Biografia Di lui si hanno pochissime notizie; diverse sono state le ipotesi fatte sulla provenienza, sulla datazione e il significato delle sue opere. Nelle Epitomae Virgilio racconta di essere terzo nella discendenza di tre grammatici con il medesimo nome: il primo Virgilio sarebbe stato allievo di Donato e avrebbe scritto settanta volumi sulle regole metriche e una lettera nella quale avrebbe spiegato la natura del verbo, indirizzata al secondo Virgilio, Asianus Virgilius, allievo di Donato di Troia, che "dicono vivesse mille anni" e che andò a Roma, dove conobbe Romolo e fondò una scuola di grammatica; il secondo Virgilio sarebbe stato alunno del primo e avrebbe scritto un libro sui dodici tipi di latino; il maestro di Virgilio, Enea, avrebbe percepito il genio del suo discepolo e dunque avrebbe dichiarato che egli dovesse chiamarsi Virgilio Marone, perché lo spirito del poeta latino viveva in luiEpitomae, XII, in De catalogo grammaticorum, in B. Löfstedt, Virgilius Maro Grammaticus, Opera omnia, Bibliotheca Scriptorum Graecorum et Romanorum Teubneriana, Monaco, Leipzig, 2003: molto probabilmente il nome tramandato di questo autore è una finzione letteraria.
Datazione Il primo a identificare Virgilio come un certo Virgilius Tolosanus della fine del VI sec. fu Angelo Mai, a partire dalla testimonianza di Abbone di Fleury (tardo X sec.)Il testo recita: Scripulus appenditur XVI granis lentis, licet Virgilius Tolosanus in suis opusculis asserat XVIII granis hordei annumerans tria grana singulis siliquis, in A. Mai, Classici Auctores E Vaticanicis Codicibus Editi: Scriptores de Rebus Alexandri Magni Commentarii in Virgilium, Nabu Press, Roma, 2011, V, p. 349, ma a partire da quel momento si sono susseguite diverse ipotesi di datazione: le più estreme cronologicamente arrivavano a datare l’autore al V sec. (Zimmer e Meyer) fino al IX sec. (Osann). I limiti cronologici più convincenti sono stati proposti da HerrenM. Herren, Some New Light on the Life of Virgilius Maro Grammaticus, in Proceedings of the Royal Irish Academy. Section C: Archaeology, Celtic Studies, History, Linguistics, Literature, 79, 1979, pp. 27–71; tutti i riferimenti circa la cronologia, se non diversamente indicato, sono tratti dal saggio di Herren, che ha indicato come limite minimo il 636, anno della pubblicazione delle Etymologiae di Isidoro di Siviglia e il limite massimo i primi decenni dell’VIII sec., a partire dalle testimonianze di utilizzo letterario dell’opera virgiliana da parte di Beda e di Aldelmo di Malmesbury. L’uso di Isidoro da parte di Virgilio è provato dalla presenza di molte etimologie che presentano paralleli in specifiche parti delle Etymologiae, pur con la presenza di etimologie che divergono dalle indicazioni isidoriane; la sicura influenza di Isidoro esclude ogni datazione precedente all'inizio del VII sec., e tale limite è ulteriormente confermato dalla comparsa di numerose citazioni e riprese dell’opera di Virgilio solo a partire dalla seconda metà del VII sec. La lettera di Aldelmo di Malmesbury indirizzata a Heahfrith, datata nel 690, si conclude con un gruppo di versi tratti dalle Epistolae di Virgilio, pur con cambiamenti di parole e con il metro scorretto, che proverebbe la possibilità che Aldelmo avesse sotto gli occhi l’opera di Virgilio. L’influenza di Virgilio su Beda è questione aperta, anche se sembra che in certi momenti Beda favorisca Virgilio su Isidoro nell'etimologia di un nome; comunque in questo senso il 724, anno in cui Beda comincia a comporre il De temporum ratione, sembra il limite massimo per la composizione dell’opera di Virgilio.D. Bracken, Virgil the Grammarian and Bede: A preliminary study, in Anglo-Saxon England, 35, pp. 7-21, p. 10
