Il nome originale è Mutio dei Mutij, alla sua fama è legato il trattato storico Della storia di Teramo dialoghi sette, il primo trattato storico sulla storia di Teramo, sua patria, scritto nel XVI secolo, ma pubblicato solo nel 1893.
Vita Della Storia di Teramo dialoghi sette di Mutio de' Mutji
Muzii non lascia molte notizie biografiche, né si è scritto di lui, e le uniche informazioni si desumono dalla sua opera principale sulla storia di Teramo. Come scrive Giacinto Pannella nel commento introduttivo nel 1893 all'opera del Muziicfr. introduzione all'opera, cap. 5. Nato a Teramo nel 1535, nel 1544 perse il padre a causa delle febbri malariche che infestarono la città nella metà del XVI secolo, come ricorda nell'ultimo dialogo della Storia di Teramo"L'agosto ed il settembre di detto anno le genti furono molestate da certe febbri maligne dette mal mazzocco, che tolsero molti di vita, tra' quali fu il genitor mio che ai 4 di settembre, d'età d'anni trentanove passò all'altra vita", Dialogo settimo, p. 284
Fu avviato subito agli studi di storia e di lettere. Dalla pergamena dei Privilegi accordati all'Università di Teramo al Castello di Bacucco (Arsita, TE), si legge il suo nome Mutio di Muzio come membro del Reggimento, il 12 agosto 1599La Pergamena si conserva nella biblioteca di Arsita (Teramo), pubblicata in "La Rivista Abruzzese" nel 1893. Oltre alla sua passione di studioso della storia e delle lettere, Muzio dovette passar molto tempo a ispezionare i monumenti della città, che descriverà con minuzia nel suo trattato per fornire quante più informazioni storiche possibile. Come egli stesso dichiara all'inizio del trattato, l'amore per la sua città, e la scarsità di documenti ben raccolti in volumi lo spinsero a redigere un trattato che raggruppasse le informazioni storiche di Teramo.
Tale amore lo si vede dal candore dello stile che usa, che il Pannella ha giudicato simile a quello dei cronisti trecenteschi, che seguendo la forma dei dialoghi di Platone, mettono a loro agio il lettore, preferendo esporre, come anche nella maniera di Erodoto, le piccolezze e le particolarità che riguardarono Teramo e i feudi attorno, le usanze e i costumi della gente, da unire ai fatti storici, economici e politici che influirono inevitabilmente sulla città, come la distruzione da parte di Roberto Conte di Loritello nell'epoca normanna, o le guerre fratricide tra le famiglie dei Melatino e dei De Valle, o le angherie di potere del ducato degli Acquaviva di Atri per avere il diretto controllo sulla città, beneficiando della protezione dei sovrani di Napoli.Il Monsignor Fabbrizii, quando Muzii scrisse l'opera alla fine del '500, poiché i fatti storici si fermano agli anni '70 di questo secolo, caldeggiò la pubblicazione dell'opera mediante una stamperia cittadina, nel 1591. Muzii fu un membro del parlamento del Collegio dei 48 a Teramo, presso il palazzo comunale, morì nel 1602.
Questione delle opere I dialoghi della Storia di Teramo rimasero a lungo manoscritti furono pubblicati solo nel 1893 dopo diversi tentativi. Nonostante ciò l'opera circolò in forma manoscritta e ispirò di certo gli storici abruzzesi che vennero dopo il Muzii, come Anton Ludovico Antinori, Niccola Palma e Melchiorre Delfico. Un'altra sua opera famosa è Il padre di fameglia, Stampata nel 1591 dai fratelli Isidoro e Lepido Facii che tennero la tipografia a Terama dal 1589 al 1591. L'opera mostra tutto lo spirito del Muzii e la sua cultura, ha i pregi e i difetti del suo tempo: vi si argomenta per autorità ed esempi, ma vi si scorge una grande dirittura e molto senso pratico della vita. Muzii descrive la sua figura, un padre saggio che impartisce delle lezioni di vita al figlio, Francesco, stimato in città come poeta
La seconda opera dei Dialoghi curiosi di varie Lezioni si ispira ai Dialoghi sopra la prima Decade di Tito Livio di Niccolò Machiavelli, o alle opere storiche di Francesco Guicciardini. L'opera divisa in due parti fu pubblicata nella prima dal figlio Francesco presso i Fratelli Facii di Chieti, si tratta di un libro pieno di erudizione e per la forma scelta del dialogo, tratta di varie cose, non in maniera approfondita. Discorre dell'etimologia del nome Teramo, del nome stesso di Abruzzo che deriva da Aprutium, l'antica contea dei popoli Pretuzi, dei villaggi che vi sorgono attorno, di notizie di storia geografica.
