Biografia
Nacque negli Stati Uniti d'America nel 1917 da famiglia originaria di Leonessa. Rientrato in Italia fu ordinato presbitero e, allo scoppio della Seconda guerra mondiale, è cappellano del 39º Battaglione "Monte Berico" del 167º Reggimento AlpiniTruppe Alpine, distaccato in Francia e alle dipendenze della Divisione di Fanteria “Legnano”, parte della IV Armata.
L'Armistizio dell'8 settembre 1943 lo coglie a Leonessa, paese natìo della famiglia, nel quale fu parroco. Da sacerdote accoglie e sostiene chiunque abbia necessità, senza tenere conto dell'orientamento di ciascuno. Contribuisce a fondare nel borgo laziale una delegazione del Comitato Liberazione Nazionale. Nel frattempo, agli inizi del 1944, comincia ad operare nell'area umbra e alto-laziale la brigata "Antonio Gramsci", formazione partigiana comunista costituitasi agli inizi del mese precedenteC. Ghini, La Resistenza in Umbria in S. Bovini (a cura di), L'Umbria nella Resistenza, vol. I, Roma, Editori Riuniti, 1972. Al fine di placare gli animi Don Chiaretti interviene presso i partigiani ottenendo la liberazione di tre fascisti che erano stati presi prigionieri ma il commissario prefettizio Fernando Pietramico ciononostante decide di partire per Rieti per relazionare sulla situazione e ottenere rinforzi per svolgere un rastrellamento nei dintorni. I partigiani della "Gramsci" informarti intercettano il mezzo e, dopo averlo fatto scendere, uccidono il commissario prefettizio con un colpo alla nuca. Nonostante l'uccisione di Pietramico il gruppo di don Concezio riesce a far desistere il capo della Provincia Ermanno Di Marsciano dall'attuare una rappresaglia contro il paese.AA.VV., Rieti 1943-1944 guerra, resistenza, liberazione-Atti del convegno dell'Archivio di Stato di Rieti,, Il Formichiere 2018, Biblioteca Umbro Sabina, Foligno, a cura di Renato Covino e Roberto Lorenzetti, p.60
Negli stessi periodo e zona combatte anche una formazione militare, la banda di Mario LupoM. Marcellini, I giustizieri, Mursia, 2009G. Gubitosi , Alfredo Filipponi, diario di un comandante partigiano, Editrice Umbra, 1991, con base a Cepparo, frazione di Rivodutri, responsabile dell'attacco alle forze di polizia e della Guardia Nazionale Repubblicana a Poggio Bustone, nel corso del quale perdono la vita 14 militi della RSI e il Questore di Terni Bruno PennariaM. Marcellini , in op. cit. (10 marzo 1944) .
Don Concezio Chiaretti fu contattato dall'emissario della Brigata "Gramsci" Vero Zagaglioni che nella sua autobiografia racconto di un incontro avuto a villa Pulcini con il parroco il quale si oppose all'occupazione di Leonessa da parte dei partigiani poiché ciò avrebbe provocato sicuramente degli scontri con il presidio e fascista e sicuramente avrebbe portato a conseguenze per la popolazione.AA.VV., Rieti 1943-1944 guerra, resistenza, liberazione-Atti del convegno dell'Archivio di Stato di Rieti, Il Formichiere 2018, Biblioteca Umbro Sabina, Foligno, a cura di Renato Covino e Roberto Lorenzetti, p.48 Quando a don Chiaretti fu comunicato poi che i partigiani avrebbero occupato comunque la città l'indomani, il parroco partì immediatamente alla volta di Leonessa dove convinse il presidio a lasciare la città alla volta di Rieti. Il 16 marzo i partigiani proclamarono la Zona libera di Cascia-Norcia-Leonessa.AA.VV., Rieti 1943-1944 guerra, resistenza, liberazione-Atti del convegno dell'Archivio di Stato di Rieti, Il Formichiere 2018, Biblioteca Umbro Sabina, Foligno, a cura di Renato Covino e Roberto Lorenzetti, p.49
