La pagina illustra la storia ed i monumenti e i luoghi di interesse di Città Sant'Angelo (PE), distribuiti sia nel centro storico che nel territorio circostante.
Storia Origini Incerte sono le origini di Città Sant'Angelo: il colle del centro storico è identificato come quello della civitas di Angulum, sita nel territorio vestino (Plinio il Vecchio, Naturalis Historia, II, 12.106). Con ogni probabilità, tra le cinque municipalità dei Vestini (Aveia, Peltuinum, Aufidena, Pinnae, Angulum), quest'ultima, in virtù della sua posizione vicino al mare Adriatico, si dedicò alla coltivazione della vite e allo sfruttamento delle saline, venendo inclusa da Augusto nella Regio IV Samnium e sviluppandosi notevolmente. Il ritrovamento di molte saline, anche nella parte alta ha confermato questa descrizione di Plinio: le saline erano vasche utilizzate per l'estrazione del sale dalle acque marine, dislocate tra la foce del Piomba (allora Matrinus) e del torrente Saline. Posta dunque presso la storica via Salaria, Angulus viene citata anche nella Tabula Peutingeriana.
Nuova fondazione longobarda Se dell'abitato romano non si conserva niente, il nuovo castrum venne riedificato tra l'VIII ed il IX secolo dai Longobardi nella parte più alta del colle, nell'odierno quartiere Casale, con l'edificazione del castello di guardia (che era posto dietro la chiesa di Sant'Agostino). Nel IX il feudo è citato come "castrum" e non più casale, segno che il borgo venne cinto di mura fortificate, ciò è appunto confermato dai resti fortificati posti da strada del Castello dietro la chiesa di Sant'Agostino, e dall'erezione della primitiva chiesa dedicata al santo patrono dei Longobardi: San Michele Arcangelo, che poi nel XIII secolo venne trasformata nell'attuale Collegiata. Il vuoto di notizie su Città Sant'Angelo purtroppo riguarda il periodo romano e quello del nuovo insediamento medievale, e ci sono solo sparute citazioni sul luogo.
Medioevo Col privilegio di Ludovico II il Giovane del 13 ottobre (probabilmente l'anno 875) il "Castellum S. Mori" citato insieme al porto di Sant'Angelo furono dati in possesso dall'imperatore al monastero dell'abbazia di San Clemente a Casauria, fondato soltanto 4 anni prima presso il fiume Pescara, tra la Majella e Aterno. Dal Chronicon Casauriense si apprende che nel 1166 Città Sant'Angelo era una cittadella fortificata con uomini posti a guarnigione delle mura. Siamo informati che nel 1148 iniziarono le dispute territoriali dei due monasteri di Santa Maria di Picciano (PE) e del Duomo di San Massimo di Penne, sede della diocesi allora retta dal vescovo Grimoaldo, che querelò l'abate Berardo per il possesso di alcuni feudi, compresa Sant'Angelo, che era infeudata per conto di Santa Maria in Picciano ai conto di Loreto Aprutino
Dalla distruzione sveva alla ricostruzione degli Angiò Rimasta dunque sotto il controllo dei conti Lauretani, una delle tante famiglie d'origine franco-normanna che dall'XI-XII secolo avevano preso a dominare tutto l'attuale Abruzzo, nel 1239 iniziarono i contrasti con l'imperatore Federico II di Svevia il quale intendeva smantellare questa rete di vassallaggio: Berardo II conte di Loreto si schierò con il pontefice contro Federico, che dopo aver marciato su Celano contro i conti dei Marsi, piombò su Città Sant'Angelo bruciandola, fatto avvenuto per mano del fedele Boemondo Pissono, giustiziere di Federico. L'anno seguente, tuttavia, il sovrano concesse agli abitanti di riedificare la città. Nel 1284 risulta che era gestita da tre deputati fedeli del sovrano Carlo I d'Angiò, che aveva diviso una decina d'anni prima il GiustiZierato d'Abruzzo, creato da Federico nel 1233, in due tronconi separati dal fiume Pescara: l'Ulteriore e il Citeriore. Città Sant'Angelo rimase nell'Ulteriore, a sua volta successivamente scorporato in due tronconi amministrati da Teramo e L'Aquila: la città finì nella provincia di Teramo, rimanendovi sino al 1927, e dal 1809 fu sede di un circondario provinciale speciale da essa stessa amministrato.
