Divenuto papa nel 1471, tenne il pontificato per tredici anni durante i quali assecondò la politica espansionista ai danni degli altri Stati italiani dando ascolto soprattutto al nipote Girolamo Riario. Compromesso con la Congiura dei Pazzi ai danni di Giuliano e di Lorenzo de' Medici (1478), Sisto IV gettò una macchia morale sul suo pontificato generando una guerra deleteria dalla quale si salvò soltanto per l'occupazione di Otranto da parte dei Turchi ottomani (1480), che fece appianare le diatribe tra i signori italiani, coalizzandoli contro il nemico comune. Fu ancora il responsabile della Lega contro il duca di Ferrara, nemico acerrimo del nipote Girolamo.
Il nome di Sisto IV è comunque legato anche ad alcune iniziative di carattere spirituale: favorì la devozione mariana nella cristianità e celebrò il Giubileo del 1475. Grande patrono delle arti e dell'umanesimo, favorì la ricostruzione in senso monumentale di Roma: tra le varie opere che egli incoraggiò ci fu la realizzazione della cosiddetta Cappella Sistina che in seguito, durante il papato del nipote Giulio II, sarà affrescata da Michelangelo. Porta il medesimo nome una seconda cappella, adiacente alla cattedrale di Savona, sepolcro dei suoi genitori..
Biografia Formazione e carriera ecclesiastica La famiglia
Nacque a Celle in Liguria, in località Richetti in frazione Pecorile, il 21 luglio 1414, da Leonardo di Savona della Rovere, «accimator panni»., e da Luchina Monleone, appartenente a una famiglia nobile genovese esiliata nel 1317 a Savona e arricchitasi con il commercio..
La famiglia, anche se da alcuni biografi antichi venne definita «egregia» o «illustre», fu probabilmente di condizione modesta, ma certamente non «bassissima e vile» come polemicamente affermeranno i detrattori del pontefice. Importanza singolare avranno le sorelle di Francesco (Luchina, Franchetta, Pellina, Maria e Bianca), per le alleanze matrimoniali e per il destino che sarebbe toccato ai figli, in particolare quelli di Bianca (Pietro e Girolamo Riario) e il figlio di Luchina, Girolamo Basso della Rovere.. Francesco ebbe anche due fratelli: Raffaello (padre di Giovanni, condottiero e politico, di Bartolomeo, vescovo di Massa, e di Giuliano, il futuro Giulio II) e Bartolomeo, padre di Leonardo della RovereAnche il ricorda tale impegno del padre..
Frate francescano La madre consacrò Francesco fin da piccolo al poverello di Assisi e a sant'Antonio per le grazie ricevute in situazioni disperatePlatynae historici Liber de vita Christi ac omnium pontificum..., in RIS, III, 1, a cura di G. Gaida, 1913-1932, p. 399; von Pastor, 1925, p. 435.. Il fanciullo venne affidato fin dall'età di nove anni al frate minorita conventuale Giovanni da PineroloPlatynae historici Liber de vita Christi ac omnium pontificum..., cit., p. 399.. Studiò le arti del trivio (grammatica, ovvero la lingua latina, retorica e dialettica, cioè le basi della filosofia) nel convento francescano di Savona. All'età di quindici anni pronunciò i voti (settembre del 1429). Negli anni 1430-1432 frequentò il triennio di logica e filosofia, studiando il primo anno nel convento francescano di Chieri (filosofia naturale, sotto la guida di fra Galasso da Napoli) e gli altri due allo Studium generale di filosofia di Pavia (metafisica e morale). Conseguita la preparazione accademica, affrontò un triennio come insegnante tirocinante (1432-1435, a Chieri). Terminato il tirocinio, nel 1435 andò a studiare teologia all'Università di Bologna. Dal 1437 svolse un altro triennio come insegnante (1437-1439). Nel 1439 venne ordinato sacerdote. Nel periodo 1439-1441 fu lettore di filosofia a Venezia. Fu quindi inviato a Padova, dove, dopo un ulteriore triennio di insegnamento e di esami, ottenne la licenza (27 marzo 1444) e infine, all'età di ventinove anni, il dottorato in teologia (14 aprile 1444). Grazie alle notevoli doti intellettuali, Francesco della Rovere poté insegnare in molte università italiane, tra cui la stessa Padova (docente di logica, aprile 1444-maggio 1446), Pavia, Siena, Bologna e Firenze..
