Figlio del giurista e teorico del sindacalismo rivoluzionario Sergio Panunzio, sviluppò una riflessione nella quale confluirono cristianesimo, metafisica, misticismo, simbolismo, filosofia della storia e studio comparato delle tradizioni religiose. Lettore di René Guénon, Julius Evola e Frithjof Schuon, tentò in particolare di ricondurre alcuni temi del tradizionalismo novecentesco entro una prospettiva cattolica.

Nel 1976 fondò la rivista Metapolitica, che diresse per trentaquattro anni e che diede espressione al concetto omonimo, centrale nella sua opera.

Biografia

Famiglia e formazione Nacque a Ferrara il 16 maggio 1918. Era figlio di Sergio Panunzio, filosofo del diritto, teorico del sindacalismo rivoluzionario e in seguito intellettuale del fascismo, e di Ada Spadavecchia. La figura paterna e l'ambiente politico e intellettuale nel quale crebbe esercitarono una notevole influenza sulla sua prima formazione, benché Panunzio sviluppasse successivamente una propria elaborazione, sempre più orientata verso temi religiosi, metafisici e simbolici.

Secondo la ricostruzione biografica di Aldo La Fata, durante l'adolescenza incontrò Papa Pio XI, in occasione di un colloquio fra il pontefice e Sergio Panunzio riguardante la costruzione della stazione ferroviaria vaticana. Panunzio attribuì in seguito particolare significato spirituale alla benedizione ricevuta in quell'occasione.

Si laureò nel 1941 in scienze politiche. Svolse quindi attività accademica per complessivi dodici anni presso l'Università di Roma, inizialmente come assistente volontario alla cattedra di Storia delle dottrine politiche e successivamente come assistente incaricato di Diritto costituzionale interno e comparato e professore incaricato nell'ambito della filosofia del diritto e dell'etica del lavoro.

Parallelamente alla formazione giuridica e politica approfondì gli studi religiosi, filosofici e simbolici, interessandosi alle tradizioni spirituali orientali e occidentali. Risalgono alla giovinezza anche le prime letture di René Guénon, destinato a diventare uno dei principali interlocutori della sua riflessione.

La guerra e il dopoguerra Nel 1940 si arruolò nella Regia Marina e durante la seconda guerra mondiale partecipò alle operazioni nel Mediterraneo. Dopo l'armistizio dell'8 settembre 1943 lasciò il servizio militare.

Nel dopoguerra, insieme al fratello Vito, partecipò alla ripresa di Pagine Libere, periodico fondato nel 1906 da Angelo Oliviero Olivetti e storicamente legato al sindacalismo rivoluzionario. La nuova serie iniziò nel 1946. La rivista raccolse contributi di personalità di diversa formazione appartenenti prevalentemente all'area della cultura nazionale, conservatrice e corporativa e avverse alla Democrazia Cristiana.

Nel 1947 Panunzio entrò in rapporto con l'ambiente della rivista fiorentina L'Ultima. Secondo la ricostruzione dello storico Giambattista Scirè, fu lo stesso Panunzio a inviare Pagine Libere alla redazione del periodico e a scrivere a Mario Gozzini per proporgli un incontro; si legò quindi alla rivista anche per una certa convergenza politica con il direttore Adolfo Oxilia.

L'Ultima, ispirata da Oxilia, Ferdinando Tirinnanzi e Giovanni Papini, costituì nel dopoguerra un luogo d'incontro fra personalità cattoliche di orientamenti molto differenti. Fra i suoi collaboratori figurarono, oltre a Panunzio, Attilio Mordini, Adriana Zarri, Divo Barsotti, Pietro Scoppola, Ernesto Balducci, Giorgio La Pira, Carlo Betocchi e lo stesso Gozzini.

Panunzio vi sviluppò soprattutto temi religiosi, escatologici e tradizionali. Pallanti ha messo in rilievo, fra l'altro, il suo interesse per un possibile incontro teologico e spirituale fra cristianesimo e Islam.

