La pagina illustra la storia dell'architettura nell'Abruzzo, delineandone gli aspetti fondamentali e quelli minori, che ne caratterizzano la particolarità e l'eterogeneità; inoltre descrive la storia delle costruzioni sia religiose, civili, militari e pubbliche partendo dall'epoca più remota della storia regionale, attraversando il periodo italico-romano, poi quello medievale nei suoi differenti stili (romanico-gotico-tardo gotico), il rinascimentale, e quello barocco del XVII secolo, e quello di ricostruzione dopo i grandi terremoti del 1703 (L'Aquila) e di Sulmona (1706), terminando con l'architettura neoclassica ottocentesca, e quella monumentale eclettica del neorinascimento, del liberty moresco, del neogotico del primo Novecento, e l'arte razionalista del Regime, fino alle costruzioni sperimentali dell'epoca contemporanea.
Caratteri generali
Non è facile definire in un unico blocco descrittivo l'architettura abruzzese, per non parlare dello stesso suo concetto d'arte, se non per alcuni elementi particolari che la caratterizzano, pur nelle sue molteplici sfaccettature. Ossia ad esempio, nell'ambito architettonico, ciò che accomuna le chiese abruzzesi è l'uso frequentissimo del romanico, ad esempio dalle parti aquilane impiegato sino al XV-XVI secolo, benché dalle altre parti si fossero sperimentati altri stili come il gotico e il rinascimentale. Solitamente la chiesa abruzzese "comune" la si identifica come quella di stampo aquilano, a facciata quadrata con il coronamento orizzontale, uno o più rosoni a raggiera, e alla base uno o tre portali in asse, dall'arco a tutto sesto, e dalla lunetta affrescata o decorata da un bassorilievo a carattere sacro. Stessa cosa si può dire per la conservazione delle torri campanarie, quelle d'aspetto medievale (XI-XV secolo), incluse le torri ricostruite a Sulmona e dintorni dopo il terremoto del 1456: l'imponenza della costruzione stessa, a pianta rettangolare o quadrangolare, la scansione mediante cornici in livelli, con arcate ogivali o a tutto sesto, e cuspidi finali sono l'elemento chiave per un gruppo di architetture aventi elementi in concordanza, nella regione.
Ricostruzioni e distruzioni causate dai terremoti Il processo di assunzione di una propria identità regionale dell'Abruzzo, nell'ambito sia architettonico che nel senso generale del termine stesso di "arte", ha avuto una brusca e determinante battuta d'arresto alle soglie del barocco, dunque nel XVII-XVIII secolo, sia a causa dei cambiamenti sociali e politici, che a causa di catastrofi naturali. Da una parte l'Abruzzo subì sempre di più l'influsso di Napoli nell'arte, anche se non ne venne completamente stravolto, mentre dall'altro settore, all'Aquila, la vicinanza a Roma determinò la ricostruzione di gran parte della città dopo il terremoto del 1703, lasciando tuttavia e fortunatamente ancora oggi evidenti tracce dell'architettura aquilana prima di tale catastrofe; e da ciò si apprende che la città, specialmente per i cortili dei palazzi e i chiostri dei monasteri, risentì molto del rinascimento toscano.Se da una parte dunque l'architettura abruzzese mancò di evidente originalità, a partire dall'epoca del barocco, la tradizione secolare delle maestranze locali a "reinterpretare" i principali modelli predominanti di Roma, Napoli, o Firenze (per non parlare dello stile marchigiano per il teramano), continuò indisturbata sino a oggi, e anzi le architetture medievali che tanto avevano fatto scuola alle nuove generazioni, come le chiese specialmente, nell'epoca tardo-ottocentesca del revival neogotico e liberty servirono come modello ai vari Nicola Salomone, Antonino Liberi, Paolo De Cecco e via dicendo per l'edificazione di palazzetti liberty, molti dei quali sono presenti nel quartiere Pineta sulla riviera sud di Pescara, mentre le torri di guardia delle abbazie cistercensi e benedettine funsero da modello per l'erezione del Palazzo delle Corporazioni Agricole (oggi Camera di Commercio) sul Corso Marrucino di Chieti.