Carlo II d'Angiò nel 1304 accordò a Città Sant'Angelo il permesso di costruire un ponte mobile sul fiume Saline e di riadattare il porto aggiungendo l'autorizzazione di costruire mulini e gualchiere. Sotto i successori di Carlo II, la città fu ceduta al conte di Chieti Filippo di Bethune, ma nel 1305 costui si macchiò di demeriti e dunque Città Sant'Angelo venne incamerata nel regio demanio. Nel 1341 l'Universitas Sancti Angeli, dopo aver ricevuto la scomunica per vessazioni contro il vescovo pennese Nicola Tommaso, venne assolta dal capitano Roberto della Rocca
Nel 1350 fu assalita dai pennesi per questioni religiose e territoriale, e venne data alle fiamme per 10 giorni, sicché i cittadini stipularono un patto col vescovo Tommasi per sottostare alla diocesi di Penne. Nel 1352 Giovanna II di Napoli concesse vari privilegi alla città, tra cui la facoltà di poter eleggere il capitano di Giustizia e il mastrogiurato, e di esercitare il diritto di pesca sino a Torre di Cerrano e alla foce del Pescara. L'apice dei privilegi fu raggiunto con l'intitolazione del vescovo Ardinghelli di Penne della chiesa di San Michele a insigne collegiata nel 1353. Nel 1379 si creò un'istituzione religiosa (Ospedale di San Giovanni) finanziata dall'eredità del ricco Giovanni Accoli, per ospitare e curare i pellegrini e i malati, che sopravvisse sino a oltre il 1886, quando la gestione era curata dal dottor Giuseppe Crognale.
Dagli Aragona all'infeudamento
Nel 1460 le truppe di Giacomo Piccinino, figlio di Nicolò, storico alleato del capitano Braccio da Montone che pose d'assedio L'Aquila nel 1424, diede a sacco molti feudi d'Abruzzo Ultra, essendosi ribellato a Ferrante I d'Aragona, successore di Alfonso. Città Sant'Angelo non venne saccheggiata, ma i raccolti attorno vennero distrutti, portando fame e carestie, fino a quando l'ordine non venne ripristinato. Nel 1519 l'imperatore Carlo V d'Asburgo infeudò la città a Guglielmo di Croy in cambio di Rocca Guglielma, nel 1524 fu acquistata da Ferdinando Castriota che vi istituì un marchesato. Nel 1568 Giovanna Castriota-Skanderbeg, duchessa di Nocera e Marchesa di Città Sant'Angelo, istituì una dimora nel paese, insieme al Collegio dei Padri Gesuiti, anche se per varie cause finanziarie e per la ribellione popolar,e il progetto venne abbandonato. Nel 1597 la città fu venduta al conte di Celano Alfonso Piccolomini, che poi la dette a Paride Pinello, banchiere romano, che nel 1699 la cedette ai duchi Figliola.
Dal Settecento all'Ottocento Subendo sempre di più il declino, specialmente nel Seicento con abbondanti piogge, grandinate che distrussero il raccolto e la pestilenza del 1656, Città Sant'Angelo vide una timida ripresa nel XVIII secolo. Nel 1779 l'illuminismo entrò nel panorama culturale locale, rappresentato da Pio Coppa. Nel 1798 con l'arrivo dei francesi Città Sant'Angelo divenne capoluogo della milizia provinciale; nel 1807 la città sostenne l'assalto di 700 briganti guidati da Angelo Dell'Orso di Cugnoli, il quale fu ucciso da un colpo di fucile, facendo così disperdere la marmaglia; di questo fatto esiste anche una versione religiosa, che la salvezza della città fu dovuta all'intercessione della Madonna del Rosario.
