Nel rivoluzionare lo stile gotico italiano nella fascia sud-orientale dell'Abruzzo, Francesco Petrini fu uno degli esponenti più prolifici se non l'unico, e la sua preparazione fu dovuta alla ripresa di vari modelli architettonici già presenti in Abruzzo.
Biografia Dell'architetto si sa molto poco della, primo che nacque a Lanciano (Chieti), secondo che fu attivo nella prima metà del XIV secolo nella sua città e nei posti dell'hinterland frentano, essendo attivo però anche nel Contado di Molise; esistono soltanto delle date indicative riguardanti i suoi lavori più noti, vale a dire le facciate della chiesa di Santa Maria Maggiore di Lanciano, opera in cui egli stessi si forma e scrive l'anno 1317, del Duomo di San Leucio di Atessa, di cui c'è la testimonianza di Vincenzo Bindi riguardante l'anno 1313 (oggi la data è scomparsa), e del Duomo di San Pardo e di Santa Maria Assunta a Larino, con la data del portale del 1219, ma che non riporta il nome dell'autore.
Questione del nome
Lo sviluppo artistico della città di Lanciano in Abruzzo, patria dell'architetto, è strettamente legato all'autonomia della città nel 1302, quando Carlo II d'Angiò le concesse il titolo di Città, aggregandola al Regio DemanioD. Romanelli, L’antica Anxano, II, Avezzano 1998, p. 158. Tale concessione ebbe come seguito un importante incremento dei commerci, data la fama per le annuali Fiere, note in tutto il Regno, e dati gli scambi della città frentana con le altre realtà dunque anche un nuovo sviluppo artistico, oggi leggibile nelle architetture religiose. È certo che la nuova forma d'arte gotica a Lanciano abbia fatto ingresso tra la fine del Duecento e i primi anni del Trecento, come testimoniato dalla data del portale della chiesa di Santa Maria Maggiore, e dalla data di completamento della vicina chiesa di San Nicola (1242 oppure 1292) su una preesistente costruzione, il cui portale benché romanico ha molte affinità con quello di PerriniM. Moretti, Architettura medioevale in Abruzzo, Roma 1972, p. 451. Come detto, l'importanza dello sviluppo degli scambi commerciali e dunque anche culturali, sociali e artistici è dovuto alla presenza secolare delle Fiere.
La tradizione vuole che sin dall'epoca romana si celebrassero in Lanciano delle fiere, appellate “nundinae” e che esse stesse avessero notevole importanza per la città accrescendo la sua opulenza e il suo benessere. Farebbe da supporto a tutto questo, una tavola bronzea che attribuisce alla città di Anxanum il titolo di “Emporio dei Frentani”. Nel corso dei secoli nella città continuarono, seppure in tono minore, gli scambi commerciali che ne garantirono una discreta importanza, dovendo sottostare agli eventi non sempre felici che travagliarono la nostra penisola per molto tempo ed è solo con l'arrivo dei Franchi e successivamente con gli Svevi che la città riconquistò questo ruolo molto importante per la regione.
Il primo atto attraverso il quale si esplicitavano i privilegi con cui si garantiva, alle merci destinate alle fiere di Lanciano, l'immunità da ogni pagamento, fu quello voluto da Enrico IV e poi confermato nel 1225 dall'imperatore Federico II di Svevia, per ricompensa ai servigi resi dai cittadini che per questo vennero appellati con il titolo di “buoni”L. Renzetti, Notizie storiche sulla città di Lanciano, Lanciano, 1879, p. 143. Durante il papato di Clemente IV si ebbe la fine della Casa di Svevia e l'avvento di Carlo d'Angiò, re di Francia. Per effetto di tale transizione Lanciano perse la demanialità e fu data in Feudo a Rodolfo di Cauternay, nel 1269; alla sua morte succedette la figlia Matilde, che nel 1279 delegò al governo della Città a Giovanni De Montanson e Roberto De Messe.