Era preistorica Grotte e villaggi della Majella
I primi insediamenti abruzzesi risalgono a anni fa, quando le tribù erano stanziate presso le grotte e le cave, quasi soprattutto di pietra montuosa, come dimostrano i numerosi ritrovamenti sulla Majella e sul Gran Sasso d'Italia. I ritrovamenti più antichi, documentati nel Museo delle Genti d'Abruzzo a Pescara, riguardano le Svolte di Popoli, la Valle Giumentina e la Grotta dei Piccioni di Bolognano. Quest'ultima era già nota agli archeologici nel 1835, e fu oggetto di scavi da parte del barone Giovanni Leopardi di Penne, e successivamente altri scavi più approfonditi vennero effettuati nel 1951 dal prof. A. Radmilli. Sostanzialmente l'architettura nell'epoca paleolitica in Abruzzo era quasi nulla, poiché l'importanza dei reperti si concentra di più sugli oggetti e i materiali usati per la caccia, l'uso domestico, la sepoltura e la cottura dei cibi. Per la zona vestina, si considera la "cultura Bertoniana" per i ritrovamenti nei pressi di Montebello di Bertona e Bolognano, che ricopre un arco di tempo di anni.
I siti abitati, dove sono stati fatti i ritrovamenti, spaziano per tutta la Majella: dalla parte occidentale con la Grotta Fornelli di Caramanico, il di San Valentino in Abruzzo Citeriore, il rifugio De Pompeis, la Breccia di Castel Menardo a Serramonacesca, la Costa d'Avignone a Lettomanoppello, il Piano Santa Maria Arabona di Manoppello, il guado San Leonardo a Pacentro, il piano Colapetre e Guado di Coccia a Campo di Giove, e gli Altipiani Maggiori della Majella: Monte Genzana-Sparvera, Pantanello, Colli Difesa, Piana del Leone. Altre ricerche specifiche del 1978 hanno interessato nell'area Peligna i monti San Giovenale (elementi d'età del bronzo), la Valle Gentile (paleolitico medio e superiore), Fontanella-Selvapiana (paleolitico medio), e verso la Piana delle Cinquemiglia, il Monte Pratello, Fonte La Ria, Fonte Chiarano.
Il villaggio di Paludi di Celano
L'insediamento si trova in località Paludi, alle pendici del bacino lacustre del Fucino, risale al XVII-X secolo a.C., ed è considerato il villaggio preistorico più antico dell'Abruzzo. Il terreno ha restituito materiale organico in perfetto stati di conservazione, come pali in legno di quercia, salice e pioppo per realizzare le palafitte, insieme a tazze, boccali, ciotole e olle di ceramica dei rispettivi corredi funebri maschili e femminili.
Architettura romana
Architettura medievale Tracce di costruzioni bizantine
Del periodo del VI-IX secolo non si ha quasi nulla la livello architettonico, benché le fonti parlando di costruzioni avviate già dall'epoca bizantina sopra le antiche strutture romane, quali chiese, recinti fortificati e torri. Della presenza bizantina in Abruzzo si hanno numerose sculture, ma poche architetture, e queste sono conservate nel Museo dell'Abruzzo bizantino altomedievale a Crecchio, si ha notizia che intorno al 610 fosse stata eretta la chiesa di San Maurizio a Lanciano, e il Sargiacomo la definisce come la chiesa più antica della città esistenteF. Sargiacomo, Lanciano e le sue chiese, Carabba Editore 2000, il Sargiacomo parla dei documenti che ne attestano la fondazione intorno al 610 d.C., e che aveva un pavimento a mosaico, almeno fino alla demolizione nel tardo Ottocento. Ma cappelle dovettero essere state edificate almeno in tutte le città dove i popoli di Bisanzio e della Grecia attecchirono, come Chieti e Ortona.
Nella prima venne fondata una chiesa dedicata a San Pietro, poi divenuto convento di Santa Maria, e successivamente, qualche secolo più tardi, sopra il tempio maggiore della Triade venne eretta la chiesa di San Paolo; a Ortona invece veniva consacrata la basilica di Santa Maria degli Angeli (oggi Cattedrale di San Tommaso dopo la ricostruzione nel primo decennio del XIII secolo), mentre nella costa teatina veniva fondata l'abbazia di Santo Stefano in Rivomaris, uno dei monasteri benedettini più antichi d'Abruzzo, non pervenuto integro a causa della decadenza del XVII secolo.
