La calligrafia occidentale in alfabeto latino ha una storia molto complessa: nel corso dei secoli si è evoluta e tuttora continua ad evolversi. Basata in precedenza su modelli rigidi di disegno delle lettere, nell'età moderna ha lasciato ampio spazio a variazioni individuali sulla base del gusto artistico o della personalità.
Prime testimonianze I primi esempi di scrittura greca, da cui deriva quella latina, sono definiti monolineari poiché le linee che compongono ogni lettera hanno pari spessore. Durante il dominio di Alessandro Magno, a questo tipo di scrittura furono apportate delle modifiche che segnarono il passaggio ad una scrittura non monolineare. L'iscrizione dedicatoria riportata su di un blocco di marmo appartenente al Tempio di Atena Poliade, per esempio, presenta decorazioni di forma triangolare, note come grazie, in corrispondenza delle estremità di ogni lettera.
Testimonianze circa l'uso della scrittura monolineare da parte dei Romani sono state trovate sia nei testi letterari sia nei frammenti d'iscrizioni lapidarie tra cui i celebri epitaffi del Sepolcro degli Scipioni. A partire dal I secolo a.C. la scrittura monolineare, utilizzata fino ad allora, venne sostituita da uno stile di scrittura che utilizzava linee modulate, composte di parti sottili e spesse. Queste venivano realizzate mediante una diversa inclinazione del pennello: la maggior parte delle iscrizioni veniva infatti prima dipinta, mediante un pennello a forma quadrata, e poi incisa. Il carattere che solitamente veniva utilizzato era la capitale quadrata romana.
I manufatti più significativi sono stati rinvenuti nelle città di Pompei ed Ercolano: ci sono iscrizioni formali incise su pietre tombali e di importanti monumenti, iscrizioni notarili relative al possesso di beni e proprietà terriere e annunci pubblici temporanei.
Poco tempo dopo fu introdotto un nuovo stile di scrittura dalle lettere più strette e compatte. Questo nuovo stile prese il nome di capitalis e fu successivamente rinominato, da alcuni storici della scrittura, capitale rustica.
I due tipi di carattere erano molto diversi tra loro e venivano usati in contesti diversi: le capitali rustiche, per esempio, venivano impiegate nella scrittura quotidiana mentre le capitali quadrate venivano impiegate in contesti per lo più formali. Già le incisioni riportate sui muri e sulle tavolette cerate a Pompei mostrano come la grafia adoperata fosse meno formale rispetto a quella impiegata sui libri e monumenti pubblici.
Fu poi elaborato un nuovo stile di scrittura più ordinato e veloce, usato soprattutto in ambito quotidiano. Quest'ultimo prese il nome di antica corsiva romana e a differenza degli stili preesistenti presentava pochi raccordi fra le lettere. Una tavoletta di argilla, ritrovata ad Alessandria, testimonia come questo tipo di scrittura si avvicinasse a quella calligrafica: al fine di intensificare il tratto delle lettere veniva applicata una maggior pressione sullo stilo, mentre per alleggerirlo si usava una pressione minore.
L'evoluzione della calligrafia: dal I secolo a.C. fino al XVIII Impero Romano Tra il I e il II secolo d.C. aumentarono le legature fra le lettere, generando così nuovi stili di scrittura che venivano impiegati prevalentemente in letteratura e contabilità. La peculiarità di questi stili era la rapidità del tratto.
Nella seconda metà del II secolo d.C. la corsiva romana aveva sviluppato un tratto più economico, sobrio e ordinato. Venne poi adottato un nuovo strumento: la penna tronca, in grado di mettere in risalto il contrasto tra i tratti spessi e quelli fini. L'inizio di questa tendenza ebbe inizio in Africa e prese il nome di scrittura onciale che sviluppò varianti in tutto l'Impero.
La corsiva romana diede poi origine anche a un nuovo stile che prese il nome di nuova corsiva romana i cui caratteri ricordano quelli del moderno alfabeto corsivo minuscolo. La particolarità di questo nuovo stile di scrittura consisteva nella presenza di lettere ascendenti e discendenti e un numero esiguo di raccordi tra lettere. Le lettere di questo nuovo stile presero il nome di semionciali, nonostante non ci fosse alcuna relazione di struttura o evolutiva con quelle onciali. Inizialmente, questa scrittura veniva utilizzata in ambito legale e librario poi, venne adattata ad un uso più formale tramite l'utilizzo di un pennino quadrato. Questo veniva tenuto parallelo alla riga di scrittura cosicché i tratti verticali risultassero più spessi rispetto a quelli orizzontali.
La scrittura onciale e la nuova corsiva romana continuarono ad essere utilizzate nelle province anche dopo la caduta dell'Impero, dando forma a varianti regionali denominate scrittura visigotica in Spagna, scrittura merovingica in Francia, scrittura semionciale insulare nelle isole Britanniche e scrittura beneventana in Italia meridionale.
Medioevo Nel 780 d.C. presso la corte di Carlo Magno fu intrapreso un tentativo di collezione libraria inaugurato da un manoscrittoConservato nella Biblioteca nazionale di Francia, Paris, MS Lat 1203 contenente la raccolta di letture dei quattro evangelisti, compilato dallo scriba Godescalco. Il testo principale era scritto in onciali dorate mentre la dedica, riportata sul retro del libro, era vergata in una scrittura minuscola che sarebbe stata associata, in un secondo tempo, al nome della dinastia carolingia: la minuscola carolina. I caratteri derivavano dalla scrittura semionciale latina ma se ne distinguevano per un leggero ispessimento delle aste in alto ed un tratto più energico. Questo nuovo stile di scrittura fu diffuso attraverso la diffusione di copie della Bibbia, modellata secondo questo stile da Alcuino, in principio educatore presso la corte di Carlo Magno e poi nominato abate del monastero di San Martino di Tours.
