Il Karolus Magnus et Leo Papa (anche noto come De Karolo Rege et Leone Papa, Epos di Paderborn o Epos d’Aquisgrana) è un poema epico carolingio anonimo in 536 esametri; composto in lingua latina, è incentrato sull’incontro tra Carlo Magno e papa Leone III avvenuto a Paderborn nel 799, primo passo del percorso che avrebbe condotto all'incoronazione di Carlo a imperatore. Trama Il poema si apre con una dichiarazione dell’autore anonimo, che, collegando metaforicamente l’opera di composizione poetica a un viaggio in naveIl motivo è tratto da Venanzio Fortunato (Schaller 1993, p. 27; Bisanti 2010, p. 56) (come farà Dante nel celebre incipit del Purgatorio), afferma di essere pronto per imbarcarsi una terza volta; la nave è diretta dove brilla il faro dell’Europa, Carlo Magno, oggetto di un lungo ritratto encomiastico (vv. 1-90). Il re dei Franchi è fotografato mentre da una posizione sopraelevata osserva e dirige i lavori per la costruzione di Aquisgrana, nuova sede della sua corte (v. 91-136). Il poeta passa quindi a descrivere una battuta di caccia di Carlo nella riserva che sorge nelle vicinanze, rappresentando minuziosamente tanto la natura e la fauna del luogo quanto il sovrano e i numerosi personaggi del corteo che lo accompagna (vv. 137-313). Conclusa la caccia, viene organizzato un fastoso banchetto, ma nella notte Carlo ha un sogno premonitore che gli mostra papa Leone III ferito e in lacrime. Invia quindi a Roma dei missi dominici per accertare l’accaduto, mentre lui si reca in Sassonia, dove è impegnato in una campagna militare finalizzata alla cristianizzazione delle tribù locali (vv. 314-341). Giunti a Roma, i missi scoprono che il pontefice è stato vittima di un agguato in cui ha perduto gli occhi e la lingua, ma che è anche riuscito a salvarsi e, guarito miracolosamente, a rifugiarsi presso il duca di Orvieto. Informato da quest’ultimo della presenza dei funzionari franchi, Leone li fa convocare e chiede loro di essere accompagnato da Carlo per mettersi sotto la sua protezione. Il sovrano franco è nel frattempo giunto a Paderborn e, messo a conoscenza della situazione, manda incontro al papa il figlio Pipino insieme a cento soldati (vv. 342-462). L’incontro tra Carlo e Leone è descritto in tutta la sua scenografia e occupa la sezione finale dell’opera, prima che il racconto si chiuda con il sovrano che si ritira nelle sue stanze e il pontefice che rientra nel suo accampamento dopo un altro sfarzoso banchetto (vv. 462-536)Per tutto il capitolo, si veda Stella 2016, pp. 25-26. Tradizione manoscritta, edizioni e fortuna dell’opera Il testo è arrivato a noi trasmesso da un solo manoscritto, un miscellaneo oggi conservato a Zurigo (Zürich, Zentralbibliothek, C. 78)D'Angelo 1993, p. 53; Bisanti 2010, p. 53; Stella 2016, p. 26, in una sezione prodotta nel secolo IX presso il monastero di San GalloStella 2016, p. 26; Francesco Stella osserva che il testo (conservato dai fogli 103v-114v, già diviso in capitoliStella 2016, p. 33 e rimasto a San Gallo fino al Settecento) è molto vicino a quello originale, ma presenta degli errori che impediscono d’ipotizzare che sia esso stesso l’originaleStella 2016, pp. 26-27.
L’editio princeps del testo è curata nel 1604 da Canisius; la prima edizione critica è approntata nel 1832 da Joseph C. Orelli. Nel 1881 viene data alle stampe una seconda edizione critica ad opera di Ernst Dümmler, impostasi negli anni come riferimento. La più moderna edizione viene infine realizzata da Franz Brunhölzl nel 1966 e ristampata nel 1999 in allegato a un volume di Wilhelm HentzePer tutto il paragrafo, Stella 2016, pp.28-29.