La seconda parte non venne pubblicata a causa della morte di Francesco, e il manoscritto finì nelle mani della famiglia Castelli, passando poi a Muzio Muzii jr. Nell'originale manoscritto il 29 marzo 1767 arrivò nella casa Muzii, ma l'incendio del 1798 distrusse l'abitazione, decretando così la perdita di questa seconda parte, che secondo delle testimonianze dell'inventario parlava delle questioni economiche e sociali contemporanee di Teramo.
La famiglia Muzii
Il nome Mutius o anche "Macius" fa pensare a un'origine latina del casato. Mutius è anche un nome della casata dei Melatino, presenta a Teramo dal XIII secolo, sicché si pensa che, vedendo le origini dei Melatino, la famiglia Muzii sia di origine longobardecfr. F. Savini, I Signori di Melatino, p. 204Lo stemma porta segni di milizia soliti delle casate che contavano antenati che avevano preso parte alle Crociate, e lasciato prova di nobiltà ai discendenti. Nelle memorie di famiglie dell'Archivio Vescovile Aprutino, si legge di un tal Bernardo Mutius, che nel 1114 donò al vescovo il feudo di Uberto; è la prima attestazione di questa famiglia a Teramo.
Nell'albo degli abitanti censiti nel rione di Santa Maria a Bitetto, si legge un tal Andrea Muzii, possidente di terre al confine con Censura e Cerreto. Tracciando un piccolo albergo genealogico, il capostipite fu Berardo Muzii, seguito da Pietro Muzii (documentato nel 1140), Andrea Muzii (1170 ca.), Tommaso Muzii (1200 ca.).
Il resto delle informazioni è fornito dallo stesso Muzio Muzii nella Storia di Teramo, il quale dice che nel XV secolo la casa Muzii rischiò l'estinzione per le lotte fratricide tra i Melatino e i De Valle, nel Dialogo III parla di soldati giunti nella casa di tal Nicola Tommaso Muzii, ucciso con il fratello Nardo, e i figli, fuorché il più piccolo figlio di Nardo: Francesco. Nardo fu uno degli ambasciatori teramani scelti per andare dal re di Napoli, nel 1470, per avere il demanio sul Castello di Frondarolo. Tale nardo fu caro anche all'umanista Monsignor Campano, che lo ricorda in una lettera col nome di Nardo di Francesco.In questi anni la sfortuna della famiglia Muzii fu di essere in buoni rapporti con la fazione dei Melatino, attirandosi dunque l'odio dei De Valle. Un tal GIacomo Muzii è citato nel 1475, in uno strumento del notaio Giuseppe Bevilacqua per una vendita di terreni a Campli.
Della Storia di Teramo dialoghi sette Maggiore opera di Muzii, che volle rendere a Teramo il maggior servizio, operando per primo un raggruppamento dei documenti vescovili, delle carte abbaziali, dei privilegi e dei regesti dei sovrano di Napoli, sino alla seconda metà del XVI secolo, partendo dalle origini della città, consultando gli autori più antichi quali Tito Livio, Strabone, ecc.
Nel proemio infatti il Muzii stesso, sotto le spoglie del personaggio patrizio che ospita l'amico nella sua casa con orto, si lamenta del fatto che nessuno sino ad allora si era curato di provvedere a questo compito, sottolineando invece quanto sia importante la coscienza storica e culturale di una comunità. Muzii sotto esortazione benevole del monsignor Fabrizii e del signor Urbani, iniziò a redigere il trattato nel 1596, e solo più tardi decise di adottare la forma del dialogo.
Scritto nella metà del XVI secolo, ma pubblicato solo nel 1893 con le correzioni, da Giacinto Pannella, questo testo è diviso in sette parti o "dialoghi", seguendo il metodo platonico del discorso tra due o più interlocutori: qui sono i due personaggi immaginari: Roberto Grandini e Giulio de' Fabricii, alter ego dello stesso Muzii. I due si incontrano nella casa patrizia di Fabricii, dove sono state rinvenute delle vestigia romane, e iniziano a discutere da questo presupposto, sulle vicende storiche della città di Teramo, partendo dalle origini, sino all'epoca contemporanea, ossia la metà del 1500.
