I Modica de Mohac sono una famiglia nobile siciliana di origine normanna, iscritta nel Libro d’oro della Nobiltà italiana, nell’Annuario della Nobiltà del Crollalanza e ricevuta nell’Ordine Costantiniano. Il capostipite Gualtiero de Mohac fu signore della cittadina di Modica per un breve periodo, nel secolo XII. Per tale ragione la contea fu identificata come Comitatus Mohac in memoria dei primi Conti. I Modica discendenti dal casato normanno sono baroni di Grisì dalla prima metà del XIX secolo.

Storia Capostipite della famiglia fu un Gualtiero cavaliere normanno appartenente ad un casato giunto in Sicilia nell'XI secolo al seguito di Ruggero I d'AltavillaMugnos F., Teatro genealogico delle famiglie nobili del regno di Sicilia vivente ed estinte del Sign. Filadelfo Mugnos, 1647 in guerra contro gli Arabi che occupavano l'isola. Servì il Gran Conte anche nelle sue battaglie in Grecia e nell'Epiro, e per i suoi meriti militari l'Altavilla gli concesse la signoria su Modica, conquistata dai Normanni nel 1091.

Un aspetto di notevole interesse è costituito dalla coincidenza toponomastica che caratterizzò la figura di Gualtiero de Mohac. Il suo appellativo «de Mohac» appare infatti riconducibile al casale dell’Arcivescovado di Monreale denominato nelle fonti arabe Madiak o Modiak, toponimo che già a partire dal XII secolo venne abitualmente trascritto nei documenti latini e romanzi nella forma Modica, quale adattamento fonetico della denominazione araba. Le forme Madiak, Modiak, Mohac e Modica rappresentano pertanto differenti trascrizioni linguistiche del medesimo toponimo, rispettivamente araba, romanza e latina. Secondo tale ricostruzione, Gualtiero assunse la denominazione «de Mohac» proprio dal casale di Madiak/Modiak e soltanto in seguito fu investito da Ruggero I della signoria della città di Modica. Si determinò così una singolare convergenza onomastica: il feudatario portava già una denominazione che, nella sua forma latina (Modica), coincideva con il nome della contea ricevuta, pur trattandosi di due realtà geografiche distinte e di diversa origine storica.

Gualtiero de Mohac fu probabilmente fratello di Ugo e di Urso che si ritrovano entrambi sottoscritti in un diploma del Conte Goffredo di Ragusa nel 1120.

Figli di Gualtiero furono Gualtiero II, Aquino, Rainaldo (o Arnaldo) e Goffredo.

Gualtiero II de Mohac fu il più illustre esponente del suo casato. Detto Gualtiero fu connestabile e Grande Ammiraglio del Regno di Sicilia, sul cui trono sedeva Guglielmo II d'Altavilla, che nel 1176 lo incaricò di prelevare la promessa sua sposa Giovanna d'Inghilterra ed accompagnarla in Italia. Egli si legge sottoscritto nei capitoli matrimoniali di Guglielmo e Giovanna d'Inghilterra nel 1177.

Il titolo di "admiratus", se in precedenza era stato per lo più legato a una funzione amministrativa e fiscale, in quest'occasione appare per la prima volta utilizzato con una connotazione del tutto particolare. Come risulta dagli studi di Ménager, è con Gualtiero II de Mohac che, in connessione con il ravvivarsi dell'aggressiva politica mediterranea di Guglielmo II, viene creato un ufficio specificamente deputato al comando militare delle navi regie: "admiratus regi stolii", dunque, assume il preciso significato di "emiro", ovvero capo della flotta regia.

Governatore di Salerno nel 1178-79, dopo la conquista della Sicilia da parte dell'imperatore Enrico VI di Svevia, avvenuta nel 1194, venne da questi privato delle sue cariche e della signoria di Modica per aver sostenuto il conte Tancredi di Lecce come successore del Re Guglielmo dopo la sua morte nel 1189.

Aquino fu nel 1161 a capo di un esercito e fu inviato nel 1164 dal re Guglielmo I di Sicilia alla Terra di Lavoro per combattere contro il conte Andrea di Rupecanina.

