La storia della musica in Abruzzo ha origini molto antiche, risalenti al Medioevo andando sino ad oggi, in un rinnovamento continuo, che nel XIX secolo ha visto la divisione ben distinta tra musica di compositori e musica popolare dialettale, che ha contribuito a rappresentare culturalmente l'Abruzzo nel panorama nazionale e internazionale.

Storia della musica abruzzese Origini Sicuramente l'Abruzzo si formò con i Canti gregoriani, nel XIV secolo si ha la testimonianza della Leggenda di Santa Caterina Martire per la confraternita aquilana, composta dal poeta Buccio di Ranallo,Camillo Crocetti Guerrieri, L'antica poesia abruzzese, Carabba, Lanciano 1914, pp. 107, segg. il quale nel 1362 scrisse anche la Cronica rimata sulla storia della città a partire dalla fondazione del 1254. Quest'opera si pone nel filone dei laudari e i lamenti cantati di scuola tosco-umbra del Trecento-Quattrocento.

Le prime attestazioni risalgono al XIV secolo, la cosiddetta "Ars nova" penetrò subito in Abruzzo con il personaggio di Antonio Zacara da Teramo (metà XIV secolo), nato con una malformazione fisica, avendo solo 10 dita tra mani e piedi, come mostra anche una miniatura del Codice Squarcialupi. Zacara fu insegnante, compositore, miniaturista, lavorando a Roma per papa Bonifacio IX, Innocenzo VII e Gregorio XII, poi seguì l'antipapa Giovanni XXIII, dato che nella sua cappella musicale a Bologna nel 1412-13 il maestro è citato come "Magistro Antonio"Francesco Verlengia, Antonio Zaccaria da Teramo, musicista del '400, Rivista abruzzese XI, 1958, n.2, p. 58. Nella musicologia novecentesca, Zacara è stato ampiamente rivalutato, riscoprendo la sua innovativa figura nell'ambito rinascimentale, pare che proprio il teramano fu ispiratore del più noto Ciconia; probabilmente morto nel 1463, le sue composizioni era tenute per oracoli. Si ipotizza che questo maestro fosse cresciuto in un ambito musicale abruzzese ai primordi, che comprendeva il piccolo ducato di Atri, di cui si attesta un certo Frater Nicola Cicci Tange, morto a Napoli nel 1370, nominato "Magister della Cappella Reale", dunque di Giovanna I di Napoli.

Le ipotesi si sono concentrate proprio sull'avvio musicale dello Zacara ad Atri, in quanto nel Museo Capitolare della città si conserva un frammento del Gloria Macinella proprio dello Zacara. In quel periodo nella città si registrò anche l'attività del poco noto canonico della Basilica: Giovanni Berardino Jancano, morto secondo il Necrologium Adriense il 2 luglio 1440; anche se oggi della sua opera non si conserva nulla, il necrologio ne parla come uno dei musicisti più importanti di quel periodo nella città. Nella vicina contea di Campli, spiccò la figura di Nicola Savini Mattei o "Riccio di Nucella", piccola frazione camplese, attivo tra il 1401 e il 1436, conobbe probabilmente lo Zacara, visto che è nominato tra i cantori delle cappelle dei papi romani che accolsero anche il teramano. Di Riccio da Nucella rimane una balla alla francese a tre voci, dal titolo De bon parole tal pronto de fa

Nel XV secolo fiorirono musicisti al di fuori di Teramo, Giovanni Quatrario fu sacerdote e compositore di Sulmona, la sua attività si svolse a Venezia nel 1436 (testimonianza del suo Magnificat) fino al 1456. Fu noto per le sue Lamentazioni, repertorio della basilica di San Marco in Venezia, rimpiazzate solo nel XVII secolo da Giovanni CroceGiovanni Pansa, Giovanni Quatrario (1376-1402). Contributo alla storia dell'Umanesimo, Carabba, Lanciano 1891: fu personaggio chiave per il passaggio dallo stile polifonico tardo gotico settentrionale alla semplicità espressiva della musica italiana rinascimentale. La Valle Peligna, per aver partorito il Quatrario, non doveva essere dura di musica colta, essendo Sulmona in perfetta simbiosi culturale e commerciale con Napoli e Roma; nella biblioteca comunale "Ovidio Nasone" si hanno altre testimonianze di frammenti polifonici dello stile fiammingo, come l'inno Iste confessor, datato tra la fine del Quattrocento e l'inizio del Cinquecento.