Nel 1814 gli angolani si ribellarono a Gioacchino Murat, che aveva ancora il presidio francese nella città, ma la ribellione venne presto sedata, per mezzo della truppa guidata da Gabriele Pepe e suo fratello Florestano. Michelangelo Castagna, promotore della rivolta insieme a Filippo La Noce e Domenico Marulli canonico, vennero processati e giustiziati, e le loro teste esposte presso gli accessi principali: a Porta Sant'Angelo. Nel 1860 il plebiscito popolare confermò l'annessione della città al Regno d'Italia, il deputato locale Francesco De Blasiis assunse nel 1867 nel gabinetto Rattazzi l'incarico di Ministro dell'Agricoltura. Nel corso dei secoli a venire, Città Sant'Angelo assunse sempre più prestigio, nel primo Novecento fu visitata dallo scrittore Luigi Pirandello in qualità di presidente di commissione degli esami di stato all'Istituto Magistrale Spaventa, anche se nelle sue Novelle per un anno non ne traccia una descrizione felice. Nel 1927 la città insieme a varie altre dell'Abruzzo Ultra II venne inclusa nella neonata provincia di Pescara.
Carboneria a Città Sant'Angelo nel 1814 La Carboneria angolana si costituì contro il generale Murat a seguito della "vendita" di Città Sant'Angelo, guidata da Michelangelo Castagna (Gran Maestro) e dai cugini Filippo La Noce e Domenico Marulli. La rivolta partì da Pescara il 25 marzo durante la festa dell'Annunziata, in onore anche dell'onomastico della regina di Napoli moglie di Murat (Carolina Bonaparte il cui secondo nome era Annunziata). Le armi e le munizioni vennero nascoste nei carri per le bancarelle, anche perché in tale occasione potevano partecipare anche i confratelli delle altre vendite del distretto quali Penne, Loreto, Spoltore, Moscufo, Pianella. Il piano però fu sventato dal fatto che la sera prima della vesta un carbonaro di Pescara si macchiò di tradimento, parlando col capitano Filieu, che comandava la guarnigione francese nella piazzaforte di Pescara (le casermette borboniche). Il capitano Filieu fece dispose i cannoni verso la piazza di Pescara, ordinando l'annullamento della festa con comunicazione a sorpresa, facendo così in modo di poter perquisire tutti i presenti; molti carbonari di Città Sant'Angelo e paesi limitrofi riuscirono a scappare, anche se l'ipotesi della rivolta era ormai divenuta certezza con il ritrovamento da parte delle truppe francesi delle armi nascoste nei carri.
Michelangelo Castagna propose di far ripartire la rivolta il 27 marzo proprio da Città Sant'Angelo, la domenica di Passione, ossia 15 giorni prima della Pasqua. La bandiera carbonara fu issata sulla torre dell'orologio di fronte alla chiesa di San Francesco, mentre i soldati francesi venivano accerchiati e disarmati. I cittadini furono richiamati alla rivolta col suono delle campane, ed ebbero modo di vendicarsi dei soprusi francesi, uccidendo alcuni militari. Il canonico carbonaro don Domenico Marulli celebrò una santa messa propiziatori nella collegiata, dando inizio alla festa. Venne istituito il governo provvisorio con membri massimi i confratelli della Vendita, mentre il telegrafo veniva distrutto, onde impedire altre azioni di sabotaggio e tradimento. Per rinforzare la guarnigione dei Carbonari Angolani, venne inviato a Penna Sant'Andrea, nel distretto di Teramo il capitano Bernardo De Micaelis, compagno di don Domenico Marulli e Filippo La Noce con 200 carbonari di guardia, suscitando l'acclamazione popolare.Gioacchino Murat rispose facendo sfilare a Città Sant'Angelo il giorno di Pasqua 5.000 uomini con cavalleria e cannoni, che entrarono da Porta Casa e Porta Sant'Angelo. La dimostrazione di forza, capitanata da Florestano Pepe; immediatamente il governo carbonaro cadde, il commissario provvisorio fu Carlo Montigny che si stabilì a Chieti inviando il maggiore Gabriele con un reggimento di murattiani, che si accamparono nel Piano degli Zoccolanti (oggi giardino pubblico). Molti carbonari abbandonarono la città dandosi alla macchia, a differenza di Domenico Marulli e Filippo La Noce, benché sapessero quali fossero le intenzioni di Murat.