La tenuta Serristori, conosciuta anche come villa Donoratico, è un edificio situato a Donoratico nel comune di Castagneto Carducci in provincia di Livorno. La tenuta è stata fatta edificare da Antonio Serristori nel 1660 sul territorio dei Gherardesca.
Storia La Tenuta Serristori sorge a poche centinaia di metri dall'antica via Aemilia Scauri, strada proveniente da San Vincenzo che proseguiva verso nord fiancheggiando la villa e immettendosi nella strada dei Cannoni portando verso Donoratico, Pietrarossa e le zone retrostanti.
Si suppone che sul sito cui si trova la Tenuta sorgesse in precedenza un castello dal nome Donoratichino sul quale, pericolante o già crollato, fu fatta costruita la villa. 2009, p. 15.
Inizialmente la Tenuta era un edificio agricolo molto semplice. Il primo restauro avvenne sul finire del Settecento ad opera di Averaldo Serristori che, arrivando a Donoratico da Parigi, desiderava una residenza comoda per sé e il suo primogenito Antonio. Quest'ultimo, morto dopo una caduta da cavallo, venne sepolto proprio a Donoratico.
Nel 1829 Luigi succedette al padre Averaldo e, volendo rivoluzionare radicalmente la Tenuta, pensò di trasformarla nella sua residenza ufficiale. Dal 1831, iniziò quindi ad apportare ampliamenti e migliorie alla villa. Lo stabile, in gran parte riservato alla fattoria, fu allungato di 41 metri e rialzato di un piano sul quale, nella parte centrale, venne costruita un'ulteriore sopraelevazione. Sorse così un grande appartamento padronale, in cui la numerosa famiglia del conte soggiornava.
A sud della Tenuta sorgeva la chiesa con attigua la scuderia che però, trovandosi in posizione sud-ovest, faceva pervenire direttamente negli appartamenti del Conte i cattivi odori. La scuderia fu così spostata nella posizione attuale e la chiesa fu trasferita nel 1832 a destra del piazzale della Tenuta al posto di una casetta preesistente.
La Tenuta era costituita da un pianterreno destinato alle strutture d'agenzia composto da diverse stanze destinate a granaio, a ricovero di grasce, a cantina, alla stagionatura dei formaggi e dei prosciutti, a tinaia e a bottega del falegname, che allora era Luigi Bernardi. Nel retro del pianterreno si trovavano il pollaio, un orto (largo circa tredici metri) e una loggia sotto il forno. Il piano superiore, al quale si accedeva tramite due rampe anteriori esterne o una scala interna, era costituito da un ampio salone, dotato di un grande camino di marmo di provenienza milanese, e varie stanze tra tinelli, salotti e camere da letto. Inoltre vi era lo scrittoio, la dispensa, la stanza del pane e del forno e altre tre stanze per i dipendenti della Tenuta. I lavori di muratura, grazie alla vicina cava di pietra dell'Acquacalda e alla fornace, furono ultimati nel 1833 quando tutto lo stabile fu arredato con cura con i mobili della bottega di Roselli di Pisa.
Alla morte di Luigi Serristori, il 31 gennaio 1857, subentrò l'unico figlio maschio, Alfredo, che introdusse la mezzadria, prima sconosciuta in Maremma. Tutta la villa fu quindi rialzata di un piano e divenne l'appartamento esclusivo dei padroni mentre il piano inferiore fu destinato a eventuali ospiti e l'ingresso fu spostato al lato nord della fattoria con una facciata dal portone di noce, fatto costruire a Pieve a Presciano dove i Serristori avevano un'altra efficace fattoria. Rialzata la villa, la facciata fu completata con una cresta decorativa al centro della quale fu sistemato un orologio, installato in precedenza sulla facciata della chiesa parrocchiale di Castagneto. Quando Alfredo morì, il 6 aprile 1884, lasciò incompiute varie attività familiari, aziendali e edilizie. L'erede fu il nipote Umberto Tozzoni Serristori, botanico, che trasformò la Tenuta facendosi portare da Firenze nel 1887 delle tuie, piante del tutto sconosciute in Maremma, e piantando numerosi pini lungo tutto il viale, dalla villa alla pineta. Nacque così il Viale Serristori.
