Il Po (AFI: ; , in italiano letterario Eridano) è un fiume dell'Italia settentrionale.
La sua lunghezza, 652 kmQualora la si voglia invece considerare a partire dalle più lontane sorgenti del sistema fluviale nel suo complesso (quelle del Maira), esso raggiunge la lunghezza di ., lo rende il più lungo fiume interamente compreso nel territorio italianoIl più lungo fiume che scorre in Italia anche solo in parte è invece la Drava (), affluente del Danubio, le cui sorgenti si trovano nel comune altoatesino di Dobbiaco e che prosegue il suo corso verso Austria, Slovenia, Croazia e Ungheria. Presso la Valle Spluga e la Val Bregaglia, in provincia di Sondrio, e precisamente nel comune di Piuro, nasce altresì, e scorre in territorio italiano per circa , il Reno di Lei, uno dei rami secondari del fiume Reno, il quale è lungo e scorre per gran parte della sua lunghezza in Germania., quello dal bacino idrografico più esteso (circa ) nonché quello con la massima portata alla foce, sia essa minima (assoluta ), media () o massima (); è anche il quinto fiume per portata media d'Europa (Russia esclusa) dopo Danubio, Reno, Rodano e Dnepr.
Ha origine in Piemonte, sul Monviso, al Pian del Re; bagna direttamente un capoluogo di regione (Torino) e due capoluoghi di provincia (Piacenza e Cremona), lambisce altri due capoluoghi di provincia (Pavia e Ferrara) e segna per lunghi tratti il confine tra Lombardia e Emilia-Romagna, nonché tra Emilia-Romagna e il Veneto, prima di sfociare nel mare Adriatico in un vasto delta di sei rami.
Attraversa tredici province: Cuneo, Torino, Vercelli, Alessandria, Pavia, Lodi, Cremona, Mantova, Piacenza, Parma, Reggio Emilia, Ferrara e Rovigo. Per buona parte scorre su un territorio pianeggiante cui dà il nome, la Pianura Padana. Per posizione geografica, lunghezza, bacino e per gli eventi storici, sociali ed economici ad esso legati sin dall'antichità, il Po è riconosciuto come il più importante tra i fiumi d'Italia.
Storia Idronimo Il fiume Po era conosciuto già ai tempi dell'antica Grecia e viene talvolta identificato con il mitologico Eridanós (, ; nell'italiano letterario Eridano), fiume che i greci localizzavano vagamente nell'Europa centrale o settentrionale. Più di recente il termine è passato a indicare a un fiume che scorreva in Scandinavia, durante l'ultima glaciazione europea (Würm).
La prima fonte storica di Eridano è la Teogonia greca di Esiodo (VII secolo a.C. circa), ove è il nome di uno dei tanti figli del titano Oceano e la ninfa Teti, dai quali derivano vari altri nomi di fiumi europei. Il nome Eridano fu poi ripreso nel II secolo a.C. dallo storico Polibio secondo cui era uno dei figli di Fetonte caduto in un fiume durante una gara di bighe o carri – tanto da attribuirgli anche la porta dell'Ade secondo la mitologia greca – ma anche il titolo di un principe dedito ai culti egizi, figura che compare spesso in antichissime leggende su Torino.
Per i celto-liguri, che comparvero soltanto a partire dal IX secolo a.C. circa, il nome del Po era invece Bodinkòs o Bodenkùs, da una radice indoeuropea (*bhedh-/*bhodh-) che indica "scavare" o "render profondo", la stessa da cui derivano i termini italiani "fossa" o "fossato", indicando così tutta la depressione geografica della zona fluviale padana.Cfr. la voce fossa in Alberto Nocentini, l'Etimologico. Dizionario etimologico della lingua italiana, Firenze, Le Monnier, 2010. ISBN 978-88-0020-781-2. Quindi l'antico nome latino Padus – da cui l'aggettivo italiano padano – deriverebbe, secondo l'opinione più diffusa, dalla stessa radice di bodinkòs; secondo altri però, deriverebbe da un'altra parola celto-ligure, pades, indicante una resina prodotta da una qualità di pini selvatici particolarmente abbondante presso le sorgenti del fiume.
