Il verbo è la parte variabile del discorso che esprime un'azione (λύω "io sciolgo") o un modo di essere (εἰμὶ Ἰωάννης "io sono Giovanni"); questa espressione può riferirsi al tempo passato, presente e futuro; può essere vista come realtà, eventualità, desiderio, ordine; in corso del suo svolgimento in sé per sé, nei suoi risultati; può essere fatta o subita dal soggetto.

Caratteri generali della formazione Il sistema verbale del greco antico è caratterizzato da una particolare ricchezza di forme, che trae origini dalla capacità della lingua protoindoeuropea di creare verbi derivati tramite suffissi specifici, poi confluiti in greco in un unico verbo, col risultato di possedere più forme verbali rispetto ad esempio al latino. Il sistema attraverso cui il verbo esprime queste categorie dell'azione è la coniugazione, che comprende i sette tempi (presente, imperfetto, futuro, aoristo, perfetto, piuccheperfetto, futuro perfetto); sette modi, per la precisione quattro finiti con desinenze personali (indicativo, congiuntivo, ottativo, imperativo) e tre voci nominali o modi infiniti (infinito, participio e aggettivo verbale), tre numeri (singolare, duale, plurale), e tre persone (prima, seconda e terza).

Il duale in greco è raro, le prime attestazioni risalgono ai poemi di Omero, poi è presente negli scrittori in dialetto attico puro come Aristofane, Platone, Senofonte, e negli oratori attici quali Lisia; esso possiede la II e III persona, mentre la I cadde in disuso molto presto. In generale in greco la persona è indicata dalla desinenza, mentre è espressa da pronomi personali, determinativi o dimostrativi, solo quando si vuole darne particolare rilevanza, così come in italiano.

La coniugazione verbale presenta tre diatesi, attiva, media e passiva. La diatesi media indica un'azione compiuta dal soggetto ma con rilevanza per esso. Un esempio delle tre diatesi sarebbe: Ὁ Φίλιππος ἀγοράζει ἄρτον: Filippo compra del pane (diatesi attiva) Ὁ Φίλιππος ἀγοράζεται ἄρτον: Filippo si compra del pane (diatesi media) Ἄρτος ἀγοράζεται ὑπὸ τοῦ Φιλίππου: Del pane viene comprato da Filippo (diatesi passiva) Solitamente, la diatesi media e quella passiva hanno forme omografe, tranne nell'aoristo e nel futuro, con un tipico infisso -θη aggiunto.

All'infuori dell'indicativo, il verbo greco si differenzia essenzialmente per l'aspetto, cioè la qualità dell'azione, che può essere in corso (presente), momentaneo (aoristo), risultativa (perfetto). Per fare un esempio dei tre aspetti: Λέγω τὸν Φίλιππον ἄρτον ἀγοράζειν: Dico che Filippo sta comprando del pane (infinito presente) Λέγω τὸν Φίλιππον ἄρτον ἀγοράσαι: Dico che Filippo compra del pane (infinito aoristo) Λέγω τὸν Φίλιππον ἄρτον ἠγορακέναι: Dico che Filippo ha comprato del pane (infinito perfetto) Questa distinzione di aspetti è riflessa anche nell'indicativo, che si sdoppia in tempi primarii (con riferimento il presente) e tempi secondarii (con riferimento il passato), più una forma futura nata da un antico suffisso desiderativo. Schematicamente, i tempi dell'indicativo sono i seguenti: Presente Aoristo Perfetto Tempi primarii Presente Perfetto Tempi secondarii Imperfetto Aoristo Piuccheperfetto Tempi futuri Futuro Futuro perfetto Il futuro, per via della sua natura di desiderativo, possiede soltanto l'indicativo, l'ottativo e i modi indefiniti.

Origine Nel sistema verbale della lingua proto-ellenica, un verbo possedeva soltanto le seguenti forme: indicativo primario (cioè presente), indicativo secondario (cioè imperfetto), congiuntivo, ottativo (formato con un suffisso -ιε- a cui si attaccavano le desinenze), imperativo, infinito, participio. Tuttavia, erano presenti diversi modi per formare dei verbi derivati: il suffisso proto-indo-europeo *kt formava verbi con significato perfettivo il suffisso proto-indo-europeo *st formava verbi con significato fattitivo il suffisso proto-indo-europeo *dʰh₁eti formava verbi con significato risultativo il suffisso proto-indo-europeo *(h₁)seti formava verbi con significato desiderativo Questi suffissi sono qui indicati alla terza persona singolare, con la desinenza -t o -eti aggiunta.

