ceramica è riservato alle donne, come coppe, brocche, anfore. La critica ha evidenziato notevoli rimandi all'arte dei Dauni nel foggiano, dimostrano come la transumanza in Puglia, attiva già dall'epoca romana, avesse tessuto un intreccio di corrispondenza anche culturali, oltre che economiche con l'Abruzzo. Altre tombe, come a Coccitelle, sono scavate nella roccia, forma più tipica della sepoltura italico-montana d'Abruzzo. Nel periodo della romanizzazione, la tomba 7 mostra i cambiamenti artistici assunti con l'influenza dell'Urbe, e di interesse ci sono un'anfora canosina (ossia che ha somiglianze con i corredi dauni di Canusium in Puglia) e un kantharos, della metà del III secolo a.C.Romito, Sangiovanni 2008, p. 211; cfr. Iker 1986, pp. 467-468, figg. 225-228; De Juliis 1997, pp. 126-129 L'uso delle ceramiche ha fatto comprendere la differenziazione dei gradi sociali della popolazione locale, infatti si conservava l'uso corfiniese di apporre un vaso a due manici all'ingresso del dromos funebre, ma il tradizionale vaso peligno in piombo fu sostituito con uno in bronzo ad anse affrontate. Mentre a Sulmona e Corfinio si compì il processo di romanizzazione, nella valle del Sagittario le necropoli persero d'importanza nell'età imperiale. Ma Strabone conferma che la vita fu sempre attiva, soprattutto vicino Koukulon (Cocullo), ultima rocca di guardia peligna prima della Marsica

Medioevo

Nel primo Medioevo, Anversa come gli altri abitati della valle Peligna fu sconvolta da invasioni barbare durante il periodo della guerra greco-gotica (V secolo). Tuttavia si tratta di ipotesi, poiché le notizie sono molto scarse, e cominciano a riaffiorare con documenti riguardanti l'infeudamento tardo longobardo dell'VIII-IX secolo. Sicuramente i Longobardi lasciarono la loro presenza con l'erezione di piccole fortezze e torri di guardia, come la torre di Castrovalva, ancora esistente, e forse una torre ad Anversa, nell'area del castello. I feudi allora esistenti, di rifondazione longobarda, erano Villalago, Scanno, Anversa, Castrovalva, e Cocullo. Inizialmente furono infeudati all'abbazia di Farfa e all'abbazia di San Vincenzo al Volturno, successivamente con la fondazione della Basilica di San Pelino in Valva, ossia l'abitato medievale di Corfinio sulla valle Peligna, la torre di Castrovalva divenne Castrum de Balbam, perché infeudato alla badia, e poi "Castrovalva".

In concomitanza con l'infeudamento cattolico, con il signore che dimorava nelle relative torri di guardia di competenza, vennero eretti anche i primi cenobi benedettini per favorire il cattolicesimo, come la chiesa di San Cesidio in Bonaria presso la Valle Donica a Castrovalva, poi Santa Maria de Flaturno (oggi la chiesa di Santa Maria della Neve nella periferia di Anversa), San Mercurio di Flaturno, i cui resti sono all'accesso di Anversa. Il Flaturno era il toponimo medievale dell'attuale fiume Sagittario, che scorre sotto il paese, alimentando sin dal Medioevo un commercio artigianale e di mulini ad acqua, per cui esisteva un apposito rione popolare con la parrocchia di Santa Maria delle Fornaci. Anversa divenne una sorta di "nido d'aquila", per la costituzione della cinta muraria, nell'epoca Normanna, insieme alla vicina Castrovalva. La cinta oggi inglobata nelle case, è ancora leggibile nella parte sud-est nel rione delle Case Lombardi, ed era costituita dal tracciato murario diviso da torrette rompitratta, alcune delle quali ancora leggibili, come quella di Porta San Nicola, e si raccordavano al punto più alto di Anversa, dove sorgeva il castello dalla torre pentagonale. Il Catalogus baronum redatto per volere di Ruggero I di Sicilia nel 1150, e aggiornato nel 1168, registra il possesso di Anversa e Castrovalva a Simone de Sangro, e aveva 75 famiglie. Il De Sangro proveniva da una ricca famiglia di origini francesi, che ebbe vari domini nella valle Peligna, fino alle pendici della Majella.

Da Simone venne Raynaldo d'Aversa de Sangro, che aggiunse il toponimo del paese per sottolineare il suo potere, sposò la contessina Tommasa di Tommaso dei Berardi, conte dei Marsi di Celano. Il toponimo "Aversa" risale all'incirca all'epoca normanna, e sta a sottolineare la presenza dell'abitato "tra il fiume Sagittario". Nel 1926 al toponimo fu aggiunta la "n" dopo la vocale iniziale, e per evitare confusioni con la città di Anversa, venne aggiunta la specificazione "degli Abruzzi" nei registi statali comunali.

