Il Seminario vescovile di Senigallia è l'istituzione della diocesi di Senigallia per la formazione dei futuri presbiteri per il servizio della stessa; il termine allude anche all'edificio in cui essa ha sede.

Storia Le origini del Seminario vescovile di Senigallia Il Seminario è uno tra i più antichi d’Italia. Nonostante non si conosca la data esatta della sua fondazione, esistono fonti che ne attestano l’esistenza da prima del 1578, addirittura il Vescovo Cucchi e Monsignor Mencucci fanno riferimento ad una data anteriore, ovvero il 1573 (anno in cui fu formata la prima commissione per la costruzione dell’edificio). Infatti qualche anno prima, precisamente nel 1563, è stata sancita l’istituzione dei seminari dal Concilio di Trento per la preparazione dei futuri sacerdoti e, a partire dal primo sinodo dell’anno successivo al Concilio, il clero diocesano venne interessato all’esecuzione del decreto. Infatti, negli anni successivi a tale concilio si susseguirono numerosi sinodi, nei quali si presero in esame diverse questioni relative al Seminario e alla sua amministrazione, ma il Monsignor A. Polverari fa riferimento ad un’istituzione senza una vera e propria sede, tuttavia già operativa nel periodo compreso fra il 1574 e il 1577. Quando, nel 1650, si ebbero fondi sufficienti per fronteggiare le spese della costruzione del Seminario, venne assegnata la prima sede in quella che allora era l’ultima contrada della città, conosciuta a quel tempo come “Contradella”, poi Contrada S. Filippo (e in seguito Via del Seminario, Via dei Fusari -perché nei giorni di mercato vi si vendevano gli oggetti di legno, fusi ecc.-; poi Via Umberto I, e ora Via Fratelli Bandiera); l’edificio del Seminario si estendeva fino alla Contrada del Sagro Monte (ora Via Mastai). L’edificio non fu realizzato ex-novo, bensì fu adattato su case preesistenti, infatti nella carta topografica del Mortier (1663) queste case sono riportate, mentre sia in quella del 1546 sia in quella del Ridolfi (1596) quella zona era alberata. Perciò, le case acquistate non dovevano essere molto vecchie e tutte erano in comunicazione, costituendo così un complesso unico. Nonostante i progressi conseguiti, l’obiettivo di una sede grande ed unica non era ancora stato raggiunto; infatti, i giovani erano sparsi nelle varie case, e dunque non era possibile una buona sorveglianza. Perciò, nel Libro delle Congregazione del 1716, è presente un progetto volto ad una sistemazione migliore, ma non era possibile attuarlo senza l’acquisto di un appezzamento di terreno confinante. Quest’ultimo apparteneva al canonico Saginati, con il quale vi erano difficoltà negli accordi. La Congregazione del 17 luglio 1717 sottolineò l’urgenza di abbattere il Seminario e ricostruirlo per i motivi soprariportati e per i danni riscontrati in alcune di quelle case a seguito delle frequenti inondazioni del fiume Misa. Così, il terreno Saginati venne acquistato per 50 scudi d’Urbino, ed il Vescovo Cardinale Giandomenico Paracciani fece iniziare la demolizione delle vecchie case e la costruzione del Nuovo Seminario, che durò 14 anni, quindi fino al 1731, sotto il Vescovo Bartolomeo Castelli. Lo stesso Cardinale diede al seminario un regolamento, sostituito 10 anni dopo dal vescovo Monsignor Isolani. Nel 1741 la direzione del Seminario venne affidata agli Scolopi, i quali, nel 1750 (due anni dopo la beatificazione del loro fondatore) convertirono un magazzino in Chiesa intitolata al Beato Giuseppe Calasanzio.

Il Seminario durante le due grandi ampliazioni della città Negli anni 1746 e 1757 si verificarono le due grandi ampliazioni di Senigallia, volute da Benedetto XIV, ammirato perfino da Voltaire. Sotto il suo pontificato la città conobbe un periodo di grande splendore. Ad influire in modo significativo sull’edificio del Seminario fu la seconda, che vide il prolungamento dei Portici Ercolani dal Seminario fino al ponte dei Cappuccini (adesso ponte Garibaldi). Per tale motivo l’edificio fu chiamato Seminario dei Portici. Riguardo a questo porticato, ne parla Edoardo Fazi nel capitolo 7 del volume 3 di “Senigallia nella storia”, dicendo: “3° porticato - 17 archi, dal XLVI al LIII e dal 54 al 60”. Di tale porticato la comunità si occupò della costruzione dei primi dieci archi dal XLIV al LIII mentre il Seminario edificò i restanti sette (dal 54 al 60). Nonostante il contratto di vendita del sito sia datato 7 maggio 1759, il Seminario costruì i suoi 7 archi in seguito. Il fatto che quest’ultimo abbia edificato solo gli ultimi 7 archi non significa che solo sopra di essi ha limitato la costruzione del suo fabbricato sovrastante, la tipologia del quale sembra indicare invece che sopra i 5 archi -dal XLV al XLIX- abbiano costruito i padri Scolopi e sui rimanenti 11, dal 50 al 73 e dal 54 al 60 lo stesso Seminario. IL 12 aprile 1778, sotto il Vescovo Cardinale Bernardino Honorati (1777-1808) il Seminario fu ristrutturato e reso imponente, nonostante al suo interno fossero ancora visibili gli antichi sviluppi delle molteplici costruzioni.