Così, da un solo verbo era possibile avere cinque verbi diversi. Facendo l'esempio con il verbo proto-ellenico *grə́pʰō (scrivere), abbiamo: *grə́pʰō (scrivere), con desinenze primarie nel presente e storiche nell'imperfetto *grə́pʰ-(h₁)s- (voler scrivere), con desinenze primarie soltanto, non essendoci uso per un desiderativo nel passato *grə́pʰ-s- (aver scritto), atematico e con desinenze storiche soltanto *grə́pʰ-k- (aver scritto), atematico e con desinenze storiche soltanto *grə́pʰ-dʰh₁- (esser stato scritto), tematico e con desinenze storiche soltanto per via del significato risultativo

Queste forme si evolveranno, quindi, in γράφω, γράφσω => γράψω, *γράφσα => γράψα, *γράφκα => γράφα, *γράφθην => γράφην, formando quindi rispettivamente il tema del presente, il tema del futuro, il tema dell'aoristo, il tema del perfetto attivo, il tema dell'aoristo passivo.

C'è però da aggiungere anche la pratica indo-europea di duplicare la consonante iniziale del verbo per formare un tempo perfetto (e, quindi, il perfetto γράφα in realtà è già γεγράφα), che per qualche ragione fu sufficiente per rendere il verbo originario un perfetto passivo (*γέγραφμαι => γέγραμμαι). Inoltre vi è da menzionare l'esistenza del prefisso *h₁é-, in greco poi ἐ-, detto aumento, non obbligatorio ancora nel greco omerico, ma che viene aggiunto a quei tempi con significato passato non già coperti dalla duplicazione consonantica (dunque l'aoristo γράψα diventa ἔγραψα, ma solo negli indicativi, così come l'aoristo γράφην che diventa ἐγράφην).

La regolarità del verbo γράφω non è però la norma: in primis, il suffisso *-kt- ed il suffisso *-st- avevano significato simile, al punto che quest'ultimo poteva a volte formare un perfetto già da sé. Inoltre, per i verbi proto-indo-europei affetti dall'Ablaut, come nel caso dell'antenato del greco λείπω, cioè aventi le tre forme *likʷ-, *leykʷ-, *loykʷ-, queste erano sufficienti per formare tre verbi differenti, rispettivamente di significato aoristo, imperfettivo e perfettivo, che sarebbero quindi confluiti a volte senza i suffissi per formare i temi dei verbi greci discendenti: ἔλιπον, λείπω, λέλοιπα.

C'è anche da dire che, per certi verbi, il tema del presente (e a volte anche il tema del futuro) è stato spiazzato da una forma imperfettiva od incoativa (tramite suffissi varii, come infissi nasali, lo jod, lo -σκω), come nel caso di βάλλω (*βάλ-j-ω, dove βαλ- è invece la radice prima visibile negli altri temi). Menzione a parte meritano i verbi in -μι, che mantengono la declinazione atematica proto-indo-europea nei tempi derivati dal tema del presente (tranne per γιγνώσκω, per via del suffisso incoativo) e, se non derivati usando il suffisso -(ν)νυμι, anche duplicazione consonantica.

È bene considerare che, visto che il verbo in greco antico è un confluire di diversi verbi proto-ellenici, è normale che, per i verbi più noti, ci siano supplezioni da radici diverse perché già verbi indipendenti ed ereditati tali e quali, nonché che in certi casi un verbo possa presentare più forme valide in un tempo verbale, ciascuna delle quali avente un significato lievemente diverso: ad esempio, ἔγνων ed ἔγνωσα sono entrambi indicativi aoristi del verbo γιγνώσκω, ma il primo significa "conobbi, venni a conoscenza di", mentre il secondo significa "feci conoscere, resi noto".

Nulla vieta, come mostra infatti l'esempio di γιγνώσκω, che diversi cambiamenti da un verbo originario si assommino, rendendo così impossibile prevedere a tavolino l'effettiva esistenza e validità di un tema verbale calcolandolo da altri già noti.

Riguardo, invece, alla diatesi, in proto-indo-europeo esistevano solo la diatesi attiva e la diatesi media. Per quanto le desinenze della diatesi media non siano state ereditate, questa forma è stata riciclata da molte lingue figlie con un significato passivo. In greco antico, tuttavia, i verbi derivati con il suffisso -θη- avevano un valore sia perfettivo che passivo e, quindi, sono diventati forma autonoma di aoristo diversa dal medio; questo suffisso si è trovato poi utilizzato anche nel futuro (in aggiunta al già presente -σω).