L'intensificarsi dell'attività partigiana, la morte del funzionario e la necessità di rendere sicuri i collegamenti fra la Capitale e le aree appenniniche, spingono dunque il Comando tedesco di Rieti ad organizzare un articolato attacco (Operazione "Osterei")E. Climinti, Il gruppo di combattimento «Schanze» nella grande impresa contro le bande, Settimo Sigillo, coll. Historiae, 2006, guidato dal colonnello Ludwig Schanze che, fra il 29 marzo e il 7 aprile 1944, coinvolge Leonessa (occupata dai partigiani il 16 marzo) e le sue frazioni di Albaneto, Cumulata, Ponte Riovalle, Vallunga, Villa Carmine, Villa Pulcini, Accumoli mettendo in rotta i resistenti. Conquistato il paese, i militari germanici (appartenenti a Heer, Luftwaffe, Waffen SS)C. Gentile, Itinerari di guerra: la presenza delle truppe tedesche nel Lazio occupato 1943-1944, pubblicazione a cura di Deutsches Historisches Institut in Rom/Istituto Storico Germanico di Roma procedono a caccia, arresto e condanna a morte di fiancheggiatori della Resistenza (Strage di Leonessa) alcuni dei quali denunciati dietro delazione di una donna del luogo, fra loro don Concezio additato quale sostenitore dei partigiani. Il parroco fu giustiziato il 7 aprile, giorno di Pasqua, sul Monte Tilia assieme a 22 concittadini.
In totale i morti della Strage di Leonessa saranno 51.
Memoria
Sebbene il suo nome sia inciso sulla lapide dei caduti della Brigata "Gramsci" di Terni e del Gruppo combattimento "Cremona", un familiare del sacerdote leonessano ha recentemente sollevato dubbi sull'effettiva adesione del parroco alla formazione partigiana comunista. Dubbi che Giuseppe Chiaretti ha espresso in un articolo pubblicato dal quotidiano Avvenire il 9 dicembre 2014:
"[...] Eppure don Concezio non aveva aiutato solo i partigiani (aveva fondato il CLN locale), ma anche i fascisti. Una dichiarazione del 26 febbraio 1944, firmata da tre militi leonessani della Guardia Nazionale Repubblicana che indico solo con le iniziali (A.R., S.G., Z.V.), dal loro comandante (R.P.), da un elettricista testimone (A.L) e controfirmata da don Concezio Chiaretti, testimonia che i tre fascisti nei pressi di Villa Pulcini furono salvati dalla fucilazione da parte di un grosso manipolo (una quindicina) di partigiani che li avevano già svestiti, proprio per la mediazione di don Concezio, che quel giorno si trovava lì a cercare qualcosa da mangiare per suo fratello malato. Dopo l’8 settembre, infatti, il sacerdote si era dedicato alle opere d’assistenza: si ricordano suoi interessamenti per aiutare una famiglia ebrea che viveva a Leonessa e le visite nel carcere comunale ai giovani militari fuggiti in montagna per non essere trasferiti ai lavori forzati in Germania [...]"Leonessa, la strage del venerdì santo di Giuseppe Chiaretti, Avvenire 9 dicembre 2014.
Antifascista, dunque, ma non al punto tale da abbracciare la causa della Brigata né da esserne ricordato quale cadutoidem.
Onorificenze
Note
Bibliografia E. Climinti, Il gruppo di combattimento «Schanze» nella grande impresa contro le bande, Settimo Sigillo, coll. Historiae 2006 C. Ghini, La Resistenza in Umbria in S. Bovini (a cura di), L'Umbria nella Resistenza, vol. I, Editori Riuniti, Roma 1972 C. Gentile, 'Itinerari di guerra: la presenza delle truppe tedesche nel Lazio occupato 1943-1944, pubblicazione a cura di Deutsches Historisches Institut in Rom/Istituto Storico Germanico di Roma
Collegamenti esterni
Categoria:Persone giustiziate per fucilazione Categoria:Vittime di dittature nazifasciste