Larte antica del subcontinente indiano (qui indicato per comodità come "India"), che include non solo l’odierna Repubblica dell’India ma anche il Pakistan, il Bangladesh, l’Afghanistan, il Nepal, il Bhutan e l’isola di Sri Lanka, comprende architetture, sculture e dipinti. Attualmente l’Archaeological Survey of India afferma di tutelare all’incirca tremilaseicento monumenti.

A causa, soprattutto, delle condizioni climatiche avverse, i dipinti pervenuti sono così pochi da rendere impossibile per molti periodi una classificazione cronologica e stilistica.. Hanno inoltre collaborato alla loro quasi totale distruzione le guerre fra regni rivali e, dalla fine del XII secolo, le invasioni degli eserciti islamici, portatori di una fiera concezione monoteista e iconoclasta.. Architetture e sculture sono invece ben rappresentate per tutti i periodi.

Arte rupestre

Le prime attestazioni di arte rupestre indiana risalgono al periodo mesolitico (dal 10.000 all'8000 a. C.) e testimoniano la presenza di popolazioni nell'India del Nord.

In India sono stati scoperti più di 150 siti che presentano pitture in grotta, realizzate presumibilmente per scopi magici e propiziatori. I dipinti ritraggono scene quotidiane, come la raccolta di frutta e miele e la preparazione dei cibi, scene di danza e musica e immagini di caccia o lotta tra animali, di cui sono state individuate circa 30 specie diverse. I colori usati erano il rosso e il bianco, ricavati rispettivamente dall’ossido di ferro e dal calcare.

Gli esempi meglio conservati e più numerosi sono visibili nel sito di Bhimbetka nel Madhya Pradesh, dove sono attestate 642 grotte di cui circa 400 corredate da dipinti..

Arte sacra I monumenti, le sculture e i più rari dipinti si ispirano in gran parte alle religioni nate in India, di cui le più diffuse sono induismo, buddhismo e jainismo.

La religione buddhista e quella jainista presero piede intorno al VI secolo a.C., mentre l'induismo è un fenomeno molto articolato e complesso manifestatosi in vari stadi; il nome è stato attribuito a posteriori, ma le prime attestazioni di questo tipo di religiosità sono riconducibili alla civiltà della Valle dell'Indo con il culto della Grande Madre. In seguito la Grande Dea viene affiancata da uno sposo e infine viene subordinata a lui, fino a quando, durante il periodo Arya, incominciarono a fiorire divinità multiple, rappresentanti nella maggior parte dei casi fenomeni cosmici..

Secondo la tradizione nel vastissimo pantheon induista si trovano trentatré milioni di dei, inclusi dei locali e secondari. Queste religioni furono e sono tuttora un grande stimolo alla raffigurazione poiché la religione su un rapporto intimo ed emozionale con le divinità. Di conseguenza, la quasi totalità delle opere antiche può essere classificata come arte religiosa, cioè arte con lo scopo principale di veicolare significati metafisici.

Civiltà della valle dell'Indo

La civiltà della valle dell'Indo o vallinda, così chiamata perché si sviluppò lungo il corso del fiume Indo, risale al III millennio a.C. La civiltà deriva da un processo evolutivo autoctono iniziato nel periodo neolitico nell'area nord-occidentale del subcontinente indiano. Le due capitali gemelle Mohenjo Daro e Harappa, attualmente in Pakistan, sono tra i più importanti siti archeologici della civiltà vallinda insieme al porto di Lothal, in Gujarat, India. Proprio a Mohenjo Daro è stato trovato uno dei reperti più famosi dell'epoca: il piccolo torso in steatite del cosiddetto "prete-re". In generale, sono stati rinvenuti molti sigilli dello stesso periodo con raffigurazioni animali e figure femminili e questo lascia supporre il culto della natura e della Grande Dea, a cui rimandano anche le figure fittili collegate alla fertilità..

