Il titolo la Vergine delle rocce, o in maniera più formale la Vergine con Gesù Bambino, san Giovanni Battista e un angelo, designa indistintamente le due versioni di una tavola dipinta da Leonardo da Vinci e destinata ad occupare la parte centrale di una pala d'altare per una chiesa di Milano. La prima versione, conservata al Museo del Louvre di Parigi, venne creata tra il 1483 ed il 1486 ma venne rifiutata dal committente dell'opera; la seconda, dipinta in due tempi tra il 1491 ed il 1499 e tra il 1506 ed il 1508, è esposta alla National Gallery di Londra. Se è vero che l'opera di Leonardo conservata al Louvre è la prima delle due, l'attribuzione di quella di Londra è contestata: secondo alcuni essa sarebbe stata realizzata da Giovanni Ambrogio de Predis, sotto la direzione di Leonardo. I due dipinti sono sostanzialmente uguali nel concetto generale, ma differenti in alcuni dettagli della composizione e per le loro tecniche di esecuzione.

L'opera narra l'incontro tra Maria, Gesù Bambino e san Giovanni Battista all'interno di una caverna durante l'episodio della fuga in Egitto della Sacra Famiglia, durante il periodo della strage degli Innocenti. Nella scena è presente anche il personaggio di un angelo - senza dubbio Uriel, tradizionalmente associato a San Giovanni. La Vergine delle rocce celebra il mistero dell'Immacolata Concezione e dell'Incarnazione, distinguendosi per il suo contenuto simbolico complesso.

Chi commissionò la prima opera fu la confraternita milanese dell'Immacolata Concezione, affiliata all'Ordine dei Frati minori francescani: la tavola venne commissionata per la decorazione dell'altare di una cappella da poco eretta nella chiesa di San Francesco Grande a Milano. Ad oggi non conosciamo perfettamente le tappe dei vari spostamenti dell'opera, ma sulla base di ipotesi si ha ragione di credere che la prima versione sia stata venduta dallo stesso Leonardo da Vinci a Ludovico il Moro, per poi finire nella collezione di Francesco I di Francia; quanto alla seconda versione, esposta nella chiesa di San Francesco Grande sino alla fine del XVIII secolo, venne acquistata da un esperto d'arte inglese e poi passò alla National Gallery.

La composizione fu al centro di un conflitto giuridico tra il pittore ed i suoi committenti che durò venticinque anni: la prima versione venne rifiutata dalla confraternita per le sue caratteristiche giudicate troppo eterodosse ed in particolare per il fatto che Leonardo aveva dato troppo spazio al Battista rispetto a Gesù Bambino, in una lettura gnostica del Nuovo Testamento. Per questa ragione, il pittore dovette procedere alla realizzazione di una seconda versione più conforme alla lettura canonica delle Sacre Scritture, nella quale Cristo occupa un posto centrale.

In quest'opera, l'artista fa esplodere tutta l'originalità e la maestria del suo talento: la composizione, il ruolo della luce ed il suo rapporto perfetto con gli elementi naturali de La Vergine delle rocce sono unanimemente riconosciute come rivoluzionarie. L'iconografia, risolutamente nuova, conobbe da subito un immenso successo, attestato dal gran numero di copie contemporanee del dipinto.

Descrizione La Vergine delle rocce presenta un episodio apocrifo della tradizione cristiana derivata dal Protovangelo di Giacomo che narra dell'incontro tra Gesù e San Giovanni Battista ancora infanti.Nicholl, Piot, 2006, p. 243: re Erode aveva ordinato l'uccisione di tutti i primogeniti maschi inferiori ai due anni in quello che è storicamente divenuto noto col nome di "strage degli Innocenti" e la Sacra Famiglia fuggì in Egitto; lungo il cammino, la famiglia incontrò Elisabetta, cugina di Maria, accompagnata da suo figlio Giovanni. Secondo il testo, questo incontro avvenne nel deserto, contrariamente a quanto mostrato nel dipinto di Leonardo.Marani, Villata, Guglielmetti, 1999, p. 138: è possibile che Leonardo si sia ispirato ad una tradizione medievale per giustificare l'ambiente cavernoso nel quale i personaggi si sarebbero rifugiati, in quanto la grotta aveva senz'altro un'immagine maggiore di isolamento e di mancanza di ospitalità.Nicholl, Pio, 2006, pag. 243. Inoltre, il dipinto presenta la figura di Uriel, anch'egli citato nel protovangelo di Giacomo: questo arcangelo risulta sempre particolarmente legato alla figura di Giovanni il Battista...

