La frittata di luppolo selvatico (in piemontese frità ëd luvertin, in lombardo fartada cui luartìs e in piacentino fritä o fritäda cui vartiśValentina Bernardelli e Luigi Franchi, Atlante alimentare piacentino, Tip.Le.Co., Piacenza, 2007, pag. 128Carmen Artocchini, 400 Ricette della Cucina Piacentina, Stabilimento Tipografico Piacentino, Piacenza, 1977, pag. 130) è una frittata a base di germogli di luppolo selvatico. È una ricetta diffusa in buona parte dell'Italia settentrionale.
Preparazione
I germogli (o cime) di luppolo vengono in genere raccolti in primavera, spesso ai bordi delle strade di campagna dove la pianta, rampicante, si attorciglia attorno a rovi e cespugli. Dopo essere state lavate le cime del luppolo vengono sminuzzate e brevemente soffritte con olio e/o burro. Tolte dalla padella vengono quindi miscelate con le uova e il parmigiano grattugiato in una ciotola. Il composto così ottenuto viene poi rimesso in padella per la frittura finale, rivoltandolo un paio di volte per ottenere una cottura omogenea su entrambi i lati. I germogli invece che soffritti possono anche essere delicatamente sbollentati; un'altra variante è quella di cuocere la frittata in forno, ma in questo caso il tempo di cottura richiesto diventa più lungo. Il sapore della frittata se i germogli sono ancora molto teneri risulta delicato, mentre vira sull'amarognolo se questi vengono raccolti a una fase più avanzata del loro sviluppo.
Utilizzo Oltre che come secondo piatto la frittata di luppolo può essere utilizzata come antipasto. È una delle tipiche componenti della classica marenda sinòira piemontese, cioè il pasto del tardo pomeriggio che sostituisce la cena.
Note
Bibliografia
Carmen Artocchini, 400 ricette della cucina piacentina, Stabilimento tipografico piacentino, Piacenza, 1977 Valentina Bernardelli e Luigi Franchi, Atlante alimentare piacentino, Tip.Le.Co., Piacenza, 2007
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