Il Quartiere Civitella è uno dei più elevati del centro storico di Chieti, avente come punto massimo e più elevato l'area dell'anfiteatro romano. Il quartiere è detto volgarmente anche Fiera, si suddivide in Fiera Dentro e Fiera Fuori (l'area che inizia da Piazza Trento e Trieste), e includeva anche il Quartiere di Porta Sant'Andrea o delle Tre Croci, dal nome dell'antico convento degli Zoccolanti di Sant'Andrea (XV secolo), trasformato nell'Ottocento nella Caserma Bucciante con l'ospedale militare.
Storia Il quartiere, come ricordato dallo storico Girolamo Nicolino, era noto anche come Teti piccola, per differenzialo dal nuovo e più grande quartiere medievale di Teti Maggiore, ossia Porta Santa Maria (Trivigliano). Già nei più antichi documenti del XIII secolo è noto col nome diminutivo di Civitella, detto anche Rione Fiera.
Anfiteatro romano e arx italica La città esisteva sin dal IV secolo a.C. circa sopra il colle del centro storico, popolata dagli italici Marrucini, che ne fecero la loro capitale. La città non era interamente abitata, ma solo le parti principali lungo la direttrice attuale via G. Ravizza, area Civitella, via San Rocco. Dunque la posizione del colle Civitella con l'attuale anfiteatro romano, era usata dai Marrucini come zona di difesa, e area sacra con il sito archeologico dei templi della Triade italica, che poi vennero trasferiti più in basso, con la conquista romana, nell'attuale Piazza dei Tempietti. Dunque si può dire, che il processo di urbanizzazione vero e proprio, avvenne grazie a Roma.
Uno dei monumenti più interessanti della Teate romana è l'anfiteatro, incluso nel Parco Archeologico "La Civitella", con annesso museo. L'area sino al 1984 circa ospitata lo stadio comunale, successivamente sono stati realizzati i lavori di scavo archeologico, e l'anfiteatro è stati riconsegnato al pubblico nel 2000. La colline della Civitella, già abitata nell'era protostorica, fu area sacra durante la prima fase di popolamento dei Marrucini, nel Medioevo fu cava per prelevare materiale di costruzione, nonché necropoli, mentre il piazzale fungeva da fiera del mercato. Nell'epoca borbonica fu Piazza d'Armi insieme alla caserma dell'ex convento dei Padri Celestini: dalle prime indagini scientifiche effettuate in occasione del serbatoio idrico del 1982, sono venuti alla luce i resti dell'anfiteatro e di un portico di tre edifici sacri del II secolo a.C.; questi ultimi occupavano la parte alta del colle.
Insomma l'Acropoli di Teate si trovava tra l'anfiteatro e la chiesa di Santa Maria in Civitellis o della Madonna del Carmine, gli edifici occupavano il diverticolo viario della Tiburtina Valeria, che attraversava Teate, mentre gli edifici sacri furono distrutti nel I secolo, per spostare l'area sacra presso quella del "pozzo", compresa tra Largo Marco Vezio Marcello e l'ex Largo del Pozzo, oggi Piazza Valignani. L'anfiteatro costruito in quest'epoca ristrutturato durante il governo dell'imperatore Claudio, con l'avvento del cristianesimo fu abbandonato, nel IV secolo d.C. Nel XIII secolo in loco venne eretta la chiesa di Santa Maria, si presume sopra il tempio di Achille, l'area dell'anfiteatro, occultato nel frattempo da smottamenti e da fango e sedimenti, divenne orto dei Padri Celestini, nel XIX fu Piazza d'Armi come voluto dal Generale Giuseppe Salvatore Pianell, fino alla riscoperta attuale.
I tre templi scomparsi erano parte di un santuario decorato con statue a frontone e lastre di rivestimento di raffinata fattura, che sorgeva intorno al II secolo, la documentazione archeologica ha permesso l'individuazione degli edifici, proviene dal numero di frammenti fittili, rinvenuti a metà anni '60 durante i lavori di costruzione della palestra dell'Istituto Magistrale "Isabella Gonzaga", in una fossa votiva e dai resti di fondazioni dei templi ancora visibili nel sito del Parco della Civitella.Gli scavi del 1982 hanno chiaramente reso maggiori informazioni sulla presenza di questi templi, e sull'insistenza su di essi del successivo anfiteatro. Le terrecotte e le statue degli edifici sacri vennero depositate in una fossa del terreno più a valle, per un altro utilizzo, che non avvenne. Della struttura relativa a uno dei templi, di cui sono state rinvenute parte delle fondazioni realizzate in calcestruzzo, si desume che potrebbe essere orientato a Nord-Est, col fronte verso la chiesa di Santa Maria. Il tempio era composto da tre celle a doppio colonnato anteriore, ed aveva misure standard per i canoni romano-italici del periodo.
Degli altri edifici non si conosce quasi nulla, se ne ipotizza l'esistenza sulla base di complessi decorativi che sembrano appartenere ad altri due templi, e ad altre edicole votive. Probabilmente i tre edifici principali trovavano posto l'uno accanto all'altro con il fronte allineato lungo la viabilità dell'Acropoli della Civitella. In età cesariana la zona era in grave dissesto idrogeologico e le costruzioni vennero livellate, e le decorazioni vennero depositate sotto terra in occasione della costruzione del porticus, realizzato a sostruzione della collina.