Oltre alla carriera accademica, frate Francesco ascese di grado all'interno della gerarchia dell'ordine francescano: fu nominato prima ministro della provincia francescana della Liguria (1460), e poi ministro generale dei francescani a Perugia il 19 maggio 1464., incarico che gestirà con dedizione e fermezza d'animo e che manterrà fino al 1469 in occasione del capitolo generale che si tenne a Venezia., eliminando gli individui indegni e cercando di ripristinare la moralità nei vari monasteri.. Tale attività indefessa fu premiata, grazie agli elogi dell'amico cardinale Bessarione, con la nomina a cardinale di San Pietro in Vincoli da papa Paolo II, il 18 settembre 1467. Si disse che in tale occasione il pontefice affermò davanti al Sacro Collegio: «Ecco il nostro successore».. Dal 5 settembre 1470 fu nominato abate di Sant'Eustachio di Nervesa nel Trevigiano..
Teologo Francesco della Rovere si dimostrò anche un raffinato scrittore e un acuto teologo. All'inizio degli anni 1460 compose, in opposizione ai domenicani, il trattato De Sanguine Christi, in cui difese l'idea di Giacomo della Marca secondo cui il sangue di Cristo versato prima della Passione non avrebbe alcun valore salvifico. L'opera del teologo della Rovere, però, tentava nel contempo di conciliare l'idea di della Marca con quella dei domenicani, i quali sostenevano che il sangue del Redentore poteva avere valore salvificoLa diatriba verteva sul fatto, essenzialmente, che il sangue versato durante la Passione e caduto per terra, avendo perso il suo legame con Cristo stesso (e quindi con Dio), è degno non di adorazione ma di sola venerazione. La tesi di Giacomo della Marca fu controbattuta da frate domenicano Giovanni Battista «che sosteneva il contrario, cioè che il [...] sangue versato da Cristo aveva conservato la propria natura divina» nonostante fosse caduto a terra. Cfr. l'articolo .. Scrisse anche altre opere, una intitolata De futuris contingentibus in una disputa con l'Università di Lovanio; e un'altra ancora sull'Immacolata concezione di Maria.. Oltre a essere teologo, Francesco era anche un abile predicatore e questo lo dimostrò davanti a papa Pio II, quando disputò con un suo avversario sul valore salvifico del sangue di Cristo..
L'elezione al Soglio
Dopo la morte di Paolo II, avvenuta il 26 luglio, diciotto cardinali si riunirono in conclave il 2 agosto.. L'elezione del cardinale della Rovere, caldeggiata dal duca di Milano Galeazzo Maria Sforza., fu quasi all'insegna della simonia: il nipote di della Rovere, l'assistente del conclave Pietro Riario, mercanteggiava con i vari cardinali perché i voti convergessero sullo zio. Così, grazie alle pressioni dei cardinali Latino Orsini, Rodrigo Borgia e Francesco Gonzaga i porporati, dopo aver inizialmente convogliato parte dei loro voti sul Bessarione che però rifiutò a causa dell'età avanzata, il 9 agosto all'unanimità proclamarono della Rovere nuovo pontefice, che assunse il nome di Sisto IV in omaggio al santo del giorno. Fu incoronato il 25 agosto del 1471. dal cardinale protodiacono Rodrigo Borgia, dopo essere stato consacrato prima vescovo dal cardinale Guillaume d'Estouteville, come si apprende da recenti studi di genealogia episcopale. Subito dopo la sua incoronazione, in occasione del tumulto avvenuto il giorno del possesso presso il Laterano, diede luogo alla costituzione del primo nucleo di milizia pontificia destinata alla difesa del pontefice e alla custodia del palazzo apostolico, poi divenuta guardia svizzera pontificia, affidandone il comando ad Andrea da NorciaOnofrio Panvinio, Vite de Pontefici, Sisto IV; Fausto M. De Reguardati, La difesa dei Sacri Palazzi affidata da Sisto IV ad Andrea da Norcia. Un precedente sconosciuto dell'istituzione della Guardia Svizzera; (1986) - In: Archivio della Società romana di storia patria. vol. 109 (1986) pp. 49-56..
