Annibale ritrova il capo mozzato del fratello Asdrubale ucciso dai Romani, noto anche semplicemente come Annibale contempla la testa di Asdrubale, è un dipinto di Giambattista Tiepolo. Si trova conservato al Kunsthistorisches Museum di Vienna.
Descrizione "Annibale ritrova il capo mozzato del fratello Asdrubale ucciso dai Romani", è un dipinto a olio su tela realizzato da Giovanni Battista Tiepolo (1696–1770) intorno al 1726-1729, originariamente parte del monumentale ciclo di dieci tele a soggetto storico-romano commissionate dal patriarca di Aquileia, Dionisio Dolfin, per il salone di rappresentanza di Ca' Dolfin a Venezia e attualmente conservato presso il Kunsthistorisches Museum di Vienna. Il dipinto illustra un momento drammatico e cruciale della Seconda guerra punica, immediatamente successivo alla Battaglia del Metauro (207 a.C.), quando, secondo il resoconto dello storico romano Tito Livio ("Ab Urbe Condita", XXVII, 51), il console romano Gaio Claudio Nerone ordinò che la testa mozzata di Asdrubale Barca venisse lanciata nell'accampamento del fratello Annibale. Tiepolo cristallizza l'istante esatto in cui il condottiero cartaginese prende coscienza del tragico destino del fratello e del conseguente fallimento della sua campagna in Italia, significato storicamente suggellato dal cartiglio visibile nella parte superiore della composizione che riporta l'iscrizione latina "AGNOSCO INFELICITATEM CARTHAGINIS" ("Riconosco la sventura di Cartagine"), una rielaborazione successiva della celebre frase di rassegnazione riportata da Livio. Dal punto di vista formale, la composizione è dominata da un dinamismo spiccatamente teatrale in cui la figura di Annibale si impone al centro della scena, colto in un movimento di brusca ritrazione fisica con la torsione del busto, le braccia sollevate e le mani aperte che traducono visivamente un profondo moto di orrore, ulteriormente esaltato dalla monumentalità del suo elmo piumato. L'abbigliamento del condottiero è costruito su un violento quanto raffinato contrasto cromatico tra il rosso vibrante della tunica corazzata e il candore abbagliante dell'ampio mantello bianco, reso con le tipiche pennellate fluide e sfaldate del Tiepolo che accentuano il senso di repentino movimento e shock emotivo. Nell'angolo inferiore sinistro, deliberatamente avvolta nella penombra e decentrata per lasciare spazio alla reazione psicologica del personaggio vivo, giace a terra la testa mozzata di Asdrubale, mentre ai piedi di Annibale poggia un elaborato scudo sbalzato che denota la profonda erudizione antiquaria del pittore nella resa dell'armamento classico. Lo sfondo è caratterizzato da un cielo plumbeo solcato da nubi minacciose che fungono da cassa di risonanza emotiva per l'evento, chiuso a destra da un imponente stendardo scuro che agisce come una massiccia quinta teatrale. Dal punto di vista storico-artistico, l'opera testimonia l'evoluzione del Tiepolo verso una pittura di grande respiro scenografico, che si allontana in parte dal tenebrismo giovanile di influenza piazzettesca per sperimentare una potente sintesi tra il vigore plastico seicentesco e le orchestrazioni luministiche di matrice veronesiana, sfruttando magistralmente la forte verticalità della tela per enfatizzare lo slancio della figura in primo piano e trasformando la narrazione storica in una profonda e drammatica indagine visiva sulla sconfitta umana e militare.
Note
Altri progetti
Categoria:Iconografia della decapitazione Categoria:Dipinti a soggetto storico di Giambattista Tiepolo Categoria:Dipinti su battaglie