La sacralità della natura è attestata da figure femminili che producono piante dal corpo e la fertilità è simboleggiata, in primo luogo, da statue di donne con copricapi a paniere usati probabilmente come lucerne; le donne hanno spesso seni prosperosi e l'ombelico sporgente, caratteristiche tipiche della maternità. Fra i motivi animali più comuni spiccano l'unicorno (animale sacro), il toro gibboso, il rinoceronte, l'elefante, la tigre, il bufalo, lo zebù e il coccodrillo. Nei siti della valle del fiume Zhob sono state ritrovate statuette fittili rappresentanti il toro gibboso e figure femminili con copricapo, probabilmente dee madri, e simboli fallici in pietra e ceramiche decorate con motivi geometrici-naturalistici..

La civiltà vallinda incomincia a declinare tra il 1800 e il 1700 a.C. forse anche a causa dell'arrivo di popolazioni estranee, tra cui gli Arya, che domineranno fino al VII secolo a.C. Poi ha inizio un periodo di regni tribali e confederazioni tribali. Dal XVIII secolo fino al VI secolo a.C. non sono rimasti molti reperti, nemmeno archeologici, perciò ci sono circa 12 secoli di buio..

Spedizioni di Alessandro Magno

Dal 327 al 325 a.C. Alessandro Magno conquistò i territori indiani del Sind, il Gandhāra e parte del Punjab. La spedizione comunque ebbe impatti politici minimi, poiché Alessandro morì pochissimo tempo dopo, nel 323 a.C. a Babilonia e i territori furono presto riconquistati dai regni del nord-ovest indiano. La campagna indiana di Alessandro Magno portò però a fecondi influssi culturali: in quei territori, civiltà greca e indiana si influenzarono a vicenda, producendo opere di innegabile fascino anche a molti secoli di distanza. Spiccano, in particolare, l'Atlante, soggetto tipicamente greco, come esempio di arte del Gandhāra del II-III secolo d. C., e il Buddha del I-II secolo d. C., sempre del Gandhāra. In quest'ultimo, l'influsso della scultura ellenica è evidente nella capigliatura dalle onde morbide, mentre gli occhi a petalo e le labbra carnose sono tipicamente indiani..

L'impero dei Maurya Attorno al 320 a.C. incomincia l'Impero Maurya, che durerà fino al I-II secolo d.C. A questo periodo (III-II secolo a.C.) risalgono terrecotte maurya raffiguranti fanciulle e alberi, retaggio dei culti sulla Grande Dea e sulla fertilità. La donna è associata al mondo naturale e può addirittura influenzarlo: la giovane, toccando le fronde, rese ripetendo lo stesso motivo con diverse inclinazioni, le fa fiorire. Le statuette femminili che si riferiscono al culto della Grande Dea indossano spesso vistosi ornamenti. Sempre durante l'epoca maurya, il buddhismo ha una notevole espansione e vengono innalzati innumerevoli stupa..

Arte buddhista La prima fase dell’arte buddhista è definita aniconica, in quanto il Buddha non è rappresentato in forma umana, ma solo tramite simboli, come le impronte dei piedi, il parasole, un trono vuoto, l’albero sotto il quale è avvenuta la bodhi, "l'illuminazione". Il Dio incomincia ad essere raffigurato con un corpo umano solo a partire dai primi secoli d.C.

All'arte buddhista appartengono anche le più importanti testimonianze superstiti di pittura indiana antica, ad Ajanta.

Stupa

Dei secoli II e I a.C. sono stati conservati alcuni grandi stupa [dal sanscr. stūpa, “cresta”, “sommità”], anche se è verosimile che i nuclei degli stupa più antichi risalgano al III secolo a.C.

Costruzioni in pietra e in grotta Gli stupa sono costruiti per la maggior parte in pietra e sono fin dalle prime attestazioni ornati da sculture, rappresentanti grandi imprese collettive promosse da comunità di monaci e di laici. Il sito di maggior rilievo degli antichi stupa in pietra è la collina di Sanchi, nell'odierno Madhya Pradesh, dove spicca il Grande stupa, il monumento più conosciuto e importante di questa fase storica. Invece nel Deccan occidentale, l’odierno Maharashtra, sfruttando la morfologia del territorio, molti complessi monastici vennero ricavati dai fianchi delle colline rocciose. L’esempio più antico di tempio scolpito in grotta si trova nel sito di Bhaja.