Rainaldo fu Gran connestabile del Regno nel 1176, Conte palatino e conte di Ariano nel 1194 In epoca imperiale anche un altro esponente della famiglia fu investito di altra importante signoria in territorio campano: Raimondo de Mohac fu infatti signore di Casalbore sotto Federico II.

Goffredo fu giustiziere del Val di Noto nel 1172-83, e a lui si attribuì il titolo di “palatinus camerarius et magister regie duane de secretis et duane baronum”.

La famiglia aveva interessi sia nella parte occidentale del Regno che in quella orientale.

Fin dal XII secolo in Val di Mazara, e più precisamente nel territorio dell’Arcidiocesi di Monreale, possedeva terre e casali. A Monreale, del resto, risiedette la Corte normanna e dal 1182 sono ricordati, nel Rollo delle possessioni concesse dal Re Guglielmo II, due casali, esistenti fino al 1519.

Come già accennato la famiglia, a partire dalla fine del XII secolo, fu conosciuta anche con il cognome Modica, forma latina del nome Madiak/Mohac. Nella parte orientale del Regno fu conosciuta prevalentemente con il cognome «Mòdica», preferendosi la pronuncia latina derivante da «Mòtyca», nome antico della città (con l’accento sulla «o»). Nel monrealese fu invece predominante la pronuncia araba «Modìca», con l’accento sulla «i», derivante dalla denominazione «Madiak», poiché in questa zona si era concentrata la popolazione araba.

Nell'Arcivescovado di Monreale una siffatta pronuncia del termine «Modìca», riferita sia al Casale omonimo che alla famiglia avente il relativo cognome, venne confermata formalmente da un privilegio con il quale il «Re catholico Don Ferdinando» Re d’Aragona e di Sicilia, in data «14 di Gennaro del 1519 concesse licenza all'Arcivescovo Donn'Henrico di Cardona attenti i servitij suoi, e de suoi progenitori, che potesse popolare, e fortificare il Casale del Conte, ò di Modìca (ndr. con l’accento sulla «i») ... in beneficio della sua Chiesa».

Rainaldo de Mohac, Conte palatino, Conte di Ariano e Gran Conestabile sotto l’Imperatore Enrico VI, nel 1194 donò parte dei beni posseduti tra Palermo e Monreale, al Monastero della Santissima Trinità dell’Ordine dei Cistercensi (poi Ospedale teutonico dal 1196) presso la Chiesa della Magione di Palermo.

L'imperatrice Costanza d'Altavilla, moglie di Enrico, nel 1198 assegnò ad Arnaldo (Rainaldo) di Modica, figlio di Gualtiero II, la baronia di Sortino, come compensazione per la confisca di quella di Modica. Arnaldo (Rainaldo) mantenne il possesso del feudo anche quando a Costanza succedette il figlio Federico II di Svevia.

Arnaldo (Rainaldo) fu padre di Pietro, Anselmo e Guidone; il primo fu suo erede alla baronia di Sortino, il secondo fu governatore di Siracusa, il terzo fu barone di Reddini e presenziò all'incoronazione di Giacomo II di Aragona a Re di Sicilia nel 1285.

Pietro I Modica, barone di Sortino († 1294 ca.), partecipò alle Guerre del Vespro contro gli Angioini scoppiate nel 1282 e fu tra i principali fautori delle rivolte antiangioine a Siracusa (dove venne ucciso il governatore Clemone di Rens) e le capeggiò assieme al nobile Pietro Manuele; entrambi furono nominati governatori della città da Enrico Ventimiglia, conte di GeraciV. Nota 8.

Il predetto Pietro I sposò Rosanna de Sumana dalla quale ebbe i seguenti figli: Pietro II, Federico, Francesco, Rosanna e Giacomo I.. Due sono le linee che si sono sviluppate: quella del primogenito Pietro II e quella dell'ultimogenito Giacomo I.

Il primogenito di Pietro I e Rosanna fu il "miles" Pietro II Modica, barone di Sortino († 1335 ca.); egli possedette anche altri feudi, come Bussello e Rilmadali, nel Val di Noto. Ebbe tre figli: Perrello III, Anselmo e Margherita.