Il pontificato (1471-1484) Governo della Chiesa Le due Crociate contro i Turchi (1472 e 1480)
Sisto IV, appena eletto al soglio pontificio, appoggiò una crociata contro l'Impero ottomano, divenuto estremamente aggressivo e minaccioso nei confronti dell'Europa. Pertanto, dopo aver inviato vari legati presso gli Stati europei, il pontefice affidò al cardinale Oliviero Carafa la guida di dieci galee pontificie (unite a quelle veneziane e napoletane, per un totale di 85 triremi e svariate decine di migliaia di fiorini.) per attaccare il sultano Maometto II. Le liti fra i coalizzati si conclusero nella disfatta quando le milizie cristiane fallirono nella conquista della città di Smirne che, tuttavia, fu incendiata dalle truppe cristiane.. Nonostante ciò, Sisto decise di onorare le vane imprese militari del Carafa con un festoso carnevale nel 1473..
La seconda crociata, bandita per ordine del papa dal frate e teologo Pacifico da CeranoCfr. la biografia curata da ., fu invece dettata dalla necessità di difendere l'Italia dalla minaccia dei Turchi, i quali avevano conquistato Otranto l'11 agosto 1480, città sotto assedio dal 28 luglio da parte di una flotta di 150 navi con a bordo diciottomila uomini.. Gli Stati italiani, fino a quel momento impegnati in una guerra generata dalla Congiura dei Pazzi e contro il signore di Firenze Lorenzo il Magnifico, si riunirono prontamente in una lega militare. e Sisto IV, dopo un iniziale pensiero di abbandonare Roma per la più sicura Avignone., l'animò fermamente. La città di Otranto, assediata dalle milizie e dalla flotta guidata dal cardinale Paolo Fregoso, fu liberata il 10 settembre del 1481..
Il Giubileo del 1475 Sisto IV confermò il Giubileo (chiamato così per la prima volta da un pontefice.), indetto dal predecessore Paolo II, con la bolla Salvator Noster del 26 marzo 1472. Il Giubileo, nonostante vedesse la partecipazione di re Cristiano I di Danimarca e di Federigo da Montefeltro., fu funestato da eventi avversi: l'esondazione del Tevere e la conseguente pestilenza causarono un notevole deflusso di pellegrini; lo stesso Papa nel giugno del 1476 dovette mettersi in salvo fuori Roma, stabilendosi prima a Campagnano. per giungere poi a visitare alcune località dell'Umbria, tra le quali Amelia durante il mese di luglio, fino a raggiungere, nella terza decade di agosto, Assisi da dove avrebbe dato la bolla Quamvis Altissimus. con la concessione dell'indulgenza nel giorno della traslazione di San FrancescoGaetano Moroni, Dizionario di erudizione storico-ecclesiastica, vol. 3, p. 78. e dove secondo alcune fonti avrebbe effettuato anche la ricognizione del corpo del santo., per far ritorno a Roma nel successivo autunno. A causa delle guerre in corso e della scarsa sicurezza delle strade che ridusse l'afflusso dei pellegrini verso Roma, il pontefice consentì che le indulgenze del giubileo potessero essere lucrate anche nelle città di Benevento e Bologna., prolungando con breve apostolico il giubileo fino a tutto il mese di agosto 1476..
Simonino di Trento