Il Cinquecento

In questo secolo la meta prediletta degli abruzzesi fu Venezia, il teatino Giacomo da Chieti scrisse il trattato De partitione licterarum monocordi, con trattazione di argomenti del canto gregoriano. All'Aquila si testimonia Gianni Bacco, chiamato in una ballata di Andrea di Firenze, poi il cantore della chiesa di Santa Reparata in Firenze (ossia il duomo) Paolo Aquilano, citato nel 1407, e infine i cantori pontifici Antonio d'Aquila (1400) e Giacomo dell'Aquila. Il più famoso poeta musicista del capoluogo abruzzese di questo periodo è Serafino de' Cimminelli o "Serafino Aquilano", attivo prima a Roma, e poi a Napoli presso Ferdinando II d'Aragona. Nel Codex Agnifili della Biblioteca della Soprintendenza per i Beni Ambientali Architettonici Artistici dell'Abruzzo - sez L'Aquila, si registrano quattro Amen di Credo, vergati a due voci, in stile polifonico dal spore arcaico, della metà del Quattrocento.Altro polo culturale abruzzese fu la cittadina marinara di Ortona: il manoscritto 431 della Biblioteca comunale di Perugia possiede un codice francescano vicino al repertorio internazionale della corte aragonese, e si cita un frate M. di Ortona e di un tal Aedvardus di Ortona, di cui si conserva una Missa sine nomine.

Nel panorama cinquecentesco si ha anche la testimonianza di vari cantori abruzzesi, nel repertorio di un Graduale in tre volumi che era conservato nell'archivio della cattedrale di Santa Maria Maggiore di Guardiagrele: oltre al repertorio monodico gregoriano, si hanno brani liturgici a due o tre voci del primo Quattrocento con testi del Sanctus - Agnus Dei - Alleluja e Credo, che appaiono preminente importanza per la scarsità di brani abruzzesi dell'Ars nova in questo periodo nella comunità minori. Questi brani sono stati trascritti da Ziino, Cattin e Mischiati, attestano pratiche improvvisativo popolari piuttosto diffuse sul repertorio liturgico che, nel momento in cui venivano trascritte, subivano da parte degli amanuensi, un processo di rimodellamento contrappuntistico in base alle proprie conoscenze teoriche e compositive.

Secondo Agostino Ziino, il Quattrocento abruzzese rappresentò sì un rinnovamento culturale locale, ma di carattere isolato e conservativo, anche in campo musicale. A parte il caso di Zaccara di Teramo, non è da escludere che vi siano stati scambi e movimenti di cantori e musicisti specializzati tra l'Abruzzo e la cappella papale.

Il secondo Cinquecento dei madrigalisti

Il passaggio a questo secolo rappresenta un momento di illuminazione culturale in Abruzzo: la musicologia sembra trovare una sorta di rischiaramento documentale nel passaggio dal Cinque al Seicento, dato che sino al secolo precedente si attestano solo alcuni nomi, e autori dal passato sconosciuto, nonché una scarsa documentazione in loco. Serafino Aquilano morì nel 1500, in quegli anni di andò perfezionando la tecnica della stampa, altro veicolo che favorì la produzione musicale, anche in AbruzzoPrefazione a Le rime di Serafino Aquilano in musica, Firenze, Olschki, 1999. Il primo autore ben documentato è Marco Dall'Aquila (1480-1538), specializzato nel liuto, poi nel plettro, per dar spazio alla ricchezza espressiva delle dita della mano, con la loro sensibilità e le loro raffinate capacità polifoniche.

Madrigalisti marsicani e peligni L'Aquila diventa un crogiolo di iniziative culturali nel pieno Rinascimento, anche se Marco lavorò a Venezia, come i predecessori Giacomo di Chieti e Giovanni Quatrario, nel 1550 gli fu concesso di stampare intavolature per liuto in competizione con lo stampatore Ottaviano Petrucci. In quel periodo figura anche Giovanni Armonio Marso dei Crociferi, appartenente a questa compagnia veneziana, nato nel 1476 nella Marsica (da cui il soprannome), Armonio fu dotto umanista, trattatista, scrittore di orazioni e tragedie, tra cui Stephanium, che egli stesso recitò a Venezia nel 1499 nel convento degli Eremitani di Santo Stefano, fu promotore dell'attore Antonio Molino, detto "Burchiella", di un'Accademia musicale e fu organista di San Marco sino al 1552.In questo periodo in Abruzzo, nuovamente Atri torna a divenire centro culturale per il rafforzamento del ducato sotto la famiglia Acquaviva d'Aragona. Il condottiero Andrea Matteo III fu stratega, ma anche mecenate e autore, scrisse il trattato De musica di Andrea Matteo Acquaviva, pubblicato nel 1526 insieme a un commento delle De virtute morali di Plutarco. L'inserimento di questo trattato nel commento di filosofi plutarcheo è assai originale, poiché l'Acquaviva volle far circolare l'opera anche in ambienti filosofici, complementari a quelli accademici già consueti.