Gli ultimi cambiamenti significativi furono le decorazioni pittoresche realizzate dall'artista castagnetano Angiolo Ciatti e, successivamente, dal figlio Sergio. Nel 1909 vennero fatte affrescare le stanze dell'appartamento padronale e di quello degli ospiti. Il conte Umberto fece inoltre apporre, sulla facciata della villa, le due più significative epigrafi rievocative della storia della Tenuta. Le epigrafi, che erano state sistemate all'altezza del primo piano, furono spostate poi al piano terra: la prima sulla porta dell'orciaia e la seconda al posto della stanza del falegname.
Nel 1944, i tedeschi occuparono la Tenuta costringendo gli occupanti ad abbandonarla. La Tenuta venne trasformata in quartier generale e successivamente saccheggiata e occupata per diversi mesi. La mattina del 26 giugno 1944, prima di ritirarsi,i tedeschi minarono la villa distruggendola parzialmente. La Tenuta è rimasta pericolante e inagibile.
I Serristori I Serristori furono una famiglia nobiliare originaria di Figline Valdarno e inurbatasi a Firenze.
Il capostipite della famiglia era Averardo da Figline, vissuto nel 1178; il cognome Serristori deriva da un discendente, Ser Ristoro, stabilitosi definitivamente a Firenze. Di generazione in generazione, si giunse ad Averardo Serristori di cui il figlio Antonio, per i servigi resi alla Repubblica e le numerose benemerenze civiche acquisite, nel 1512 ottenne la tenuta di Donoratichino. A suo favore pesarono anche la parentela con i Peruzzi, i proprietari iniziali, le alte cariche pubbliche e la sua conoscenza con Lorenzo il Magnifico. Determinante fu la sua attitudine militare quando nel 1509 Pisa fu ripresa dai fiorentini dopo le vicende militari che avevano portato nel 1496 alla distruzione di Bolgheri.
I loro successori ebbero rapporti diretti con Donoratico. Si distinsero in particolare i figli di Luigi Serristori, Tommaso (1604-1692) e Antonio (1608-1690). 2009, p. 17. Tommaso Serristori, ebbe importanti ruoli militari e, fra il 1650 e il 1660, fu primo governatore di Portoferraio e successivamente della città e del porto di Livorno. Questo lo indusse ad occuparsi, con il fratello Antonio, della tenuta di Donoratico entrando presto in conflitto con i Gherardesca per motivi giuridici, sconfinamenti e attraversamenti, come per esempio nel 1652 per la costruzione di un magazzino e l'insediamento di una mandria. Tommaso si sposò in tarda età e lasciò la sua eredità al fratello Antonio. Uno dei rappresentanti più importanti della famiglia fu un altro Antonio, detto Anton Maria (1711-1796), longevo figlio di Averardo, che ebbe importanti incarichi dal granduca Pietro Leopoldo di cui fu a lungo consigliere di Stato e ministro delle Finanze. Sostenne con successo la necessità di rinforzare la dogana e la costruzione dei forti militari di Castagneto e di Bibbona, costruzioni di cui gli effetti si manifestarono rapidamente, soprattutto nella tutela contro i pericoli pirateschi, e per il controllo dei commerci marittimi e terrestri. La sua nomina a capo del Real Consiglio di Reggenza arrivò nel 1790 quando Pietro Leopoldo abdicò da Granduca per divenire imperatore d'Austria e, non fidandosi della maturità del figlio Ferdinando, costituì un Consiglio indicando il Serristori come capo.
Il figlio di Anton Maria fu Averardo (1752-1829) che nel 1801, scelto come ministro a Parigi, fu protagonista della vita pubblica e mondana parigina assecondato dalla consorte Lucrezia Pucci. Era un grande viaggiatore soprannominato "Moto perpetuo" ed introdusse nella Tenuta nuovi vigneti, fra cui la "vigna del Manzini", suo fattore, ubicata fra la villa, lo stradone di accesso, la via Aurelia e la strada poderale a nord.
