L'espressione Siracusa in età spagnola (1700 - 1734) indica la città aretusea al tempo dell'unione della corona di Sicilia con quella di Spagna, il cui periodo finale va dalla guerra di successione per stabilire chi sarebbe stato l'erede legittimo di Carlo II di Spagna, fino alla salita al trono di Sicilia dell'ultimo Asburgo, Carlo VI d'Asburgo, con la conseguente guerra fatta dalle potenze europee a questo sovrano e la consegna della Sicilia, e di Siracusa, a Carlo di Borbone. In questo periodo nell'intervallo 1713-1718 fu governata dai Savoia, mentre dal 1720 al 1734 dagli Asburgo d'Austria.
Contesto
Dopo un Cinquecento segnato dalla crescente forza e minaccia dell'Impero ottomano, la Siracusa seicentesca si vide immersa in un panorama europeo che diveniva con gli anni sempre più teso; l'attenzione dei difensori spagnoli finì con lo spostarsi dal Levante all'Occidente.
Dopo aver accolto e ospitato figure del calibro di Caravaggio e Pietro Della Valle, la città venne coinvolta nella rivolta antispagnola di Messina, divenendo la preda ambita del re di Francia Luigi XIV (che in quel momento proteggeva i messinesi). Oltre che dalle continue carestie, Siracusa venne sconquassata in maniera violenta dal terremoto del Val di Noto del 1693, per cui si ritrovò negli ultimi anni del Seicento in una situazione di forte debilità sociale. Ciononostante, diede l'avvio a una notevole opera di ricostruzione che l'avrebbe accompagnata durante tutta la prima metà del Settecento.
La guerra di successione spagnola e la Quadruplice Alleanza Francesi e inglesi avevano cercato già prima della morte dell'ultimo Asburgo spagnolo, Carlo II di Spagna, di dividere pacificamente l'Impero, ma la volontà della Francia di venire in possesso della Sicilia e degli altri domini italiani, lasciando tuttavia ai tedeschi i vasti territori americani, ovvero le Indie, contrariarono il pretendente al trono spagnolo Carlo VI d'Asburgo, rivale di Filippo V di Borbone; il pretendente al trono ispanico scelto dalla Francia. L'Asburgo quindi si rifiutò di essere incoronato sovrano d'America e di Spagna senza ottenere, specificatamente, anche la secolare corona europea della Sicilia.
Non trovando le parti un accordo, scoppiò la guerra. Gli inglesi a loro volta non desideravano una Spagna, con tutti i suoi possedimenti, unita a un'altra potenza d'Europa (nel caso specifico gli spagnoli scelsero l'alleanza con i francesi), formando una sorta di monarchia universale. La Gran Bretagna, appoggiata dal Sacro Romano Impero, dichiarò quindi una fiera battaglia alle forze franco-spagnole sparse per tutta la Terra.
Il viceré di Sicilia, allarmato dalla conquista del Regno di Napoli da parte degli anglo-tedeschi, nel 1708 spedì soldati irlandesi (alleati degli spagnoli in quanto nemici degli inglesi) e francesi sia a Palermo che a MessinaGiovanni Evangelista Di Blasi, Storia cronologica dei viceré, luogotenenti e presidenti del Regno di Sicilia, 1842, p. 457., tuttavia è a Siracusa che avvenne la prima azione siciliana degli alleati verso i franco-spagnoli: nel novembre del 1710 vi fu uno scontro navale nel porto aretuseo tra le navi da guerra della marina francese e quelle della marina inglese (battaglia di Siracusa).
L'ammiraglio Jacques Cassard abbordò e catturò due fregate inglesi, capitanate da Edward Rumsey e Charles Constable, le quali si erano spinte fin lì per bloccare i francesi che trasportavano grano da Siracusa in Francia, esse facevano parte di una flotta più vasta che era andata, momentaneamente, a rifornirsi in Corsica.
Se pur lacunoso come episodio (le cronache inglesi lamentano la stranezza di sole due navi per bloccare un porto come quello aretuseo e l'eccessiva rapidità del sopraggiungere in un sol giorno, dalla Francia alla Sicilia, dell'ammiraglio CassardCambridge University, Edward Phillips Statham, Privateers and Privateering , 2011, pp. 234-236.; le fonti francesi non aggiungono altro per chiarire tali circostanzeElie Durel, Jacques Cassard, le Corsaire oublié: Le plus grand venait de Nantes , 2015, cap. 6 L'escorteur. e le principali italiane tacciono del tutto l'accaduto), questo episodio è comunque importante, non solamente perché rappresenta la sola azione bellica svoltasi nell'isola prima della tregua del 1713, ma anche perché si tratta del primo approccio inglese nelle acque di Siracusa.