Entrambe le versioni dell'opera si trovano su un supporto identico, una tavola di legnoBase Atlas, 13831.. La versione del Louvre ha subito una trasposizione su tela all'inizio del XIX secolo. Tutte e due ad ogni modo utilizzano il medesimo processo: la pittura ad olio. La tavola sono in entrambi i casi di forma rettangolare con la base superiore arcuata.Nicholl, Piot, 2006, p. 238. Le dimensioni, più o meno le medesime, sono rispettivamente di 199x122 cm (versione parigina) e 189,5x120cm (versione londinese).

Le opere sono simili nei soggetti e nelle decorazioni presenti. In scena si trova un gruppo di quattro personaggi. Una donna identificata con la Vergine Maria è situata al centro della composizione, elevandosi così a personaggio principale dell'opera.Nicholl, Piot, 2006, p.244. Inginocchiata, ella pone il volto verso lo spettatore. La sua mano destra è posata sulla spalla di un bambino, Giovanni Battista, che appare di profilo, inginocchiato ed in atteggiamento di preghiera. Il viso della Vergine, inquadrato da lunghi capelli a boccoli, è inclinato verso Giovanni Battista. La mano sinistra è invece protesa verso l'altro bambino di profilo, Gesù, il quale accenna ad un gesto di benedizione con la mano destra in direzione di Giovanni. Dietro alla destra di Gesù si trova un personaggio identificato con l'arcangelo Uriel, anche lui inginocchiato, il quale volge lo sguardo direttamente verso lo spettatore.Pedretti, Taglialagamba, Temperini, 2017, p.204.

In primo piano, la roccia è piana, mentre sul retro diventano più sporgenti e raggruppate. Il paesaggio è tipico di una caverna anche se vi sono numerose piante e fiori di diverse varietà. In secondo piano, la caverna presenta due gallerie: quella a sinistra si apre verso una distesa d'acqua ai piedi di una montagna; quella di destra lascia intravedere numerose altre rocce...

Nella composizione delle due differenti versioni dell'opera si possono ravvisare due elementi fondamentali: da una parte il gesto dell'angelo che designa san Giovanni con la mano destra, gesto presente solamente nella versione del Louvre (contraddistinto, secondo Charles Nicholl, da uno straordinario studio di posizione della manoNicholl, Piot, 2006, p. 241; l'altro elemento sono certamente gli attributi come l'aureola e la croce astile portate rispettivamente da Maria e da San Giovanni Battista, visibili solo nella versione della National Gallery.Pedretti, Taglialagamba, Temperini, 2017, p. 208Nicholl, Piot, 2006, p 241.

Storia Attribuzione L'attribuzione della versione del Louvre a Leonardo da Vinci è stata oggetto di un largo consenso da parte della comunità scientifica, suffragata dalla presenza di una notevole documentazione contemporanea alla sua creazione, a partire dal contratto di commissioneMarani, Villata, Guglielmetti, 1999, p. 126. L'analisi stilistica dell'opera conferma questa attribuzione: la colorazione tipica di Leonardo oltre all'analisi delle figure.Nicholl, Piot, 2006, p. 240Marani, Villata, Guglielmetti, 1999, p. 137; inoltre si riscontra una notevole precisione scientifica nella resa botanica e geologica dell'ambiente, tutti elementi che rimandano profondamente a Leonardo da VinciAlberge, 2014.