Funzione e significato dello stupa

Gli stupa erano luoghi di commemorazione, con una forte valenza simbolica. I monumenti erano il punto di riferimento dei centri buddhisti e comprendevano sia santuari sia dimore per i religiosi. Originariamente si trattava di una struttura funeraria, dove era possibile conservare reliquie, tuttavia l’interpretazione complessiva delle architetture rimaste risulta molto più complessa. La struttura essenziale era costituita da più parti ben definite, ognuna carica di significati metafisici, e il cui insieme si configura come una rappresentazione simbolica dell’universo, “mandala”. Il mandala (letteralmente “cerchio”) è un diagramma sacro, una sorta di microcosmo che rappresenta il macrocosmo. La pianta dell’edificio riflette chiaramente lo schema classico del simbolo, cioè un quadrato con quattro aperture in direzione dei punti cardinali, un cerchio inscritto e un centro, “omphalos”.. Lo stupa rappresenta sia il “corpo” dell’Illuminato sia la materializzazione del suo dharma (“legge”) buddhista. Nel culto, lo stupa è meta di devozione e pellegrinaggio, nello specifico il fedele doveva fare la circumambulazione, “pradakshina”, cioè doveva camminare intorno al tempio in senso orario porgendo il lato destro alla struttura. Il monumento è anche luogo di insegnamento, grazie ai rilievi scolpiti e alle sculture che trasmettono la conoscenza della dottrina.

Struttura e simboli

Tipicamente, lo stupa è circondato da una cancellata di pietra, vedika, che si apre in direzione dei punti cardinali con portali monumentali, torana.

Partendo dal basso, lo stupa vero e proprio è composto da un basamento, medhi, inizialmente di forma circolare (in seguito prenderà piede la pianta quadrata), che rappresenta la Terra.

Sopra di questo poggia la grande calotta, anda, ('uovo'), simbolo della volta celeste. Negli stupa più antichi è di forma semisferica, ma poi tenderà ad allungarsi. All’interno dellanda vengono poste le reliquie, che non devono essere contemplate, ma celate e conservate. Le reliquie sono il sacro germe da cui irradia la totalità del cosmo. Comunque, le reliquie non sono sempre presenti negli stupa.

La calotta è attraversata da un palo, yashti, che fuoriesce dall’alto ed è la rappresentazione simbolica dell’asse cosmico, che trovandosi al centro del mondo ha il compito di tenere separati cielo e terra.

Negli stupa più antichi intorno al palo si trova una piccola cancellata quadrangolare, la harmika, che può essere interpretata in più modi. Alcuni studiosi credono che simboleggi il trono del Buddha o un altare, altri credono che riprenda in modo stilizzato una pratica comune andata scomparsa, cioè quella di creare piccoli giardini quadrati dove far crescere un albero, sede di antichi spiriti e simbolo della budhi. Se l’ultima ipotesi è vera il palo rappresenterebbe l’albero, a sua volta simbolo del pilastro cosmico.

Al culmine del palo si trova una serie di parasoli, chhattra, simboli di regalità..

Raffigurazione del Buddha

Le prime raffigurazioni del Buddha in forma antropomorfa risalgono al II secolo d.C. e si trovano a Mathura e a Gandhāra. Durante l'epoca gupta queste raffigurazioni incominciano a diffondersi su larga scala in tutto il territorio indiano. L'immagine del Buddha è intrisa di simboli, che testimoniano la sua natura superiore. Egli racchiude in sé tutto l'esistente, è il sovrano universale dello spirito, sostegno del mondo, e porta sul corpo i segni, "lakshana", della sua divinità. Tradizionalmente la scultura include: l'ushnisha, la protuberanza in cima al capo l'urna, il ciuffo di peli fra gli occhi, entrambi simboli di infinita sapienza. la dharmacakra, la ruota della Legge sui palmi delle mani e sulla pianta dei piedi, antico simbolo indiano di sovranità, protezione e creazione il petto poderoso, come quello di un leone i lombi delle orecchie allungati, perché in vita, quand'era un principe, portava pesanti orecchini I capelli corti, perché quando rinunciò al mondo si recise le chiome