La guerra proseguì in Europa e nel resto del mondo, con grande spargimento di sangue, specialmente per i francesi, fino a quando si giunse, nel 1713, a un trattato di pace tra le potenze: il trattato di Utrecht. La Sicilia ai Savoia A Utrecht si sancì la dissoluzione definitiva dell'Impero spagnolo. La Sicilia venne tolta alla Spagna e unita ai territori del duca piemontese Vittorio Amedeo II di Savoia; costui si era recentemente ribellato al potere francese (il quale, data la vicinanza geografica, aveva controllato in passato più e più volte le sorti del ducato savoiardo) ed era diventato un alleato caro agli inglesi. Il duca era anche stato uno dei pretendenti al trono di Spagna, grazie a un'eredità portatagli da un'antica duchessa savoiarda del Cinquecento, figlia di Filippo II. Con questo accordo diplomatico gli spagnoli lasciarono in massa la Sicilia, avvenne dunque il cambio con i piemontesi.
Filippo V di Spagna aveva avuto un'ultima possibilità da parte dei vincitori: gli era stato proposto di lasciare la corona spagnola, di rimanere delfino di Francia e di prendersi la Sicilia, insieme a Napoli e al resto dell'Italia iberica (in sostanza l'accordo pre-guerra di successione al quale agognava la Francia) ma, in tal caso, il trono spagnolo non sarebbe passato all'imperatore tedesco (non più semplice arciduca), bensì lo avrebbero dato ai Savoia. Filippo però, dopo aver tentennato (il suo parente, Luigi XIV, avrebbe voluto che accettasse quest'ultima proposta), decise di tenersi la Spagna e le Indie, rinunciando ai suoi domini europei. Ai Savoia invece i britannici imposero il divieto di vendere o barattare l'isola con qualche altra terra e, tra le altre clausole, in caso di estinzione del ramo maschile savoiardo, l'isola ritornava obbligatoriamente alla corona di Spagna (che dopo Utrecht non si sarebbe mai unita a quella di Francia).
Le potenze europee immaginarono che la Spagna avrebbe prima o poi avuto dei ripensamenti nel cedere delle grandi terre che la sua gente aveva posseduto fin dal medioevo (il primo legame della Sicilia con gli iberici risaliva alle medievali guerre del Vespro). Il Regno Unito, dopo aver chiarito i dissapori con la Francia, portò all'essere una nuova alleanza, nella quale entrarono anche i Paesi Bassi, che prese il nome di triplice alleanza (gennaio 1717) il cui scopo era quello di affrontare e contrastare le prossime mosse della Spagna.
Violando il trattato di Utrecht, la Spagna nell'estate del 1717 invase la Sardegna - che era sotto il potere di Carlo VI - e dopo averla conquistata senza grosse difficoltà (i sardi preferivano il regime spagnolo a quello austriaco) si prepararono ad attaccare la Sicilia dei Savoia.
Nell'isola, molto prima dell'invasione, si era già sparsa la notizia che la Spagna stava tornando per rivendicare ciò che Utrecht le aveva sottratto. Vittorio Amadeo sapeva di essere in una condizione di estrema precarietà su quel trono: troppi pretendenti e troppo potenti per riuscire a mantenervisi illeso. Aveva allora vietato ai siciliani di leggere le notizie politiche: tutte molto allarmanti e nelle quali si palesava che mezza Europa era a conoscenza di un nuovo patto ordito principalmente dall'Inghilterra, nel quale il succedersi degli eventi per siciliani e piemontesi era stato praticamente deciso a tavolino, senza che le due parti interessate venissero in alcun modo consultate.
Tale patto prevedeva l'entrata in guerra del Sacro Romano Impero accanto a inglesi, francesi e olandesi; tutti coalizzati contro gli spagnoli: stava quindi per formarsi una pericolosa Quadruplice Alleanza. All'imperatore asburgico d'Austria sarebbe andata la corona siciliana, a patto che avesse rinunciato ai suoi diritti dinastici sul trono di Spagna; rinuncia che egli fece.