L’interesse moderno per il Karolus Magnus et Leo Papa (KMLP) sembra essere dovuto a indagini di natura storicaStella 2016, p. 46, mirate a rintracciare in ambito carolingio le origini della moderna concezione di Europa unita (particolarmente significativo sarebbe l’epiteto di “Pater Europe”v. 505; al v. 93 si trova invece l'epiteto di Europe venerandus apex, pater optimus attribuito a Carlo), più che a una riscoperta del suo valore sul piano letterario. Parlare di riscoperta si direbbe anzi inadeguato in partenza: il testo sembra avere riscosso scarsa fortuna anche presso i contemporanei (probabile causa della perdita di tutti gli altri testimoni, quasi certamente esistitiIl manoscritto era stato predisposto per nuove trascrizioni, rivela Stella 2016, p. 28, oltre che dell’assenza di riferimenti che possano permetterci d’identificare in modo incontrovertibile l’autore). Per la precisione, Ermoldo Nigello è l’unico autore a riprendere il KMLP, circa vent’anni dopo la sua composizione: nel IV libro del Carmen Elegiacum in Honorem Hludovici Christianissimi Caesaris Augusti (un poemetto dedicato a Ludovico Il Pio), Ermoldo ne recupera infatti vari elementi (stilistici più che tematiciGodman 1995, p.359), tra cui spicca una scena di caccia esemplata su quella che vede protagonista Carlo all’inizio del KMLP.
Criticità: autore, datazione e completezza del testo L’assoluto anonimato che circonda la figura dell’autore del KMLP ha spinto molti studiosi a mettersi alla ricerca di elementi utili alla sua identificazione. La storia degli studi ha visto ascrivere l’opera a quasi tutti gli esponenti della prima generazione di poeti carolingi, incluse personalità di primissimo piano come Alcuino, Teodulfo e AngilbertoStella 2016, p. 34. Nella sua edizione critica del 1832, Orelli osserva che una nota (aggiunta in seguito) al manoscritto lo attribuisce a un certo Elperico: sembra però improbabile si tratti di Elperico di Auxerre, l’unico autore con quel nome a noi noto, e nessuno è finora riuscito a spiegare questa bizzarra attribuzioneStella 2016, p. 35. Alla luce del grande spazio che il testo riserva alla descrizione dei personaggi femminili (unicum nella letteratura carolingiaGodman 1995, p.349), in un suo lavoro del 2012Scheck, H., Nuns on Parade: Memorializing Women in Karolus Magnus et Leo Papa, in Reading Memory and Identity in the Texts of Medieval European Holy Women, a cura di Cotter-Lynch M. - Herzog B., Springer, 2012, pp. 13–38 Helene Scheck ipotizza che il KMLP sia stato composto da una delle donne della famiglia reale francaLe principali indiziate, sulla base di elementi squisitamente biografici, sarebbero Gisella, sorella di Carlo, o una tra Gundrada e Tetrada, sue cugine, ma è lei stessa a definire il suo ragionamento “pure conjecture”Scheck 2012, p. 24. Dieter Schaller fa risalire il testo alla penna di EginardoSchaller 1993, p. 27: nonostante non ci sia giunto nessuno scritto che giustifichi queste lodi, l’autore della Vita Karoli viene infatti celebrato come poeta da alcuni contemporanei. Tra questi spicca Modoino di Autun, che cita l’esistenza di poesie di Eginardo in alcuni passi delle sue eclogheStella 2016, p. 39, tradizionalmente datate tra l’804 e l'814Green 1981, pp. 43-44; Stella 2016, p. 34. In un articolo del 1981Green R. H. P., Modoin's Eclogues and the «Paderborn Epic», in «Mittellateinisches Jahrbuch» 16, 1981, pp. 43-53 Roger P. H. Green (e prima di lui Dietmar Korzeniewski)Stella 2016, p. 38, smentisce però questa datazione e fa risalire la composizione delle ecloghe di Modoino all’801Green 1981, p. 44, facendo così crollare anche l’ipotesi di Schaller (o perlomeno gli indizi a suo favore)Stella 2016, pp. 39-40: Schaller stesso sostiene infatti che il KMLP sia successivo all’incoronazione di Carlo Magno (25 dicembre 800), dal momento che il sovrano viene definito ”augustus”, proponendo quindi una datazione tra l’801 e l’804Green 1981, p. 43 (precedente cioè, dal suo punto di vista, alle ecloghe, le cui somiglianze col KMLP sarebbero frutto d’imitazione); è quindi chiaro che, retrodatando le ecloghe a un periodo in cui il KMLP non era ancora stato composto, le parole di Modoino su Eginardo non potevano riferirsi al poemetto. Francesco Stella nota che l’attributo “augustus” è tuttavia presente anche in testi sicuramente precedentiStella 2016, p.34 e contesta la datazione, ponendosi sulla scia di Helmut BeumannStella 2016, p. 30 e Franz BrunhölzlStella 2016, p. 29, nota 16, secondo cui la composizione del poemetto sarebbe da far risalire al 799, contemporanea agli eventi che narra; elementi cogenti in questo senso sarebbero i mancati riferimenti al reinsediamento di Leone a Roma e alla morte della regina Liutgarda. Edoardo D'Angelo obietta però che, se il KMLP risalesse davvero al 799, il suo autore avrebbe incredibilmente previsto in modo corretto tutti gli sviluppi successivi nel rapporto tra Carlo Magno e il papaD'Angelo 1993, p. 71.