Il nome italiano Po si ottiene quindi dalla contrazione del latino Padus > Pàus > Pàu > Pò. In diverse lingue slave (ceco, slovacco, polacco, sloveno, serbo, croato) ma anche nelle lingue romanze, quali il romeno, spesso si usa ancora chiamare questo fiume Pad o Padus. Parimenti, negli aggettivi di lingua italiana, che solitamente ereditano la vecchia radice latina, esistono ancor oggi gli aggettivi paduano e padano, (es. Pianura Padana) fino al nome Padania, riferito all'insieme delle regioni del nord Italia, concepito e diffusosi a partire dagli anni novanta del XX secolo.
Evoluzione Età antica Attorno al X secolo a.C. la linea di costa era arretrata dai 10 ai 35 km nella parte centrale, rispetto a quella attuale. Il Po giungeva in mare con due estuari: sfociava a nord vicino all'attuale Chioggia, mentre a sud si gettava in mare in un punto equidistante rispetto alle attuali Ferrara e Ravenna. Il fiume si divideva in due rami all'altezza dell'attuale FicaroloFicarolo dista poco più di 60 km da Adria..
Nel VI secolo a.C. i greci fondarono sul ramo nord del Po (Po di Adria) l'emporio di Adria e, in poco tempo, presero a denominare Adrias Kolpos tutta la parte settentrionale del mare Adriatico. Successivamente, gli Etruschi fondarono sul ramo meridionale la città di Spina nel ramo del Po detto Spinetico. Intanto, col tempo, si era verificata una modifica del regime delle acque, in seguito alla quale assunse la preminenza l'alveo meridionaleIn letteratura, la modifica che causò lo spostamento delle acque del fiume sul ramo meridionale è detta rotta di Sermide.. Tra la protostoria e l'età romana il ramo di Adria si ridimensionò, mentre si incrementò il ramo meridionale. Lo dimostrano le vicende delle due città: mentre Adria visse un periodo di crisi, Spina conobbe il suo massimo splendore. Il Po ad Adria si interrò nel volgere di alcuni secoliDi esso rimase in parte l'attuale Canal Bianco..
Forse a causa del grosso afflusso di acque, il ramo spinetico raddoppiò: nacquero lOlana (ora Po di Volano) e il Padoa (da cui potrebbe derivare il nome Po). Della allora linea di costa rimangono antichi dossi fossili: l'Argine Agosta, all'interno delle Valli di Comacchio. L'Olana sfociava più a nord rispetto a Spina ed aveva anche un'ulteriore diramazione verso nord da cui nasceva il tratto detto Gaurus (da cui derivano i nomi Goro e Codigoro) che sfociava nei pressi dell'attuale Mesola; le dune fossili di Massenzatica a sud e dall'altra sponda quelle di San Basilio testimoniano l'antica foce.
In epoca romana i porti più importanti sul Po furono: Cremona, Piacenza, Brescello, Ostiglia, Vicus Varianus (l'attuale Vigarano Mainarda) e Vicus Hobentia (l'attuale Voghenza).
Tre famosi autori romani descrissero il corso del fiume Po: Plinio dice che il Po era navigabile fino a Torino come i suoi affluenti maggiori. Polibio afferma che il Po si risaliva per duemila stadi (cioè per 355 chilometri, circa fino al Tanaro) a partire dall'antica foce del Volano. Polibio descrive il luogo di Trigaboli, dove il Po si divideva nei due rami dell'Olana e del Padoa. Trigaboli deriverebbe da tres gabuli, tre capi, probabilmente l'attuale Codrea. A monte della biforcazione doveva esserci un porto chiamato Bodencus. Bodencus o Bodincus è un termine celtico di origine ligure che significava «profondo» e che fu usato anche per indicare l'intero fiumeUna conferma si ha guardando la mappa del 1568 conservata presso il Comune di Ferrara, dove da questa fino quasi all'attuale Codigoro, il Po di Volano viene chiamato Bodenco. La stessa mappa chiama Trigaboli la parte portuale di Ferrara sita a sud della stessa, sulla sponda destra del Po di Volano. Poco dopo Ficarolo e prima di Ferrara, nella stessa mappa viene indicato Canale di Venezia, un ramo che serviva per giungere nella città lagunare passando per il porto a nord di Ferrara. Solo nella parte terminale si sovrapporrà con l'attuale omonimo ramo a nord del Po di Goro.. Strabone scrive che per andare da Piacenza a Ravenna seguendo il corso del Padus occorrevano due giorni e due notti. Ravenna, posta all'estremità meridionale del Delta, fu collegata al ramo spinetico tramite la Fossa Messanicia, un canale artificiale lungo 18 km, mentre Pavia era collegata al Po tramite il Ticino e il suo importante porto permetteva il collegamento tra la via d'acqua padana e il lago Maggiore.
