L'embolismo (dal greco ἐμβολισμός, "intercalare") è una breve orazione che nella liturgia cristiana è detta o cantata dopo il Padre nostro. Riprende l'ultima petizione del Padre nostro ("...liberaci dal male"), amplificandola e articolandola nelle sue varie implicazioni.
L'embolismo è presente nei riti latini e in diversi riti orientali, soprattutto siriaci, mentre è assente dal rito bizantino. Catholic Encyclopedia: Embolism Nel rito mozarabico l'embolismo è presente non solo alla Messa, ma anche nell'ufficio.
Rito romano Nel rito romano l'embolismo è presente solo nella messa ed è seguito dalla dossologia.
Il celebrante dice o canta:
Messa tridentina
Nella Messa tridentina l'embolismo è combinato con la frazione del pane,Ritus servandus in celebratione Missae, X, 2 anticipata in relazione a come si faceva a Roma nel medioevo,Ordo Romanus I, 18 e come si fa nel rito ambrosiano e in quello bizantino, cioè appena prima della comunione. Tale combinazione che si impose nel XIV secolo,"In its present form the practice dates back to the fourteenth century", John F. Sullivan, The Externals of the Catholic Church, Aeterna Press, 1918, p. 119 comportò l'abbandono dell'uso del canto dellAgnus Dei per accompagnare la frazione.
Nella messa tridentina il celebrante normalmente recita l'embolismo sottovoce a eccezione della conclusione "Per omnia saecula saeculorum", che è seguita dal saluto "Pax Domini sit semper vobiscum" privo, come lAgnus Dei, dell'originale contesto che era quello dello scambio del bacio della pace, gesto che subì determinanti trasformazioni a partire dal XII secoloMario Righetti, Storia liturgica, vol. III, Milano, Ancora, 1949, p. 401. Il testo è il seguente:
Secondo il Messale romano in vigore fino alla riforma della Settimana santa del 1955, nella Messa dei presantificatiIl termine non appare nel Messale Romano, ma era ampiamente usato. il celebrante dice ad alta voce l'embolismo, durante il quale non esegue la frazione: lo canta sul tono dell'orazione feriale. Dopo l'embolismo, al quale si risponde Amen, il celebrante eleva sopra la patena l'ostia (grande) consacrata il Giovedì Santo, e poi fa separatamente la frazione senza pronunciare alcuna parola, mettendo il frammento più piccolo in un calice di vino non consacrato. Omette poi il Pax Domini e lAgnus Dei e, dopo alcune altre preghiere, consuma l'ostia e il contenuto del calice e termina subito la celebrazione.
Nel 1955 papa Pio XII riformò (con effetto dal 25 marzo 1956)decreto Maxima redemptionis, AAS 47 (1955), p. 838 i riti della Settimana santa della Messa tridentina. Fra l'altro, la preghiera detta embolismo è separata dal Padre Nostro, che è recitato insieme da tutti i partecipanti interamente e concluso con "Amen". Il sacerdote celebrante dice, non canta, ad alta voce l'orazione Libera nos. Segue poi il rito della comunione non solo del celebrante, ma di tutti, usando ostie piccole consacrate il giorno precedente.
Storia L'embolismo fu composto forse da papa Gregorio I o addirittura in epoca più remota: è già presente nel Sacramentario gelasiano. La petizione della pace è anche una preparazione al bacio di pace susseguente e nel contempo è un richiamo dell'aggiunta al Canone delle parole diesque nostros in tua pace disponas. L'intercessione è affidata a Maria Santissima, ai due patroni di Roma Pietro e Paolo e a sant'Andrea apostolo. Il motivo della menzione di sant'Andrea è dibattuto: benché il culto di sant'Andrea a Roma nel V secolo fosse diffuso, perché importato da Costantinopoli, si è considerato che Gregorio Magno era vissuto al monastero di Sant'Andrea al Celio e che sant'Andrea fosse un santo, come san Pietro suo fratello, che patì il martirio per crocifissione.
Fino al Medioevo era poi consentito aggiungere altri nomi di santi ad libitum del celebrante, e comunemente si potevano menzionare san Michele arcangelo, san Giovanni Battista, santo Stefano e il patrono o il titolare del monastero o della diocesi.
Anticamente l'orazione era recitata ad alta voce, così come si è mantenuta nella Liturgia dei presantificati e nel rito ambrosiano.Mario Righetti, Storia liturgica, vol. III, Milano, Ancora, 1949, p. 397
La riforma del Messale romano ha eliminato la precisazione praeteritis, praesentibus et futuris, l'intercessione dei santi Antonio Bacci, Alfredo Ottaviani, Breve esame critico del Novus Ordo Missae, V, mentre sono state aggiunte le parole paoline di expectantes beatam spem et adventum Salvatoris nostri Iesu Christi, che - considerando la contraddizione presente tra la appena avvenuta transustanziazione e la vaga attesa di una prossima ultima venuta - nella spiegazione del Catechismo della Chiesa Cattolica sono giustificate dal fatto che, sebbene la presenza del Signore nell'eucaristia sia in quel momento reale, rimane tuttavia nascosta ai sensi umani, e che la liturgia terrena sia un'anticipazione di quella celeste.Catechismo della Chiesa Cattolica, 1404. La dossologia che segue l'embolismo è invece una ripresa di una dossologia antica. ad imitazione di quanto avviene nella Santa Cena protestante, dove la formula finale fu stata inserita da Lutero e dai primi riformatori.
Note
Bibliografia Mario Righetti, Storia liturgica, vol. III, Milano, Ancora, 1949, p. 397
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