Al I secolo d.C. risale la costruzione effettiva in pietra e mattoni dell'anfiteatro: le prime testimonianze di una presenza sul colle di una struttura quale ludus gladiatorum, sono nell'attuale Palazzo De Chiara, nella metà dell'800, quando venne sistemata la Piazza d'Armi. In questo conteso furono scoperti per caso per la prima volta i templi italiciG. De Chiara, Origini e monumenti della città di Chieti, Chieti, 1857Durante gli scavi del 1982, nel 1991-92 fu scoperto anche l'ingresso settentrionale, quando vennero demolite le tribune del vecchio stadio, insieme a piccoli edifici artigianali, e una fornace. L'anfiteatro misura 60x40 metri, ricavato lungo le pendici orientali del colle, era direttamente collegato con la viabilità cittadina a nord, e con quella extraurbana a sud, per la posizione periferica e per la tipologia, trova stretti confronti con l'anfiteatro di Alba Fucens.L'edificio ha la pianta ellittica, fu realizzato sfruttando al massimo la conformazione naturale del terreno: l'arena, il campo centrale in terra battuta, fu adattata sbancando una piccola della collina; sagomando i pendii di questa furono ricavate tutt'intorno le gradinate della cavea, semplicemente rivestita in pietra, dove prendevano posto gli spettatori.
I due sistemi di accesso collocati lungo l'asse maggiore dell'edificio, furono invece ottenuti tramite una notevole opera di sbancamento, e come normale prassi della costruzione degli anfiteatri romani, erano utilizzati uno per l'accesso della popolazione locale a nord, e l'altro per i forestieri a sud. Nella caratteristica opus reticulatum bicroma con ricorsi del laterizio, furono realizzati il podium ossia il muro che delimita l'arena, la tribuna sul lato occidentale dell'ellisse, e i muri che contenendo il terreno del colle, venivano a definire i due articolati sistemi di accesso.
In età medievale l'arena dell'anfiteatro fu usata per varie attività, per lo più commerciali, che dettero al rione il toponimo "Fiera", l'impianto cadde in disuso, il fatto che l'opera fosse usata come necropoli è documentato dal ritrovamenti di stoviglie di produzione africana, usate per veri e proprio banchetti funebri; le tracce della fornace del VII secolo d.C. testimoniano che l'area fosse usata anche per attività artigianali.
Chiesa di Santa Maria della Civitella
La chiesa fu costruita dai Padri Celestini, nel XIII secolo, le prime attestazioni della sua presenza risalgono al 1295G. Nicolino, Historia della Città di Chieti, Napoli 1657, pp. 224-226, sempre secondo lo studioso Girolamo Nicolino, la chiesa fu eretta sopra il tempio di Teti e Achille. La chiesa fu modificata varie volte, soprattutto nel XVIII secolo, tanto che non è possibile leggere l'antica struttura, se non dal mirabile portale gotico di epoca angioina (forse 1321, realizzato dall'ortonese Nicola Mancino).F. Gandolfo, L'esperienza del Medioevo in TEATE ANTIQUA, Vecchio Faggio Editrice, Chieti 1991, p. 176 Il portale è di pregevole fattura, in pietra della Maiella, caratterizzato dalla cornice a colonna tortile, lunetta ogivale con la rappresentazione di un sovrano, forse Carlo II d'Angiò, e una ghimberga di contorno. L'affresco della lunetta invece mostra la Madonna della Neve tra San Pietro Celestino e Sant'Antonio di Padova.
Tra Ottocento e Novecento
Nell'Ottocento uno dei principali problemi di Chieti fu l'igiene a causa della mancanza di condutture fognarie e di scaricoR. Pellicciotti, Sulle condizioni igieniche della città di Chieti, Chieti Tip. G. Ricci, 1884. Il dottor Pellicciotti che pubblicò un'inchiesta, si adoperò per risolvere il problema. Nel 1867 ci furono alcune migliorie con l'istituzione di un corpo di netturbini comunali, ma la questione igiene si andava estendendo in ben altri campi, sino allo stesso problema delle sepolture, che ancora si effettuavano all'interno delle chiese, mancando un cimitero comunale. Nel 1888 si progettò il cimitero nuovo presso il borghetto Sant'Anna. Altro problema era l'abitazione, poiché il centro storico risultava saturo, benché contasse soltanto circa 22.000 abitanti, molti dei quali costretti a vivere in piani sotterranei, composti di una sola stanza. Intorno al 1880 l'ingegner Mammarella si adoperò per edificare nuovi quartieri popolari, ispirandosi al modello di abitazione all'inglese; e fu così che nacquero i primi sobborghi a ridosso delle mura, come il Borgo Marfisi, il borgo Madonna degli Angeli, il borgo Sant'Anna e quello di Santa Maria Calvona.
In una relazione del 1895 il deputato Della Valle denunciò il ripiegamento della città su sé stessa al livello urbano, sociale ed economico, dopo il fatto che Chieti era stata tagliata fuori dalla principale ferrovia che aveva la stazione a Chieti Scalo, proseguendo verso Pescara. Il consiglio provinciale gestito dai principali membri Giuseppe Nicola Durini, gli Zambra, i Mezzanotte, non avevano saputo dare sufficienti risposte, malgrado delle proposte di istituzionalizzazione nella città di alcune specifiche scuole, di cui si ricorda la creazione del Regio Istituto Tecnico per Geometri (1865) e la villa comunale, nel territorio di proprietà del barone Frigerj. Nel 1872 Camillo Mezzanotte fece in modo di espropriare dei terreni agli Zambra per realizzare la stazione ferroviaria a Manoppello Scalo, dopo quella di Chieti Scalo, venendo da Pescara in direzione per Roma. Il progetto per la costituzione di un cordone viario ferroviario risalivano al 1853 per mano di Panfilo De Riseis, che pensava di creare a Chieti una stazione ferroviaria in grado di collegare collina e mare, come nei casi di Lanciano-San Vito, Atri-Cerrano-Fosso Galvano (Pineto).
Aspetti della città nell'Ottocento: le mura e le ville