Il figlio di Averardo, Luigi Serristori, fu il personaggio più illustre ed importante della famiglia, sia per il grande rilievo politico raggiunto nel Granducato sia per lo sviluppo dell'agricoltura nella Tenuta. In campo granducale fu ministro degli Esteri, della Guerra e della restaurazione granducale e, nel 1839, Presidente del primo Congresso Mondiale degli Scienziati e scienziato egli stesso. Fu sostenitore di una nuova azienda capitalistica e sostenne la creazione della Cassa di Credito Fondiario.
Dopo la crisi agricola del 1828 fece attuare a Donoratico una migliore cura del bestiame tramite la costruzione nella Tenuta di grandi stalle attrezzate e rinnovò ed estese le vigne. Luigi seguiva di persona i lavori e rimaneva in stretto contatto con gli operai, che di regola provenivano dai paesi più vicini; per loro attivò inoltre corsi di alfabetizzazione tenuti da religiosi. 2009, pp. 17-19. Luigi morì nel 1857; il figlio Alfredo capovolse la concezione di azienda capitalistica e fece passare la Tenuta al sistema della mezzadria. Dal 1864 al 1882 furono restaurate le poche case già esistenti e costruite 24 case coloniche nuove, la maggior parte lungo la via Aurelia. Alfredo era dedito alla vita militare (era luogotenente del turco Omar Pascià) e rimase scapolo per tutta la vita; morì il 6 aprile 1884.
Gli succedette Umberto Tozzoni (1861-1961), conosciuto come deputato del collegio di Pontassieve e come senatore del Regno. Egli fece realizzare il viale Ortensia, dedicato alla consorte, e morì il 19 gennaio 1961. La figlia Sofia (1895-1976), sposata con Umberto Bossi Pucci, ebbe la primogenita Maria Benedetta e a seguito Averardo e Giancarlo. Prima di morire, il 13 maggio 1976, Sofia volle che i suoi figli si dividessero la Tenuta: due terzi furono assegnati al maschio, un terzo alla femmina. Giancarlo ebbe da Ginevra Traxler due figli maschi, Uberto e Averardo, ed una femmina, Allegra. Morto Uberto in mare, Averardo fu l'ultimo continuatore maschile dei Serristori.
Territorio, clima e risorse acquifere La Tenuta Serristori si trova al centro dell'antica terra dei conti della Gherardesca tra i bacini dei fiumi Cornia, a sud, e Cecina, a Nord. Ristrettosi il dominio fino a un territorio che coincide con l'odierno territorio comunale, Castagneto Carducci rimase il comune più esteso della provincia di Livorno (142,29 km²). L'altezza massima si riferisce al Monte Calvi (646 m). Il territorio collinare è siliceo-argilloso e quello di pianura prevalentemente siliceo. I boschi, tipici della macchia mediterranea con netta prevalenza di lecci che stanno sostituendo anche la precedente pineta, venivano in passato divisi in dodici sezioni, corrispondenti alla rotazione al taglio del dodicennale.
Il territorio della Tenuta Serristori, all'epoca del catasto lorenese, era di 1550 ettari, poco più del 10% della superficie comunale, con un'esposizione climatica molto piacevole. Dopo la prima colonizzazione (1864/1882), rilevato che l'estensione territoriale di alcuni poderi era insufficiente o non adeguata a nuove esigenze, nel periodo compreso tra il 1922 e il 1935 fu introdotta una diversa ripartizione del terreno assegnato ad ogni famiglia in modo da stabilire un rapporto migliore tra le capacità lavorative delle singole famiglie e le estensioni poderali. In tal modo dalle 27 colonie iniziali se ne ottennero 35, costituite da poderi misuranti mediamente 16 ettari. 2009, p. 28.
Benché il clima sia dolce, la vicinanza al mare espone il territorio ai forti venti da sud e sud-ovest (scirocco e libeccio) come testimoniano, per esempio, i pini che investiti dal libeccio presentano il tronco quasi essiccato pendente dal lato opposto. Anche il decorso pluviometrico presenta gli inconvenienti del clima litoraneo: precipitazioni che si sono fatte scarsissime o concentrate nel periodo del tardo autunno sino a metà inverno, alle quali segue un periodo, più o meno acuto, di siccità primaverile e il secco integrale della stagione estiva.