Se i participi attivi (e dell'aoristo passivo) sono derivati dall'aggiunta di *-ντ-ς con i relativi cambiamenti, mentre quelli mediopassivi dall'aggiunta di *-μεν-ος, il participio attivo perfetto deriva invece dal suffisso proto-indoeuropeo -*wṓs, che in greco fu rivisitato come aggettivo di terza classe in dentale (-ώς, -ότος) con femminile in -υι-.

Tema verbale Il tema verbale è la parte fondamentale del verbo stesso, che permane in tutte le forme su cui si articola la coniugazione; è portatore del significato di base o semantema. Da esso si formano i temi temporali, anche se esistono verbi irregolari. Nella fase più antica della lingua greca, inoltre, tutti i tempi erano infatti generati da temi differenti.Antonio Aloni, La lingua dei Greci, Carrocci 2003, p. 145

Il tema del verbo è formato da un radicale o radice irriducibile portatrice di significato (ad esempio, per il verbo regolare λύω, il tema verbale è λῡ-; per il verbo γίγνομαι, con raddoppiamento al presente, il tema verbale è γν- al presente), radicale che può presentare apofonia in certi verbi (il verbo λείπω, ad esempio, usa la forma λειπ- nel presente, λιπ- nell'aoristo e λοιπ- nel perfetto). A tale radicale vengono uniti morfemi non autonomi, formando così il tema del verbo. Ad esempio, il verbo αποθνῄσκω ha per tema verbale al presente θνη-, cui si aggiungono il prefisso απο- e il suffisso -ισκ-, formando il tema al presente αποθνῃσκ-. Da questo tema verbale possono poi anche venir creati sostantivi, come ad esempio dal tema γν- del verbo γίγνομαι (conoscere), derivano parole come γνώμη (intelligenza), γνῶσις (conoscenza) ed ἄγνοια (ignoranza)Aloni, p. 73.

Aggiungendo al tema verbale le desinenze appropriate, si coniuga il verbo in funzione di: persona tempo modo diatesi

Tema temporale Il paradigma di un verbo greco si articola in sette forme (espresse sempre alla prima persona singolare e sempre nella medesima sequenza temporale elencata di seguito), dette temi temporali poiché da essi si ricavano le forme tematiche di specifici tempi verbali indispensabili per consentire la coniugazione completa e appropriata di un generico verbo.

Come mostrato a titolo di esempio per il verbo λῡ́ω (sciogliere), il paradigma è dato dalle seguenti forme verbali:

λύω, λύσω, ἔλυσα, λέλυκα, λέλυμαι, ἐλύθην, λυθήσομαι

Da λύω (io sciolgo) otteniamo il tema del presente λυ- Da λύσω (io scioglierò) otteniamo il tema attivo e medio del futuro λυσ- Da ἔλυσα (io sciolsi) otteniamo il tema dellaoristo attivo e medio λυσ- Da λέλυκα (io ho sciolto) otteniamo il tema del perfetto attivo λελυκ- Da λέλυμαι (sono stato sciolto) otteniamo il tema del perfetto medio-passivo λελυ- Da ἐλύθην (venni sciolto) otteniamo il tema dellaoristo passivo λυθη- Da λυθήσομαι (sarò stato sciolto) otteniamo il tema del futuro passivo λυθησ-

È possibile vedere, partendo dalla prima voce del paradigma, l'esistenza di verbi medio-passivi (equivalenti ai deponenti latini), come ὀργίζομαι (mi arrabbio) che non hanno diatesi attiva. Per gli altri verbi, la prima voce termina solitamente o in -ω o in -μι. Da qui si suole dire che il greco abbia due coniugazioni, la tematica e latematica.

La differenza principale tra le due coniugazioni è: nella coniugazione tematica le desinenze vengano aggiunte al tema del presente tramite una vocale tematica (ε/ο)Aloni, p. 147: nella prima persona singolare dell'indicativo e del congiuntivo, e nelle voci in cui la desinenza o il suffisso inizino per nasale, il timbro -ε si trova invece negli altri casi, come λύεται, III sing) al presente nella coniugazione atematica le desinenze vengono aggiunte direttamente sul tema.