Le famiglie De Sangro e Caldora ad Anversa

La storia di Anversa è strettamente legata alla casa De Sangro. Lo stesso stemma civico fa riferimento alla simbologia antica, e sarebbe stato coniato con la presenza di Raynaldo d'Aversa, ed è presente anche sul rosone della parrocchia di Santa Maria delle Grazie, datato 1585. Mostra due serpenti che si avvolgono attorno a un compasso, riferimento chiaro alla massoneria. Il compasso è quello strumento che dal punto del centro traccia la circonferenza, ovvero in termini cosmogonici ciò che trae il Creato dall'Uno eterno e immutabile. I serpenti si avvolgono attorno al bastone del caduceo, ed anche in tal caso esso simboleggia quell'asse polare attorno al quale le stelle danzano in cerchio.La tradizione muratoria non era quella frammassonica ad Anversa, ma quella dei maestri comacini, corrente molto antica tanto da essere citata nell'editto del re longobardo Rotari. Il quartiere di Anversa a forte presenza comacina, ossia il "rione dei Lombardi", è pieno di simboli muratori nelle case, e avevano corrispondenza con quelli di Scanno, anche per la parlata dialettale. La stessa architettura delle case del rione, del XVI secolo, ricordano le abitazioni alpine, specialmente per la presenza dei gafii (il balcone coperto, tipico dell'architettura longobarda).

Nei primi anni del XIII secolo il conte Tommaso di Celano entrò in guerra contro Federico II di Svevia, che assediò l'Abruzzo. Il conte Raynaldo seguì il signore Tommaso nella guerra, e quando Celano venne espugnata e assediata, e la famiglia Berardi esiliata temporaneamente, il De Sangro perse i suoi beni di Anversa, che furono incamerati nel demanio regio. Tommaso e Raynaldo facevano ancora parte di quel sistema di vassallaggio e piccole baronie di marca normanna che governavano l'Abruzzo e il Molise mediante i feudi, e che Federico voleva eliminare per accorpare tutti gli ex comitati di nascita franco-longobarda in un solo regno con sedi capitali a Napoli e Palermo. Infatti nel 1233 Federico costituì il Giustizierato d'Abruzzo con città capoluogo Sulmona, e che più avanti verrà smembrato in due tronconi da Carlo I d'Angiò.Mentre Raynaldo subiva l'esilio, Castrovalva venne venduta a Teodino De Sangro, e passò poi ai figli Margherita e Bernardo, che morì nel 284 senza eredi. Questo ramo dei De Sangro si estinse, Castrovalva passò ad altre famiglie napoletane, e con essa anche i feudi Peligni di Prezza e Bugnara, che furono posseduti da Cristoforo d'Aquino, che si sposò con Margherita de Sangro. La famiglia dopo la caduta degli Svevi e l'ascesa degli Angiò a Napoli, riacquistò prestigio grazie a Gentile figlio di Raynaldo, che si distinse per meriti militari, e riebbe Anversa. Morì nel 1307, e il feudo andò ai figli e discendenti, che la tennero sino al 1435.

In quest'epoca Anversa entrò nelle vicende di successione della corona Napoletana, per cui le casate d'Angiò e Aragona si fecero guerra. Il condottiero Jacopo Caldora da Castel del Giudice ebbe in concessione Anversa e altri feudi nella Valle Peligna nel 1424 dopo che riuscì a sconfiggere il mercenario Braccio da Montone all'Aquila, venendo ricompensando da Giovanna II di Napoli d'Angiò. Anversa e gli altri castelli appartennero alla guarnigione della famiglia Caldora anche dopo la morte di Jacopo nel 1439, quando venne sostituito dal figlio Antonio. Costui si ribellò ad Alfonso I d'Aragona, e perse i feudi, che vennero incamerati con Ferrante I d'Aragona nel demanio regio insieme a Canzano, Campo di Giove e Villalago. Venduti al napoletano Niccolò di Procida, maggiordomo della casata aragonese, questa famiglia governò con rispetto Anversa, ristrutturando il castello, e favorendo la presenza delle arti ceramiste, restaurando anche secondo i nuovi stili tardo-gotici e rinascimentali le principali chiese, come dimostrano le facciate di Santa Maria delle Grazie e San Marcello. Questo gareggiamento si sviluppò soprattutto nel pireno Rinascimento del Cinquecento, quando i Procida vennero a contesa con i Belprato di Castrovalva, che alla fine ebbero la meglio, e tennero Anversa sino al 1631.La ricostruzione del paese e delle chiese fu dovuta anche a causa del terremoto del Centro Italia del 1456, che danneggiò gran parte dell'Abruzzo, soprattutto l'area Peligna di Sulmona, favorendo l'immigrazione di maestranze comacine dal lombardo.

Età moderna