Nell'ambiente della rivista strinse rapporti particolarmente significativi con Attilio Mordini. La loro corrispondenza degli anni cinquanta è stata pubblicata postuma nel volume Lettere ad Attilio Mordini (1954-1960). Sergio Quinzio, rievocando l'esperienza de L'Ultima, osservò che Panunzio e Mordini si indirizzarono progressivamente verso un simbolismo religioso caratterizzato da forti richiami alla sacralità e alla regalità.

Terminata l'esperienza universitaria, Panunzio insegnò per diversi anni materie letterarie, storiche e filosofiche nei licei.

Attività professionale e Metapolitica Nel 1975 fu chiamato a Roma durante il Governo Moro IV e lavorò come addetto alla stampa estera presso la Presidenza del Consiglio dei ministri; svolse inoltre attività di addetto stampa presso il Comune di Roma.

Nel 1976 fondò la rivista Metapolitica, che sarebbe stata pubblicata per trentaquattro anni. Intorno al periodico si sviluppò un'attività editoriale dedicata al tradizionalismo, alla metafisica, alla storia delle religioni, all'escatologia e al simbolismo. Aldo La Fata, successivamente curatore di numerosi scritti di Panunzio, ne fu per diversi anni redattore capo.

Alla rivista si affiancò il progetto di un «Corso di Dottrina dello Spirito», concepito come sistemazione complessiva della sua riflessione. Ne fanno parte, fra le altre, opere come Contemplazione e Simbolo, Metapolitica. La Roma eterna e la Nuova Gerusalemme e La conservazione rivoluzionaria.

Panunzio collaborò inoltre con periodici stranieri dedicati alla teologia, alle religioni e al simbolismo, fra cui la rivista salisburghese Kairós.

Morì a Pescara il 10 giugno 2010, all'età di 92 anni.

Pensiero

Tradizione e cristianesimo La riflessione di Panunzio si colloca all'intersezione fra metafisica, misticismo cristiano, simbolismo e tradizionalismo. Secondo Piero Latino, che nel 2024 gli ha dedicato uno dei primi studi accademici specifici, la dimensione mistica costituisce il nucleo della sua interpretazione dei fenomeni sociali, culturali, storici e politici.

Panunzio interpretava la realtà sensibile come parte di un ordine più ampio comprendente una dimensione invisibile e trascendente. Nelle sue opere affrontò quindi temi quali la natura del bene e del male, la morte, la preesistenza dell'anima, la cosmologia tradizionale, la profezia e l'escatologia.

Fu oblato benedettino e cercò di mantenere la propria ricerca metafisica all'interno di una prospettiva cristiana. Tale orientamento lo portò a differenziarsi dalle forme di tradizionalismo di carattere neopagano e, in particolare, da alcuni aspetti del pensiero di Julius Evola.

Grande rilievo assunsero nella sua opera la figura di Gesù, la teologia del Vangelo secondo Giovanni, la spiritualità mariana, la mistica medievale e moderna e l'interpretazione simbolica delle Scritture. Si interessò anche alle apparizioni mariane di Lourdes, Fátima, La Salette e Garabandal.

René Guénon e il tradizionalismo Il confronto con René Guénon attraversa gran parte della produzione di Panunzio. Iniziò a leggerne le opere negli anni trenta e successivamente si confrontò anche con Frithjof Schuon, Julius Evola e altri esponenti del perennialismo.

Di Guénon accolse in particolare la critica della modernità, l'importanza attribuita al simbolo e l'idea di una sapienza metafisica sovraordinata alle manifestazioni contingenti delle civiltà. Non ne condivise tuttavia tutte le conclusioni religiose e cercò di reinterpretare la prospettiva tradizionale alla luce del cristianesimo.

La differenza rispetto a Evola riguardava soprattutto il rapporto con il cristianesimo: mentre Panunzio considerava la tradizione cattolica parte essenziale della prospettiva metafisica, criticò le interpretazioni neopagane della tradizione.

Nel complesso, il suo pensiero può essere ricondotto alla componente cristiana del tradizionalismo novecentesco, distinta sia dal tradizionalismo guénoniano di orientamento islamico sia da quello evoliano.