Successivamente la contessa Matilde andò in sposa al conte Filippo di Fiandra Conte di Loritello. Sotto di lui ci fu un governo basato sulla tirannia e sulla prepotenza, la qual cosa portò i lancianesi alla ribellione. Nel 1302 fecero appello al re Carlo II, il quale accolse le richieste di questo popolo e concesse l'indulto alla CittàL. Renzetti, Notizie storiche sulla città di Lanciano, Lanciano, 1879, p. 159. Il re, per andare incontro ai bisogni e alle loro richieste, e per impedire che Filippo arrecasse ulteriori danni, dichiarò la Città Terra Demaniale. Solo successivamente, nel 1304, Lanciano fu aggregata al Demanio Reale e separata dal Contado Teatino, istituendo così la figura del Mastrogiurato, che amministrava la giustizia e proteggeva la popolazione durante il periodo delle fiere. Sotto Roberto d'Angiò, figlio di Carlo, ci fu un periodo di buon governo; furono confermati gli antichi privilegi e ne furono concessi altri. Nel 1311 concesse, con privilegio particolare la podestà di convocare parlamento, con presente, e non volente il capitano di giustizia. Insomma, in questo proficuo periodo di relativa tranquillità e stabilità politica, operò l'architetto Francesco Perrini.
Ricostruzione della vita di Francesco Petrini
Le fonti sull'esistenza dell'architetto Francesco Petrini (o per essere più corretti Francesco PerriniV. Bindi, Dizionario degli artisti abruzzesi, Roma, 1883, p. 218) sono scarse, e dipendono soltanto dal lavoro da lui lasciatoci, ossia l'architettura della nuova facciata gotica della chiesa di Santa Maria Maggiore a Lanciano, e le sculture di altri luoghi religiosi in Abruzzo e in Molise. La prima fonte essenziale è l'incisione sulla lunetta del portale maggiore della facciata, che reca l'anno di completamento 1317F. Sargiacomo, Lanciano e le sue chiese, Lanciano, 2000, p. 14, insieme all'iscrizione che ne attesta la paternità:
HOC OP• F • FRAC •PRINI DE LANZAN.
Tuttavia i primi problemi incominciano con lo scioglimento dell'abbreviazione del nome dell'architetto. Filippo Sargiacomo, l'architetto lancianese che si occupò nel 1856 del restauro della chiesa (e di molte altre della città antica), scioglie l'iscrizione così: Hoc opus fecit Franciscus Petrini de Anxano An. Dom. MCCCXVII.
Testimonianza che già nel XIX secolo l'architetto fu noto con il cognome Petrini, mentre lo scioglimento corretto dell'abbreviazione, se non ci sono stati problemi per [FRA(N)C(ISCUS)], dovrebbe essere alla regola [P(ER)RINI], poiché la P con l'asta tagliata corrisponde in paleografia ad abbreviazione di PER. Questa traduzione del nome in italiano è assai controversa, poiché il dubbio venne anche a Vincenzo Bindi, il quale usò sia i termini Perrini sia Petrini. Tuttavia negli studi successivi sulla facciata della chiesa il nome ufficiale sarà sempre quest'ultimo. In seguito a questo problema, sono state formulate ipotesi riguardo anche la paternità dell'intera facciataF. Gandolfo, Francesco Perrini e i rapporti tra Abruzzo e Molise ai primi del Trecento, in «Rivista dell’Istituto Nazionale d’Archeologia e Storia dell’Arte», III serie, XXVII (2004), pp. 121-153: 121, o soltanto del gruppo della Crocifissione sulla lunetta, oppure ancora se il “Perrini” fosse stato soltanto il maestro che pose in opera la materia fattagli arrivare dalla Puglia.
Oltretutto il mistero sull'identità del maestro ha fatto sorgere dubbi perfino sulla sua città di provenienza, poiché benché l'incisione attesti la provenienza da Lanciano, in città oggi non vi sono attestazioni di questo cognome da secoli, e forse l'autore sarebbe una personalità di passaggio nella storia della società cittadina, oppure il suo ramo familiare non sarebbe originario di Lanciano. Ma queste sono varie congetture poiché la presenza dell'artista è ben documentata nell'area frentana.