Perrello III Modica, barone di Sortino († 1390 ca.), fu militare al servizio del re Ludovico di Sicilia dal 1345 e giustiziere del Val di Noto nel 1376.. Dalla moglie Cecilia ebbe una sola figlia, Rosanna, ed istituì erede universale dei suoi beni il nipote Pietro IV detto "Perruccio" o "Perrello" figlio del fratello minore Anselmo; da quest'ultimo Perrello IV la baronia di Sortino passò alla sua unica figlia naturale di nome Cesarea, che sposò il veneto Aloisio Contarini.

Alla figlia Cesarea diede anche in dote, in occasione delle nozze con il Contarini, il feudo San Giacomo di Belmineo (in territorio di Palazzolo) e il feudo Solarino (in territorio di Siracusa), con atto del 1º luglio 1394 in notaio Nicola di Avola di SiracusaMarrone, pag. 274Barberi G. L. «I capibrevi, I, I Feudi di Val di Noto», a cura da di G. Silvestri, Palermo, 1879, p. 235 e le terre di cui era titolare nel territorio di Corleone, giurisdizione dell'Arcivescovado di Monreale e a quest'ultima infeudata dal 1080 al 1249, e precisamente 100 salme a Batticano, 60 a Fontana di li chervi, 60 a JardinectuASP, Cancelleria b.24, f. 32, 5 luglio 1395 cit. da Bresc Henri, "Corleone nel Due, Tre, e Quattrocento: il quadro generale", Università Nanterre-Parigi, in Città di Corleone pag. 9.

Se la linea di Pietro II si è estinta nella famiglia Contarini, la linea originata da Giacomo I ha continuato a svilupparsi nel corso dei secoli. Giacomo I Modica (figlio ultimogenito del Barone Pietro I), milite della città di Caltagirone, dal 1335 possedette i feudi di Consorto, Ganzaria e Bugidiano, situati nell'area calatina...

Suo figlio Ranieri, barone di Consorto e capitano di giustizia di Caltagirone nel 1403-04, ebbe due figli, Pietro V e Giacomo II; il primo, Pietro (V), il 26 febbraio 1447, ottenne conferma del feudo di Ganzaria, e il 9 luglio 1453 dei feudi di Consorto e Friddani; il secondo, Giacomo (II), fu barone di Bugidiano dal 1453 e giurato di Caltagirone negli anni 1440-41, 1457-58 e 1471-2Spreti V., "Enciclopedia storico-nobiliare italiana: famiglie nobili e titolate viventi riconosciute dal R. Governo d'Italia compresi: città communità mense vescovili, abazie, parrochie ed enti nobili e titolati riconosciuti", 1928 sub Modica.

Figlio di Giacomo II fu Ranieri II, barone di Bugidiano nel 1466, che fu padre di Giacomo III, anch’egli barone di Bugidiano.

Giacomo, oltre ad essere titolare di feudi in Val di Noto, possedette terre e masserie dell’Arcivescovado monrealese in Val di Mazara prima del 1600.

Il suo nome è presente nel Registro dei possessori dei feudi dell'Arcivescovado di Monreale dell'anno 1600Archivio Storico Diocesano di Monreale, Fondo Mensa, Classe II, Serie 8, Reg. 623, "Libro dello stato della Chiesa di Monreale dell’anno 1600”. (precisamente Busamarra, Lupo ed Orsino, tre dei 72 feudi concessi all’Arcivescovo fin dal 1176). Nell’elenco sono indicati gli eredi di Giacomo come "attuali" titolari, sicché il predetto Giacomo dovette possedere le citate terre intorno alla metà del 1500.

Dal predetto Giacomo nacquero Pietro (VI)Francesco San Martino De Spucches «Storia dei feudi e dei titoli nobiliari di Sicilia» di, Palermo, Scuola tip. Boccone del Povero, 1940, sub Bugidiano e FrancescoVillabianca, «Della Sicilia Nobile», V vol., parte terza libro VI, p. 469. Spadaro di Passanitello Francesco, «Le mastre nobili», Roma, Edizioni dell'Istituto di studi storici e di diritto nobiliare, 1938, pag. 215 e 216.

Francesco fu Patrizio di Caltagirone nel 1560-61.. Da Pietro VI (di Giacomo) derivò Guidone, il cui titolo (baronia di Bugidiano, ultima in possesso della famiglia) confluì per via ereditaria (successione femminile) nella famiglia Bonanno..