Stella individua proprio in Modoino l’ipotesi autoriale maggiormente difendibile. Sulla scorta dei già citati Green e Korzeniewski, lo studioso analizza minuziosamente i numerosi punti in comune tra il KMLP e le eclogheStella 2002, pp. 24-30: le coincidenze tematiche, stilistiche e linguistiche tra le due opere si rivelano sorprendenti e quasi impossibili da ricondurre alla semplice imitazioneStella 2002, p. 27, peraltro improbabile nei confronti di un autore minore come il vescovo di Autun, almeno a livelli così profondiStella 2016, p. 43. I testi condividono, scrive Stella, “non solo espressioni, formule, iuncturae, combinazioni topiche, ma caratteristiche fondamentali sul piano ideologico, come la fede nella nova Roma, sia sul piano strutturale, come l’accenno ai due libri nel proemio, la similitudine del re con il sole e quella dei lavori per la costruzione di Aquisgrana con l’attività delle api, l’affectatio modestiae in polemica con i poeti più anziani, e molte espressioni anche rare”Stella 2016, p.42.
L’accenno proemiale qui citato ha generato discussioni anche riguardo alla completezza del testo. Se per Stella è chiaro che le “geminae procellae” del v. 3 corrispondano ai “gemini libelli” delle eclogheStella 2016, p.44, l’opinione più corrente è quella espressa da SchallerSchaller 1993, p. 26, secondo cui l’espressione si riferisce a due libri precedenti all’interno del KMLP, che consisterebbe quindi in quattro libri. Schaller e, accettando la sua ipotesi, ScheckSheck 2012, p. 13 intravedono nella struttura complessiva del KMLP un percorso che andrebbe dall’ascesa di Carlo (primi due libri) alla sua incoronazione (libro quarto). Gustavo Vinay sostiene che il testo manchi dei collegamenti sempre presenti in un frammento estratto dal suo contesto e che, in ogni caso, dovrebbe essere trattato solo in relazione a quello che ci è notoVinay 1978, p. 236. Rispetto agli ultimi due versi del testo, che offrono un breve riassunto dell’opera, Schaller afferma che siano stati aggiunti in seguito da un lettore, mentre Brunhölzl li interpreta come una chiusa dell’opera, che sarebbe quindi intera e conclusa.
Ad oggi non si hanno prove definitive a sostegno dell’una o dell’altra tesi. Quel che è certo è che la questione della completezza dell’opera ha messo in discussione anche il suo titolo. Se infatti il classico Karolus Magnus et Leo Papa sembra essere stato definitivamente accantonato in favore del più aderente De Karolo Rege et Leone Papa (l'attributo "Magnus" non appare mai nel testoD'Angelo 1993, p. 53, a differenza dell'espressione "Rex Karolus"), chi non ritiene il KMLP un’opera conclusa sottolinea come entrambi questi titoli non rispecchierebbero la vera natura del testo completoBisanti 2010, p. 54; per questo si tende oggi a identificare l’opera con le meno circostanziate intestazioni Epos di Paderborn (in riferimento al villaggio sede dell’incontro tra Carlo Magno e Leone IIIA inventare la nuova denominazione è Beumann, convinto che il KMLP sia stato composto nell'estate nel 799, durante la permanenza di Leone III a Paderborn (Stella 2016, p. 30)) o Epos di Aquisgrana (con uno sguardo decisamente rivolto a quella che si sospetta dovesse essere la struttura originale del poema). Modelli e caratteristiche