Quanto alla versione della National Gallery, la sua attribuzione suscita ancora dei dibattiti in seno alla comunità scientifica: se la matrice dell'opera sembra essere di Leonardo da Vinci, è probabile che egli abbia delegato tutta o parte dell'opera ai suoi assistenti, ma è estremamente difficile determinare il valore di queste percentuali. Sicuramente l'opera corrisponde all'evoluzione stilistica del pittore, rimandando ad un periodo più tardivo della sua carriera.Pedretti, Taglialagamba, Temperini, 2017, p. 2018. La maggioranza dei ricercatori è concorde nel ritenere che il dipinto sia stato realizzato da Leonardo con l'assistenza di Giovanni Ambrogio de Predis. o da altri membri del suo atelier come ad esempio Marco d'Oggiono e Giovanni Antonio BoltraffioMarani, Villata, Guglielmetti, 1999, p. 140 e seguenti. Qualche elemento, qualche colpo di pennello sembrano attribuibili al modo di lavorare di Leonardo.. Sembra che in questo processo di delega, Leonardo da Vinci si fosse riservato la possibilità di intervenire su alcune parti.: in tal senso il viso e la capigliatura della Vergine sarebbero di sua mano, con l'assistenza forse dell'allievo Antonio Boltraffio; la vegetazione e le rocce non sembrano essere di mano del maestro in quanto l'insieme appare troppo grossolano e non corrisponde alla qualità della pittura della prima copia. Pietro Marani l'ha attribuita, a giudicare dai corpi dei giovinetti, a Marco d'Oggiono, assistente tra i più fedeli del maestroMarani, Villata, Guglielmetti, 1999, p. 141. Anche Ann Pizzorusso è stata concorde nel ritenere che, sulla base delle imprecisioni e degli errori manifesti presenti, l'attribuzione dell'opera londinese non sia da ricondurre alla mano di Leonardo.

Il titolo La tavola non aveva in origine un titolo preciso come per la maggior parte delle opere antecedenti al XIX secolo; fu solo allora che il quadro divenne noto col nome con cui oggi è più notoNadeije Laneyrie-Dagen, Lire la peinture - dans l'intimité des œuvres, Parigi, ed. Larousse, 2015, ISBN 978-2-0359-1695-2: in una lettera di Leonardo da Vinci e Giovanni Ambrogio de Predis a Ludovico il Moro del 1491, il quadro viene indicato semplicemente come un "ritratto di Nostra Madonna", come pure nel 1506, il quadro viene definito Imago gloriosissime Virginis Marie cum filio e Sancto Ioanne Baptista («Immagine gloriosissima della Vergine Maria col Figlio e san Giovanni il Battista").

Il titolo attuale de La Vergine delle rocce gli è stato attribuito originariamente in francese, La Vierge aux rochers, e con tale nome appare per la prima volta nel 1830 in un catalogo di opere del museo del Louvre. Questo titolo convive col più formale La Vergine, il Bambino Gesù, san Giovanni Battista e un angelo come indicato dall'Institut national d'histoire de l'art. e dallo storico dell'arte Frank Zöllner.. Ad ogni modo il titolo derivato dal francese La Vergine delle rocce è quello che si è imposto maggiormente in tutte le altre lingue, in particolare in inglese, The Virgin of the rocks come indicato dalla National Gallery, istituto proprietario della seconda versione dell'opera.

Le committenza

La committenza dell'opera è perfettamente nota: si trattava della confraternita dell'Immacolata Concezione, una confraternita laica milanese che era legata alla chiesa di San Francesco GrandeKeith, Roy, Morrison, Schade, 2011, p. 32. Come il nome del luogo indica, la confraternita traeva origine dai francescani, ordine fondato nel 1210 da Francesco d'Assisi. Qualche anno prima della creazione de La Vergine delle rocce, venne consacrata in loco una cappella dedicata alla Vergine Maria, ed in particolare all'Immacolata Concezione, per cui l'opera venne appositamente studiata..

La scelta di rappresentare san Giovanni Battista nell'opera pervenne direttamente dai committenti, come del resto fa esplicita menzione il contratto datato al 25 aprile 1483.. La sottolineatura sul Battista si può spiegare con la forte linea di collegamento che i francescani desideravano tracciare tra il loro fondatore e Giovanni Battista: quest'ultimo era visto infatti come un "francescano ante litteram", dal momento anche che il nome di battesimo di san Francesco d'Assisi era Giovanni..