Si ricorda, durante la presenza bizantina in Abruzzo, il presidio dei centri marittimi, come Giulianova (all'epoca Castrum Novum o San Flaviano), Castel Belfiore (Silvi alta), Pescara, Ortona, HistoniumAndrea Staffa, Forme di abitato altomedievale in Abruzzo Un approccio etnoarcheologico, Archeologia Medievale 1995, Scavi medievali in Italia 1994-95. In particolare Pescara fu una delle prime stabili roccaforti a guardia dell'Adriatico, e fu cinta da mura, che verranno riadeguate nei secoli a venire, prima della ricostruzione totale della fortezza spagnola.
I primi cenobi L'ordine benedettino per mezzo della potente abbazia di Montecassino, si sparse molto facilmente in Abruzzo, grazie soprattutto al discepolo di San Benedetto, Sant'Equizio d'Amiterno, il quale fondò ad Arischia l'abbazia benedettina, e nei secoli seguenti, specialmente con i Longobardi e i Franchi, vennero eretti nuovi monasteri, quali l'abbazia di San Liberatore a Majella, la Basilica di San Pelino a Corfinio, l'abbazia di San Salvatore alla Majella, la chiesa di Santa Maria a Vico a Sant'Omero, l'abbazia di San Bartolomeo a Carpineto.In contrapposizione all'ordine benedettino, dal XII secolo al XIII secolo spuntarono in Abruzzo altri monasteri dell'ordine cluniacense e cistercense, quali l'abbazia di Santa Maria Arabona, l'abbazia di Santa Maria di Casanova, l'abbazia dei Santi Vito e Salvo, e a Lanciano la chiesa di Santa Maria Maggiore.
Il monastero di Santo Stefano in Rivomaris
Si trova sul colle di Santo Stefano, posto nella costa tra Casalbordino e il fiume Osento di Torino di Sangro. Fu eretto in epoca paleocristiana tra il V e il VI secolo, poi di nuovo nel IX secolo, rappresenta una delle testimonianze più prestigiose dell'architettura bizantina abruzzese, nonché uno dei monasteri benedettini più vetusti d'Abruzzo, testimonianza anche la preziosa Cronaca di Santo Stefano, del XII secolo. Presoto l'abbazia divenne una delle principali a dominare il territorio costiero teatino, arrivando ad avere feudi sino a Ortona e Vasto. Secondo la Cronaca di Santo Stefano redatta dal monaco Rolando, anche se alcuni vi vedono interpolazioni dello storico Pietro Pollidori, la chiesa sarebbe nata nell'842 dal nobile Giosuè di San Vincenzo al Volturno, che volle dedicare il cenobio al primo martire. La chiesa fu distrutta nel 937 dagli Ungari e riedificata nel 971 dall'abate Trasmondo I, marchese di Chieti. Fu monastero dell'Osservanza Benedettina sino a 1257, quando papa Alessandro IV lo sottopose alla giurisdizione dell'abbazia di Santa Maria Arabona di Manoppello, dei monaci cistercensiU. Pietrantonio, Il Monastero Benedettino in Abruzzo, Carabba editore, Lanciano, 1988 Nel 1587 papa Sisto V incorporò l'abbazia al Collegio Romano di San Bonaventura insieme all'abbazia d'Arabona, anche se l'abbazia era stata già gravata dal saccheggio turco del 1566, e non si riprese mai più, sino a che cadde in abbandono, scomparendo del tutto nell'Ottocento, rimaneva in piedi la chiesa, che tuttavia rovinò per incuria, e fu saccheggiata dai contadini per le loro abitazioni, sicché oggi restano ruderi di pareti, eccettuate tracce perimetrali e il pavimento, ed elementi scultorei conservati nel Museo Archeologico d'Abruzzo a Chieti nel Museo dell'Abruzzo bizantino altomedievale di Crecchio.
Gli scavi archeologici del 1992 hanno restituito il pavimento musivo, decorato a motivi geometrici e vegetali, disposti in tappeti rettangolari. Si distingue un'unica composizione figurata in cui è ancora leggibile una testa di cervo, simboleggiante la fedeltà che anela, una volta battezzato il neofita, a rinascere in cristo, mentre la pianta a tralci e viticci che si snoda attorno è l'Albero della Vita. Oltre al pavimento si conservano alcuni muri diroccati, che permettono di leggere l'impianto rettangolare a tre navate, con abside semicircolare.
Il monastero di San Benedetto in Perillis