Il testo è di grande importanza perché costituisce il primo trattato storico sulla città, anche se con alcune sviste storiche e mancanze, annotate dallo stesso Pannella nell'edizione critica. Tuttavia il testo fu fonte di ispirazione anche per lo storiografo del XVIII-XIX secolo Niccola Palma, che redasse i cinque volumi della Storia ecclesiastica e civile della Regione più settentrionale del Regno di Napoli, detta "Aprutium".L'opera si divide in sette giornate trascorse dai due dialoganti, e oltre alle vicende della città, si parla di come gli eventi storici principali del Regno di Napoli a partire dal XIII secolo hanno influenzato i fatto della città, sino al 1559. Si fanno riflessioni d'indole morale, sugli avvenimenti lieti e tristi, sullo stato ora florido, ora misero della città per via delle carestie o dei rivolgimenti sociali, o per le guerre, si parla delle illustri famiglie nobili e dei feudi intorno.
Vari furono i tentativi di pubblicazione del testo prima del 1893: già al tempo dell'Antinori si cercò di pubblicare il testo, ma a causa della morte di Francesco Muzii, nel 1620 furono stampate solo alcune parti, insieme alla prima sezione dei Dialoghi. Nel 1766 l'editore Tullj stampò un Catalogo degli uomini illustri, con ampie parti del trattato del Muzii, opera che fu accolta con calore anche dall'Antinori. Tuttavia l'edizione, che avrebbe dovuto vedere la luce anche con illustrazioni, non venne stampata. Sicché si arrivò al 1855, quando fu approvata la pubblicazione con il visto censura del governo borbonico. Nel 1875 il professor Pistelli avviò una serie di pubblicazioni per costituire l'Archivio Storico d'Abruzzo, iniziando con la Storia di Teramo del Muzii, ma vennero pubblicati solo tre dialoghi.
Schematizzando l'opera, essa si divide in:
Dialogo primo
Si parla, dopo l'introduzione, e i convenevoli cerimoniali dei due interlocutori, della storia di Teramo dalle origini sino all'anno 1149.
L'orto di Giulio de' Gabricii, o come nasce questa Storia E' grande vergogna ignorare la Storia patri,a anzi la generale e la Geografia; disdice alla civiltà: è necessario conoscere queste discipline. I due interlocutori s'intendono per parlare dei successi della città fin dalla sua antichissima origine Come Giulio acquistasse delle cose di Teramo, e da quali fonti Delle sue origini e della sua antichità: argomenti e prove Giulio dice Teramo Colonia romana, e ne mette innanzi 6 argomenti A dimostrazione delle cose dette, ricorda antichi monumenti, edifici, marmi, statue, colonne: povertà di documenti della Storia antica della città. Enumerazione di antiche medaglie Stato antico della città Caduta dell'Impero romano; i Goti, invasori d'Italia, abbattono, distruggono Teramo Della dominazione ostrogota in Italia; invasione dei Longobardi Della dominazione dei Longobardi: riedificazione di Teramo: caduta del pegno dei Longobardi: rinnovamento dell'Impero d'Occidente Della Signoria dei Franchi: Teramo è parte del Regno Italico Nuova povertà di documenti di Storia patria: quistione dei confini diocesani: Vittore II. In Teramo: Bolla giurisdizionale di Anastasio IV. Di Campli, Montorio, Bellante, Corropoli, e altre terre diocesane S. Berardo vescovo aprutino: leggenda della sua Vita: canonizzazione; prosapia I Normanni: conquiste e signoria dei Normanni in Italia: Teramo è messa a sacco e distrutta dai Normanni Famiglie longobarde e franche in Teramo Topografia, pomerio, nuovo e vecchio, e popolazione della città
Dialogo secondo
Dal 1149 al 1382 Il Vescovo Guidone II va a Palermo per supplicare il Re Guglielmo a riedificare la Città: consegue l'intento e ne riceve la investitura; tornato, vi riconduce i fuggiviti. S. Getulio, antica Cattedrale sotto il titolo di Santa Maria Maggiore