Il circolo culturale di Atri e di Vasto Andrea Matteo chiamò lo stampatore Antonio de Frizis, il quale installò la tipografia nel Palazzo Acquaviva di Atri in Napoli, divenendo una delle principali del Viceregno. Suo figlio Giovan Antonio Donato fu un buon suonatore di lira e improvvisatore, nonché patrocinatore delle arti, e finanziatore dell'organo monumentale dei fratelli Camillo e Vincenzo da Osimo (1547) conservato nel duomo di Atri. Nella cattedrale si attestano i musicisti Geronimo, Luca, pagati per la scuola del canto, i canonici Giulio Fileron e Mariano Bevilacqua, morto nel 1549. Nella "schola de canto" della cappella atriana si attesta la figura del canonico Giulio Quinto Fileon, morto nel 1560, forse di origine fiamminga, le voci e gli organi vennero ricordati anche dal frate Serafino Razzi nei Viaggi in Abruzzo, con giudizio molto positivo.

Nel Marchesato del Vasto, sotto il potere della famiglia d'Avalos, si ricorda la figura di Alfonso, mecenate e stratega, patrocinando le raccolte di Nicolas Gombert e Vincenzo Ruffo, fornì i versi per i madrigali che ebbero una fortuna strepitosa all'epoca: Anchor che col partire di Cipriano de Rore, poi Il bianco e dolce cigno di Jacques Arcadelt. Alfonso ebbe al suo servizio a Milano anche il liutista compositore Pietro Paolo Borrono.

La città del Vasto dà lo spunto di entrare pienamente nel Cinquecento, benché divenisse solo sul finire del secolo la residenza stabile dei d'Avalos, Marchesi della Città e della fortezza di Pescara, la città costituì la dinamica meta di approdo di Veneziani e Dalmati, che dettero sviluppo alle arti: si ricorda la schola cantorum della chiesa collegiata di Santa Maria Maggiore, con la figura di Bernardino Carnefresca, meglio noto come "Lupacchino del Vasto", organista della chiesa, attivo anche a Roma presso San Giovanni in LateranoVedi prefazione di Luigi Di Tullio (a cura di), Bernardino Carnefresca detto il Lupacchino dal Vasto. Opera Omnia, vol. I, Le Messe, parte I, Edizioni Suvini Zerboni, Milano, 2000. Non si sa se Vasto beneficiasse di musicisti prima del XVI secolo, a causa della distruzione dei documenti e dei architetture da parte dell'attacco turco del luglio 1566, e poi del bandito Marco Sciarra nel 1590. Lupacchino morì nel 1555 circa, a Vasto è documentato intorno al 1543Vincenzo Bindi, Artisti abruzzesi ecc., Napoli 1883, voce "Bernarduno Carnefresca". Il Codice 25 della Basilica Lateranense in Roma documenta le dieci messe e uno dei mottetti di Lupacchino, il quale scrisse due libri di madrigali a quattro voci e uno a cinque, stampati a Venezia nel 1543, nel 1559 collaborò con Giovan Maria Tasso.Durante il marchesato di Alfonso II, si ha una scarsa documentazione di ulteriori autori abruzzesi, si ha solo la testimonianza di un Libro di madrigali a 4, di Giaches de Wert, dedicato a Francesco Ferdinando d'Avalos nel 1561, poi altri libri di madrigali stampati a Venezia di David Sacerdote, dedicato forse ad Alfonso Felice d'Avalos (1575), di Ippolito Sabino dedicato ad Innico III d'Avalos nel 1581, e il libro di Giovanni de Macque (1587) dedicato a don Cesare d'Avalos d'Aragona, quello di Pasquale Tristabocca del 1590 dedicato al cardinale Innico d'Avalos d'Aragona.

Ippolito Sabino e seguaci