A questo punto Vittorio Amedeo, circondato, cercò di aprirsi una qualche via diplomatica tra le potenze interessate,Giovan Pietro Vieusseux, Deputazione di storia patria della Toscana, dell'Umbria e delle Marche, Archivio storico italiano, vo. 23, 1876, p. 158. non ottenendo reazioni positive, optò per allearsi con gli spagnoli, ma sapeva bene per che cosa questi stessero tornando e quanto agguerriti fossero; tant'è che il cardinale Alberoni, suo corrispondente a nome del re Cattolico, gli intimò di unirsi agli spagnoli per soverchiare coloro che «avevano creduto di poter tagliare il mondo a pezzi» (in riferimento alle possessioni spagnole e a ciò che ne avevano fatto le potenze europee).Isidoro La Lumia, La Sicilia sotto Vittorio Amedeo di Savoia, 1877, pp. 200-203.
Lo sbarco spagnolo in Sicilia Il 1 luglio 1718 la Spagna approdò in Sicilia, presso Solunto (nell'omonimo golfo, divenuto poi golfo di Termini Imerese), sbarcando 30.000 uomini in arme,Isidoro La Lumia, La Sicilia sotto Vittorio Amedeo di Savoia, 1877, p. 208.Centro Studi Piemontesi, Studi piemontesi, vol. 28, ed. 2, 1999, p. 546. il cui ordine era quello di sottrarre con la forza la Sicilia ai Savoia e di riportare sotto la corona iberica i siciliani. L'ordine del re savoiardo era a sua volta quello di mantenere la corona dell'isola per i Savoia.
Siracusa piazzaforte dei piemontesi (1718-1720) Facente parte a pieno di questa tensione bellica esterna, Siracusa viveva internamente tutt'altra situazione: nemmeno un decennio prima che scoppiasse la guerra di successione, la città era stata distrutta e la sua popolazione decimata dall'evento sismico dell'11 gennaio 1693. I siracusani, già gravemente afflitti dalla fame, dalla povertà e dall'isolamento, diminuirono ancora di numero: da 15.000 anime si era passati a 11.000 (si consideri che agli inizi del Cinquecento Siracusa contava 50.000 abitanti, per cui rappresenta uno di quei rari casi - unico in Sicilia - dove la popolazione con il tempo va grandemente a diminuire invece di aumentare, e la perdita non va imputata unicamente a catastrofi di carattere naturalePer meglio comprendere la situazione aretusea basti specificare che fino al 1861 questa città non riuscirà a sfiorare la soglia dei 20.000 abitanti (19.300 abitanti, per l'esattezza, nel 1861, il che vuol dire che dal 1700 a quella data, in quasi 200 anni, i siracusani non erano riusciti nemmeno a raddoppiare quell'11.000 post-sisma), mentre altre realtà siciliane (che nel Cinquecento e nel Seicento erano sue simili o addirittura numericamente inferiori) si erano già gravemente da essa distaccate; un esempio di ciò furono Catania, che nel 1861 contava oltre 70.000 anime (contro le 20.000 pre-sisma del 1693) e Trapani (che doppiò la popolazione aretusea proprio nel 1700 e nel 1861 contava già quasi 33.000 abitanti). Ciò fa ben capire quanto diverse e severe dovettero essere le misure imposte alla città aretusea per arrivare a farne bloccare quasi del tutto la crescita. Cfr. Domenico Ligresti, Dinamiche demografiche nella Sicilia moderna: 1505-1806, 2002, pp. 82-85.).
La città era impegnata nella ricostruzione ma continuava a permanere la sua emarginazione. In tutto ciò, appena arrivati, i piemontesi la vedevano solamente come una forte rocca (o una «corazza di pietra»),; La Fiera letteraria (a cura di), vol. 2, 1973, p. 16. che doveva svolgere il suo ruolo difensivo in un eventuale attacco, e tra l'altro di essa non ci si fidava nemmeno: i piemontesi sospettavano che i siracusani acclamassero segretamente gli Asburgo d'Austria, che ne bramassero il ritorno.Isidoro La Lumia, La Sicilia sotto Vittorio Amedeo di Savoia, 1877, p. 39.