Nei decenni successivi la diffusione del modello carolingio incontrò gravi difficoltà. Nell'853, i vichinghi giunsero a Tours e fecero razzia di tutto ciò che si trovava all'interno del monastero. In Inghilterra, alle distruzioni compiute dai vichinghi fu posto rimedio solo nel corso del X secolo. Tramite i libri importati e scritti in minuscola carolina, i monasteri si adattarono a questo stile apportando qualche modifica: le dimensioni dei caratteri crebbero, aumentarono gli spazi di penna fra le lettere e le grazie di piede accennarono un leggero arrotondamento.
Nel secondo decennio dell'XI secolo, la scrittura divenne più compressa: la lettera circolare divenne ovale e cambiò l'inclinazione della penna lungo gli archi delle lettere m e n. Al posto della penna tronca, gli scribi adottarono una penna dalla punta piatta e ne cambiarono l'inclinazione per poter tracciare le grazie. L'adozione di questo nuovo stile portò ai piedi a forma di diamante tipiche delle lettere gotiche.A partire dall'XI secolo, in Europa occidentale, la scrittura iniziò ad essere impiegata anche in ambito amministrativo e legale e ad essere insegnata nelle scuole di grammatica e musica(ne è un esempio il Domesday Book).
Circa un secolo dopo, Anselmo di Laon introdusse un nuovo genere di libro in cui il testo principale era circondato da commenti. Questo prese il nome di libro glossato. Nei libri glossati le lettere risultavano compresse; gli archi delle lettere minuscole cominciarono ad acquisire una forma ogivale fino a diventare, verso la fine del XII secolo, spigolosi e privi di tratti curvilinei. Le grafie specifiche per le glosse erano la cancelleresca e la bastarda o corsiva. Invece, quelle specifiche per la scrittura libraria erano quattro:
la prescissa, con aste a punta di diamante e piedi piatti; la textura quadrata, le cui lettere presentavano estremità a diamante; la semiquadrata, con i piedi a diamante e le aste leggermente arcuate; la rotunda, tipica dei manoscritti provenienti dall'Italia e dalla Spagna.
In Europa, tra la fine dell'XI secolo e l'inizio del XII secolo, furono istituite le prime università; questo rese possibile, due secoli dopo, l'istruzione della popolazione laica e portò i produttori e venditori di libri a cambiare genere. Nello stesso periodo furono diffusi i libri miniati e messi in commercio, qualche secolo dopo, in Francia. La realizzazione di libri miniati fu avviata anche nel resto d'Europa e controllata dai monasteri. Verso la fine del XIII secolo anche i mercanti furono istruiti per poter tener di conto delle transazioni finanziarie e trascriverle negli appositi registri. Il frequente impiego della scrittura durante il medioevo contribuì allo sviluppo e alla nascita di stili diversi.
Rinascimento: premesse e innovazioni La trasformazione intellettuale condotta da Petrarca consistette in un distacco dallo scolasticismo in favore dell'arte, dell'immaginazione e della poesia. Quando il poeta iniziò ad avere problemi alla vista, iniziò a prediligere una scrittura lineare facile da leggere come la minuscola carolina, tipica dei manoscritti provenienti dall'Italia settentrionale, risalenti al XII secolo. La sua scelta influenzò la nuova generazione di umanisti fiorentini ed in particolare Poggio Bracciolini e Niccolò Niccoli. Per i manoscritti commissionati da Coluccio Salutati, letterato umanista e cancelleriere presso il comune di Firenze, Bracciolini sviluppò un nuovo stile di scrittura denominato littera antiqua. Questa scrittura differiva da quella gotica per il tratto ampio e tondeggiante, tipico della minuscola carolina: era alta circa due millimetri, e le grazie di piede erano ricurve. Inoltre furono apportate delle modifiche circa l'impaginazione del testo: poiché nel medioevo i testi venivano disposti in colonne e di conseguenza gli scribi erano spesso obbligati o ad abbreviare o a dividere sillabicamente delle parole, gli umanisti decisero di sostituire la doppia colonna con un unico blocco di testo ampliando lo spazio di interlinea. Questo agevolò la lettura dei testi, che risultavano più ariosi e leggeri. Niccolò Niccoli riuscì a sviluppare un nuovo stile di scrittura solo a sessant'anni. Questa scrittura univa alcune caratteristiche della littera antiqua con quelle della scrittura adoperata in ambito mercantile: il risultato fu una scrittura veloce e fluida. Anche se mantenne i tratti tipici dello stile gotico come ad esempio la testa a diamante della e, Niccoli riuscì a rendere questa scrittura innovativa utilizzando i nessi diagonali della scrittura corsiva gotica per congiungere le lettere caroline, le quali una volta tracciate risultavano inclinate e compresse. Questo tipo di scrittura ebbe un seguito notevole e diede origine alla grafia Italica. Le lettere, a differenza di quelle della littera antiqua, oltre ad essere inclinate erano delineate da un tratto più sottile in alto e in basso.