Età medievale Contrariamente alla maggioranza dei percorsi stradali, le vie d'acqua non conobbero decadenza durante l'alto medioevo, tanto che, nel VI secolo, Teodorico organizzò una regolare linea di navigazione che collegava Pavia a Ravenna con scali a: Piacenza, Cremona, Brescello, Ostiglia e Voghenza. Protagonisti della navigazione padana altomedievale erano i mercanti di Comacchio, che nel 715 ottennero da Liutprando un capitolare con cui era loro permesso di trasportare merci (e in particolare il sale e i prodotti d'origine orientale) fino alla capitale del regno, Pavia. Tra il IX e il X secolo i mercanti di Venezia strapparono a Comacchio il controllo dei traffici padani, tanto che già in epoca carolingia la loro presenza era dominante nel mercato posto presso il palazzo Reale di Pavia (particolarmente affollato durante le assemblee del regno), dove smerciavano anche prodotti di lusso orientali, come spezie e seta. In epoca medioevale il ramo principale del delta era costituito dall'attuale Po Morto di Primaro, formatosi nell'VIII secolo più a sud del Padoa, che scorre a sud delle Valli di Comacchio e che, dalla metà del XVIII secolo, costituisce la parte terminale del fiume Reno (anch'esso un tempo affluente del Po) nel quale il Reno stesso fu convogliato a seguito della creazione del Cavo Benedettino.
Anche il Po di Volano, che scorre a Ferrara, era uno dei due corsi principali: questa situazione si protrasse fino al 1152, anno della Rotta di Ficarolo. A seguito di forti e frequenti precipitazioni, il fiume ruppe la diga del nord presso i giunti delle braccia, a Ficarolo, nell'allora Transpadana Ferrarese; il corso del fiume si modificò e cominciò gradualmente ad assumere la conformazione attuale.
Il nuovo tratto, più breve degli altri, dove l'acqua scorreva quindi più veloce, divenne il corso principale chiamato Po di Tramontana e poi Po di Venezia, deviando dal Po di Volano a Pontelagoscuro, qualche chilometro a nord di Ferrara.
Il Po, insieme ad altri fiumi dell'Italia settentrionale, durante tutto il medioevo fu teatro di numerosissimi episodi militari e tutte le principali città e signorie rivierasche erano dotate di vere e proprie flottiglie fluviali. Particolarmente accesi furono gli scontri le squadre navali dei comuni ghibellini (Cremona e Pavia) e quelli dei comuni della Lega Lombarda nel corso del XIII secolo e tra la flotta veneziana e quella del ducato di Milano nel XV secolo.
Età moderna
Il terremoto di Ferrara del 1570 molto probabilmente deviò il corso del fiume verso settentrione.
Tra il 1600 e il 1604 la Repubblica di Venezia, nonostante le rimostranze dello Stato Pontificio, deviò il tratto finale del corso del Po tramite l'opera che fu chiamata "taglio di Porto Viro".
Questa modifica estese in pochi anni il delta verso est, formando nuovi territori compresi nell'attuale Delta del Po, interrando parzialmente la sacca di Goro. Si formarono da nord a sud i rami: del Po di Levante, Po di Maistra, Po di Pila, Po delle Tolle, Po di Gnocca e il Po di Goro (che preesisteva, ma raddoppiò la lunghezza). Inoltre a sud e a nord dell'attuale delta, nelle aree costiere private di apporto di sedimenti, in aggiunta al fenomeno della subsidenza, si acuirono fenomeni di erosione del cordone dunoso litoraneo e delle spiagge.
Una mappa del 1693 chiama Po di Venezia la biforcazione nord del Po di Goro. Proseguendo verso est e giunto nei pressi di Donada lo stesso ramo viene denominato Po delle Fornaci.