Provenienza La grande maggioranza degli studiosi ha posto Virgilio in Gallia, più precisamente a Tolosa, pochi hanno diviso la sua carriera in Gallia o Spagna, considerando un trasferimento in Irlanda (Zimmer, Bischoff); Bischoff sosteneva che fosse ebreo o avesse avuto almeno una formazione ebrea. Le prove della provenienza gallica riguardano in particolare un passo di Abbone di Fleury (tardo X sec.) che ne parla come Virgilius Tolosanus, dando tuttavia indicazioni di opere che non corrispondono a quelle da noi conosciute, quindi l’identificazione è del tutto incerta (non esiste un altro autore così chiamato in altre fonti); altre prove riguardano le allusioni alla Gallia e in particolare l’enigmatico riferimento ai Galli nostri, che Herren identifica tuttavia come una distinzione fra il proprio gruppo linguistico e quello dei GalliM. Herren, Some New Light on the Life of Virgilius Maro Grammaticus, in Proceedings of the Royal Irish Academy. Section C: Archaeology, Celtic Studies, History, Linguistics, Literature, vl. 79, 1979, pp. 27–71, p. 49; un confronto dell’opera di Virgilio con le Mitologiae di Fulgenzio proposto da AdamikT. Adamik, Comparative analysis of works of Fulgentius the Mythographer and Virgilius Maro the Grammarian, in Latin vulgaire. Latin tardif. Actes du X Colloque international sur le latin vulgaire et tardif, Sestante, Roma, 2014, pp. 655-663, p. 661 ha rivelato delle vicinanze fra i due testi che potrebbero far pensare a una comune appartenenza (la Gallia) ed epoca storica (l’inizio del VI sec.), che tuttavia non può essere accettata se si considera la quasi certa influenza di Isidoro nell'opera di Virgilio. Le prove della provenienza spagnola riguardano un’unica indicazione conservata nella Biblioteca Ambrosiana di MilanoBiblioteca Ambrosiana, M 79 sup, sec. X-XI, f. 51r, His secuntur ethimologiae Virgilius Presbiter Hispanus, che ne parla come Virgilius Presbiter Hispanus; non esistono altre attestazioni simili. Le prove della provenienza irlandese riguardano la rilevante tradizione in manoscritti irlandesi, tanto che si può essere abbastanza certi che i primi lettori di Virgilio fossero irlandesi oppure inglesi con connessioni con l’Irlanda, oltre che la presenza di influenze dell’irlandese, lingua non molto comune al di fuori dell’Irlanda stessa, all'interno del testo: all'interno dell’opera si trovano parole irlandesi curiosamente cambiate per sembrare latine (ad esempio variano di una lettera) e sono presenti connessioni etimologiche fra latino e irlandese.Tranne per dove diversamente indicato, le informazioni riguardo alla provenienza sono tratte da M. Herren, Some New Light on the Life of Virgilius Maro Grammaticus, in Proceedings of the Royal Irish Academy. Section C: Archaeology, Celtic Studies, History, Linguistics, Literature, 79, 1979, pp. 27–71
Opere Le due opere conosciute di Virgilio Grammatico sono le Epitomae e le Epistolae, due trattati grammaticali di incerta natura e finalità. Contenuto I contenuti delle Epitomae sono modellati sull'opera del grammatico antico Donato, l’Ars Maior: diversi capitoli dedicati alle unità linguistiche minime (lettere, sillabe, unità metriche), trattazione delle otto parti del discorso (nomi, pronomi, verbi, avverbi, participi, preposizioni, congiunzioni e interiezioni), sillabismo, etimologie, lista dei precedenti grammatici; le Epistolae corrispondono all’Ars minor di Donato e trattano solamente delle otto parti del testo. La stranezza degli scritti riguarda la presenza sia di contenuti tipici dei trattati di grammaticali medievali (De littera, De syllaba, De metris) sia sezioni particolari, come il De cognominatibus, raccolta di particolari etimologie e il De catalogo grammaticorum, lista di grammatici fin dal tempo di Donato di Troia, grammatico fittizio; la trattazione è inoltre inframmezzata da aneddoti ed excursus su vari argomenti, in particolare: Nella prefazione delle Epistolae, indirizzata a Iulio Germano Diacono, Virgilio parla delle visione di due fiumi che si incontrano, di acqua e di vino, interpretata allegoricamente come l’incontro fra le scritture e la filosofia o eloquenza: Virgilio incoraggia il suo interlocutore, che è posseduto dalla prima, a bere più liberamente la seconda.Epistolae, Prefatio; il testo di riferimento per tutte le citazioni o indicazioni del contenuto dell’opera è l’edizione di critica di G. Polara Discussioni sulle arti libere e teorie grammaticali completamente contrarie o non concepite dalle convenzionali teorie grammaticali; ad esempio nel definire le consonanti e le vocali, afferma:
Questioni di pseudo filosofia e religione; ad esempio parlando della sapientia (sapienza), derivata da sabor (sapore), Virgilio afferma di aver scelto quella dal sapore dolce, che si ottiene dalla dolcezza delle arti, comprendendo la forza delle parole e delle frasi, accogliendo quelle dolci e rigettando quelle amare, ovvero accogliendo solo quelle che secondo l'autore danno la conoscenza di ciascuna arte e materia.Epitomae, I, 1, 3 Aneddoti storici e biografici, fra cui i grandi dibattiti delle scuole, in particolare riguardo ai dibattiti di grammatici, cui Virgilio sarebbe stato più volte testimone e che sarebbero andate avanti per settimane: racconta ad esempio del furioso dibattito svoltosi per due settimane, giorno e notte, fra due grammatici riguardo al fatto se il pronome latino di prima persona singolare ego avesse o meno il caso vocativoEpistolae, II, 4, 68; o anche quando descrive la controversia sui verbi incoativi fra due grammatici che rimasero quindici giorni e quindici notti senza dormire, arrivando quasi allo scontro armato, schierando due eserciti di tremila uomini per parte.Epistolae, III, 2 La teoria dei dodici latini, dei quali solamente uno sarebbe in uso e con il quale i latini scrivono i loro testi: oltre alla prima forma, quella consueta, la quinta è detta Metrofia, cioè intellettuale, con una serie di termini (come gal, regno, e clitps, nobiltà) per cui tutto il mondo è retto da queste cose e prospera per esse; la settima forma viene detta Sincolla, cioè molto breve, ovvero quando un intero verso è reso con una sola parola (come gears, badate ai vostri costumi e amate il bene)Epitomae, XV, 3, 41, 57; la teoria prende probabilmente spunto dalla divisione in quattro latini di Isidoro.Etym., 9,1,6: Latinas autem linguas quattuor esse quidam dixerunt, id est Priscam, Latinam, Romanam, Mixtam. Prisca est, quam uetustissimi Italiae sub Iano et Saturno sunt usi, incondita, ut se habent carmina Saliorum, tratto da Isidoro di Siviglia, Etimologie o origini, a cura di A. Valastro Canale, Unione tipografico-editoriale torinese, Torino, 2004
Significato Il significato dell’opera è oscuro, non rientrando nei classici canoni dei trattati grammaticali, tanto che la ricerca riguardo alle fonti grammaticali si è rivelata poco proficua e sembra che le citazioni e le divagazioni siano frutto della sua originalità creativa; più che un trattato grammaticale è probabile che si tratti di un testo letterario e con ogni probabilità parodistico o comunque con finalità comicheG. Polara, Virgilio e la parodia delle dottrine grammaticali, in L'heritage des grammairiens latins de l'antiquite aux lumieres: actes du colloque de Chantilly, 2-4 septembre 1987, pp. 109-119; le informazioni riguardo al significato dell’opera, tranne dove diversamente indicato, sono tratte dal saggio di Polara, considerato da Lehmann come una riuscita parodia.P. Lehmann, Die Parodie Im Mittelalter, Stuttgart, 1963, pp. 49-54, 105-110, 223-24. Gli effetti comici interni all'opera sono diversi: il contrasto di una fonte autorevole con una evidentemente infondata, ma indicando la superiorità di quest’ultima; la reductio ad absurdumL. Holtz, Le rôle des Irlandais dans la transmission des grammaires latines, in Influence de la Grèce et de Rome sur l'Occident moderne, cur. R. Chevallier, Parigi, 1977, pp. 55-56; L. Munzi, Tertius Vergilius ego: l'etica della grammatica, in Res Publica Litterarum, 16 (1993), p. 80: porre un’indicazione isidoriana ma con la modifica di un piccolo particolare, introducendo accostamenti improvvisi ed esilaranti;