Un altro importante interrogativo sorto riguarda una seconda iscrizione presente sul portale maggiore, presso il pilastro a destra, dove c'è un bassorilievo in pietra, con un altare, e un'incudine presso cui campeggia una figura sacerdotale, con l'iscrizione: “Timorosus filius Mag. Precente”, sbrigativamente risolta da Sargiacomo, che correla direttamente il tal “Timorosus” con PetriniBindi, Dizionario…, p. 218, leggendo “precente” come participio anziché come nome proprio, sostenendo che fosse il figlio del “precedente” Perrini, mentre altri ne attribuiscono le origini allo sconosciuto “Precente”. Fatto sta che, considerando la posizione della lapide presso il secondo contrafforte a destra della facciata, si deduce chiaramente che si tratti di un pezzo d'arte ricollocato in una posizione non originaleSargiacomo, Lanciano…, p. 47, essendo mancanti altri elementi decorativi presso i contrafforti, e dato che il quartiere e gli edifici attorno alla chiesa di Santa Maria Maggiore nel corso dei secoli furono oggetto di vari interventi di ristrutturazione e manomissioni.
La lapide sembra di più provenire da un edificio oggi non più esistente, montata presso il contrafforte come targa, a ricordo di tale edificio, e probabilmente potrebbe derivare anche da una porzione della seconda chiesa con la facciata rinascimentale. Presso la chiesa di Santa Maria Maggiore dunque si fermano le fonti dirette, che riguardano il maestro, poiché altre notizie sulla sua presenza in altri lavori di Lanciano e di altre città frentane sono desunte da documenti più tardi, come i trattati di Pietro Pollidoro e di padre Tommaso Bartoletti per Atessa, o addirittura da congetture di lettura delle opere stesse, riscontrando ad esempio le forti affinità tra il portale di Santa Maria Maggiore con quello del Duomo di Larino, fatta eccezione solamente per l'iscrizione sulla facciata del Duomo di Atessa, recante l'anno di completamento 1312Atessa ieri… Storia, tradizioni, uomini illustri, Lanciano, 1983, p. 59, senza però la firma d'autore.
Confronto delle due facciate delle chiese di Santa Maria Maggiore e di Sant'Agostino a Lanciano, evidenti sono le corrispondenze dei portali e dei rosoni. Leggendo dunque i portali e i rosoni, si può vedere che la mano di Perrini e aiuti operò nei cantieri delle chiese di San Nicola, Santa Lucia e Sant'Agostino a Lanciano, nel Duomo di San Leucio ad Atessa e nel Duomo di San Pardo a Larino. Alcuni sostengono che Perrini possa aver realizzato anche la monumentale facciata dell'ex convento di San Francesco a Monteodorisio, date le tipiche affinità con gli altri portali per la cornice in foglie d'acanto e decorazioni a colonne tortili, ma non è possibile dichiararlo con certezza perché la chiesa, rimasta abbandonata per anni dopo la soppressione degli ordini, avendo già perso la raggiera del rosone, nel 1964 è stata definitivamente abbattuta.
Influenza dell'architettura gotica abruzzese in Francesco Petrini
Partendo da un contesto generale dei modelli “universali” in Abruzzo dell'architettura dei grandi monasteri, si traccerà una linea di collegamento tra i modelli principali in ambito scultoreo, architettonico, stilistico, e i lavori del maestro lancianese. Francesco Perrini fu attivo con la sua bottega nell'arco temporale di circa un decennio, ossia il secondo del Trecento. Evidenti sono i modelli dell'Abruzzo a cui la sua bottega si ispirò, a cominciare dagli esempi più remoti dell'architettura romanica regionale. Le sue figure infatti rispondono ai canoni di solennità e fissità cerimoniale, tradizionali nell'ambito abruzzese come nel gruppo scultoreo della lunetta del monastero di San Clemente a Casauria, o da quella di San Giovanni in VenereGandolfo, Francesco Perrini…, p. 137.. Per le analogie con l'arte gotica di Lanciano, fondamentali sono i portali della facciata e del lato ovest, risalenti al periodo della riedificazione del cenobio per volere dell'abate Trasmondo II tra il 1015 e il 1016M. C. Rossi, La storia dell’abbazia di San Giovanni in Venere tra miti, leggende narrazioni e disegni, in «Annales Oratorii», XII (2014), pp. 69-97.