Il «cattolicesimo indù» Nel tentativo di mettere in rapporto il cristianesimo con la metafisica orientale Panunzio elaborò anche la formula di «cattolicesimo indù». Essa non indicava una fusione confessionale tra cattolicesimo e induismo, bensì il tentativo di leggere alcune categorie metafisiche dell'tradizione indù all'interno di un orizzonte cristiano e universalistico.

La formula si inseriva nella sua concezione etimologica e metafisica della «cattolicità» come universalità. L'interesse per le religioni orientali non implicava quindi, nella sua prospettiva, l'abbandono del cristianesimo, ma la ricerca di corrispondenze fra differenti tradizioni spirituali.

Metapolitica Il termine «metapolitica», già presente nella storia del pensiero politico con significati diversi, acquistò in Panunzio un'accezione specificamente metafisica. La politica veniva interpretata come un piano subordinato rispetto ai principi spirituali che, secondo l'autore, governano la storia e le civiltà.

La formulazione più ampia di questa concezione si trova nei due volumi di Metapolitica. La Roma eterna e la Nuova Gerusalemme, pubblicati nel 1979. Il primo volume, Il mito e la storia, affronta il rapporto fra strutture simboliche e processo storico; il secondo, Storia e Apocalisse, interpreta la storia in chiave escatologica.

Secondo Agostino Carrino, nella concezione panunziana Cristo rappresenta il centro della «sacralità universale», rispetto alla quale anche la politica assume un carattere subordinato. La metapolitica non si identifica quindi semplicemente con una dottrina politica, ma con il tentativo di ricondurre l'ordine politico a un fondamento metafisico e religioso.

Il filosofo argentino Alberto Buela ha indicato Panunzio fra i rappresentanti contemporanei della riflessione metapolitica.

La «conservazione rivoluzionaria» Nell'opera La conservazione rivoluzionaria. Dal dramma politico del Novecento alla svolta metapolitica del Duemila (1996), Panunzio tornò più direttamente sulla storia politica del Novecento e sull'eredità del pensiero paterno.

La formula «conservazione rivoluzionaria», già utilizzata da Sergio Panunzio, veniva distinta dalla Rivoluzione conservatrice tedesca. Silvano Panunzio cercò di reinterpretarla in senso religioso e metapolitico, subordinando il piano politico a quello spirituale. L'opera costituisce pertanto anche un confronto con l'esperienza del fascismo e con le interpretazioni della destra italiana del Novecento.

Nel 2026 il testo è stato ripubblicato da Iduna come terzo volume di Metapolitica. La Roma eterna e la nuova Gerusalemme, con introduzione di Roberto Russano e curatela di Aldo La Fata.

Letteratura, Dante e simbolismo Un altro nucleo della produzione di Panunzio riguarda il rapporto tra letteratura e misticismo. A questo aspetto è dedicato in particolare lo studio di Piero Latino del 2024, secondo il quale Panunzio concepiva il testo letterario anche come possibile veicolo di conoscenza simbolica e spirituale.

Un ruolo centrale ebbe Dante Alighieri. Panunzio interpretò la Divina Commedia come itinerario mistico e simbolico nel quale poesia, cosmologia e teologia concorrono alla rappresentazione dell'ascesa dell'essere umano verso il divino.

Riprese inoltre l'opera di Gabriele Rossetti, autore ottocentesco di un'interpretazione simbolica ed esoterica di Dante e della poesia amorosa medievale, e nel 1982 scrisse una prefazione a La Beatrice di Dante.

Nell'opera Cielo e Terra mise in rapporto la tradizione dantesca con altre letterature europee e orientali. Elaborò in particolare la nozione di «simmetrie comparative» per descrivere alcune analogie simboliche fra la Divina Commedia e il Faust di Johann Wolfgang von Goethe, soprattutto nel ruolo spirituale attribuito alle figure femminili di Beatrice e Margherita.

I suoi interessi letterari e comparatistici coinvolsero anche William Shakespeare, Fëdor Dostoevskij, Ibn Arabi e altri autori della tradizione europea e orientale.

Rapporti culturali