Regolamenti del Seminario Gli Scolopi garantirono all’istituto un esteso periodo di sfarzo. Non passò molto tempo perché all’unico “mastro” ne vennero aggiunti altri quattro, periti nel canto, nella grammatica, nella logica e nella teologia morale. Le scuole erano distinte in Basse e Alte; le vacanze terminavano per tutti il 2 novembre, ma mentre per i piccoli avevano inizio l’8 settembre, per i grandi il 14 agosto. Erano presenti, inoltre, quelle di Pasqua e di Carnevale. Sempre dagli Scolopi fu istituito un collegio per gli alunni esteri. I seminaristi erano soggetti a una severa regola, e di questo se ne ha notizia già dal 1627, quando il vescovo era Barberini. Nel Libro delle Congregazioni del 1º luglio 1960 si legge di una proposta di estendere l’obbedienza alle regole a tutte le cariche, anche se non è riportato l’esito di tale disegno. Durante il vescovato di Castelli (1724-1734), ogni sabato doveva avvenire la lettura del Regolamento redatto da lui stesso; successivamente, tuttavia, il suddetto fu sostituito con quello del vescovo Isolani (1734-1742), in quanto quest’ultimo era venuto a conoscenza di errori di interpretazione e abusi. Ulteriori costituzioni risalgono al 1770, per poi aggiungersene altre nel corso dell’Ottocento. Dal 1854 al 1860, anno dell’annessione dello Stato Pontificio al Regno d’Italia, il Seminario fu amministrato dai Gesuiti. Fu particolarmente rilevante il Regolamento del vescovo Cucchi, datato 1904, il quale annoverava 96 regole severe, ma allo stesso tempo comprensive, nei riguardi della giovane età degli allievi. Infatti, veniva ribadita l’importanza dello svago nelle ore di ricreazione, la gentilezza nel comportamento e la “mondezza della persona”.

Il Seminario nel 1800 e le assegnazioni di Pio IX Il periodo degli Scolopi è stato uno dei più importanti nella storia del Seminario, ma anche uno dei più oscuri. Infatti nel 1800, a causa dei profondi cambiamenti messi in atto da Napoleone, gli Scolopi furono costretti ad andarsene ed a portare con sé quasi tutti i documenti dell’archivio (compresi, sembra, i verbali delle riunioni delle Congregazioni Conciliari). Il Seminario dunque risentì sensibilmente delle vicende napoleoniche, ma poté vivere fino a riprendere una vita regolare e florida sotto il Vescovo Cardinale Testaferrata (1818-1844), che scelse per l’insegnamento non solo i professori sacerdoti, ma anche alcuni laici illustri, come Luigi Mercantini, al quale fu assegnata la cattedra di Retorica (dal 1842 al 1844). Pio IX concesse numerosi benefici al Seminario della sua città natale: infatti, attraverso le entrate dello Stabilimento Pio, assegnò 12 posti gratuiti a favore dei chierici meno abbienti ed aumentò i salari ai professori (di Teologia Dogmatica, Teologia Morale, Sacra Scrittura, Storia della Chiesa, Diritto Canonico e Civile). Inoltre concesse il privilegio di 2 posti gratuiti al Seminario Pio di Roma, al contrario delle altre Diocesi dello Stato Pontificio alle quali ne fu assegnato soltanto 1. Vi fu anche un quarto beneficio elargito da Pio IX, ovvero il convento di San Sebastiano a Mondolfo con il decreto di soppressione del Convento dei Conventuali del 1852, per la villeggiatura. Esso fu occupato dalle Monache Benedettine, quando con la soppressione vennero cacciate dal loro antico monastero: vi rimasero fino al 6 settembre 1872, anno in cui comprarono la casa dove si trovano tuttora. I seminaristi nel 1868 andarono a villeggiare per la prima volta al convento dei Cappuccini di Scapezzano; in seguito in quello del medesimo ordine a Senigallia, dove andarono fino al 1902 (in maniera non continuativa). Già nel 1902 fu terminata la costruzione della villa di Scapezzano grazie a Pio IX, infatti la vendita dei beni di Mondolfo contribuì a parte delle spese. La storia del Seminario di questo secolo vede come protagonisti due vescovi, già rettori di due seminari illustri: Monsignor Tito Maria Cucchi e Monsignor Umberto Ravetta. Monsignor Cucchi nel 1904 stabilì un regolamento che è ancora in vigore; nel 1915 fece riparare il seminario danneggiato dal bombardamento austriaco.

Il terremoto del 1930 Il 2 febbraio del 1924 si verificò un terremoto che arrecò parecchi danni all’edificio del Seminario, fatti riparare dal Vescovo Cucchi con grande solerzia. Ma negli anni successivi, precisamente il 30 ottobre del 1930, un nuovo devastante terremoto provocò danni irreparabili all’intero edificio, che dovette in parte essere demolito. In questo modo il Seminario dei Portici ebbe fine. Don Gaudenzio Allegrezza scrisse una cronaca relativa a quei momenti particolarmente difficili.

Il periodo di Montemarciano A seguito del terremoto, i chierici in un primo momento furono mandati presso le loro abitazioni, tutti vivi sebbene alcuni di loro fossero feriti; poi furono ospitati nelle scuole di Montemarciano dal 4 dicembre 1930 al 13 aprile 1931. Abbiamo testimonianze di questo periodo grazie alle brevi annotazioni presenti nelle “Cronache del Seminario”. I professori venivano occasionalmente da Senigallia e le aule erano poche e funzionali a soddisfare tutte le esigenze dei chierici. Vi era un dormitorio per 40 alunni nello scantinato, una piccola cappella nel sottoscala, un lungo e stretto Refettorio allestito in un corridoio del sotterraneo.

Il Seminario nella villa di Scapezzano (1931-1956)